Recensione 007 First Light: Licenza di uccidere

A quattordici anni di distanza dal dimenticabile 007 Legends, James Bond torna finalmente sui nostri schermi e lo fa nelle mani che probabilmente più di tutte aspettavamo di vedere al volante di questo progetto: quelle di IO Interactive. Lo studio danese, dopo aver perfezionato per oltre due decenni l’arte dell’omicidio metodico con la saga di Hitman, accetta la sfida di reinventare il più iconico agente segreto della cultura pop occidentale, e lo fa scegliendo la via meno scontata: una storia delle origini scritta da zero, con un Bond appena ventiseienne ancora alle prese con i propri demoni e con un’autorità che ancora non sa se può fidarsi di lui. Il risultato è 007 First Light, e dopo averlo terminato su un parco hardware piuttosto eterogeneo possiamo dire che si tratta probabilmente del miglior gioco di James Bond degli ultimi trent’anni. Quanto questo significhi in valore assoluto, però, è un discorso che merita di essere affrontato senza filtri in questa recensione.


Versione testata: PC (Steam)


La spia che mi amava

L’idea di base è tanto semplice quanto sorprendentemente fertile sul piano narrativo: raccontarci come James diventa Bond, James Bond. Patrick Gibson, già visto in Dexter: Original Sin e in Shadow and Bone, presta volto e voce a un protagonista che vuole sentirsi ancora un po’ acerbo, un po’ impulsivo, un po’ troppo sicuro di sé per il proprio bene. La scrittura lavora bene su questo aspetto, costruendo un arco di crescita in cui l’arroganza giovanile si scontra ripetutamente con la fredda burocrazia dell’MI6 e con un mentore, John Greenway, interpretato da un Lennie James in stato di grazia. Greenway è uno dei personaggi più riusciti dell’intero pacchetto: ex doppio zero, freddamente professionale, convinto che il giovane Bond sia un cane sciolto pericoloso più che una promessa.

Intorno a loro orbita un cast di supporto di rara qualità. Priyanga Burford regala una M severa e magnetica che ricorda i toni migliori della Judi Dench dell’era Brosnan-Craig, Kiera Lester restituisce a Moneypenny una dignità operativa che il cinema le ha negato per decenni, e poi c’è Lenny Kravitz nei panni del villain Bawma, un trafficante d’armi tanto teatrale quanto inquietante, che gestisce un mercato nero situato in una città fittizia chiamata Aleph e che ha l’abitudine — molto bondiana, va detto — di dare in pasto agli alligatori chi lo contraria. Insomma un cast che non sfigurerebbe nemmeno nella controparte cinematografica della saga e che anzi Amazon MGM Studios dovrebbe sicuramente tenere d’occhio per la prossima trilogia.

La storia ci porta dall’Islanda alla Slovacchia, da Malta alla Mauritania fino al Vietnam e all’Antartide, in un tour mondiale che il franchise cinematografico non si concede da tempo con tale generosità geografica. Il tono è quello giusto: meno cinico di Casino Royale, meno parodistico dei Bond di Roger Moore, perfettamente bilanciato sull’umorismo britannico secco e sulle citazioni intelligenti per chi conosce a memoria la filmografia di riferimento.

L’Uomo dalla pistola d’oro

Il timore più grande, fin dai primi trailer, era che 007 First Light fosse una semplice skin di Hitman World of Assassination. La paura era legittima – il Glacier Engine è lo stesso, la struttura a missioni con obiettivi multipli ricorda apertamente i sandbox dell’agente pelato più amato dei videogiochi – eppure, pad alla mano, il gioco rivela un’identità autonoma, certamente influenzata dal background dello sviluppatore, ma in grado di smarcarsi sotto più aspetti.

Dove Hitman richiede una pianificazione certosina di ogni movimento e l’errore è punito con la stessa rigidità di una partita a scacchi, in First Light, Io Interactive ha mantenuto il carattere impulsivo, il gusto per l’ improvvisazione e la capacità di reazione quando il piano salta in aria tipica del James Bond cinematografico (meno di quello letterario). Le missioni mantengono spesso quella natura “a cipolla” di percorsi multipli cara allo studio danese, con travestimenti, distrazioni ambientali e gadget da recuperare dall’inossidabile Q (qui in una rilettura squisita, una sorta di gentleman dandy distinto e leggermente squilibrato, molto diverso dal nerd con gli occhiali neri visto nella saga con Daniel Craig), ma sono incastonate in una struttura molto più lineare e cinematografica, con cutscene di alto livello e set piece pensate per impressionare.

Le fasi di infiltrazione, soprattutto nelle missioni centrali e in quelle conclusive, sono autentiche perle di design. Penetrare un nightclub maltese fingendosi un investitore facoltoso, raccogliere indizi origliando conversazioni mentre si sorseggia un Martini in piedi al bancone, sfruttare l’orologio (l’immancabile Omega con cinturino NATO) per disattivare o hackerare dispositivi trasuda Bond da ogni poro. Il sistema dei gadget è probabilmente la cosa più riuscita dell’intero pacchetto, con strumenti come la penna esplosiva, la fotocamera stordente e il dispositivo di hacking integrato nell’orologio che possono essere usati creativamente in modi sempre diversi. Tutto questo, però, non si risolve in una sorta di Watchdogs di Ubisoft in cui hackerare in maniera indiscriminata la qualunque. Le cariche di hacking, i dardi avvelenati, i fumogeni, sono disponibili in misura limitata durante le missioni e vanno ricaricate raccogliendo prodotti chimici e batterie nell’ambiente di gioco.

Nonostante tutto, però, le fasi più viscerali e divertenti del gioco rimangono quelle action. Quando il piano salta – e salta sempre, perché siamo in un Bond e non in un Hitman – il gioco si trasforma in un cinematico shooter in terza persona dal ritmo sostenuto, con un sistema di copertura fluido, un gunplay pesato e corposo, e alcune end moves davvero brillanti: l’idea di poter lanciare l’arma scarica contro un nemico per stordirlo, scattare in avanti, finirlo in corpo a corpo e prendergli il fucile al volo meriterebbe da sola un applauso. Questi piccoli dettagli da regia di azione cinematografica fanno la differenza, e in più di un’occasione regalano momenti davvero indimenticabili come per esempio la scena in cui affronterete un combattimento sulla stiva di un aereo cargo in volo, inclinando il velivolo per scaraventare nemici e casse contro le pareti e procedere fino alla cabina di pilotaggio.

Bersaglio mobile

Il corpo a corpo, sviluppato sotto la supervisione di un ex programmatore della saga Batman: Arkham, eredita l’inconfondibile filosofia del freeflow combat: parate, contrattacchi e prese contestuali con l’ambiente circostante. Funziona, soprattutto nei momenti in cui Bond sfrutta oggetti di scena – estintori, ringhiere, tavoli da biliardo – per end moves brutali e coreografiche. C’è però una verità da dire: per buona parte della prima metà del gioco, prima che si sblocchino le abilità avanzate, il sistema appare un po’ limitato, che fatica a tenere il passo della qualità del resto del pacchetto. Migliora sensibilmente con il tempo e con il progresso delle abilità, ma resta probabilmente l’elemento più discutibile della formula ludica.

Discorso a parte, e più severo, va fatto per le sezioni di guida. Bond senza le sue auto non è Bond, lo sappiamo tutti, e IO Interactive ha cercato di onorare la tradizione con sequenze automobilistiche di ogni tipo, dagli inseguimenti urbani con sportive italiane e le immancabili Aston Martin, alle scappate disperate a bordo di camion e dune buggy. Il problema è che il modello di guida, per quanto cinematograficamente d’impatto, è poco appagante da pilotare. Le auto sportive risultano gommose, eccessivamente assistite, quasi come se il gioco stesse continuamente combattendo contro il giocatore per correggerne la traiettoria. Non sono sequenze brutte da vedere – anzi, la regia degli inseguimenti è spettacolare – ma sono incontestabilmente l’anello più debole dell’intera proposta. Fortunatamente sono relativamente poche e di breve durata.

Rispetto all’ultimo Hitman, il gioco perde indubbiamente in profondità sandbox e in rigiocabilità (anche se è presente una modalità TacSim per riaffrontare le missioni con sfide aggiuntive), ma guadagna in immediatezza narrativa, in spettacolarità delle ambientazioni e in qualità della scrittura.

Il Domani non muore mai

Veniamo alle prestazioni, capitolo cruciale per chi gioca su PC: proprio per questo abbiamo deciso di provare il gioco su diverse configurazioni.

La prima configurazione è il nostro top tier, con 9800x3D, NVIDIA RTX 5090, 64GB DDR5 a 6400 MHz cl30. La seconda configurazione è invece sempre basata sulla CPU Best Buy di AMD il Ryzen 9800x3D ma abbinata ad una Radeon RX 9070 XT. La terza configurazione prevede invece la CPU 9600X di AMD più la RADEON 9060XT, scheda RDNA 4 Entry level di AMD.

Vi diciamo subito che su tutte le configurazioni i risultati ci hanno più che soddisfatto. Sul lato dell’eccellenza visiva pura, infatti, il Glacier Engine si conferma un motore solido e ottimizzato. Su una NVIDIA RTX 5090 con tutto al massimo in 4K nativi senza DLSS, il gioco viaggia stabilmente tra i 90 e i 120 fps, allineandosi perfettamente al refresh massimo del mio OLED LG C2 da 42 pollici. Su una Radeon RX 9070 XT sempre in 4K, con tutti i dettagli al massimo e FSR impostato su Qualità, il framerate si attesta tra gli 80 e i 90 fps, mentre la RX 9060XT della configurazione entry level, riesce a tenersi tra i 50 e i 60 fps con qualche piccolo calo durante le scene più affollate con il preset Ultra in risoluzione 2K e addirittura senza FSR.

Il dato più sorprendente arriva però dalla portabilità. Sulla MSI Claw 8 AI+ a 1080p con dettagli su Low (texture su High, FSR su Qualità, niente XeSS multi-frame gen non supportato), il gioco gira tra i 45 e i 60 fps con un’esperienza visiva e di gameplay sorprendentemente piacevole. È qui che si capisce il lavoro fatto sulla scalabilità: anche tagliando aggressivamente le impostazioni, il colpo d’occhio rimane più che dignitoso, segno di una direzione artistica solida che regge anche su hardware molto più modesto.

Detto questo, sul fronte tecnico-grafico puro va riconosciuta una verità scomoda: 007 First Light non è un gioco dalla grafica spaccamascella. È pulito, ben illuminato, dotato di una buona resa volumetrica del fumo (vantata da IO come una tecnologia proprietaria innovativa) e con texture di buona fattura, ma il colpo d’occhio appare leggermente antiquato rispetto agli standard più ambiziosi del 2026. Il sistema di illuminazione globale dinamica regge bene, ma all’attuale stato del gioco mancano sia il ray tracing hardware sia il path tracing — quest’ultimo è previsto in un aggiornamento estivo che porterà anche il supporto al DLSS Ray Reconstruction. Anche il menù delle opzioni grafiche non è completissimo e un po’ scomodo da utilizzare.

È evidente che il pieno potenziale visivo del titolo sarà sbloccato solo da quel momento in poi, il che è insieme una buona e una cattiva notizia: ora si può giocare benissimo, ma chi vorrà la massima resa probabilmente attenderà l’update.

Ci sono poi alcune scelte tecniche francamente discutibili che meritano una nota. L’assenza di uno slider per il campo visivo (FOV) è un peccato grave su PC, specialmente per chi gioca su monitor ultrawide o su schermi di grandi dimensioni. L’antialiasing TAA nativo è sotto la media, restituendo un’immagine granulosa che persino il DLSS Quality riesce a battere agilmente. E poi c’è la disparità nel trattamento delle tecnologie di upscaling: il DLSS 4.5 con Multi Frame Generation fino a 6x è implementato in pompa magna grazie alla partnership con NVIDIA, mentre AMD si deve accontentare di un FSR 3.1.5 senza Frame Generation (nonostante FSR 3 lo supporti nativamente), e Intel XeSS è completamente assente. Una scelta che lascia un retrogusto amaro, soprattutto per chi gioca su Radeon a meno di non usare stratagemmi come Optiscaler.

La morte può attendere

Un capitolo a parte merita il comparto audio. La libreria musicale Bond è un’arma potente, e 007 First Light la usa con la precisione di un cecchino: i temi orchestrali iconici emergono nei momenti giusti, miscelati a partiture moderne dal taglio thriller che alzano la tensione senza mai diventare invadenti. Il tema principale “First Light” cantato da Lana Del Rey è probabilmente la migliore canzone Bond dai tempi di “Skyfall” di Adele, e da sola vale la pena di restare immobili durante i titoli di coda. Il sound design dei gadget, delle armi e degli ambienti completa un quadro audiofilo di altissimo livello, che testimonia quanto IO abbia capito che Bond, prima che un personaggio, è un’estetica multisensoriale.

Commento finale

007 First Light è il miglior gioco di James Bond dai tempi di GoldenEye 007, e probabilmente il più ambizioso mai sviluppato. Non significa che sia perfetto: il sistema di guida è discutibile, il corpo a corpo decolla tardi, il comparto grafico è solido ma non rivoluzionario, e alcune scelte tecniche sul fronte upscaling penalizzano gli utenti AMD e Intel in modo ingiustificato. Eppure, quando il gioco trova il suo ritmo – e lo trova spesso – riesce a far brillare l’essenza del Bond cinematografico in modo che nessun altro videogioco del franchise era mai riuscito a fare. Le fasi action sono le più divertenti e immediate, ma sono le sezioni di infiltrazione, con la loro libertà di approccio ereditata dalla scuola Hitman, a confermare che IO Interactive ha capito esattamente cosa rende Bond magnetico: l’eleganza nell’approccio, l’improvvisazione nell’esecuzione, e quel briciolo di arroganza che è un marchio di fabbrica da Sean Connery fino a Daniel Craig.

Su PC, il gioco si comporta egregiamente sulla fascia alta, con la RTX 5090 che lo macina in 4K nativo a oltre 100 fps e le Radeon 9070XT e 9060XT che si difendono benissimo sia con FSR che senza. Anche su un dispositivo portatile come l’MSI Claw 8 AI+ l’esperienza è sorprendentemente godibile, segno di una scalabilità ben calibrata. Il tutto in attesa del path tracing previsto in estate, che porterà la resa visiva su un altro pianeta per chi possiede l’hardware adeguato.

Per chi cerca un thriller cinematografico interattivo, per chi ha amato i Bond di Daniel Craig, per chi vuole un action stealth maturo e di classe, 007 First Light è un acquisto difficile da sconsigliare. Per i puristi di Hitman che cercavano un sandbox puro, invece, ci sarà qualche delusione: questo è un Bond, non un Agente 47 in smoking. E va benissimo così.

8.8

007 First Light


007 First Light è il miglior gioco di James Bond dai tempi di GoldenEye 007, e probabilmente il più ambizioso mai sviluppato. Non significa che sia perfetto: il sistema di guida è discutibile, il corpo a corpo decolla tardi, il comparto grafico è solido ma non rivoluzionario, e alcune scelte tecniche sul fronte upscaling penalizzano gli utenti AMD e Intel in modo ingiustificato. Eppure, quando il gioco trova il suo ritmo — e lo trova spesso — riesce a far brillare l'essenza del Bond cinematografico in modo che nessun altro videogioco del franchise era mai riuscito a fare. Le fasi action sono le più divertenti e immediate, ma sono le sezioni di infiltrazione, con la loro libertà di approccio ereditata dalla scuola Hitman, a confermare che IO Interactive ha capito esattamente cosa rende Bond magnetico: l'eleganza nell'approccio, l'improvvisazione nell'esecuzione, e quel briciolo di arroganza che è marchio di fabbrica. Su PC, il gioco si comporta egregiamente sulla fascia alta, con la RTX 5090 che lo macina in 4K nativo a oltre 100 fps e le Radeon 9070 XT/9070 che si difendono bene con FSR Qualità. Anche su un dispositivo portatile come l'MSI Claw 8 AI+ l'esperienza è sorprendentemente godibile, segno di una scalabilità ben calibrata. Il tutto in attesa del path tracing previsto in estate, che porterà la resa visiva su un altro pianeta per chi possiede l'hardware adeguato. Per chi cerca un thriller cinematografico interattivo, per chi ha amato i Bond di Daniel Craig, per chi vuole un action stealth maturo e di classe, 007 First Light è un acquisto difficile da sconsigliare. Per i puristi di Hitman che cercavano un sandbox puro, invece, ci sarà qualche delusione: questo è un Bond, non un Agente 47 in smoking. E va benissimo così.

PRO

Scrittura solida e personaggi memorabili | Patrick Gibson è un Bond convincente | Stealth profondo con percorsi multipli | Gunplay cinematografico e ben pesato | Colonna sonora eccezionale, Lana Del Rey è una bomba | Ottima scalabilità tecnica su tutto l'hardware testato | Direzione artistica e set piece di alto livello

CONTRO

Sezioni di guida deludenti e poco appaganti | Corpo a corpo che decolla solo nella seconda metà | Comparto grafico solido ma non da urlo, almeno fino al path tracing in arrivo | Mancanza dello slider FOV, scelta inaccettabile su PC | TAA nativo molto debole | Nessun supporto a XeSS e FSR Frame Generation: AMD trattata da parente povera | Rigiocabilità inferiore rispetto al franchise Hitman

4News.it è una fonte di OpenCritic.com, il più grande aggregatore internazionale di review dedicato al mondo dei videogames.

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