Una cosa che sanno bene i fan del franchise di Styx è che la serie ha sempre vissuto di antinomie. Più o meno evidenti, Master of Shadows prima e Shards of Darkness poi hanno reso palesi armonie e dissonanze. Da un lato i limiti produttivi hanno sempre costretto gli sviluppatori a compromessi di ordine tecnico e/o strutturale. Dall’altro lato, i paletti di forza maggiore non hanno mai impedito che le disavventure dell’arguto goblin si ritagliassero un piccolo spazio nel cuore del pubblico amante del buon vecchio stealth. Soprattutto in un panorama videoludico che di stealth, quello vero, ne è sempre più orfano.
A ben nove anni dal precedente capitolo, Styx: Blades of Greed prosegue il cammino felpato della furtività secondo Cyanide Studio. Lo fa con l’ambizione di voler creare il capitolo definitivo che possa permettere alla serie di fare il salto di qualità. Ma gli sviluppatori saranno riusciti a scrollarsi di dosso le incertezze del passato?
Styx: Blades of Greed sarà disponibile dal 19 Febbraio per PC (via Steam), Xbox Series e PlayStation 5.
Versione testata: PlayStation 5
Il terzo o il Quarzo?
Se nel 2017 eravate in prima linea con Shards of Darkness, probabilmente ancora ricorderete le vibranti blasfemie volate ai titoli di coda. Il secondo capitolo della serie infatti aveva optato, non molto simpaticamente, per un finale non solo cliffhanger. Ma addirittura con una chiusura percepita come uno schiaffo vero e proprio al momentum della narrativa del titolo. E dopo quasi dieci anni, Blades of Greed inizia esattamente dove Shards of Darkness si era interrotto.
A bordo dell’aeronave di Styx, imperversa la colluttazione tra il goblin e l’elfo oscuro mutaforma Djarak. Accade tuttavia una circostanza completamente imprevista. Il costrutto di pietra precedentemente sconfitto dal ladro si erge nuovamente costringendo Styx e Djarak ad una fragile alleanza per battere l’avversario una volta per tutte. Infiltrato all’interno del gigante, Styx scopre il Quarzo, una preziosa e potente fonte di energia. Scampati alla morte in maniera rocambolesca assieme alla comandante Helledryn, Styx formerà un nuovo equipaggio per scoprire il mistero del Quarzo, mentre sullo sfondo inizieranno a soffiare pericolosi venti di guerra.

L’inizio di Blades of Greed è stato un vibrante punto di riflessione prima di buttare giù questa recensione. Da un lato, c’era l’ovvia necessità di sciogliere il nodo rimasto in sospeso fin dal 2017 come atto dovuto nei confronti dei fan più affezionati. Dall’altro tuttavia abbiamo constato che un incipit così frettoloso e senza un esaustivo preambolo produce un evidente distaccamento verso quei giocatori che si avvicinano a Styx con questo capitolo. Se pensate infatti che il nostro breve resoconto non sia particolarmente chiaro (per non dire apertamente confusionario) beh, avete ragione.
Perché Blades of Greed inizia esattamente così. Non spiega pressocché nulla, dando per scontato una continuità assoluta con la conoscenza degli eventi di Shards of Darkness. Andando avanti le cose fortunatamente migliorano e si acquista una maggiore consapevolezza. Tuttavia è stato un dispiacere constatare che il primo impatto è decisamente poco accogliente verso chi non conosce perfettamente la saga. Soprattutto perché Blades of Greed voleva anche essere un titolo per ampliare il pubblico di Styx. Se riuscirete a superare un impatto del genere, il titolo sa ricompensare con un discreto intreccio narrativo, personaggi ben caratterizzati, un buon doppiaggio e un’atmosfera davvero affascinante.

L’arte dell’astuzia
Blades of Greed recupera la formula ludica perfezionata da Shards of Darkness, affinandola ulteriormente.
Per chi non conoscesse la serie, Styx è uno stealth game piuttosto ortodosso e classico nella propria impostazione. Intrufolarsi in determinate ambientazioni senza essere visti è il mantra del protagonista, anche al netto di dover tagliare qualche gola per riuscirci o usare trucchi non convenzionali. Sfruttare le ombre, occultare cadaveri e studiare le ronde nemiche sono capisaldi tradizionali del genere, che la serie ha sempre cercato di esaltare con una variegata libertà di azione, un vivace level design ed una difficoltà che fa pochi sconti al giocatore. Ogni situazione di gioco è effettivamente un enigma da poter risolvere in molteplici modi, sfruttando una certosina pianificazione, i molteplici strumenti del goblin e la manipolazione stessa delle guardie di turno. Blades of Greed sublima le esperienze maturate dal team di sviluppo, riproponendo tutto ciò per cui la serie è divenuta un piccolo successo di nicchia espandendola in direzioni inedite.

La più evidente è data dall’introduzione di tre vaste ambientazioni aperte: la fortificazione di confine nota come The Wall, il rigoglioso villaggio degli Orchi di Turquoise Dawn e le rovine della capitale elfica Akenash. Non solo Styx potrà esplorare liberamente queste aree deliziosamente verticali, ma anche sfruttare le nuove opzioni di navigazione per librarsi nel cielo con un pratico aliante e per raggiungere le aree più diroccate con un comodo rampino. C’è un tocco di impostazione metroidvania in Blades of Greed, per cui ogni nuovo strumento è foriero di nuove possibilità di accesso ad aree in precedenza irraggiungibili, che possono nascondere un nuovo passo verso l’ambito Quarzo.
Proprio il Quarzo poi si traduce in nuove incredibili abilità a disposizione di Styx. Oltre al ritorno dei poteri dell’Ambra come Clonazione ed Invisibilità, Blades of Greed introduce infatti anche quelli del Quarzo. Tra di essi è impossibile non citare lo sfiziosissimo Controllo Mentale e l’altrettanto utile (addirittura fondamentale in certi momenti) Spostamento Temporale che permette al goblin di muoversi così velocemente da risultare invisibile. Non sazi della possibilità di customizzare ulteriormente le abilità di Styx tramite skill e rune, gli sviluppatori hanno anche ovviato al carente combat system del precedente capitolo migliorandolo quanto basta. Le soluzioni corpo a corpo restano palesemente sconsigliate, ma adesso rappresentano comunque un’ultima opzione percorribile quando le cose si metteranno male.

Furtività e fluidità?
Il problema più evidente e macroscopico di Blades of Greed risiede, allo stato attuale, nella sua ottimizzazione tecnica. Si tratta di qualcosa che avevamo avuto modo di constatare già con la demo rilasciata su Steam, che ci aveva lasciato tuttavia con la speranza di performance più stabili su console. Invece, abbiamo purtroppo constatato che se Atene piange, Sparta non ride.
Anche su PlayStation 5 la situazione è piuttosto complessa. Il passaggio all’Unreal Engine 5, praticamente una scelta inevitabile per restare al passo coi tempi, ha portato purtroppo con sé non pochi problemi. Si tratta di qualcosa che abbiamo imparato a conoscere quando si parla di UE5, ma qui abbiamo incontrato ancor più difficoltà del preventivato. Al netto della impossibilità di scegliere una impostazione grafica prevalente, la risoluzione grafica di Blades of Greed è quantomeno bizzarra. In alcuni frangenti ci è parsa di buona qualità, grazie anche ad un sistema di illuminazione ben realizzato. In altri invece restituisce un’immagine incerta con evidenti sbilanciamenti cromatici, complici anche alcuni blandi assets.

Ma i problemi riguardano anche le prestazioni generali. Glitch di varia natura, flickering e compenetrazioni assortite fanno a sportellate con una telecamera ben lontana dalla perfezione. Il platforming appare ancora più incerto a causa delle interazioni ambientali che spesso portano il giocatore a fastidiosi ed inopportuni tentativi. Il framerate infine è apertamente instabile. Non solo non riesce ad assestarsi su un range costante, ma ha la tendenza a piantarsi letteralmente. Abbiamo assistito a fenomeni di stuttering che non vedevamo così tanto aggressivi da molto tempo.
Insomma, in questo momento e nel corso della nostra prova prima del lancio, l’esperienza purtroppo non è stata edificante. Le difficoltà tecniche sono numerose e, allo stato dei fatti, rendono complesso riuscirsi a godere il titolo quantomeno su PlayStation 5. Siamo convinti che Cyanide Studio lavorerà con dedizione al miglioramento delle performance per tutte le versioni. Non è ingiocabile, sia chiaro. Tuttavia è bene essere consapevoli che in questo momento l’avventura di Styx presenta molte più ombre di quello che si poteva sperare.

Commento finale
Styx: Blades of Greed porta con sé un innegabile carico di ambizione. L’intento di Cyanide Studio di creare il capitolo definitivo del franchise stealth è evidente e traspare in quella che è di fatto l’avventura più grande e varia dell’arguto goblin dissacrante. In questo senso, il team di sviluppo ha fatto tesoro degli insegnamenti introducendo migliorie che segnano un deciso passo avanti rispetto allo Shards of Darkness uscito oramai quasi dieci anni fa. Tuttavia ciò che ostacola l’entusiasmo è purtroppo una ottimizzazione tecnica a dir poco problematica dell’Unreal Engine 5. Tra framerate instabile, stuttering ed incertezze grafiche assortite, allo stato attuale scivolare nell’ombra presenta evidenti compromessi che rendono l’esperienza lontana da quello che sviluppatori e pubblico speravano.



