Recensione Soulslinger: Envoy of Death, un pistolero nel limbo

A poco meno di un anno dalla full release su PC, Soulslinger: Envoy of Death giunge anche su console. Un’occasione importante per il titolo sviluppato da Elder Games, sia per dimostrare il percorso di maturazione del team ungherese, sia per misurarsi nuovamente con diversi ecosistemi. Sono passati infatti quasi sette anni dall’approdo su Xbox One (e più tardi PS4) del precedente Everreach: Project Eden, un action RPG purtroppo senza particolari guizzi. Un lasso di tempo significativo che pone gli sviluppatori di fronte ad un piccolo esame di maturità.

Frutto di un early access iniziato nel dicembre del 2023, il titolo è un FPS in salsa roguelite che mescola il fascino iconico del vecchio West alle tematiche ultraterrene. Tuttavia in un panorama ricco di alternative di elevata qualità, la visione di Elder Games si sarà trasformata in una concreta realtà?

Soulslinger: Envoy of Death è disponibile dal 19 Febbraio, oltre che su PC (via Steam), anche su PlayStation 5 ed Xbox Series.


Versione testata: PlayStation 5


Anime spezzate

C’è vita dopo la morte, ma non per questo anche serenità. Arrivato nell’aldilà a seguito di una morte violenta che ha coinvolto anche la sua compagna, il protagonista della vicenda viene tuttavia scelto dalla Morte stessa per diventare un Soulslinger. In qualità di emissario della triste mietitrice, il compito assegnato è quello di recuperare le anime dal limbo, un territorio di confine nel quale sta imperversando un gruppo misterioso. Noto come “Il Cartello”, il loro obiettivo sembra essere quello di trafugare anime disperse per attingere al potere necessario per fuggire dal regno ultraterreno.

Envoy of Death propone un intrigante pretesto narrativo da B-movie, che va a fondersi con un’estetica in grado di mescolare suggestioni “spiriturali” ai canoni del selvaggio west. La declinazione artistica e visiva del limbo, infatti, attinge direttamente dall’immaginario della frontiera americana tra spolverini, saloon, sabbia e revolver. Al netto di questo, dobbiamo altresì segnalare che la narrazione risulta essere perlopiù ambientale e sebbene stralci di lore e dialoghi lascino trasparire un ottimo potenziale, la storia non riesce a svilupparsi mai in modo particolarmente convincente. O comunque, non all’altezza delle premesse.

Non tutte le anime possono essere salvate.

Sviluppato in Unreal Engine 5, Envoy of Death purtroppo presenta su console alcune oramai cicliche sbavature da attribuirsi principalmente alla difficoltà di approccio a questo motore grafico. Se il colpo d’occhio generale è tutto sommato piacevole e l’effettistica generosa, non si può dire lo stesso sull’ottimizzazione tecnica propriamente detta. La fluidità non è sempre impeccabile e purtroppo piuttosto frequenti sono i fenomeni di texture pop-in. La prima volta che morirete (ehm, di nuovo) per ritrovarvi nell’hub centrale del gioco, avrete un’idea di cosa vogliamo dire.

E’ un peccato, perché artisticamente Soulslinger è tutto sommato un ottimo risultato. Pur non essendo particolarmente originale (le fonti di ispirazione sono molteplici, da La torre nera a Jonah Hex), l’estetica western cupa si intreccia molto bene con la suggestione di location suggestive, malinconiche ed oprrimenti. Particolarmente azzeccato è poi l’accompagnamento sonoro, tanto nell’effettistica quanto nelle musiche.

Un selvaggio west con un tocco etereo ed angosciante.

La pistola più veloce dell’aldilà

Una volta calati nelle polverose vesti del Soulslinger, ci siamo buttati nella mischia per capire in che modo Elder Games avesse trovato il punto di incontro tra FPS e roguelite.

Strutturalmente, la soluzione ricalca in pieno quanto di più tradizionale possa offrire il mercato. Il protagonista dovrà affrontare il classico loop tra una run e l’altra attraverso ambientazioni in costante mutazione. Facendo fuori avversari e raccogliendo potenziamenti temporanei, ci si spingerà progressivamente più a fondo e, nel momento della sconfitta, si potrà impiegare quanto ottenuto per sbloccare abilità ed armamenti stabili. Insomma, se avete giocato un qualsiasi roguelite, sapete cosa attendervi.

Muoversi e sparare, sempre e comunque.

Dove Soulslinger cambia approccio è nel sistema di combattimento, che si appoggia integralmente su una impostazione da FPS arcade. Ecco quindi che l’azione si fa veloce, la mobilità si affida a salti e schivate, i proiettili diventano sempre più grossi e minacciosi. Ad arricchire la formula ci pensa l’armamentario, che può essere infuso con tutta una serie di elementi, e tutta una serie di capacità ulteriori che aiutano non solo l’incisività offensiva ma anche mobilità e difesa.

Concettualmente tutto funziona ma è un peccato che il gunplay non riesca ad incidere mai quanto ci si aspetterebbe. Il feeling delle armi tende ad essere blando ancorché responsivo, complice anche una platea di avversari che tende ad assorbire passivamente i colpi più che accusarli dinamicamente. E purtroppo neanche il level design o la routine comportamentale degli avversari corre in soccorso. Il primo presenta arene complesse e verticali che mal si adattano ad un gameplay più spregiudicatamente simile a quello di un arena shooter. La seconda, ad ulteriore indiretta della prima, ci mette sovente di fronte a nemici che ci corrono addosso da tutte le direzioni senza un particolare acume tattico.

Le build differiscono sulla carta ma all’atto pratico non così tanto.

Tikibombom

Se Envoy of Death ha alcuni limiti sul versante FPS, altresì non riesce a spiccare neanche come roguelite a tutto tondo.

Quello che risulta carente infatti è il senso di progressione sul quale si basa il genere. Sebbene presenti in gran numero e varietà, i miglioramenti tendono ad essere all’atto pratico superficiali. I vantaggi stessi finiscono con il non avere un così grande impatto, soprattutto alla luce di una così evidente differenza tra le build. Preferire una build che punta sugli effetti trasmessi dai dash dovrebbe idealmente differire molto da una preferenza affidata agli effetti dell’elemento fuoco. Eppure, complici anche le riflessioni già citate, tutto si risolve molto più semplicemente con una rincorsa al potere di attacco più elevato.

Alcuni boss ricordano vagamente la tradizione soulslike ma sono molto più accessibili.

Si badi bene, con questo non vogliamo dire che Envoy of Death sia un brutto gioco o un titolo che non funziona. Al contrario, Souslinger appartiene a quel gruppetto di titoli che, seppure senza eccellere in niente di particolare, riesce nondimeno ad intrattenere grazie alla propria personalità. E così, il sistema di combattimento non sarà eccellente, ma diverte con leggerezza e fa il suo lavoro. La progressione non sarà ai livelli di un Hades, ma nondimeno è facile da gestire e non complica la vita al giocatore con troppe statistiche e parametri.

Anche il tasso di sfida tenta di venire incontro ai giocatori. Non è mai velenoso e non richiede una abnegazione totale, ma al contempo strizza l’occhio ad un po’ di sana manualità. Superata una curva inziale vagamente più ripida, Soulslinger può poi rappresentare una buona scelta per chi vuole avvicinarsi al mondo dei roguelite con un titolo in fin dei conti mestierante.

E’ possibile potenziare le armi tra una run e l’altra.

Commento finale

Soulslinger: Envoy of Death è al contempo una grande intuizione ed un’occasione mancata. Unire FPS e roguelite in un contesto soprannaturale ambientato in un aldilà western scosso da una misteriosa organizzazione… beh, è senz’altro stuzzicante. Peccato però che, una volta preso in mano il pad, la situazione non decolli mai effettivamente. Il comparto tecnico è altalenante, il gunplay non è incisivo, la progressione è poco stimolante e il level design mal si adatta all’auspicato dinamismo del gameplay. Ad ogni modo, resta un titolo piacevole per divertirsi senza troppi pensieri per qualche ora.

6.5

Soulslinger: Envoy of Death


Soulslinger: Envoy of Death è al contempo una grande intuizione ed un'occasione mancata. Unire FPS e roguelite in un contesto soprannaturale ambientato in un aldilà western scosso da una misteriosa organizzazione... beh, è senz'altro stuzzicante. Peccato però che, una volta preso in mano il pad, la situazione non decolli mai effettivamente. Il comparto tecnico è altalenante, il gunplay non è incisivo, la progressione è poco stimolante e il level design mal si adatta all'auspicato dinamismo del gameplay. Ad ogni modo, resta un titolo piacevole per divertirsi senza troppi pensieri per qualche ora.

PRO

Un buon concept artistico | FPS e roguelite sono un'ottima combinazione | Impegnativo il giusto per accontentare una vasta platea |

CONTRO

Tecnicamente arranca | Il gunplay poteva offrire molto di più | Il level design non si declina bene con il gameplay |

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