Recensione Silent Hill ƒ, un nuovo e audace survival-horror che funziona incredibilmente bene

A distanza di quasi un anno dall’uscita dell’acclamato remake di Silent Hill 2 sviluppato da Bloober Team, Konami (in collaborazione con i ragazzi di NeoBards Entertainment) è tornata sulla scena videoludica con Silent Hill ƒ. Nuovo capito dell’acclamata serie – dopo i fallimenti di Downpour (2012) e Book of Memories (2012) – tutt’altro che convenzionale. Silent Hill ƒ è stato costruito attorno al concetto horror giapponese di “trovare il terrore nella bellezza“, suggerendo che quando qualcosa è troppo bello e perfetto, diventa – al contempo – profondamente inquietante. Konami si è affidata al talentuoso scrittore giapponese Ryukishi07, noto per essere il creatore delle visual novel della serie When They Cry, ovvero: Higurashi no naku koro ni, Umineko no naku koro ni e Ciconia no naku koro ni, in quanto – oltre a manifestare che la serie si fosse eccessivamente occidentalizzata, diminuendo la sua influenza giapponese – ritenevano di aver bisogno di qualcuno che potesse “capire davvero l’essenza dell’horror giapponese“. Il gioco è stato concepito come una storia a sé stante (sebbene presenti alcuni riferimenti alle precedenti iterazioni di Silent Hill) e esplora temi volti a provocare disagio radicato in particolar modo in traumi emotivi e personali fondendo l’orrore grottesco con la bellezza naturale per offrire un potente contrasto tonale.

Cambiare l’ambientazione da una piccola cittadina degli Stati Uniti al Giappone degli anni ’60 e abbandonare il consolidato sistema di combattimento per uno interamente incentrato sul corpo a corpo sembrava un qualcosa di folle e insensato che andasse a snaturare il cuore pulsante della produzione. Ma – al netto dello strampalato paragone allo stile Souls che ci ha un po’ lasciati interdetti – Silent Hill ƒ è stato all’altezza (se non addirittura superandole) delle aspettative. Con nostra grande sorpresa – quando siamo giunti ai titoli di coda del gioco – abbiamo avuto la sensazione di aver giocato a uno dei migliori giochi horror degli ultimi anni.

Prima di proseguire, vi ricordiamo che Silent Hill ƒ è disponibile dal 25 settembre 2025 per PlayStation 5, Xbox Series X/S e PC.


Versione testata: PlayStation 5


Goodbye, America!

Ambientato negli anni ’60 (rompendo quindi con lo stile americano dei precedenti lavori) nella fittizia città giapponese di Ebisugaoka, segue la studentessa delle superiori Hinako Shimizu che – in una giornata apparentemente tranquilla (seppur caratterizzata da qualche screzio con il padre poiché sua madre è sottomessa al padre violento) si ritroverà – insieme al piccolo gruppo di amici – a sfuggire alla nebbia, ai gigli rossi e alle mostruosità inquietanti. Tagliati fuori dal resto del mondo, sono costretti – come da tradizione nella saga – a guardare dentro di loro. Più di metà del gioco è dedicato alla ricerca di risposte. Mentre Hinako cerca di sopravvivere – risolvendo enigmi e combattendo mostri grotteschi (ritrovandosi anche in sequenze ambientate in una sorta di regno mistico esplorando un santuario e le sue viscere) – le rivelazioni familiari si intrecciano nella ricerca di una via di fuga rendendo la trama tanto personale quanto criptica. A tratti, si percepiscono le sfumature dei classici Silent Hill (in particolare per quanto riguarda le sezioni particolarmente brutali e i colpi di scena inaspettati), ma – tuttavia – Silent Hill ƒ segue la sua strada. Si tratta di un capitolo spietato e intenso che, pur nella sua diversità – rispetto alla tradizione – funziona davvero bene. In circa 13/14 ore è possibile raggiungere i titoli di coda del titolo, che si conclude con un primo finale sorprendente. Avete letto bene, primo finale, in quanto Silent Hill ƒ è stato concepito e progettato per essere rigiocato in quanto presenta cinque finali differenti che delizieranno chi è disposto a investire il proprio tempo nel raggiungerli tutti.

Un combat system “diverso”

Di base il gioco è intrigante ed è accompagnato da un’esplorazione leggera, combattimenti impegnativi quanto basta e enigmi del tutto fattibili. Nelle sezioni all’aperto, bisogna trovare un percorso tra le strette e tortuose strade (spesso avvolte dalla nebbia), i vicoli (diversi ciechi e che vi costringeranno a tornare indietro), le risaie di Ebisugaoka per raggiungere l’obiettivo successivo. Ma attenzione, è tutt’altro che un mondo aperto; in genere c’è un solo percorso che conduce all’obiettivo (talvolta neanche così chiaro da perseguire specialmente nei momenti più concitati), ma è comunque possibile esplorare le strade secondarie e le viuzze tipiche del Giappone rurale dell’epoca alla ricerca di oggetti (che non bastano mai), potenziamenti (come ad esempio quelli relativi allo spazio dell’inventario) e collezionabili. Una volta che avrete superato le prime 4/5 ore vi sembrerà di avere fra le mani un’esperienza Silent Hill tradizionale, ma in realtà ne differisce ampiamento a causa del combat system. NeoBards Entertainment ha concentrato tutta la sua attenzione sul combattimento corpo a corpo e sulle armi da mischia, al punto che nel gioco non ci sono armi da fuoco di nessun genere. Gli attacchi sono ravvicinati (la protagonista può avvalersi sia di un attacco leggero e sia di un attacco pesante che richiede svariati secondi per essere eseguito) e devono essere tanto ponderati quanto tempestivi; altrimenti, si rischia di esaurire la barra della stamina e/o di subire danni ingenti che ogni nemico è capace di infliggere. C’è anche il degrado delle armi da considerare e gestire (costringendo i giocatori a trovarne di nuove o a usare i kit di riparazione), quindi a volte l’opzione migliore è semplicemente evitare le mostruosità (attraverso il tasto della schivata) e darsela letteralmente a gambe.

Ciononostante, il combattimento (dopo le prime fasi di gioco fin troppo semplicistiche) risulta corposo e – quando si sceglie di ingaggiare lo scontro – a dir poco appagante. Ma man mano che il gioco procede, le cose si intensificano e il combattimento inizia a funzionare davvero. Anche se Hinako può schivare facilmente gli attacchi, ha un indicatore di resistenza che le impedisce di usarla troppo spesso. Nelle stanze anguste in cui Hinako deve combattere più di un mostro alla volta, bisogna usare l’ingegno e capire come schivano e attaccano, il che va a creare autentici momenti di tensione. Molti dei mostri sono forti, e anche a difficoltà Storia, Hinako non ha bisogno di molti colpi per morire. Ci vuole un po’ per abituarsi, e alcuni potrebbero trovare frustrante il combattimento volutamente goffo e legnoso di Hinako, ma si adatta al personaggio (che ricordiamo essere una semplice ragazza e non un soldato esperto) e contribuisce a farla sentire vulnerabile praticamente in ogni occasione. Ma oltre alla schivata, la nostra protagonista può contare sull’eccellente Hitstop (per chi non lo sapesse è l’effetto che blocca temporaneamente e per pochi fotogrammi l’animazione di un attacco andato correttamente a segno creando l’illusione che il colpo sferrato abbia effettivamente un impatto devastante e rendendo – a livello visivo – il tutto decisamente più soddisfacente), rendendo l’uso di tubi, coltelli da cucina, falci e martelli con le mostruosità, di grandissimo impatto. Come anticipato, ci sono attacchi leggeri e attacchi pesanti, a questi si aggiunge la schivata e una finestra (breve) di contrattacco da sfruttare (evidenziata da un bagliore rosso luccicante) per tramortire il nemico e mandarlo al creatore. Come molti giochi horror precedenti, presenta anche un indicatore di sanità mentale che viene prosciugato da determinati attacchi. Se l’indicatore di sanità mentale di Hinako si esaurisce completamente, morirà, quindi è necessario tenerlo attentamente d’occhio. Un aspetto interessante è che Silent Hill ƒ consente ai giocatori di consumare il proprio indicatore di sanità mentale appositamente per sferrare attacchi più potenti. Alcuni incontri potrebbero essere più facili se si dovesse decidere di investire parte della sanità mentale nel colpo, ma poi ci si potrebbe trovare in una situazione difficile in seguito. La sanità mentale, così come la salute, l’acquisizione di potenziamenti, può essere ripristinata completamente tramite i consumabili o a specifici punti di salvataggio nella mappa di gioco (servono anche per salvare manualmente la partita e per cambiare Costume).

Insomma, Silent Hill ƒ – che possa piacere o meno – è un gioco che osa; è difficile in più di una occasione e punisce soprattutto chi gioca non prestando la giusta attenzione o non dando il giusto peso al tempismo nell’esecuzione di una schivata, contrattacco o comunque – più in generale – su quale attacco utilizzare in base al nemico che si ha dinanzi. Si segue una semplice ma quanto funzionale routine: ci si avvicina – al momento giusto – verso un nemico, poi ci si ritira quando sta per sferrare il suo attacco/contrattacco e si ritorna in avanti per infliggere qualche altro colpo magari agganciandolo (agevolmente con la pressione della levetta destra) per effettuare schivate “sovraumane” e colpirlo veementemente. È una routine basica, ma piacevole da gestire (il tutto accompagnato da animazioni reattive e soddisfacenti).

Presenta persino il marchio di fabbrica del franchise, l’altro mondo/Otherworld. Ogni volta che Hinako viene messa KO o perde conoscenza, si risveglia in un regno bizzarro chiamato Santuario Oscuro dove incontrerà un uomo chiamato Maschera di Volpe. Qui, le regole sono diverse. I nemici riappaiono a meno che non vengano uccisi in stanze specifiche, e Hinako non ha accesso alle sue armi dal mondo reale. Il Santuario Oscuro è opprimente, spettrale e ci ha fatto vivere alcuni dei momenti più memorabili e “ansiogeni” del gioco.

I boss principali sono un po’ pochini (ma quelli presenti sono a dir poco da incubo, più per le fattezze che per la difficoltà in sé); a questi si aggiungono quattro/cinque tipologie diverse di nemici (quelli “basici” hanno fattezze simil marionette in grado di assumere posture disturbanti e sfruttano attacchi ad alta velocità – talvolta coltelli alla mano – altri sono rappresentanti come amalgami umani/floreali flaccidi altri ancora come ammassi di ossa di bambini che saltano o una massa di volti che sputa sangue) in tutto il gioco, che si ripetono e – al netto che ci sarebbe piaciuta una varietà maggiore – ci hanno profondamente colpito.

Fra uno scontro e un altro è necessario risolvere enigmi e rompicapo; questi sono assolutamente alla portata di chiunque e – purtroppo (ci dispiace dirlo) – diversi sono ben lontani dai fasti PS1 ma comunque fanno il loro dovere per accontentare anche i fan di vecchia data. Il gioco – sotto questo fronte – dà il meglio di sé quando ci si ritrova in un ambiente più ampio e completo, dove la maggior parte delle porte sono chiuse a chiave e si devono risolvere più enigmi contemporaneamente. Esplorando i corridoi e le aule della scuola di Hinako, o setacciando una versione distorta della sua casa, mettere lentamente insieme i pezzi per progredire è una sensazione gratificante. Un paio di questi enigmi sono particolarmente insidiosi ma risolverli è estremamente appagante, e coloro che non hanno voglia di cimentarsi in questo aspetto dell’esperienza survival-horror possono giocare con gli enigmi impostati sulla difficoltà “Storia”. Con le piacevoli sequenze di combattimento, Silent Hill ƒ mantiene ben salde le sue radici orrifiche originarie nonostante la direzione artistica divergente presa dallo sviluppatore e da Konami. Così come il senso di tensione e l’atmosfera agghiacciante di un classico survival horror ma avvalendosi di uno stile e un tono decisamente diversi da altri esponenti del genere.

Grafica e tecnica

Come da tradizione, il titolo è caratterizzato da una fitta foschia volumetrica – onnipresente – soprattutto nelle scene diurne. Una veste grafica – nel complesso – ben realizzata; il merito va ad Epic e al suo Unreal Engine 5 (proprio come nel remake di SH2 del 2024) insieme alle tecnologia Lumen, Nanite e Virtual Shadow. SHƒ utilizza – per la stragrande maggioranza – una luce diffusa e morbida che offre degli scorci – sia degli ambienti interni che di quelli esterni – davvero notevoli (con lievissimi artefatti negli angoli degli edifici, in prossimità delle radici degli alberi e dei ciuffi d’erba). Abbiamo particolarmente apprezzato le sequenze visive in cui i fiori e i rampicanti rossi e bianchi sbocciano e si sviluppano nel corso del tempo – quando le tensioni e le insicurezze dei personaggi vengono sempre più alla luce.

Abbiamo giocato su PS5 standard. SHƒ presenta due modalità: Prestazioni e Qualità, per lo più simili a parte piccole e lievissime differenze (in particolar modo in termini di effetti volumetrici). La modalità Prestazioni gira a 1080p con una qualità dell’immagine morbida ma “buona” quella Qualità a 1440p usando il TSR per l’upscaling è decisamente più nitida e contraddistinta da meno artefatti visivi. Il gioco è stato probabilmente sviluppato più pensando al framerate che alla grafica spacca mascella. Nel dettaglio: la modalità Prestazioni è per lo più bloccata a 60 fps, non abbiamo mai incontrato limitazioni o cali evidenti di framerate dovuti alla GPU; le sequenze cinematiche sono bloccate a 30 fps e le abbiamo trovate particolarmente suggestive grazie alla loro capacità di trasmettere al giocatore un senso di mistero. Inoltre, i lenti movimenti della telecamera e il ritmo studiato per alimentare proprio il mistero e il senso di inquietudine e smarrimento, offrono quel tocco aggiuntivo che non guasta. La modalità Qualità raggiunge – invece – agevolmente i 30 fps nella maggior parte dei casi con lievissimi rallentamenti nel frame time (soprattutto durante gli attraversamenti delle zone aperte) e incertezze sporadiche nell’esecuzione di qualche animazione. Per quanto riguarda invece la resa dei personaggi – ci è sembrata davvero gradevole sia per quanto riguarda le espressioni, capaci di trasmettere quello che stanno provando e attraversando e sia in termini di realismo generale (movimento dei capelli, dei vestiti ecc.).

Per quanto riguarda il sonoro di Silent Hill ƒ è caratterizzato da una struttura “dual-composer”. Akira Yamaoka (che già ha collaborato alla serie in passato) si è occupato delle sezioni del mondo nebbioso mentre Kensuke Inage (celebre per le sue composizioni nella serie Dynasty Warriors) dell’altro mondo/Otherworld. Nel complesso è un mix di elementi diversi – strumenti classici, atmosfere vintage, melodie malinconiche – e suoni più disturbanti, coralità distorte, elementi industriali e di dissonanza. La musica – insieme al sound design – contribuisce a costruire l’atmosfera tesa e malinconica (specialmente quando si attraversa l’altro mondo).

Silent Hill ƒ offre un’esperienza complessiva buona, con un buon utilizzo dell’Unreal Engine 5 e un solido frame-rate target rovinato da occasionali scatti che non inficiano sull’esperienza di gioco.

Il gioco permette ai giocatori di personalizzare l’esperienza a proprio piacimento, con diverse impostazioni di difficoltà sia in termini di gameplay e sia per quanto riguarda gli enigmi che possono essere combinate e abbinate. Queste impostazioni non possono essere modificate una volta scelte, ma la modalità Nuova Partita+ offre ai giocatori l’opportunità di modificarle, il che è un’ottima funzionalità che migliora la qualità della vita e mantiene interessanti le run successive.

Commento finale

Silent Hill f ci ha fatto vivere un viaggio brutale, meraviglioso e brillante, grazie ad una direzione artistica superlativa e ad un cambio di rotta tanto ardito quanto efficace. Da giocatori dei primissimi survival horror come Resident Evil e Silent Hill, Silent Hill f è esattamente ciò che ci aspettavamo da un’opera orrifica moderna. Offre enigmi sia accessibili e sia impegnativi, mostri raccapriccianti (sebbene ci sarebbe piaciuta una varietà ancora maggiore) e un’enorme rigiocabilità grazie alla presenza dei finali multipli, il tutto impreziosito da una grafica di pregevole livello, ottime prestazioni – con lievissimi e sporadici cali di framerate (almeno su PS5 standard) – e funzionalità intelligenti che aiutano in termini di qualità della vita e che lo rendono all’altezza degli standard odierni. Silent Hill f è un gioco horror magistrale che non ha nulla da invidiare ad altri “masterpiece” del genere survival horror e che vi consigliamo caldamente di provare.

9.0

Silent Hill f


Silent Hill f ci ha fatto vivere un viaggio brutale, meraviglioso e brillante, grazie ad una direzione artistica superlativa e ad un cambio di rotta tanto ardito quanto efficace. Da giocatori dei primissimi survival horror come Resident Evil e Silent Hill, Silent Hill f è esattamente ciò che ci aspettavamo da un'opera orrifica moderna. Offre enigmi sia accessibili e sia impegnativi, mostri raccapriccianti (sebbene ci sarebbe piaciuta una varietà ancora maggiore) e un'enorme rigiocabilità grazie alla presenza dei finali multipli, il tutto impreziosito da una grafica di pregevole livello, ottime prestazioni - con lievissimi e sporadici cali di framerate (almeno su PS5 standard) - e funzionalità intelligenti che aiutano in termini di qualità della vita e che lo rendono all'altezza degli standard odierni. Silent Hill f è un gioco horror magistrale che non ha nulla da invidiare ad altri "masterpiece" del genere survival horror e che vi consigliamo caldamente di provare.

PRO

Narrativa intrigante I rigiocabilità elevata grazie alla presenza dei finali multipli I combat system differente che però funziona benissimo I atmosfera incredibilmente immersiva in vero stile Silent Hill

CONTRO

Poca varietà di nemici I

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