Yakuza 3 è stato forse il titolo più sfortunato del franchise SEGA. Non tanto in senso assoluto, quanto piuttosto dal punto di vista squisitamente occidentale.
Arrivato dalle nostre parti con un largo anno di ritardo rispetto alla release giapponese (nei tardi anni 2000 era ancora frequente, purtroppo), l’esordio di Kazuma Kiryu su PlayStation 3 non fu particolarmente felice in Europa e Nord America. A causa infatti di riflessioni legate ad elementi ludici “non in linea con la cultura occidentale“, Yakuza 3 arrivò con vistosi tagli di contenuti. Missioni secondarie, aree opzionali e interi minigiochi vennero rimossi perché ritenuti incompatibili con il mercato non orientale.
Una ferita rimasta aperta nel cuore dei fan, che probabilmente pose il seme di un progressivo disinteresse verso la saga. La cui salvezza in Occidente (e relativa esplosione internazionale), anni dopo, fu esclusivo merito del miracoloso successo di Yakuza 0. Il cerchio sembrava essersi concluso con il rilascio di Yakuza 3 Remastered, finalmente una riproposizione più fedele della release originaria (al netto di trascurabili e minime omissioni) che aveva reso giustizia al titolo con quasi dieci anni di distanza.
Adesso che gli anni trascorsi dal titolo PS3 sono diventati quasi diciassette (sigh), SEGA ed il Ryu ga Gotoku Studio hanno valutato che i tempi fossero maturi per concerere il trattamento remake a Yakuza 3. Non solo rielaborando il titolo più sventurato della serie, ma altresì integrandolo con una appendice completamente inedita.
Yakuza Kiwami 3 & Dark Ties è disponibile dall’11 Febbraio per PC (via Steam), PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox Series e Nintendo Switch 2.
Versione testata: PlayStation 5
What’s the story morning glory
Yakuza Kiwami 3 & Dark Ties porta con sé tutta una serie di ritocchi e modifiche con un unico obiettivo: raccontare nuovamente l’episodio più bistrattato della saga di Kazuma Kiryu. Perché da fan, possiamo dirlo francamente: Yakuza 3 segnò l’inizio di una fase (completata da Yakuza 4 ed Yakuza 5) in progressivo affanno creativo, portando con sé sceneggiature sempre più deboli o caotiche. Pertanto l’operazione Kiwami sul terzo capitolo partiva con presupposti molto diversi e più accidentanti rispetto ai leggendari primi capitoli. Occorreva rendere tutto più coeso, fluido ed avvincente svecchiando le parti che accusavano il passaggio del tempo.
La storia parte da dove si chiudeva Kiwami 2. Kazuma Kiryu e la piccola Haruka partono per Okinawa, dove il drago di Dojima si ritrova a doversi occupare della gestione dell’orfanotrofio Morning Glory omaggiando il ricordo del mentore Shintaro Kazama. Il tempo sembra scorrere felicemente quando qualcosa turba la serenità. Il progetto di un resort di lusso minaccia la struttura di accoglienza e con essa la nuova famiglia di Kazuma. L’ex yakuza deciderà dunque di discutere della questione con il patriarca del locale clan Ryudo, apparentemente la mente dietro i solleciti di sfratto del Morning Glory. Emergerà una verità ben diversa che spingerà il protagonista a riprendere una vita lasciata da parte e tornare nella pericolosa Kamurocho.

Sebbene la storia sia rimasta fondalmentalmente la stessa dell’epoca (debolezze comprese), possiamo confermar che gli sviluppatori sono riusciti nel loro intento. Yakuza Kiwami 3 si dirama adesso in una narrazione più omogenea rispetto al passato e soprattutto maggiormente rispettosa nei confronti del canone del buon ritmo. Molte sequenze noiose sono state rimosse, altre sono state rielaborate in modo più significativo. Il tutto per garantire un’esperienza più fruibile dal pubblico del 2026. Sfidiamo infatti a preferire la lentezza della fase iniziale della versione originale di Yakuza 3.
Certamente, ci sono scelte che non sono passate inosservate. Anzi. Alcuni recasting (come l’interprete di Rikiya) e talune scelte (soprattutto alcuni risvolti del finale) hanno contribuito a creare un’ondata di scetticismo nei confronti del titolo. Se non addirittura di aperta animosità, soprattutto per motivi legati alle controversie di un attore. Senza entrare nel merito di vicende che non appartengono alle pagine di una recensione videoludica, quello che ci preme sottolineare è un altro aspetto. Crediamo sinceramente che si debba proporre opinioni su quello che i prodotti oggettivamente sono. Sempre con un pizzico di chiave soggettiva, perché i redattori non sono depositari del Verbo e non sono infallibili. Ma lasciarsi trasportare da riflessioni che non hanno una diretta ripercussione su quello che un titolo vuole raccontare e come vuol farlo, beh, è tutta un’altra questione.

La legge della strada
Ulteriore necessaria operazione posta in essere da Yakuza Kiwami 3 è legata allo svecchiamento del sistema di combattimento. Per motivi meramente anagrafici infatti, Yakuza 3 non era invecchiato benissimo ed occorreva rivistare l’intero comparto.
Adottando il moderno Dragon Engine (con risultati ottimi sul fronte della stabilità generale, anche al netto di qualche sbavatura su alcuni elementi grafici ed alcuni filtri rivedibili), Kiwami 3 concede al suo protagonista una ventata di freschezza. Non solo modernizzando quello che già c’era, ma anche aggiungendo un secondo stile di combattimento (Ryuuku) basato sull’uso di armi melee. Da un lato abbiamo dunque una versione ampliata della posizione del Drago di Dojima, dall’altro una soluzione alternativa che strizza l’occhio alle sperimentate in Pirate Yakuza in Hawaii.

Non possono poi mancare tutti quei contenuti che sono il sale ed il pepe del franchise, ovvero le attività extra ed opzionali. Tornano così i soliti vasti elenci di minigiochi, dai più tradizionali ai classici arcade, passando per i titoli dello storico Game Gear, vera chicca retrogaming di questo capitolo. Molte missioni secondarie presenti nell’originale sono state rimosse… ma se questo potrebbe sembrare un male, lasciateci finire la frase. Sono state rimosse, si, ma parliamo di quelle più ripetitive che mal si incastravano con la filosofia di Kiwami 3. E soprattutto, al loro posto sono stati inseriti nuovi succosi contenuti.
L’orfanotrofio, che nel titolo originale sembrava un po’ un’occasione persa per proporre qualcosa di diverso, è adesso il fulcro del Life at Morning Glory. Si tratta di una sezione ispirata al concept dello slice of life in cui Kiryu dovrà aiutare i bambini in tutta una serie di attività casalinghe. Dai compiti per casa all’orto, passando per la nobile arte del cucito, il protagonista porterà a termine diversi incarichi per consolidare il legame con gli orfani. Uno spaccato davvero significativo per contestualizzare il legame di Kiryu con il Morning Glory, assente inspiegabilmente in Yakuza 3.
Abbiamo poi le missioni di Ragazzaccia Leggendaria, Ragazzaccio Drago. Kiryu si ritroverà ad entrare in una gang di motocicliste per difendere il territorio di Okinawa da rivali violenti e facinorosi. Si tratta di una mix tra gestionale in cui rinfoltire la banda con nuove reclute e battaglie campali. Ah e non mancano folli sezioni in moto. Ovvio.

Mine vaganti
La novità più evidente della produzione risiede in Dark Ties. Si tratta di un’appendice inedita, una vera e propria campagna aggiuntiva nella quale si vestono i panni di Yoshitaka Mine indagandone il passato prima degli eventi di Yakuza Kiwami 3.
La storia vede l’ambizioso Mine decidere di entrare nella yakuza facendo leva sulla conoscenza di Tsuyoshi Kanda, anche a costo di diventarne il suo braccio destro per tentare la scalata alla gerarchia del Tojo clan. La storia, per la verità piuttosto semplice e senza grossissimi scossoni, è perlopiù un pretesto per raccontare un modesto background narrativo della durata complessiva di circa otto ore.

Anche dal punto di vista ludico, la sensazione è di un contenuto extra che, seppur piacevole, sia sostanzialmente un modo per aggiungere minutaggio al prodotto. Le missioni legate al Kanda Damage Control, l’attività principale di Dark Ties, portano il protagonista a svolgere una serie di incarichi per proteggere i cittadini di Kamurocho. La classica arena di combattimento e i dungeon sotterranei son tutti leitmotiv cari alla saga, ma che sanno inevitabilmente di già visto.
Peccato poi per lo stile di combattimento del protagonista, che per motivi strutturali non può vantare lo stesso respiro di quello di Kiryu. Ma anche a volerlo prendere per ciò che è, ci siamo ritrovati davanti ad una variazione sul tema gradevole, a tratti inedito, in grado di rievocare alcune soluzioni adottate in altri capitoli della serie.

Commento finale
Yakuza Kiwami 3 & Dark Ties è l’ennesimo ottimo tassello di una saga oramai ultra ventennale. Il remake dello sfortunato terzo capitolo delle avventure di Kazuma Kiryu rielabora gameplay, storia e contenuti per renderlo un prodotto più fresco e stuzzicante. Non solo la campagna principale è adesso maggiormente divertente e scorrevole da giocare, ma anche l’appendice inedita dedicata a Yoshitaka Mine garantisce un pizzico di ulteriore varietà ad un pacchetto inequivocabilmente solido. Molto si è parlato delle controversie legate al titolo (principalmente legate a scelte narrative e di casting, oltre a nuovi contenuti che in alcuni casi han sostituito quelli più vecchi), ma sinceramente ci sembra che parlino di tutto meno che della validità del titolo in sé e per sé. La saga dovrà inevitabilmente fare i conti con il futuro prossimo e tutto ciò che ne comporta. Ma tornare all’orfanotrofio Morning Glory dopo tutti questi anni non potrebbe essere più confortante di così.




