L’avventura narrativa a tinte supereroistiche Dispatch, sviluppata dai veterani di AdHoc Studio, è finalmente approdata su Nintendo Switch 2. Tuttavia, il lancio del gioco è stato accompagnato da un’accesa polemica che sta dividendo la community. La versione per la console della casa di Kyoto è pesantemente censurata, e a differenza delle altre piattaforme, i giocatori non hanno alcuna possibilità di disattivare i filtri.
Ma chi è il vero responsabile di questa scelta? E perché Nintendo, che negli ultimi anni ha aperto le porte a numerosi titoli hentai e adult-only, ha imposto restrizioni così rigide proprio su Dispatch?
I Contenuti Censurati
Dispatch è noto per il suo stile artistico unico e il suo umorismo tagliente, che include occasionali scene di nudità e gestacci. In tutte le altre versioni (PC, PlayStation, Xbox), il gioco offre un’opzione nel menu per attivare o disattivare la censura. Su Switch e Switch 2, invece, questa opzione è completamente bloccata.
Un esempio (e piccolo spoiler) è la scena che coinvolge la supereroina Blonde Blazer. In un momento comico, il giocatore deve decidere se far notare alla collega che un capezzolo spunta dal suo vestito o far finta di nulla. Nella versione Nintendo, l’intera area è coperta da un’enorme barra nera, che distrugge l’efficacia e la sottigliezza del dialogo originale.
La risposta di AdHoc Studio e Nintendo
In una dichiarazione rilasciata a Eurogamer, AdHoc Studio ha spiegato che la decisione è stata necessaria per soddisfare i “criteri di rilascio” del Nintendo eShop. “Abbiamo lavorato con Nintendo per assicurarci che il contenuto incontrasse i criteri per le loro piattaforme”, ha affermato lo studio, pur ribadendo che l’esperienza narrativa centrale rimane identica.
Dall’altro lato, Nintendo ha risposto tramite GoNintendo scaricando, di fatto, la responsabilità sugli sviluppatori: “Nintendo richiede che tutti i giochi ricevano valutazioni da organizzazioni indipendenti (come ESRB o PEGI) e rispettino le nostre linee guida. Nintendo non apporta modifiche ai contenuti dei partner”.

La classificazione CERO: Il vero motivo è il Giappone?
Molti analisti ed esperti di settore puntano il dito verso il sistema di classificazione giapponese, il CERO. A differenza dell’Occidente infatti, il CERO ha regole ferree e quasi proibitive sulla nudità e sullo smembramento.
Il problema risiede nella natura stessa dell’eShop di Nintendo: spesso, la casa di Kyoto pubblica un’unica versione globale di un gioco che cambia lingua in base alle impostazioni della console. Se un gioco deve essere venduto anche sullo store giapponese, deve superare i test CERO. E se quindi esiste una sola versione mondiale, i limiti imposti dal CERO finiscono per applicarsi anche ai giocatori delle altre regioni.
A questo punto molti si potrebbero chiedere perché titoli come Cyberpunk 2077 su Switch 2 non abbiano subito lo stesso trattamento. La risposta è tanto semplice quanto costosa: CD Projekt RED ha rilasciato due versioni separate. Quella occidentale è completa, mentre quella giapponese è una versione “CERO Z” censurata.
Per un team indipendente e più piccolo come AdHoc Studio, gestire, patchare e sottoporre a certificazione due build diverse del gioco avrebbe comportato costi e tempi insostenibili. La censura globale quindi, per quanto sgradita ai fan, è stata probabilmente l’unica mossa percorribile per portare il titolo su console Nintendo.
Un bivio etico per gli Sviluppatori
Il caso Dispatch riapre così il dibattito sulla libertà creativa degli sviluppatori nell’era della distribuzione globale digitalizzata. Mentre la community chiede una patch che sblocchi i contenuti almeno nelle regioni dove non sono proibiti, il silenzio tra Nintendo e AdHoc suggerisce che la situazione rimarrà invariata.
Voi cosa ne pensate? È giusto sacrificare la visione artistica per garantire la massima distribuzione, o Nintendo dovrebbe permettere una gestione più flessibile dei contenuti per adulti?
