Recensione Battlefield 6, buone nuove sul fronte occidentale

Già nel corso della open beta di Battlefield 6, abbiamo sviluppato una riflessione. Son passati infatti quasi dieci anni da quel Battlefield 1 capace di piazzare oltre quindici milioni di copie e stregare schiere di fan. Un titolo nel tempo divenuto iconico, vuoi per un setting poco sfruttato (la Prima Guerra Mondiale) vuoi per un equilibrio ludico in grado di valorizzare un gameplay adrenalinico ed entusiasmante.

Il grande amore che abbiamo provato verso quel titolo è stato purtroppo messo in crisi dalle release successive del franchise. Battlefield V non riuscì a replicare il fascino del suo predecessore anche a causa di alcune scelte poco apprezzate dai fan. Il declino fu poi ancor più atroce con il controverso Battlefield 2042, simbolo di una rincorsa disperata ai trend del momento che, sebbene promettente, fu al centro di un lancio complesso e di un ancor più conflittuale ed infruttuoso tentativo di conquistare il pubblico.

In questo quadro decisamente poco edificante, Battlefield 6 si proponeva di essere un ritorno alle origini e ai fasti del passato dimenticando i più recenti passi falsi. Una missione che sembrava, sulla carta, quasi impossibile. Ma proprio la open beta aveva dato segnali importanti, ai quali era seguita una calorosa risposta da parte dei giocatori. Un successo annunciato, quello che in questi giorni sta macinando record di vendite. Dopo aver provato il titolo completo, ci sentiamo di confermarlo: Battlefield è tornato. Finalmente.

Il titolo è disponibile dal 10 Ottobre per PC (via Steam), Xbox Series e PlayStation 5.


Versione testata: PlayStation 5


Crisi globale

Nel disappunto generale, il precedente Battlefield 2042 aveva deciso di bypassare completamente l’offerta single player puntando tutto sul multiplayer online. Storicamente, la serie non ha mai proposto campagne single player all’insegna della costanza, passando da avventure memorabili (Bad Company 2) ad affascinanti proposte (Battlefield 1) passando per blandi intrattenimenti (Battlefield V).

Il nuovo capitolo della serie si ripresenta al pubblico con una campagna che strizza l’occhio alla spettacolarizzazione cinematografica. In un futuro prossimo, la NATO ha perso progressivamente il proprio status e la fiducia degli Stati internazionali, in favore dell’emergente Pax Armata, una compagnia militare privata composta da mercenari. Lo spostamento negli equilibri di potere conduce tuttavia ad un imprevedibile offensiva lanciata da Pax Armata ai danni di una base NATO in Georgia. Ne seguirà uno scontro senza precedenti, in cui solo il team speciale della Dagger 13 proverà a risolvere la situazione inseguendo il reale artefice dietro tutto.

I set pieces nella campagna non mancano.

Sebbene sulla carta avvincente, purtroppo la campagna di Battlefield 6 si è rivelata breve e poco coesa. Un po’ per esigenza di fungere da grande tutorial per il multiplayer, un po’ per una sensazione latente di non aver ricevuto la necessaria attenzione in sede di sviluppo. L’idea era quella di proporre un’avventura da blockbuster hollywoodiano, con azioni testosteroniche e momenti ad alta tensione. Insomma, inutile girarci attorno: mettersi nello stesso orizzonte di Call of Duty. Tuttavia a mancare, permetteteci il termine, è la cazzima che rende spesso le campagne del diretto rivale un intrattenimento piacevole e caleidoscopico. In un certo senso, Battlefield 6 tende a “prendersi sul serio” meno di quanto dovrebbe, finendo col perdersi dietro ad un trasporto poco incisivo ed un susseguirsi di missioni senza molto mordente. Anche a causa di una IA avversaria non proprio puntuale.

Al tempo stesso tuttavia, la campagna è un’occasione perfetta per apprezzare il comparto grafico e tecnico imbastito per Battlefield 6. Il Frostbyte Engine fa un lavoro splendido non solo nel dare vita ad ambientazioni dal pregevole colpo d’occhio. Ma anche e soprattutto nel regalare prestazioni convincenti. Sebbene alcuni potrebbero lamentare l’assenza di alcune feature come il ray tracing, ci sentiamo di dar ragione agli sviluppatori. Aver escluso tecnologie prettamente estetiche ha infatti permesso a Battlefield 6 di concentrarsi sull’ottimizzazione.

Da questo punto di vista, il risultato al lancio è davvero invidiabile, soprattutto considerando le innumeravoli difficoltà incontrate dai titoli recenti della saga. Su PlayStation 5 base abbiamo apprezzato una solidità marmorea (“Bilanciata” a 1440p con upscaling e frame rate a 60 fps; “Prestazioni” a 120 Hz con una media di 90 fps e 1080p). Soprattutto nel favoloso multiplayer (60 fps stabili in “Bilanciata” o fino a 80 fps con VRR attivo).

La campagna propone sequenze davvero pregevoli, ma senza molto trasporto emotivo.

Metterci lo… Zampella

Proprio il multiplayer è infatti il cuore pulsante di Battlefield 6. Lo sapeva benissimo il buon Vince Zampella, figura iconica del panorama del game design in tema di FPS. Un Re Mida capace di firmare sotto la propria leadership, nel corso degli anni, titoli come Medal of Honor: Allied Assault, Call of Duty 4: Modern Warfare, Titanfall 2 ed Apex Legends. Al quale EA si è rivolta per dare nuova vita a Battlefield. Ottenendo l’ennesimo successo personale guidando un collettivo identificato come Battlefield Studios contenente DICE, Criterion Games, Motive Studios e Ripple Effect Studios.

Abbandonando le controverse scelte di 2042, il nuovo capitolo del franchise guarda al futuro tornando al passato degli amati Battlefield 3 e Battlefield 4. Addio dunque a mappe dalle dimensioni eccessive (con annessa dispersione) senza distruttibilità ambientale ed al sistema degli specialisti. Bentornate classi tradizionali, tatticismo di posizione ed ambientazioni sempre a dimensione di giocatore.

I mezzi sono una risorsa fondamentale per ribaltare le sorti di alcuni scontri.

Il ritorno alle origini passa così per le quattro classi Assalto, Ingegnere, Supporto e Ricognizione, tutte con caratteristiche uniche e essenziali. L’Assalto è la risorsa primaria per piazzare spregiudicati attacchi frontali, l’Ingegnere fornisce aiuti fondamentali per sabotare i mezzi avversari e riparare i propri, il Supporto coadiuva i compagni con cure e munizioni, mentre la Ricognizione è il compito proprio dei cecchini che sfoltiscono il campo e segnalano i pericoli. Ciascuna di esse è un tassello fondamentale di scontri sempre tattici, in cui il ragionamento paga più delle azioni eroiche sconsiderate. E trovare il giusto equilibrio nell’equipaggiamento tra accessori ed armi (tutti davvero ben caratterizzati e galvanizzanti da utilizzare) è la chiave di volta.

In un ritmo che ritorna alla tradizione, c’è spazio anche per un rapidità che ammicca al gusto contemporaneo. Ne è un’espressione il Kinesthetic Combat System, che ha introdotto alcune opzioni di mobilità più eclettiche come la scivolata in corsa e la rotolata per ridurre il danno da caduta. Un nuovo equilibrio che abbiamo apprezzato, in grado di entusiasmare sia i giocatori più riflessivi sia quelli maggiormente istintivi. Anche grazie ad un game design che permette a tutti di essere utili in qualche modo, non necessariamente in prima linea.

Il merito è anche di un level design che, al netto del gusto personale, funziona e diverte. Le nove mappe presenti al lancio sono sufficientemente varie e stratificate per creare scenari sempre differenti. Soprattutto grazie a partite che si declinano sempre in maniera diversa a seconda dell’interpretazione dei giocatori. Soprattutto grazie al roboante ritorno della distruttibilità ambientale. Pur non raggiungendo i fasti di Bad Company 2, in Battlefield 6 è possibile radere quasi tutte delle strutture in tantissimi modi e con grande varietà di risultati. Se vi piace ripararvi dietro una parete o sfruttare un piano rialzato per stare al sicuro… beh, non lo sarete. Praticamente mai. Quindi giocate con astuzia.

Ciascun ruolo è fondalmentale per portare a casa la vittoria.

Orgoglio della nazione

Dopo una prova estesa e tanti momenti così epici da sembrare scriptati, possiamo affermare senza timori di smentite che l’esperienza offerta da Battlefield 6 è, allo stato attuale, sorprendente.

Tutto quello che era mancato ai precedenti capitoli, a partire dall’assenza di coralità tattica nel 2042 passando per il ritmo incerto di Battlefield V, è qui stato ripristinato agli antichi splendori. Ogni partita online è diversa dalla precedente, con un flow che premia le azioni ragionate e portate a segno nel rispetto del gioco di squadra e dei ruoli scelti. Ritrovarsi ad effettuare una difesa disperata su un ultimo obiettivo in pesante minoranza numerica non è mai un’impresa impossibile per una fazione affiatata in cui tutti svolgono il proprio compito. Riuscire a ribaltare le sorti di una partita è adrenalina pura, così come trovarsi al centro di puro cinema tra mezzi che esplodono, cecchini che sparano e truppe d’assalto che… assaltano.

Il tutto mentre ogni riparo non è mai pienamente sicuro e può essere sbriciolato in qualsiasi istante costringendo i giocatori ad una adattabilità davvero gratificante. E con un comparto audio praticamente perfetto, con effettistiche in una parola monumentali. Se proprio dobbiamo fare le pulci, ci sarebbero un paio di questioni da attenzionare. Peraltro, al momento in cui scriviamo questa recensione, già parzialmente risolte (o in fase di ottimizzazione) da parte degli sviluppatori.

La scelta della classe dipende anche e soprattutto dalla mappa oltre che dal proprio playstyle.

Parliamo infatti del sistema di progressione. Battlefield 6 offre un elevatissimo numero di armi, sfide e sbloccabili tali da poter impegnare i giocatori per decine e decine di ore. Senza contare i contenuti aggiuntivi in arrivo gratuitamente nell’ottica delle Stagioni (la prima al via il 28 Ottobre con una nuova mappa, una modalità inedita ed una selezione di mezzi ed armi). Semmai, la nostra sensazione è stata quella di maturare punti esperienza in maniera piuttosto lenta soprattutto per quanto riguarda la Maestria delle armi. Questo, legato alla necessità di completare incarichi specifici per sbloccare ogni cosa, ci ha fatto riflettere su quanto il sistema di progressione possa essere eccessivamente flemmatico. Per fortuna, proprio negli scorsi giorni gli sviluppatori hanno ascoltato il feedback del pubblico mettendo mano all’esperienza maturata per le armi. Un ottimo segnale per il supporto del titolo in prospettiva futura.

Allo stesso modo, gli sviluppatori sono intervenuti negli scorsi giorni, ironicamente, per aggiustare il tiro. Si tratta del caso di alcune armi fin troppo potenti come gli shotgun, inizialmente davvero troppo letali anche a distanze medie. Così come leggeri ritocchi all’effetto bloom, l’ondeggiare della mira per effetto delle raffiche prolungate di colpi. Altrettanto importanti gli interventi volti ad attenzionare un bug in cui poteva capitare di non vedersi registrati alcuni colpi in determinate circostanze. Da questo punto di vista, auspichiamo che gli aggiornamenti possano andare a toccare alcune classi (Assalto per come si presenta inizialmente è fin troppo scoraggiante in negativo). E, magari, dare qualche ritocco ai menù. Son molto puliti, sia chiaro, ma tendono ad essere meno esplicativi soprattutto quando inizierete a sbloccare tanti accessori.

Per quanto riguarda Portal, l’editor che consente ai creatori di sviluppare modalità di gioco personalizzate nonché progettare mappe originali e programmare meccaniche di gioco complesse, i passi avanti rispetto a 2042 sono evidenti. Si tratta di una risorsa stimolante, sulla quale tuttavia sarà necessario seguirne il feedback da parte del pubblico nel corso del tempo.

Il cecchino di Battlefield 6 è uno spasso, ma anche uno dei più complessi da sviluppare.

Commento finale

Battlefield 6 rappresenta la completa rinascita di un franchise, finito alla deriva dopo alcune sfortunate iterazioni. Una missione “quasi” impossibile firmata dal leggendario Vince Zampella, in grado di guidare il team di sviluppo nel realizzare un titolo che riprende i migliori elementi identitari del franchise e li rinfresca all’interno di un pacchetto di altissimo valore. Contenuti ludici, qualità grafica e stabilità tecnica sono trionfi già lampanti al lancio, un ulteriore affresco dell’ambizione legata al progetto che non vuole solo riportare in auge i campi di battaglia EA, ma anche rubare la scena ai diretti concorrenti. In attesa di alcuni fisiologici interventi per bilanciare taluni aspetti del favoloso multiplayer nonché in vista dei contenuti gratuiti in arrivo, l’unico vero rammarico è una campagna single player poco coesa. Per il resto, dimenticate gli egoismi, scegliete la vostra classe e datevi da fare: la sinergia paga.

8.8

Battlefield 6


Battlefield 6 rappresenta la completa rinascita di un franchise, finito alla deriva dopo alcune sfortunate iterazioni. Una missione "quasi" impossibile firmata dal leggendario Vince Zampella, in grado di guidare il team di sviluppo nel realizzare un titolo che riprende i migliori elementi identitari del franchise e li rinfresca all'interno di un pacchetto di altissimo valore. Contenuti ludici, qualità grafica e stabilità tecnica sono trionfi già lampanti al lancio, un ulteriore affresco dell'ambizione legata al progetto che non vuole solo riportare in auge i campi di battaglia EA, ma anche rubare la scena ai diretti concorrenti. In attesa di alcuni fisiologici interventi per bilanciare taluni aspetti del favoloso multiplayer nonché in vista dei contenuti gratuiti in arrivo, l'unico vero rammarico è una campagna single player poco coesa. Per il resto, dimenticate gli egoismi, scegliete la vostra classe e datevi da fare: la sinergia paga.

PRO

Graficamente e tecnicamente solido | Multiplayer sfaccettato ed assuefacente | Tanti contenuti, destinati ad aumentare con il passare delle settimane |

CONTRO

La campagna single player intrattiene senza troppa convinzione | Menù puliti ma non così tanto facili da consultare | Qualche problema di bilanciamento |

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