Code Violet per PlayStation 5 è l’ennesimo tentativo di TeamKill Media (dopo il disastroso Quantum Error del 2023) di esplorare il genere action-horror in terza persona, seguendo le orme di classici indimenticabili come Dino Crisis. Dopo diversi rinvii, il gioco sarà pubblicato il 10 gennaio 2026, promettendo – almeno sulla carta – di proporre un’esperienza di sopravvivenza intensa con dinosauri preistorici e misteri futuristici, ma arriverà sul mercato in un clima di aspettative davvero contrastanti.
Vogliamo essere sinceri con voi: Code Violet è un gioco brutto. Se avete visto screenshot e trailer di buon livello caratterizzati dalla bellissima e avvenente protagonista bruna che si scontra con i dinosauri e vi siete sentiti in dovere di acquistare il gioco solo perché vi piace il genere o siete stati “folgorati” dal fascino di Violet, non fatelo. A parte le sue curve sinuose – che siamo sicuri vi conquisteranno (complice sia il non lasciare tanto spazio all’immaginazione e sia l’incredibile varietà di costumi succinti equipaggiabili) – se cercate altro da Code Violet, come una storia ben scritta con personaggi interessanti o un avvincente quanto teso e intelligente gameplay action-survival-horror da tenervi incollati davanti allo schermo, ci dispiace dirvelo, rimarrete profondamente delusi. Il meglio che può offrirvi è un pessimo sparatutto in terza persona caratterizzato da un level design noioso e a tratti tedioso e da limiti tecnici (fra animazioni rivedibili, bug e glitch di varia natura) che non si vedono più neanche negli indie più scrausi e a bassissimo budget.
Versione testata: PlayStation 5
La storia di Code Violet si svolge nel XXV secolo, in un futuro distopico in cui la Terra è inabitabile e l’umanità, sopravvissuta con grande difficoltà, si è trasferita su Trappist 1-E. Qui la colonia Aion ha escogitato una soluzione estrema al problema della sterilità umana: viaggiando nel tempo, rapisce donne dal passato per usarle come surrogate, in una narrativa che mescola elementi di fantascienza e horror. Il giocatore veste i panni di Violet Sinclair, strappata dal suo tempo e gettata in un complesso bioingegneristico (chiamato Aion Bioengineering Complex) infestato da creature preistoriche e segreti oscuri, dove la sopravvivenza diventa il primo imperativo. La trama offre un contesto intrigante e ricco di potenziale, con un intreccio che punta a rivelare gradualmente retroscena sinistri sull’organizzazione Aion, ma la realizzazione narrativa risulta frenata da una scrittura e da dialoghi decisamente poco incisivi. Alcuni frammenti della storia sono interessanti, anche se per lo più limitati a storie secondarie e tratte dai diari (da segnalare che i sottotitoli quando si leggono non si attivano, non sappiamo se sia voluto o si tratti di un bug) delle vittime sparse tra i rottami. Quasi tutto ciò che riguarda i giocato o in forma di cutscene è derivativo, malamente animato e recitato, e – in definitiva – dimenticabile. Evitando spoiler, anche quando le cose si fanno davvero folli verso la fine (similmente a Quantum Error), tutte le nuove e drastiche rivelazioni che dovrebbero essere fondamentali per la storia risultano invece affrettate e piene di colpi di scena poco elaborati o troppo contorti per essere compresi.

Violet stessa – al netto della sua avvenenza (palesata a più riprese da una telecamera decisamente maliziosa) – è incredibile inconsistente, senza motivazioni personali e che si limita a svolgere i compiti e a completare gli obiettivi che gli altri le dicono di fare, oltre a essere incredula e dalla “lacrima facile” quando si palesano eventi strani e a volte difficili. Dovrebbe rappresentare una sorta di archetipo alla Jill Valentine o alla Claire Redfield, una ragazza tutta d’un pezzo, gagliarda e capace di gestire e superare la maggior parte delle sfide. Ma non è così. Soprattutto, l’eroina di Code Violet – risvegliatasi bruscamente quando la sua compagna viene divorata senza tante cerimonie da un Velociraptor – ha la sfortuna di svegliarsi dal suo sonno indossando solo la biancheria intima e, guarda caso, i suoi vestiti sono dall’altra parte della struttura. Un qualcosa che fatichiamo a comprendere; che senso ha? Andrebbe chiesto allo sviluppatore! Cioè che vediamo e che si accovaccia e sgattaiola fuori dalla stanza per cercare pantaloni e armi e magari una spiegazione su come diamine ci siano finiti dei dinosauri assetati di sangue nella struttura. E fa tutto questo mentre la telecamera si avvicina al suo didietro (ma il gioco non è disponibile per PC – ufficialmente per evitare mod di nudo – ma forse il motivo è da ricercarsi nel fatto che su Steam è possibile chiede un rimborso completo con meno di 2 ore di gioco).
Gameplay
Prima di passare al gameplay, una volta iniziato il gioco e letteralmente alla prima cosa che ci è stata chiesta di fare: Scappare da due Velociraptor, Violet non voleva saperne di correre, il comando non ha funzionato e indovinate? Siamo morti. Non la migliore delle presentazioni, vero? Ma torniamo al gameplay, Code Violet tenta di bilanciare combattimento, esplorazione e gestione delle risorse in stile survival. Le meccaniche in terza persona combinano scontri con dinosauri e nemici vari, risoluzione di puzzle ambientali (alcuni decisamente interessanti, come il dover inserire una combinazione da ricordare a memoria) e una gestione dell’inventario (fra l’altro buggatosi ad un certo punto del gioco. Nello specifico avevamo ottenuto un aumento dello spazio per poi perderlo magicamente dopo essere morti) piuttosto limitata che richiede scelte tattiche su quali strumenti e oggetti portare con sé. Il gioco introduce anche enigmi che aggiungono varietà al ritmo delle azioni, e sfrutta il controller DualSense di PlayStation 5 con feedback aptico e grilletti adattivi in maniera soddisfacente (ad esempio è possibile percepire i passi della protagonista che aumentano di intensità quando si inizia a correre), che contribuiscono a rendere anche più coinvolgenti alcune azioni come l’uso delle armi o l’interazione con gli oggetti. La tensione tende a rimanere alta soprattutto nelle fasi in cui le risorse scarseggiano e il giocatore è chiamato a dover bilanciare esplorazione e rischio da prendersi.

Non avrete una mappa da poter aprire e consultare – in realtà non se ne sente proprio il bisogno in quanto è decisamente ovvio dove andare – con pochissime possibilità di deviare dal percorso obiettivo. In Code Violet, la maggior parte delle stanze esiste solo per essere attraversata. Cercare materiali di consumo (medikit, bende, proiettili) e power up extra, per potenziare le armi o trovare chiavi o combinazioni nascoste per aprire determinati armadietti, sono le uniche buone ragioni per deviare dal percorso principale, e – imparerete a farne a meno rapidamente – in quanto lo sforzo complessivo per ottenere determinati potenziamenti e oggetti spesso non vale assolutamente il rischio: ad esempio, dopo aver attivato una porta a mezzo di una combinazione che abbiamo dovuto memorizzare e inserire tramite i classici tasti triangolo, quadrato, croce e cerchio, ci siamo ritrovati in una cucina; dal nulla e senza alcun elemento che potesse farci presagire l’arrivo degli stessi, ci siamo ritrovati due Velociraptor alle spalle. Il risultato? La morte immediata. Una dipartita causata anche per via della telecamera che può rendere alcuni incontri in ambienti chiusi completamente incomprensibili finché non la si rimette a fuoco. Violet è morta più di una volta mentre fissavamo un primissimo piano della sua schiena, perché la telecamera non è assolutamente preparata a gestire spazi ristretti, il che è problematico in un gioco che si svolge principalmente in corridoi stretti. Naturalmente, quando abbiamo riprovato la sezione, ben consci di cosa sarebbe arrivato alle spalle, abbiamo dato sfoggio delle nostre capacità di sparo, abbattendo i due famelici dinosauri e ottenendo qualche risorsa decisamente inferiore rispetto allo scontro portato a termine.
Tuttavia, il gameplay soffre di alcune deficienze strutturali e tecniche: controlli di movimento poco reattivi e combattimenti non sempre fluidi, con più di qualche fase esplorativa che ci è risultata essere piuttosto ripetitiva.
Il tutto sopportando il preistorico sistema di combattimento di Code Violet che ci ha fatto desiderare – in più di una occasione – di spegnere tutto o di cambiare direttamente gioco. Impensabile che nel 2026, il sistema di mira sia così approssimativo, difficile da padroneggiare, lento e imbarazzante; titoli di un trentennio fa hanno uno shooting system più dinamico e gestibile rispetto alla creatura di TeamKill Media. Non si poteva fare di meglio? A quanto pare no, questo è il miglior risultato possibile. Senza considerare che le sparatorie in terza persona sono fiacche con praticamente tutte le armi che sembrano leggerine. I fucili così come le mitragliatrici dovrebbero fare un bel rumore, e invece no, il suono è simile a quando si fa scoppiare un sacchetto, stessa cosa per la pistola, che sembra quasi una pistola da soft air. E non va meglio se si opta per armi bianche come il coltello; a parte il fatto che si finisce per colpire qualche elemento dello scenario e non la creatura di turno, anche il sistema “corpo a corpo” è legnoso e difficile da padroneggiare. Fortunatamente, Violet indossa una piccola fascia che mostra la sua salute attuale, e quindi, anche se non riesce a difendersi proprio al meglio dagli attacchi dei suoi dinosauri nemici, quando il counter inizia a scendere almeno si sa che sta morendo. Se non smette di sanguinare, passerà a miglior vita. Le criticità riscontrate influenzano negativamente l’esperienza, soprattutto per chi ama un’azione più raffinata o meccaniche di combattimento più complesse e al passo con i tempi.
Adesso capisco perché siete estinti. Ti metto sotto la macchina quando ritorno
Per quanto riguarda – invece – la varietà dei mostri giurassici, bè è decisamente deludente, oltre ai Velociraptor, ci sono i Dilofosauri sputa-veleno (che ricorderete sicuramente quando Dennis Nedry tenta di raggiungere il battello in Jurassic Park) e i piccoli quanto fastidiosi e letali (ne sa qualcosa Dieter Stark interpretato da Peter Stormare in Il mondo perduto – Jurassic Park) Compsognathus che costituiscono la maggior parte dei nemici “comuni”. Ogni tipo ha i suoi comportamenti, ma sono superficiali e prevedibili. I Velociraptor corrono e colpiscono finché non vi avranno fatto la pelle. I piccoli Compsognathus di solito si muovono in branco, attaccano e tornano indietro per poi ricominciare da capo e riattaccare. Gli sputa-veleno restano fermi in un punto e spruzzano veleno, scegliendo di avvicinarsi di rado. Incontrerete anche alcune creature simili ad alligatori e vi ritroverete ad affrontare i T-Rex in alcune sezioni. Insomma, una varietà decisamente sottotono che vi accompagnerà per la durata (fortunatamente) di circa sei ore del gioco. Di più non ce l’avremmo fatta!
Grafica e tecnica
La resa grafica e tecnica su PlayStation 5 dimostra l’ambizione di voler sfruttare le capacità hardware della console, avvalendosi del motore Unreal Engine 5 con illuminazione dinamica e effetti avanzati che contribuiscono a creare ambientazioni suggestive tra giungle inquietanti e strutture futuristiche. Il titolo è anche ottimizzato per PS5 Pro, con supporto per ray tracing, e offre tempi di caricamento contenuti e dettagli visuali di buon livello che aiutano a immergersi nell’atmosfera. Nonostante questo, alcuni elementi come i modelli poligonali, le animazioni dei personaggi e la qualità complessiva delle texture non sempre raggiungono lo standard delle produzioni AAA più costose, dando in alcuni momenti una sensazione di discrepanza tra la visione artistica e l’esecuzione tecnica. Queste imperfezioni, unite ad alcuni problemi di stabilità e glitch vari, rendono il comparto tecnico nel complesso più proficuo nelle intenzioni che nell’esperienza finale. Per quanto riguarda il sonoro, Code Violet sfrutta l’audio 3D di Sony per rafforzare l’immersione, con suoni ambientali e versi delle creature che contribuiscono a costruire un discreto livello di tensione. Le musiche e gli effetti ambientali sono ben calibrati e coerenti con una produzione survival-horror, con rumori inquietanti e colpi improvvisi che accompagnano le scoperte e gli incontri più pericolosi. Tuttavia, dobbiamo segnalare che la recitazione vocale non sempre convince, e che l’uso del sonoro, pur adeguato, non riesce a mascherare totalmente le debolezze del prodotto.
Commento finale
Code Violet si presenta come un titolo con idee interessanti e molteplici aspirazioni: una trama da sci-fi horror in un mix di azione e sopravvivenza e un’esecuzione tecnica orientata a sfruttare le caratteristiche di PS5. Elementi che – almeno all’apparenza – lo rendono potenzialmente appetibile per i fan del genere e per chi cerca un’esperienza che richiami i survival classici con i dinosauri come lo storico Dino Crisis di Capcom. Allo stesso tempo – giocandolo – si percepisce chiaramente una certa incoerenza tra ambizione e realizzazione, con evidenti problemi strutturali nel gameplay (in particolare combattimenti pessimi e esplorazione tediosa), scelte narrative e tecniche che non possono minimamente essere soddisfacenti. Il risultato è un’esperienza discontinua che può risultare godibile soltanto in alcuni brevissimi momenti ma che fatica a brillare ad eccezione della sua avvenente protagonista, almeno esteticamente parlando. In una sola parola: Sconsigliato!







