Sette anni dopo il debutto del primo capitolo, Bandai Namco torna a esplorare il mondo dei Redivivi con Code Vein 2. Questo sequel si presenta come un progetto molto più grande sotto ogni punto di vista. Gli sviluppatori hanno riposto nel titolo ambizioni decisamente superiori rispetto al passato. Il risultato è quella che potremmo definire la quintessenza del soulslike in salsa anime.
Quello che distingue questo titolo dagli altri esponenti del genere è la sua forte identità visiva. La narrazione non è lasciata alla libera interpretazione del giocatore come accade nei lavori di FromSoftware. La storia qui è molto più lineare e diretta. Viene raccontata attraverso numerosi dialoghi e scene di intermezzo spettacolari. Il gioco sfrutta appieno la tipica sensibilità giapponese che troviamo nelle produzioni animate più famose.
Il gioco è disponibile dal 30 Gennaio 2026 su Steam, PS5 e Xbox Series al prezzo consigliato di 69,99 €.
Versione testata: PlayStation 5
Storia: Un viaggio nel tempo per salvare il futuro
La storia di Code Vein 2 ci mette nei panni di un cacciatore di Redivivi in un mondo disperato. Questo popolo di superuomini riuscì a salvare l’umanità oltre un secolo fa durante una catastrofe nota come la Rinascita. Quel male era stato sigillato da un potente Redivivo, ma il sigillo purtroppo si è infranto. Seguì una battaglia leggendaria nota come il Tumulto, in cui un gruppo di eroi diede la vita per sigillare nuovamente la minaccia.
Oggi, cento anni dopo quei fatti, la corruzione sta tornando a infettare ogni cosa. Le crisalidi degli antichi eroi stanno danneggiando le regioni circostanti portando il mondo al collasso. Il compito del nostro protagonista è quello di distruggere queste pericolose crisalidi. Le chiavi per poterlo fare sono però custodite dagli eroi stessi nel passato. Grazie ai poteri della nostra compagna di viaggio Lou potremo viaggiare nel tempo. Dovremo fare squadra con gli eroi del passato per ottenere le chiavi necessarie nel presente.
Personalizzazione e partner
Uno dei punti di forza del brand ritorna ancora più potente in Code Vein 2. La personalizzazione del personaggio è sorprendentemente profonda e curata. Il giocatore può creare il proprio avatar scegliendo tra una quantità enorme di opzioni estetiche. Ogni dettaglio può essere modificato per creare un guerriero che rispecchi perfettamente i propri gusti. Questa caratteristica aiuta molto l’immedesimazione durante le numerose sequenze narrative del gioco.
La principale novità del sistema di gioco riguarda l’integrazione dei compagni di viaggio. I partner non sono semplici spettatori ma elementi fondamentali del gameplay e della trama. Hanno una doppia funzione tattica molto interessante. Possono combattere attivamente al fianco del protagonista durante ogni scontro. In alternativa possono fondersi con lui per potenziare temporaneamente le sue statistiche di base.
La loro capacità più importante è però quella di resuscitare il giocatore in caso di sconfitta. Questa meccanica rende il gioco apparentemente più accessibile ma ha dei limiti ben precisi. La resurrezione non è infinita e consuma risorse preziose. Dopo averci salvato, il compagno sparirà dalla scena per diversi secondi. In quel lasso di tempo saremo soli e vulnerabili senza alcun supporto. Inoltre, ogni resurrezione successiva garantisce meno punti vita recuperati, e ad un certo punto diventerà inutile essere riportati in vita.

Sistema di combattimento troppo complesso?
Il sistema di combattimento recupera le fondamenta solide del primo capitolo. Gli sviluppatori hanno però deciso di renderlo ancora più stratificato e complesso. Ci sono nuove armi, equipaggiamenti inediti e combinazioni di poteri molto variegate. Non è affatto semplice prendere confidenza con tutta questa mole di informazioni iniziali. Il giocatore deve gestire Codici Sanguigni, simulacri, potenziatori e numerosi attributi diversi. Per chi avrà la pazienza di superare questo scoglio si aprirà un ventaglio enorme di possibilità. Potrete creare build uniche e incredibilmente potenti per affrontare le sfide più dure. Tuttavia la quantità di carne al fuoco è forse eccessiva per un giocatore occasionale. La personalizzazione tattica è profonda ma richiede uno studio attento di ogni parametro disponibile.
Inoltre, sebbene venga presentato come un soulslike accessibile, Code Vein 2 non lo è affatto. La curva di difficoltà è sbilanciata in modo evidente durante l’avventura. I nemici di base sono spesso abbordabili e non troppo ostici. I boss invece presentano picchi di difficoltà eccessivi fin dalle prime battute del gioco. Molti boss sono incredibilmente aggressivi e non lasciano respiro al protagonista. Spesso poi si concentrano solo sul giocatore ignorando completamente la presenza del partner. Questo costringe a uno stile di gioco estremamente difensivo e talvolta frustrante. I giocatori meno esperti potrebbero abbandonare il titolo molto presto a causa di questi picchi ingiustificati.
Open World fragile e design altalenante
La vera scommessa di Code Vein 2 è il passaggio a una struttura open world. Rispetto alle aree contenute del primo capitolo, in questo caso abbiamo un mondo vasto completamente esplorabile. L’ispirazione qui sembra essere chiaramente quella di titoli come Elden Ring. Purtroppo però il mondo risulta spesso spoglio e poco interessante da scoprire. Se da una parte il gioco ricompensa l’esplorazione con tesori utili, dall’altra mostra il fianco a limiti evidenti. Un mondo così vasto ha richiesto compromessi tecnici che pesano sull’esperienza complessiva. La varietà dei biomi e dei paesaggi è notevole ma disperde l’atmosfera. Quell’aura dark e opprimente che caratterizzava il capostipite qui si avverte molto meno, penalizzando la direzione artistica che risulta meno coerente rispetto al passato.
Allo stesso modo, il design dei nemici e dei livelli è purtroppo altalenante in questo sequel. Alcuni boss sono incredibilmente riusciti e ispirati dal punto di vista visivo. Le loro battaglie risultano esaltanti e coreografate con grande maestria tecnica. Altri scontri sono invece decisamente meno interessanti e poco brillanti, e la difficoltà spesso esagerata di molti incontri non aiuta affatto il giocatore. Questo sbilanciamento rischia di penalizzare le buone idee del team di sviluppo. Anche i dungeon soffrono della stessa incostanza qualitativa. Quelli legati alla trama principale sono godibili e ben strutturati, mentre quelli delle missioni secondarie appaiono anonimi e poco ispirati nel design dei percorsi.

Grafica e tecnica
Il più grande punto debole di Code Vein 2 risiede purtroppo nel suo comparto tecnico. I personaggi godono di modelli poligonali definiti e puliti, ma il gioco appare decisamente arretrato rispetto agli standard delle console attuali. L’engine utilizzato sembra essere praticamente identico a quello del primo capitolo. Questo porta a problemi evidenti di prestazioni durante l’esplorazione dell’ampio mondo di gioco e nei combattimenti. Il frame rate è instabile e ballerino in quasi ogni situazione di gioco. Nemmeno la modalità performance riesce a garantire una fluidità costante e soddisfacente. Si presentano inoltre bug sporadici e fastidiose compenetrazioni poligonali tra i modelli. Le hitbox non funzionano sempre alla perfezione durante gli scontri più concitati. Anche il feedback e il peso dei colpi delle armi non sono rappresentati in modo accurato. Questo rende difficile pianificare con precisione le azioni durante i combattimenti più tecnici.
Un altro aspetto problematico riguarda l’interfaccia utente del gioco. La UI è confusionaria e molto difficile da navigare velocemente. Contiene troppe informazioni concentrate in schermi poco chiari per il giocatore. Ci vuole parecchio tempo per abituarsi alla navigazione tra i vari menu di potenziamento. In un gioco così complesso, un’interfaccia pulita sarebbe stata fondamentale per la gestione. Invece ci si ritrova spesso a lottare con schermate sature di testi e icone. Questo elemento rallenta il ritmo di gioco e aggiunge frustrazione inutile all’esperienza.
Commento finale
Code Vein 2 è un titolo che vive di forti contrasti. La parte migliore della produzione è senza dubbio la sua storia ben scritta. Il team ha messo inoltre in campo scelte di design intelligenti e alcuni scontri risultano memorabili. Tuttavia i problemi tecnici e lo sbilanciamento della difficoltà compromettono il risultato finale. L’open world spoglio non riesce a eguagliare il fascino delle ambientazioni del primo titolo. Ci troviamo davanti a un’esperienza che non riesce a soddisfare pienamente le grandi aspettative iniziali. Resta un gioco consigliato ai fan sfegatati del genere soulslike con estetica anime. Chi cerca un’esperienza rifinita e bilanciata potrebbe però rimanere deluso da queste mancanze.







