S.T.A.L.K.E.R. 2: Heart of Chornobyl – videogioco sparatutto in prima persona/survival horror del 2024 sviluppato e pubblicato da GSC Game World – è finalmente sbarcato dopo il lancio iniziale su PC (qui trovate la recensione del nostro Simone Rinaldi – e Xbox) e a distanza di circa sei mesi da S.T.A.L.K.E.R.: Legends of the Zone Trilogy – Enhanced Edition, anche su console PlayStation 5. Si tratta di uno shooter survival duro, atmosferico e spesso punitivo, che funziona meglio quando ci si lascia trascinare dal ritmo lento della Zona e dalla sua imprevedibilità, meno quando emergono alcuni limiti di scrittura, IA e qualche incertezza tecnica. La versione PlayStation 5, forte del lavoro di patch e aggiornamenti maturato su altre piattaforme, offre un’esperienza console più solida e immersiva, soprattutto in modalità Performance impreziosita dal supporto al DualSense. E il riconoscimento di un risultato pressoché di livello va alla patch 1.7, che ha migliorato la qualità della vita e il comparto tecnico aggiungendo profondità e possibilità di scelta, rendendo l’iterazione di GSC Game World ancora più raffinata (al netto della presenza di ancora qualche lieve incertezza), tattica e immersiva.
S.T.A.L.K.E.R. 2: Heart of Chornobyl è attualmente disponibile per PlayStation 5, Xbox Series X/S e PC (Windows).
Versione testata: PlayStation 5
Storia
Il protagonista è Yevhen “Skif” Martynenko, ex marine ucraino che, dopo il ritorno dal fronte, viene trascinato nella Zona da un’anomalia che distrugge il suo appartamento e lascia dietro di sé un misterioso artefatto. Per trovare risposte e un nuovo inizio, Skif accetta di collaborare con il professor Hermann e il suo Scanner, dispositivo in grado di creare anomalie locali e “ricaricare” gli artefatti in punti specifici della Zona. La narrativa si sviluppa intorno alle fazioni e alle macchinazioni scientifiche di SIRCAA e del progetto legato al Monolite/Wishgranter, con una forte enfasi sulla tradizione della serie: lotta per il controllo della Zona, fanatismi, esperimenti psichici e finali multipli che dipendono dalle scelte del giocatore. Il ritmo è volutamente lento e inizialmente dilatato, con una trama che impiega diverse ore a “ingranare” davvero, compensando però con una costruzione del mondo coerente, un lore ricco e una costante sensazione di oppressione e precarietà.

Gameplay e struttura
S.T.A.L.K.E.R. 2 resta prima di tutto un survival in prima persona: gestione di salute, radiazioni, fame, equipaggiamento e riparazioni hanno un peso concreto, e ogni spedizione fuori dagli avamposti richiede pianificazione accurata. Gli scontri a fuoco sono letali in poche raffiche, le risorse sono limitate e le anomalie costringono a muoversi con lentezza, lanciando bulloni o usando strumenti dedicati per sondare il terreno prima di proseguire. Il successo spesso dipende dalla pazienza e dall’osservazione: sapere quando ritirarsi o manipolare l’ambiente può essere importante quanto mirare. Pericoli ambientali, anomalie e radiazioni amplificano ulteriormente la tensione, costringendo i giocatori a leggere costantemente il terreno e ad adattare le tattiche.
Il combattimento è ponderato e teso. Il feeling delle armi, pur migliorato rispetto al lancio originale, rimane volutamente “sporco” e pesante, con un rinculo marcato e una certa imprecisione che accentua il senso di vulnerabilità che potrebbe portare qualcuno a percepirlo come meno gratificante rispetto ad altri FPS più immediati e moderni. L’IA (decisamente rinvigorita dalla patch) alterna comportamenti credibili – nemici umani che provano a flancare, usano le coperture e le granate, pattugliano in modo dinamico – a momenti meno riusciti, mentre le creature mutanti spesso si affidano a cariche frontali e a reazioni imprevedibili che obbligano a continui arretramenti.

Combattimento e sopravvivenza incoraggiano la risoluzione creativa dei problemi. Percorsi alternativi attraverso zone pericolose, manipolazione dell’IA nemica o sfruttamento dell’ambiente a proprio vantaggio sono tutti elementi che danno i loro frutti. Osservare gli schemi di pattugliamento, piazzare trappole o attirare i nemici in situazioni anomale è gratificante e spesso trasforma scontri tesi in vittorie appaganti. La profondità tattica si fonde magnificamente con gli elementi survival horror, tenendo i giocatori col fiato sospeso e consentendo al contempo un gioco intelligente e strategico. Non ci sono due scenari di combattimento uguali, e l’improvvisazione spesso determina la sopravvivenza o la morte. Il ritmo tra momenti di calma e suspense e improvvise ondate di pericolo è finemente calibrato, rendendo le lunghe sessioni di gioco costantemente coinvolgenti.
Il mondo stesso sembra vivo in un modo che pochi giochi riescono a fare. Le fazioni umane interagiscono dinamicamente, i mutanti vagano in modo imprevedibile e i pericoli ambientali cambiano nel tempo. Saccheggiare strutture abbandonate, strisciare per strade invase dalla vegetazione e assistere ad anomalie nel loro ambiente naturale rafforzano la sensazione di un mondo che esiste indipendentemente dal giocatore. Le alleanze e le rivalità tra fazioni si evolvono, il che sta a significare che le proprie azioni possono avere ripercussioni sulla Zona. Questa imprevedibilità – , che voi stiate scoprendo un nascondiglio, evitando pattuglie mutanti o semplicemente ammirando la bellezza inquietante della Zona – mantiene l’esplorazione sempre fresca. L’open world offre missioni principali longeve, numerosi incarichi secondari e attività che nascondono potenziali pericoli e/o scoperte. I giocatori che si prenderanno il giusto tempo per esplorare troveranno nascondigli nascosti, percorsi alternativi ed enigmi ambientali che premieranno l’ingegno. D’altra parte, una parte delle quest rimane ancorata a strutture piuttosto tradizionali (fetch quest, recuperi e consegne) e potrebbe risultare ripetitiva sul lungo periodo, soprattutto per chi cerca un design in termini di missioni più moderno.

Versione PS5
Su PS5 sono presenti due modalità grafiche: Performance, che punta ai 60 fps sacrificando la risoluzione nativa, e Qualità, che mira ai 4K a 30 fps con tutti gli effetti al massimo. La modalità Performance su PS5 base si appoggia a un upscaling temporale (TSR) con risoluzione dinamica che può scendere attorno ai 1152p in scenari complessi, mantenendo però un frame rate generalmente stabile, con cali sporadici nei punti più pesanti della città. Su PS5 Pro, il gioco offre un’immagine più pulita e una resa di ombre, illuminazione globale, volumetrie e riflessi sensibilmente superiore, soprattutto nella modalità a 60 fps, pur mantenendo target di prestazioni simili a quelli di PS5 standard. In entrambi i casi la versione PlayStation beneficia di un anno di correzioni arrivate prima su PC e Xbox, presentandosi ora come un port maturo, con crash e bug decisamente meno frequenti e una fluidità complessiva nettamente migliorata rispetto al debutto.
Il supporto al DualSense aggiunge un livello di immersione importante: trigger adattivi con resistenze diverse per armi e gadget, vibrazioni che restituiscono esplosioni, anomalie e tempeste, e uso mirato dello speaker e del touchpad per notifiche e interazioni contestuali. Questi elementi rendono il “peso” della Zona ancora più tangibile, rendendo la versione PS5 del gioco tra le più convincenti dal punto di vista sensoriale.
Comparto grafico e tecnico
Graficamente S.T.A.L.K.E.R. 2 sfrutta bene l’Unreal Engine 5 per costruire un mondo segnato da rovine industriali, vegetazione radioattiva e fenomeni atmosferici estremi, con un colpo d’occhio spesso impressionante, soprattutto negli scorci a lunga distanza. La gestione dell’illuminazione, delle volumetrie e della nebbia contribuisce in modo decisivo al tono malinconico e minaccioso della Zona, dando corpo a un’estetica post-sovietica credibile e differente da molte altre produzioni post-apocalittiche. I piccoli dettagli ci hanno subito catturato. Il modo in cui gli edifici abbandonati scricchiolano al vento, la reazione della fauna selvatica alla presenza del giocatore e i pericoli imprevedibili si combinano per rendere l’esplorazione tesa, viva e assolutamente avvincente. È nelle sfumature – il meteo mutevole, il debole bagliore delle anomalie, il modo in cui le fazioni si muovono nel mondo e persino l’eco dei suoni nelle strade vuote – che il gioco brilla davvero.
Non tutto però è allo stesso livello: alcuni modelli dei personaggi e in particolare le animazioni facciali risultano rigide e poco naturali, creando un certo contrasto con la cura degli ambienti. Texture e asset minori evidenziano l’origine cross-gen e la necessità di contenere i requisiti, mentre il pop-in è presente ma relativamente contenuto in modalità Performance su PS5. Sul fronte tecnico, la priorità è chiaramente la stabilità: il frame rate a 60 fps non è perfettamente granitico ma resta nella maggior parte dei casi su valori confortevoli, con i cali più marcati confinati in aree specifiche. La modalità Qualità offre invece un’immagine molto pulita e cinematografica, particolarmente adatta a chi privilegia l’atmosfera e non teme la limitazione ai 30 fps. La combinazione di una storia strutturata e della libertà di un mondo aperto permette ai giocatori di vivere la Zona al proprio ritmo, pur rimanendo connessi alla narrazione generale. Una narrazione ambientale discreta – una nota bruciacchiata su una scrivania, un graffito su un muro o un cadavere sistemato con cura – aggiunge profondità e rafforza l’idea che il mondo esista al di là delle proprie azioni.

Il sound design è un altro punto di forza. Dai sottili gemiti dei mutanti al crepitio del contatore Geiger, ogni elemento audio rafforza la tensione. Suoni ambientali, passi e spari in lontananza creano un senso di presenza che pochi giochi possono eguagliare. La musica è usata con parsimonia per accentuare i momenti horror o di combattimento senza sovraccaricare l’esperienza. In combinazione con le immagini, l’audio garantisce che la Zona non risulti mai statica o prevedibile, trasformando anche i piccoli momenti di esplorazione in un qualcosa di teso e coinvolgente. Il ritmo è gestito con cura. La tensione sale e scende in modo naturale, bilanciando l’esplorazione silenziosa con i combattimenti ad alto rischio. Le scelte di dialogo (caratterizzato da un doppiaggio solido sebbene non impeccabile), le alleanze tra fazioni e l’approccio alle missioni influenzano gli esiti e lo stato del mondo, il che offre tanto in termini di rigiocabilità.
Commento finale
S.T.A.L.K.E.R. 2: Heart of Chornobyl su PlayStation 5 è un’esperienza coerente con l’identità storica della serie: ruvida, affascinante e indifferente al desiderio di comfort del giocatore. È un gioco che dà il meglio quando lo si affronta con pazienza, accettando un ritmo riflessivo, una difficoltà severa e un livello di “frizione” sistemica che oggi raramente si trova nelle grandi produzioni. Chi arriva in cerca di uno shooter lineare e adrenalinico rischia di scontrarsi con meccaniche survival invadenti, missioni poco moderne e una curva di apprendimento ripida. Al contrario, chi apprezza i mondi ostili, le storie suggerite più che raccontate e l’emergenza sistemica troverà nella Zona una destinazione a lungo termine, tesa, meravigliosa e profondamente immersiva, con un mondo che sembra vivo e imprevedibile. Sfide, esplorazione e narrazione sono bilanciati con maestria, regalando momenti di autentica paura, scoperta e trionfo; il tutto ora supportato da una versione console tecnicamente all’altezza in grado di rappresentare la Zona in tutto il suo inquietante splendore.
















