Hands On: Escape the Baby Alarm – Il caos della genitorialità diventa un’accogliente Escape Room

Diventare genitori cambia tutto. Cambia i ritmi, le priorità e persino la percezione dello spazio e del tempo. Ma chi avrebbe mai detto che il meraviglioso e devastante caos dei primi mesi di vita di un figlio potesse trasformarsi nella formula perfetta per un puzzle game?

Sarò onesto, sono diventato papà da pochissimo e, con una bambina di due anni per casa, la parola “complicato” assume sfumature ed estensioni geometriche prima inimmaginabili. Il tempo per se stessi? Semplicemente azzerato. Guardare un film dall’inizio alla fine senza interruzioni è un’utopia; uscire a godersi una serata in tranquillità è un concetto sbiadito nei ricordi. Si finisce per fare i salti mortali anche solo per gestire la normale cura della propria persona. Credo sinceramente di non aver mai avuto la barba e i capelli così lunghi in tutta la mia vita.

Allo stesso tempo, però, si tratta di un’esperienza incredibile, un viaggio che non ha eguali, fatto di – come ricorda il gioco stesso – “orgoglio infinito” e “preoccupazioni infinite”. Guardare un figlio crescere giorno dopo giorno, vederlo scoprire per la prima volta la luna nel cielo, rimanere incantato davanti a una coccinella sul prato, o ascoltarlo mentre impara faticosamente a pronunciare le sue prime, storpiate parole è qualcosa di impagabile. Vedere la meraviglia pura nei loro occhi mentre esplorano il mondo che ci circonda ripaga di ogni singola notte insonne.

È esattamente in questa dualità tra amore incondizionato e delirio logistico che si inserisce Escape the Baby Alarm. Sviluppato da Julie Bjørnskov, una neomamma che, subito dopo il congedo di maternità, ha deciso di fare il grande passo nel mondo dello sviluppo indie a tempo pieno, il titolo traspone le piccole “avventure e disavventure” quotidiane che ogni neogenitore conosce fin troppo bene in una serie di piccoli rompicapo in stile escape room.

Con un neonato conta più l’esperienza che la logica, provare per credere

La premessa narrativa è geniale nella sua semplicità: una madre esausta, svegliata per l’ennesima volta nel cuore della notte, fissa il display del baby monitor finché, in un lampo di magia, viene letteralmente risucchiata al suo interno. Si ritrova così in un mondo surreale, colorato e caotico, dove per tornare alla realtà dovrà risolvere una serie di enigmi logici basati proprio sui bisogni primari del suo bambino.

Provando la demo attualmente disponibile su Steam, devo ammettere una cosa con estrema franchezza: alcuni dei puzzle presenti penso di averli risolti più sulla base della mia reale esperienza sul campo che non seguendo una rigida logica videoludica.

Un esempio? Il bimbo ha iniziato a piangere e dovete riordinare una serie di attività per poterlo calmare. Controllate prima il biberon o la ninna nanna? Prima il pannolino o il ciuccio? La risposta non è sempre scontata, ma se avete avuto a che fare con qualcuno di questi esoterici oggetti alle tre di notte, la soluzione vi verrà quasi automatica.

Dal punto di vista della progressione, i primissimi enigmi si presentano in modo piuttosto basilare. Il consiglio, però, è quello di concedere al gioco il giusto tempo per scaldarsi. Non fermatevi alle battute iniziali: non appena si supera la fase dell’ingresso del baby monitor, il level design compie un netto balzo in avanti e le cose iniziano a farsi decisamente più stratificate, stimolanti e divertenti.

Meravigliosamente illustrato a mano

La vera punta di diamante della produzione, tuttavia, risiede nel suo comparto visivo. Il gioco sfoggia delle splendide illustrazioni create interamente a mano, caratterizzate da una palette di colori vibranti, quasi psichedelici. Lo stile artistico si colloca in quel meraviglioso punto di intersezione tra la doodle art contemporanea e le evidenti influenze pop-allucinate del lavoro di Mike Perry per la serie cult Broad City. È una gioia per gli occhi che riesce a rendere caldo, accogliente e incredibilmente magnetico anche il disordine più totale.

Escape the Baby Alarm promette di essere una piccola perla per gli amanti dei cozy games e per chiunque voglia sorridere (e un po’ immedesimarsi) nelle fatiche della genitorialità. Pensato per avere la durata di un buon film (tra l’una e le due ore), l’esperienza si preannuncia tanto intensa quanto rilassante. La demo è disponibile ora su Steam e se siete un genitore in attesa, un neo papà/mamma (beati voi che avete tempo libero) o reduce nostalgico (seriamente?!) di quei tempi, merita assolutamente un’occhiata, in attesa del gioco completo che dovrebbe arrivare nel terzo trimestre (Q3) del 2026.

Arturo D'Apuzzo
Arturo D'Apuzzo
Nella vita reale, investigatore dell’incubo, pirata, esploratore di tombe, custode della triforza, sterminatore di locuste, futurologo. In Matrix, avvocato e autore di noiosissime pubblicazioni scientifiche. Divido la mia vita tra la passione per la tecnologia e le aride cartacce.

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