Bastava un suo disegno per sentire l’odore dell’olio sacro e il peso di diecimila anni di guerra. John Blanche, il visionario che con matite e acquerelli ha costruito l’anima visiva dell’universo grimdark, è morto all’inizio di questa settimana. La notizia è arrivata da Trish Carden Miniatures and Design, con un comunicato pubblicato su Facebook che in poche ore ha fatto il giro del mondo.
“John era un artista capace di ispirare chiunque, devoto alla famiglia e amico sincero per moltissimi”, si legge nel post. “Sempre generoso con il suo tempo e la sua conoscenza, era amato da tutti quelli che lo hanno conosciuto e con cui ha lavorato. Ci mancherà immensamente. L’universo di Warhammer ha preso vita attraverso la sua visione del grimdark e so che la sua arte ha significato moltissimo per tanti di voi. Lascia un’eredità enorme, che ha arricchito l’esistenza di tantissime persone”.
Non era il vero imperatore (e proprio qui sta il genio)
Se esiste un’immagine capace di raccontare da sola quarant’anni di storia di Warhammer 40.000, è l’Imperatore dell’Umanità assiso sul Trono d’Oro. Quella tavola, entrata nel codice genetico di intere generazioni di appassionati, alla lettera. In alcune interviste l’artista aveva spiegato di non aver mai voluto raffigurare l’Imperatore “reale”, ma piuttosto l’icona che i pellegrini in arrivo su Terra potevano ammirare una volta giunti al cospetto di quello che credevano il Dio dell’Umanità.
La verità, nella sua immaginazione, era più cruda e tecnologica: il corpo autentico dell’Imperatore sopravvive in un tubo di vetro, nascosto dietro la facciata e collegato a macchinari innominabili. Un’intuizione che quarant’anni dopo alimenta ancora i dibattiti sulla lore contemporanea, segno di quanto la sua arte non fosse semplice illustrazione, ma scrittura per immagini.
Dai Blood Angels all’undicesima edizione, il peso di un’icona
Blanche è stato anche l’autore della copertina della seconda edizione del box base di Warhammer 40.000, quella che mise i Blood Angels al centro della scena. Un’illustrazione rimasta incisa nella memoria collettiva degli appassionati, al punto che Games Workshop ha deciso di riprenderne composizione e atmosfera per il cofanetto dell’undicesima edizione, in arrivo nelle prossime settimane. In un settore dove cambia tutto a ogni giro di boa editoriale, il fatto che uno studio torni a guardare un dipinto di trent’anni fa la dice lunga sulla statura dell’artista.
L’uomo dietro il pennello aveva iniziato a collaborare con Games Workshop negli anni Settanta, per poi ritirarsi nel 2023, dopo una carriera che ha attraversato cinque decenni. Negli ultimi anni aveva affrontato diversi problemi di salute.
Un sottogenere nato da un tratto
La notizia della scomparsa ha scatenato un’ondata di messaggi fra scrittori, pittori di miniature e game designer. “Non c’è libro che io scriva senza tornare prima alle splendide concept art che ha prodotto, capaci di dare forma all’aspetto di un futuro oscuro e decadente come nessun altro”, ha scritto su X l’autore Justin Hill. L’account FireFlyPaints lo ha salutato come “il nonno dello stile Grimdark” e ha aggiunto: “Una delle più grandi influenze nel mio modo di dipingere. La Campana delle Anime Perdute suona ancora una volta”. Parole asciutte che confermano quanto il linguaggio visivo inventato da Blanche sia diventato una grammatica condivisa, non un semplice repertorio di bozzetti.
Lo scrittore Gary Moloney ha allargato il campo, toccando un punto decisivo: “Un artista il cui lavoro ha definito un intero sottogenere del fantasy e della fantascienza. Ha generato una legione di creatori che hanno costruito personaggi e mondi dentro al suo universo, o anche solo occupato un angolino del suo immaginario”. Difficile trovare una sintesi migliore per spiegare perché John Blanche non sia stato soltanto un illustratore di Games Workshop, ma un demiurgo capace di lasciare un segno che va molto oltre il tavolo da gioco.
