Recensione Dead or Alive 6 Last Round, l’edizione definitiva del picchiaduro pubblicato nel 2019

Dead or Alive 6 Last Round arriva dopo un percorso tutt’altro che lineare per il franchise di Team NINJA (in collaborazione con KOEI TECMO). Lo studio giapponese, nel corso degli anni, ha costruito la propria identità alternando esperienze diversissime tra loro, dai capitoli storici di Ninja Gaiden alla lunga storia di Dead or Alive, passando per produzioni più recenti capaci di insistere su tecnica, velocità e spettacolarità. Quando Dead or Alive 6 debuttò nel 2019 su PlayStation 4 (versione da noi testata all’epoca e che vi consigliamo caldamente di leggere), Xbox One e PC, l’idea era quella di offrire un rientro più aggressivo, meno patinato in superficie e più attento alla dimensione competitiva, provando a riposizionare la serie in un panorama ormai molto più affollato e severo di quello che l’aveva resa celebre.

Questa nuova edizione – Last Round – si colloca esattamente in quel solco: non reinventa la formula, ma la ricompone in una forma più completa, più facile da presentare e più semplice da contestualizzare per chi oggi voglia avvicinarsi al gioco senza inseguire anni di aggiornamenti sparsi e dispersivi. È una riproposta che guarda ai fan veterani, naturalmente, ma che cerca anche di strizzare l’occhio al nuovo pubblico in quello che è un episodio rimasto spesso sospeso tra qualità concrete e gestione poco brillante della sua eredità. In questo senso, la forza di Last Round sta meno nella sorpresa assoluta e più nella possibilità di rileggere Dead or Alive 6 come un progetto coerente, finalmente raccolto in un pacchetto che ne evidenzia meriti e limiti con maggiore nettezza. Last Round raccoglie il materiale base di DOA6, i DLC pubblicati in passato e alcune novità – tra cui una Photo Mode rivista, un roster ampliato con tanto di costumi inediti e alcune aggiunte d’eccezione come Mai Shiranui e Kula Diamond nell’ambito di una collaborazione con The King of Fighters – presentandosi dunque come una release pensata sia per i fan che per chi cerca un punto d’ingresso rivisto e aggiornato perseguendo l’obiettivo di Team Ninja che preferisce perfezionare e consolidare.

Il gioco è disponibile dal 25 giugno 2026 per PS5, Xbox Series X | S e PC (Steam).


Versione testata: PlayStation 5 Pro


Sviluppo e retaggio del titolo

Team NINJA ha avviato lo sviluppo di Dead or Alive 6 a fine 2017, realizzando il gioco originale su un motore aggiornato rispetto al passato con l’intento dichiarato di smussare alcuni eccessi estetici e orientare il prodotto anche a un pubblico competitivo ed esport-friendly. La versione Last Round si pone come edizione ampliata e definitiva dell’esperienza 2019 in modo simile alle edition ultimate che abbiamo visto per altri picchiaduro, mentre lo studio annuncia al contempo di aver già avviato lavori sul capitolo successivo della serie. Nel complesso questa re-release segue la prassi del mercato: consolidare l’offerta, correggere pecche e ricucire la fanbase con contenuti nostalgici e collaborazioni inedite.

Struttura narrativa

Sul piano narrativo, la serie Dead or Alive non ha mai puntato su una trama complessa come leva principale dell’esperienza, e anche in Last Round resta più un mero contorno. Ci sono comunque premesse e sequenze, rivalità e motivazioni che danno colore ai personaggi ma il gioco preferisce lasciare il centro della scena al combattimento e alla personalità del roster, costruendo un universo dove la narrazione serve soprattutto a contestualizzare gli scontri. Questa impostazione non è un difetto perché si adatta bene ad un picchiaduro che vive di ritmo e presentazione, ma limita anche il peso della progressione narrativa. Questo significa che chi entra in Dead or Alive 6: Last Round in cerca di una campagna densa di svolte o di una scrittura particolarmente ambiziosa troverà un impianto più leggero, costruito per tenere insieme il roster e dare ritmo alla successione degli scontri.

Detto questo, la modalità storia svolge comunque il suo dovere con una certa efficacia. Senza mai diventare memorabile, riesce a restituire il tono peculiare della saga, fatto di teatralità, melodramma leggero e intrecci che vivono soprattutto grazie al carisma dei combattenti. È una narrazione che non disturba mai il cuore dell’esperienza, ma che al tempo stesso non riesce a elevarsi oltre il ruolo di contesto funzionale. Per questo, più che per ciò che racconta, finisce per risultare utile per il modo in cui collega personaggi, motivazioni e stili di combattimento.

Il combattimento

Il gameplay di Dead or Alive 6: Last Round resta il vero centro dell’esperienza, ed è anche l’aspetto che meglio definisce l’identità della serie. Parliamo di un picchiaduro 3D che continua a distinguersi per immediatezza e lettura chiara degli scontri, ma che sotto la superficie nasconde un sistema molto più tecnico di quanto possa sembrare a una prima occhiata. La base del combat system -infatti – rimane costruita attorno a tre pilastri classici della saga (su un sistema di combattimento “triangolare”): prese, contrattacchi e colpi veloci. È un equilibrio che crea un ritmo molto particolare, perché ogni scambio invita a leggere l’avversario più che a limitarsi a premere sequenze di tasti predefinite. Il sistema di hold (chiamato anche contrattacco o presa di difesa), in particolare, continua a essere l’elemento più caratterizzante: si tratta di una vera risposta tattica che premia tempismo, conoscenza del moveset avversario e sangue freddo. Questo rende ogni match meno lineare rispetto ad altri fighter, perché anche chi è in difesa può ribaltare con decisione la situazione se interpreta correttamente l’attacco in arrivo.

A dare ulteriore personalità agli scontri ci pensa il Break Gauge, introdotto per offrire una seconda risorsa offensiva e difensiva su cui costruire pressione e recupero. È una meccanica che spinge a gestire con attenzione il ritmo del combattimento, alternando aggressività e controllo invece di affidarsi soltanto alla memoria delle combo. Il Fatal Rush, dal canto suo, abbassa la soglia d’ingresso per i nuovi giocatori perché consente di mettere insieme sequenze spettacolari con una certa semplicità, ma senza azzerare la componente tecnica per chi vuole approfondire davvero il sistema. In altre parole, il gioco cerca costantemente di parlare sia al pubblico più casual sia a quello competitivo, e lo fa senza spezzare del tutto la sua identità.

Un altro elemento importante è il design delle arene, che continua a sfruttare la verticalità e l’interazione ambientale in modo molto riconoscibile. Le Danger Zones non sono solo un vezzo scenografico: cambiano la gestione dello spazio, trasformano alcune aree del ring in punti di massima vulnerabilità e premiano chi sa spingere l’avversario verso le zone più pericolose. Questo contribuisce a rendere il posizionamento molto più importante rispetto a quanto accade in altri picchiaduro 3D, dove spesso lo stage resta un semplice sfondo. Qui invece l’arena partecipa davvero alla lettura dello scontro.

Sul piano della curva di apprendimento, Last Round è uno di quei giochi che sanno sembrare accessibili nelle prime ore e più severi con il passare del tempo. I comandi base sono intuitivi, i colpi si leggono bene e l’impatto visivo aiuta a capire cosa sta succedendo, ma appena si entra in una dimensione più avanzata emergono la necessità di padroneggiare i frame, di riconoscere le finestre utili per gli Holds e di capire quando convenga difendersi, interrompere o forzare l’avversario. È proprio qui che il titolo guadagna spessore: non chiede solo riflessi, ma disciplina e lettura del match.

Il risultato è un gameplay che funziona ancora molto bene perché non rinuncia alla spettacolarità, ma la incanala dentro un sistema di combattimento solido e leggibile. Dead or Alive 6: Last Round non vuole essere il picchiaduro più complicato del mercato, né il più purista, ma punta a un compromesso intelligente tra spettacolo, accessibilità e profondità tecnica. Ed è proprio questa miscela, ancora oggi, a rappresentare il suo tratto più distintivo.

Contenuti

Last Round propone il roster completo dell’originale DOA6 più i personaggi aggiuntivi rilasciati come DLC nel corso degli anni (Nyotengu, Phase 4, Momiji, Rachel e Tamaki), arrivando a una line-up attorno ai 29 combattenti, inclusi ospiti provenienti da collaborazioni come Mai Shiranui e Kula Diamond di SNK. Le aggiunte non sono solo estetiche: i nuovi lottatori portano stili di gioco, archetipi, mosse e combinazioni che arricchiscono il meta e riaprono dinamiche di match-up sia per gli utenti casual che per quelli più competitive. La grande novità è la Modalità foto, pensata come una vera modalità creativa: è possibile scegliere personaggi, pose, espressioni, angolazioni e dettagli estetici per costruire la propria scena e catturare lo scatto perfetto, una feature che si sposa bene con la spettacolarità del gioco e con il suo gusto per la messa in scena. È una modalità apparentemente secondaria, ma in un prodotto che fa della presentazione uno dei suoi punti cardini, aggiunge un valore concreto. Va comunque sottolineato che si tratta di aggiunte finalizzare prettamente a rendere sia il pacchetto più completo e sia a celebrare lo storico franchise.

Grafica e tecnica

Su PS5, Dead or Alive 6: Last Round beneficia soprattutto di una presentazione più pulita e più stabile, ed è un vantaggio che si avverte immediatamente in un genere dove fluidità e leggibilità visiva non sono semplici abbellimenti, ma parte integrante della risposta ai comandi. I modelli dei personaggi mantengono una forte impronta scenica e restano uno degli elementi migliori del pacchetto, le animazioni risultano convincenti nella restituzione dell’impatto e il colpo d’occhio generale, pur senza apparire rivoluzionario, si difende bene grazie a una pulizia d’insieme più coerente.

La differenza tra PS5 e PS5 Pro si gioca soprattutto sul terreno della stabilità, della nitidezza e della qualità complessiva dell’immagine nei frangenti più concitati. Non siamo davanti a un salto che cambia la natura del gioco, ma a un miglioramento che rende l’esperienza più rifinita, più reattiva nella percezione e più adatta a un pubblico che oggi si aspetta tempi di caricamento rapidi e una risposta costante. Anche il comparto sonoro fa il suo lavoro con professionalità: effetti d’impatto credibili, musiche energiche, accompagnamento complessivamente solido, così come la voce dei personaggi. Non è un elemento che ridefinisce la produzione, ma contribuisce in modo efficace a sostenere il tono rapido e spettacolare degli incontri.

La direzione artistica risulta essere ancora molto forte e capace nel dare personalità ai fighter, con costumi, effetti e illuminazione che puntano tanto alla definizione estetica quanto all’impatto immediato. È un gioco che vive molto di presentazione, e questa edizione ne amplifica la componente spettacolare senza snaturarla.

Commento finale

Dead or Alive 6: Last Round è, prima di tutto, un’operazione di ricollocamento. Non cambia il destino storico di Dead or Alive 6 e non ne cancella automaticamente le ambiguità, ma permette di osservarlo in una forma più compatta, più ordinata e più facilmente difendibile sul piano dell’offerta. Il suo merito principale sta nell’aver conservato un combat system ancora riconoscibile e piacevole da studiare, capace di premiare tanto il tempismo quanto la comprensione dello spazio, senza rinunciare a quella spettacolarità immediata che da sempre costituisce il volto più popolare della serie. Allo stesso tempo, Last Round non riesce a liberarsi del tutto dalla sensazione di essere un consolidamento più che un rilancio. Chi sperava in una revisione davvero profonda o in una nuova spinta autoriale potrebbe percepirlo come un approdo ordinato, ma non pienamente rigenerante. Resta però una versione consigliabile per chi vuole recuperare il sesto episodio nel suo assetto più completo e più pulito, soprattutto su console moderne. Ed è proprio in questo equilibrio tra valore effettivo e ambizione contenuta che si definisce il suo profilo critico.

7.9

Dead or Alive 6 Last Round


Dead or Alive 6: Last Round è, prima di tutto, un’operazione di ricollocamento. Non cambia il destino storico di Dead or Alive 6 e non ne cancella automaticamente le ambiguità, ma permette di osservarlo in una forma più compatta, più ordinata e più facilmente difendibile sul piano dell’offerta. Il suo merito principale sta nell’aver conservato un combat system ancora riconoscibile e piacevole da studiare, capace di premiare tanto il tempismo quanto la comprensione dello spazio, senza rinunciare a quella spettacolarità immediata che da sempre costituisce il volto più popolare della serie. Allo stesso tempo, Last Round non riesce a liberarsi del tutto dalla sensazione di essere un consolidamento più che un rilancio. Chi sperava in una revisione davvero profonda o in una nuova spinta autoriale potrebbe percepirlo come un approdo ordinato, ma non pienamente rigenerante. Resta però una versione consigliabile per chi vuole recuperare il sesto episodio nel suo assetto più completo e più pulito, soprattutto su console moderne. Ed è proprio in questo equilibrio tra valore effettivo e ambizione contenuta che si definisce il suo profilo critico.

PRO

Combat system ancora molto divertente I Roster ampliato con tanto di nuovi costumi I Modalità foto ben fatta e coerente con la forte vocazione estetica della serie I Su PS5 Pro l’esperienza è più stabile, pulita e complessivamente più gradevole da fruire

CONTRO

Novità contenutistiche limitate I Struttura narrativa molto marginale

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