Morbo K, in arrivo la miniserie Rai sulla frode scientifica che salvò gli ebrei romani dalla deportazione

La Rai ha confermato ufficialmente che la miniserie Morbo K – Chi salva una vita salva il mondo intero andrà in onda il 27 e 28 Gennaio per commemorare il Giorno della Memoria.

L’attesa fiction si ispira ad una storia vera di coraggio ed eroismo: l’utilizzo di una malattia inventata, il “morbo di K”, dal primario dell’ospedale Fatebenefratelli Giovanni Borromeo per salvare gli ebrei italiani dalle persecuzioni nazifasciste a Roma. La sinossi della serie richiama il settembre del 1943. Il capo delle SS Kappler (Christoph Hülsen) sta ricattando tutta la comunità ebraica. La richiesta di 50 chili d’oro per salvare loro la vita e non essere deportati nei campi di concentramento è atroce e non riesce a convincere il professor Prati (Vincenzo Ferrera), il direttore dell’ospedale Fatebenefratelli. Deciso ad evitare un genocidio con ogni mezzo possibile, fa trasferire segretamente alcune famiglie ebree in un reparto speciale nella nota struttura dell’isola Tiberina. Con l’escamotage di un’invenzione di una malattia estremamente contagiosa che necessita di una stretta quarantena: il “morbo di K”.

Una storia che non parlerà dunque delle gesta eroiche sui campi di battaglia, bensì il coraggio di uomini come Oskar Schindler, la cui audacia è stata rappresentata su grande schermo da Liam Neeson in Schindler’s List, il film vincitore di sette premi Oscar del 1993 diretto da Steven Spielberg.

Realizzata in collaborazione con Fabula Pictures, la miniserie è diretta dal regista Francesco Patierno con protagonista Vincenzo Ferrera. Nel cast anche Giacomo Giorgio, Luigi Diberti ed il compianto Antonello Fassari, nella sua ultima apparizione televisiva.

La vera storia del “Morbo di K”

La vera storia di Giovanni Borromeo e del “Morbo di K” contiene alcune differenze rispetto allo sceneggiato televisivo che andrà in onda tra pochi giorni. Ma quale è la vera storia?

La malattia inventata dal primario del Fatebenefratelli venne così ribattezzata dalle iniziali degli ufficiali nazisti Kesselring e Kappler. I medici dell’ospedale lavorarono con coesione alla compilazione di false cartelle cliniche per avvalorare le caratteristiche “contagiosissime” della malattia, in modo tale da scoraggiare i nazisti anche solo dal verificare le identità dei pazienti. Al morbo di K fu dedicato così un reparto speciale in cui furono ricoverati sotto falso nome ebrei e polacchi. Questi restavano qualche giorno fino a quando da una tipografia non arrivavano clandestinamente falsi documenti di identità in modo da permettere loro la fuga, dopo essere stati dichiarati morti con il loro vero nome.

Il 16 ottobre 1943 le truppe tedesche della Gestapo entrarono nel ghetto e in altre zone della città per un rastrellamento che porterà all’arresto di oltre mille persone, la maggior parte deportata direttamente ad Auschwitz. Alcuni riuscirono a fuggire, trovando rifugio presso l’ospedale Fatebenefratelli. Il dottor Borromeo, insieme al medico ebreo Vittorio Emanuele Sacerdoti, falsificarono le cartelle cliniche, segnando per tutti i fuggitivi la stessa diagnosi, il morbo di K. Lo stesso Dottor Borromeo arrivò a dover spiegare personalmente ai soldati la pericolosità del morbo per farli desistere dall’ispezionare il padiglione.

Una ricostruzione storica attendibile?

La produzione RaiFiction si discosterà parzialmente dal reale avvenimento storico, per più di una ragione.

La miniserie introdurrà ad esempio la figura di Silvia Calò. Interpretata da Dharma Mangia Woods, sarà una giovane ricoverata che si innamora del giovane assistente di Prati. Tuttavia, quello che sta facendo discutere maggiormente è destinato a far discutere maggiormente è l’assenza, dalla ricostruzione della vicenda, di personaggi fascisti. Ad esclusione di un paio di apparizioni minori, i fascisti sembrano infatti esclusi dalla rappresentazione della Roma del 1943.

A tal riguardo, lo sceneggiatore Peter Exacoustos ha dichiarato a Dagospia: “Raccontare questa pagina storica vuol dire muoversi in una zona grigia, io stesso ho ravvisato criticità, a partire dalla partecipazione della polizia fascista al rastrellamento. Ci sono versioni storiche diverse e non univoche. Sicuramente i nazisti non avrebbero potuto fare tutto da soli, senza un aiuto dall’interno. Non sono andato più a fondo perché mancavano elementi storici certi cui appoggiarsi. Inoltre non volevamo fare un processo storico ma cercare le emozioni dentro i fatti”.

Particolarmente critico sul punto è stato Riccardo Saccone, segretario generale CGIL, secondo cui la miniserie si rivelerà essere “un’opera di ricostruzione fantasiosa della storia”.

Danilo Di Gennaro
Danilo Di Gennaro
Viaggiatore nel tempo, utilizzatore della Forza, ex SOLDIER di 1° classe. Accanto ad una passione incrollabile verso il media videoludico da oltre 30 anni, nel tempo mi appassiono quadrimensionalmente a tutto ciò che proviene dal Giappone, nonché a cinema, serie tv, supereroi e molto altro. Allons-y.

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