Recensione Saros, l’estasi del “caos ordinato”

Se Returnal è stato il grido primordiale di Housemarque, Saros ne è l’apoteosi, la quadratura del cerchio di una visione creativa che dura da trent’anni. Non siamo di fronte ad un semplice sequel spirituale del precedente titolo, ma a un’evoluzione che ridefinisce il concetto stesso di dinamismo.

Qui il caos non è una criticità, ma un elemento distintivo che imparerete ad amare ed addomesticare con una naturalezza sconcertante. Una tempesta perfetta che vi trascinerà in un vortice dove tutto scorre con una tale reattività da abbattere ogni barriera tra l’opera e chi impugna il controller.

L’ultima fatica dello studio di Helsinki è, in poche parole, una scarica di dopamina continua che vi farà sentire “vivi”. È l’action roguelike che trasforma il panico in onnipotenza. Come dite? Siamo forse un po’ “teatrali”? Bene, allora continuate la lettura e capirete perché abbiamo esordito in questa maniera!

Saros sarà disponibile dal 30 aprile 2026 in esclusiva su PlayStation 5.


Versione testata: PlayStation 5


Total Eclipse of Heart

Turn around, bright eyes: ma su Carcosa voltarsi significa trovarsi faccia a faccia con l’abisso. La vicenda di Arjun Devraj, soldato della Soltari inviato sul pianeta alieno per recuperare i resti delle spedizioni Echelon precedenti, è infatti il cuore pulsante di un racconto affascinante che tiene incollati allo schermo, capace di scavare nelle crepe della psiche umana. Certo, per la natura stessa del genere, la narrazione risulta leggermente frammentaria, ma è un puzzle che vale la pena ricomporre.

Grazie ad un ottima recitazione virtuale di Rahul Kohli, Arjun non è un avatar vuoto, ma un uomo che sentiamo sgretolarsi sotto il peso di un pianeta che sembra volerlo punire per la sua stessa determinazione. Il leitmotiv dell’opera è proprio il Saros, quell’intervallo ciclico tra le eclissi che funge da metafora perfetta per la lotta eterna tra stabilità e follia.

Una narrazione più densa di quanto preventivato che trova il suo sfogo nel Passaggio, l’hub centrale. Qui, la maggior parte delle interazioni con i compagni è opzionale. Ignorarle non vi impedirà di godervi il massacro, ma significa rinunciare a quel tessuto emotivo che dà maggiore peso specifico ad ogni morte.

Saros
Nell’hub centrale potremo anche potenziare in maniera permanente il nostro protagonista

Peccato solo che, a fronte di un protagonista doppiato bene anche in italiano, il resto del cast soffra di una recitazione spesso piatta e priva di mordente, creando un distacco che stride con l’urgenza di una missione che, una volta varcata la soglia del Passaggio, si trasforma in una sinestesia di luci ed adrenalina pura, anche grazie ad un DualSense usato alla perfezione, capace di trasmettere ogni singola vibrazione ambientale direttamente alle nostre mani.

Welcome to the Jungle

Welcome to the jungle, we’ve got fun and games: è proprio quando ci si tuffa nell’azione che si comprende come la struttura roguelike sia solo lo scheletro di un’esperienza che punta tutto sul dinamismo ludico, coadiuvata da un sistema di controllo praticamente perfetto.

Pensiamo sia inutile spiegarvi le nozioni base sul funzionamento dei sistemi ludici, dopotutto il piacere della scoperta, dell’imparare come reagire, è parte fondamentale dell’approccio a questo genere. Pertanto preferiamo parlare di sensazioni, di feelings: muovere Arjun su Carcosa è un piacere quasi viscerale. La reattività è totale, ogni pressione dei tasti si traduce in un movimento istantaneo, fluido, chirurgico. Anche grazie al comparto tecnico impeccabile che garantisce 60 fps anche su PlayStation 5 base.

È solo grazie a questa base granitica che il videogioco può permettersi di scaraventarci nell’inferno e uscirne indenni. Il cuore di Saros risiede infatti nella sua capacità di trasformare un tappeto di proiettili in un luogo in cui ci si sente paradossalmente a proprio agio. È quello che amiamo definire “caos ordinato”. Una situazione ossimorica in cui impariamo a leggere il ritmo degli attacchi nemici, muovendoci tra i laser con una precisione che fa dimenticare di avere un controller tra le mani. L’arsenale a disposizione, poi, è strabiliante ed ogni arma vanta varianti particolari nonché modalità di fuoco alternative.

Ma il vero colpo di genio è il sistema di Modificatori di Carcosa. Permettetemi una parentesi personale. Ormai dovreste sapere quanto il sottoscritto sia amante dei titoli “cattivi”. Ma se con una manovra tanto semplice quanto intelligente è possibile “smorzare” l’impegno “da esecuzione” senza snaturare il prodotto, ben venga. Non parliamo di una novità totale, per carità, dato che è un sistema che si rifà a quanto già visto in altri titoli simili, ma è davvero integrata alla perfezione.

Saros
Ecco come si presenta la schermata dei Modificatori di Carcosa

Questo sistema amplia enormemente la platea di riferimento, permettendo di plasmare l’esperienza in base al proprio stile di gioco e di reagire a un pianeta che muta geografia e minacce ad ogni spedizione. E poi, volendo, si può alzare ancora di più l’asticella perché parliamo di un sistema dinamico di bonus, ma altresì di malus…

Paint It Black

Sebbene ci troviamo di fronte ad un roguelike, il level design di Saros non si affida mai al caso. La coerenza interna delle mappe è impeccabile, con arene disegnate per esaltare ogni scontro. E gli enemies encounters sono studiati con una precisione chirurgica. La composizione delle ondate non è mai banale e vi costringerà a variare approccio e priorità in frazioni di secondo. Questo equilibrio raggiunge vette di pura epicità durante le boss fight. Scontri colossali e visivamente sublimi, dove il design delle creature si fonde con pattern d’attacco che richiedono una padronanza assoluta dello spazio.

A tal proposito, un plauso agli artisti di Housemarque per una direzione artistica di un impatto devastante. Carcosa è un incubo dipinto con un’eleganza rara, dove architetture aliene monumentali vengono soffocate da una vegetazione cremisi che sembra reagire al nostro passaggio. Ogni bioma è un quadro in movimento che passa da ambienti tanto “freddi” quanto maestosi alla ferocia di una natura corrotta. Tutto maggiormente esaltato da un uso dei colori che rende ogni esplosione e ogni proiettile una pennellata di pura adrenalina visiva.

Per mantenere il ritmo sempre altissimo (e in ottica di ampliamento della platea di cui prima), il titolo introduce altresì scorciatoie strutturali che permettono di non dover ripetere ogni volta i biomi già “dominati”, puntando tutto sulla bramosia della scoperta e sul rispetto per il tempo di chi non può dedicarsi al 100%. Al netto di ciò, la longevità del titolo è più che dignitosa, con poco più di una ventina di ore richieste per la prima, “superficiale”, run.

Saros
E poi… l’eclissi

È una struttura solida… che però Housemarque ha deciso di dover rendere ancora più “piccante”. I see a red door and I want it painted black: questa voglia di oscurità si manifesta nella “meccanica dell’Eclissi”, l’ “interruttore” (letteralmente?) che trasforma il mondo sotto i nostri occhi. Quando il sole viene oscurato, i nemici diventano più imprevedibili, i pattern d’attacco diventano maggiormente variegati e i modificatori si fanno estremi, elevando la sfida senza però mai renderla ingiusta. Non è solo un cambio estetico, ma un bilanciamento perfetto tra potere e vulnerabilità che regala un coinvolgimento totale.

Commento finale

Housemarque ha confezionato un capolavoro dove il dinamismo dell’impianto ludico ed il caos controllato che ne deriva generano un feeling “istintivo” che crea una dipendenza totale. È un’opera che riduce ai minimi termini la distanza tra intenzione ed azione, capace di renderci “complici” entusiasti di un magnifico delirio.

Se Returnal ci aveva sfidato con durezza, Saros ci invita a dominare la tempesta con una consapevolezza nuova, che si insinua sottopelle in un modo dannatamente naturale. È un’esperienza coesa, pulsante e talmente dinamica che tutto il resto vi sembrerà muoversi al rallentatore. È il capolavoro della maturità per il team finlandese: intelligente, brutale e maledettamente divertente. Una volta entrati nel suo loop, vorrete solo continuare, continuare e continuare.

9.3

Saros


Housemarque ha confezionato un capolavoro dove il dinamismo dell'impianto ludico ed il caos controllato che ne deriva generano un feeling "istintivo" che crea una dipendenza totale. È un’opera che riduce ai minimi termini la distanza tra intenzione ed azione, capace di renderci "complici" entusiasti di un magnifico delirio. Se Returnal ci aveva sfidato con durezza, Saros ci invita a dominare la tempesta con una consapevolezza nuova, che si insinua sottopelle in un modo dannatamente naturale. È un’esperienza coesa, pulsante e talmente dinamica che tutto il resto vi sembrerà muoversi al rallentatore. È il capolavoro della maturità per il team finlandese: intelligente, brutale e maledettamente divertente. Una volta entrati nel suo loop, vorrete solo continuare, continuare e continuare.

PRO

Ludicamente parlando è quasi impeccabile | Il sistema di modificatori e le scorciatoie rendono il titolo accessibile ad una platea più eterogenea senza sacrificarne la sfida | Direzione artistica evocativa |

CONTRO

Doppiaggio italiano dei comprimari piuttosto deludente | Molte interazioni chiave sono facili da ignorare, con il rischio di perdersi molti passaggi narrativi importanti |

4News.it è una fonte di OpenCritic.com, il più grande aggregatore internazionale di review dedicato al mondo dei videogames.

Ultimi Articoli

Articoli correlati