Quando tre veterani dell’industria nordamericana mollano i blockbuster per fondare qualcosa di volutamente piccolo, conviene ascoltare. Studio Reset è la nuova realtà canadese dietro cui troviamo Kaelin Lavallee, Kris Schoneberg e Francis Lacuna, nomi che hanno attraversato franchise come Mass Effect, Dragon Age, The Long Dark e Anthem. La loro prima creatura è già in cantiere: un “mistero soprannaturale neon-noir” ambientato in una città canadese stilizzata, dove il paesaggio urbano diventa teatro di indagini fuori dall’ordinario.
Parallax Deduction: la prospettiva fa la differenza
Al cuore del progetto c’è un sistema battezzato Parallax Deduction, costruito sull’idea che osservare un caso non sia mai un’operazione neutra. «Ci interessano i misteri che danno fiducia al giocatore», spiega il direttore del design Kris Schoneberg. «Un buon enigma deve farti sentire intelligente, non confuso. Con Parallax Deduction vogliamo che i giocatori capiscano che la prospettiva è parte della prova. Chi guarda il caso è importante, perché ogni investigatore porta con sé competenze, storia, istinti e punti ciechi diversi.»
Tradotto in meccaniche: cambio di investigatore, cambio di lettura degli indizi. Niente verità assoluta consegnata dall’alto, ma una rete di possibili interpretazioni da navigare con attenzione.
Un mondo bello, inquietante e familiare nel modo sbagliato
La direzione artistica punta a un’estetica che sfiori il riconoscibile per poi deformarlo quel tanto che basta a generare inquietudine. Il direttore artistico Francis Lacuna lo sintetizza così: «Vogliamo che Studio Reset sia riconosciuto per giochi che parlano di luoghi strani, storie nascoste e personaggi curiosi costretti a svelarle. Visivamente stiamo costruendo un mondo che sembri bello, inquietante e familiare nel modo sbagliato. Il tipo di luogo in cui l’ordinario inizia a sembrare come se nascondesse qualcosa.»
Niente paura dell’atmosfera, dunque, e nessuna intenzione di rassicurare il giocatore a ogni svolta.
Sostenibilità prima di tutto
Studio Reset nasce da un rapporto di lavoro consolidato negli anni e da una convinzione condivisa: costruire giochi con intenzione e sostenibilità, fuori dalla macchina tritadipendenti dei tripla A. «Studio Reset è volutamente piccolo», chiarisce il produttore e direttore creativo Kaelin Lavallee. «Non stiamo cercando di ricreare un kolossal su scala ridotta. Vogliamo costruire mondi originali con focus, intenzione e un team che possa restare vicino al lavoro, alla visione creativa e ai giocatori per cui realizziamo i giochi.»
Il modello è chiaro: proprietà intellettuale originale, ambizione sostenibile ed esperienze cucite addosso a chi cerca misteri adulti, profondi e atmosferici, senza la frustrazione di rompicapi arbitrari.
Addio Moon Logic: la deduzione deve essere conquista
Il team mette subito le mani avanti su un punto che ha fatto dannazione di molte avventure grafiche: la cosiddetta moon logic, quella logica per cui la soluzione di un enigma sembra uscita dal cilindro personale del designer anziché dagli indizi sparsi nel mondo di gioco. Qui la filosofia è opposta. Scovare un movente nascosto, aprire un percorso bloccato o collegare due dettagli all’apparenza incongruenti deve restituire la sensazione di aver capito qualcosa con la propria testa, usando osservazione, contesto e deduzione.
Primi passi e porte aperte
Il progetto di debutto è nelle fasi iniziali e gode del supporto del Canada Media Fund. L’annuncio segna l’avvio di uno sviluppo che si preannuncia lungo, ma Studio Reset sceglie la trasparenza fin da subito: porte aperte a giocatori, colleghi e potenziali partner interessati a giochi fatti di mistero, atmosfera e storie guidate dalla scoperta.
