Recensione Demon’s Souls Remake

Articolo di · 14 Dicembre 2020 ·

Versione testata: PlayStation 5

Back to 2009

Non invidiamo per niente Bluepoint Games. Negli ultimi dieci anni circa, ha avuto l’ingrato compito di rimasterizzare e portare i giochi più “vecchi” su console più recenti. Ma, qualche anno fa, qualcosa è cambiato. Lo studio è passato dal semplice porting dei videogiochi al rifacimento completo. Dopo Shadow of the Colossus, l’azienda ha deciso di cimentarsi con un classico di culto: il gioco di ruolo dark fantasy di FromSoftware, pubblicato nel lontano 2009 su PlayStation 3, Demon’s Souls.

Demon’s Souls è un gioco che per molti amanti del genere occupa un posto speciale. Ha avuto il coraggio di essere diverso dalla maggior parte degli altri giochi che popolano il panorama delle produzioni tripla a, ed è stato un trionfo per uno studio giapponese creare qualcosa di così volutamente esoterico e distintamente giapponese nel suo design, in un’era in cui altri sviluppatori giapponesi hanno dovuto lottare con il coltello fra i denti, fare i conti con la diminuzione drastica delle vendite e l’aumento dei costi di sviluppo.

Dopo aver giocato a Demon’s Souls per la prima volta, l’ex presidente di SIE Shuhei Yoshida aveva dichiarato: “Questa è una schifezza un gioco incredibilmente brutto”.

Sony ha sempre pubblicato Demon’s Souls in Asia. Ci è voluta Atlus affinchè il “gioco incredibilmente brutto” sbarcasse in America e Bandai Namco per i territori PAL.

Tuttavia, Demon’s Souls perseverò e divenne famoso per la sua difficoltà, il design e l’atmosfera. Ma questo non vuol dire che il gioco originale fosse privo di difetti: bug, modi semplici per aggirare le aree difficili e alcuni combattimenti contro i boss piuttosto deludenti. Ma, nonostante questo, Demon’s Souls ha iniziato a guadagnare terreno. La community è passata dall’essere un piccolo gruppo di persone, sbalordite da qualcosa di strano e affascinante, all’essere completamente mainstream entro solo un decennio. Ricordiamo ancora le notti insonne passate a giocarci e dall’ossessione che ci ha consumato mentre vagavamo per il paesaggio solitario della Boletaria.

Bluepoint, quindi, ha avuto un compito erculeo nel riproporre lo storico capitolo della serie mantenendo tutti gli elementi che contraddistinguono la produzione.

Ci si sente a casa

In Demon’s Souls di Bluepoint, è possibile iniziare scegliendo una delle nove classi, ognuna con il proprio stile di gioco e i propri vantaggi. Scegliendo da un ampio spettro di armi, incantesimi, magia e armature. Il combattimento lento e metodico sembra crudo e soddisfacente e un approccio alla difficoltà che può essere facilmente descritto come spietato, ma giusto. Chi ha familiarità con altri giochi nel catalogo di FromSoftware come Dark Souls e Bloodborne si sentirà a casa. Demon’s Souls è basato sul codice del 2009. La differenza più rilevante è che le armi sono un po’ più appariscenti e sono accompagnate da nuove animazioni.

Ciò che rimane inalterato sono le stranezze e il bilanciamento presenti nell’originale. Alla fine della prima sessione con Demon’s Souls di Bluepoint, avevamo creato un personaggio estremamente potente e che era facilmente in grado di guidarci attraverso il resto del gioco. La difficoltà di Demon’s Souls non è strettamente correlata al livello che si potrebbe raggiungere, ma dall’esperienza di capire come equipaggiarsi al meglio contro ciò che il gioco ha in serbo.

Il primo livello di Demon’s Souls è una lezione magistrale di game design che fornisce accurate basi su come giocare correttamente. Fra nemici che si celano nell’oscurità e una sfilza infinita di trappole mortali.

Il Nexus

Dopo aver completato il primo livello, si viene immediatamente lanciati nel Nexus, il vostro hub di gioco. Agisce come rifugio sicuro e selettore di livelli. Nel Nexus, avrete la possibilità di interloquire con un gruppo relativamente piccolo di NPC che rappresenta l’ultimo baluardo per l’umanità in un mondo sempre più oscuro e soggiogato da forze maligne. Non è un luogo allegro, e il lavoro di restyling su PlayStation 5 gli conferisce un senso di grandezza maggiore di quello che si percepiva nell’originale.

Questo senso di grandezza è qualcosa che penetra nel design dei livelli del Palazzo Boletariano del remake di Demon’s Souls, che hanno avuto un cambiamento significativo per quanto riguarda la direzione artistica e il design. Per i nuovi arrivati, questo non farà molta differenza, ma i fan del titolo potrebbero sentirsi leggermente spaesati sulla libertà creativa nella rivisitazione del gioco da parte di Bluepoint.

Alte palpitazioni

Una delle zone più affascinanti e impressionanti di Demon’s Souls è l’Alta Latria, che è stata meravigliosamente (e fedelmente) ricreata. È intriso di toni e atmosfera incredibili, colorati dai curiosi NPC che incontrerete e che possono o meno essere dalla vostra parte. Affronterete nemici difficili che potrebbero sbucare da ogni angolo, mentre un gigantesco cuore pulsante batte attraverso le vibrazioni del controller DualSense di Playstation 5. Se morirete, potrete ritornare in azione in una manciata di secondo, grazie al velocissimo SSD customizzato di PS5. Inutile dire che crea un’esperienza profondamente avvincente che è alla pari, se non migliore, del gioco originale. Lo stesso si può dire per alcune altre aree in cui Bluepoint è rimasto fedele alle radici e all’atmosfera del gioco originale, e ha persino aggiunto i suoi piccoli svolazzi che migliorano l’esperienza.

Alcune aree sembrano meno impattanti di altre

Altre aree sembrano meno impattanti, in parte per gli “aggiornamenti” visivi che il gioco ha ricevuto. La miserabile palude nella Valle della Profanazione è ora facilmente navigabile. Dove prima vedevamo solo torce lontane, ora è possibile vedere praticamente l’intera mappa, e ciò rende l’esperienza significativamente diversa. Per certi versi ricorda il lancio di Silent Hill 2 HD, che rimosse completamente la nebbia vicina e le distanze di visualizzazione ravvicinate. Per non dire altro, il remake di Demon’s Souls ha un tono – a tratti – abbastanza incoerente rispetto alla versione originale, ed è importante notare che aumentare la fedeltà visiva in ogni area non necessariamente migliora Demon’s Souls, né preserva le intenzioni progettuali del gioco originale. Nonostante questi cambiamenti visivi, che includono NPC e altri nemici, il nucleo di Demon’s Souls rimane intatto, inclusa la sua funzionalità online unica.

Possiamo lasciare messaggi utili (o inutili), essere convocati nei mondi di altri giocatori per aiutarli a ripulire un’area e sconfiggere un boss, o persino invaderne qualcuno per ottenere una bella ricompensa. È presente anche una meccanica chiamata Tendenza, che potrebbe rendere il gioco leggermente più facile o più difficile e persino consentirvi di sbloccare nuovi percorsi da esplorare.  In termini più semplici, può causare cambiamenti nel mondo intorno a noi a seconda di quante volte moriamo o non moriamo nella forma umana. A tal fine, alcuni oggetti, percorsi e altri luoghi in ogni dato mondo potrebbero essere aperti o chiusi a seconda di quale sia lo stato attuale di Tendenza Mondiale.

Fra aree segrete e scorciatoie

Ogni area di Demon’s Souls è disseminata di segreti da trovare e scorciatoie da sbloccare, che si radicheranno profondamente nella vostra mente mentre giocate. Questo stile di progettazione dei livelli non si trova troppo spesso, anche nei moderni giochi tripla a, e il livello di dettaglio fa sembrare che il regno di Boletaria fosse davvero un posto reale, e non solo immaginario. I minatori faticano per i loro padroni in condizioni avverse, gli eretici o quelli percepiti come pericolosi sono rinchiusi in prigioni popolate da dannati, e i bambini indesiderati del mondo marciscono in una palude, sorvegliati da una donna che ha osato allontanarsi dal sentiero del suo dio.

Altri cambiamenti

Anche i cambiamenti nella qualità della vita che includono il droppare gli oggetti curativi un po’ più spesso sono un bel passo avanti (sebbene con una dovuta precisazione) rispetto al titolo del 2009. Ciò rende Demon’s Souls sicuramente più appetibile per il pubblico contemporaneo, ma snaturando un design seppur vecchio di dieci anni così contraddistintivo, potrebbe essere visto come in contrasto con l’esperienza del gioco originale.

Le ulteriori differenze presenti nel remake di Demon’s Souls si presentano sotto forma di piccoli cambiamenti che si sovrappongono l’uno all’altro. Dalle modifiche all’interfaccia utente, ai cambiamenti nel design artistico o al modo in cui il personaggio continua a incresparsi sul pavimento magico al centro del Nexus in forma di anima. Vale la pena notare che anche la colonna sonora è stata rivista e ora è molto più pomposa. Sembra davvero che Bluepoint abbia perso – almeno parzialmente – il design e determinati elementi della versione PS3 lungo la strada.

Sarebbe stato bello vedere un’opzione in stile Master Chief Collection, in cui si poteva passare dalla versione per PS3 migliorata con tutte le risorse originali intatte a quella per PS5 con tutte le nuove campane e fischietti.

È importante notare che, poiché i server della versione originale sono offline, non sarete mai in grado di provare la versione PS3 come era stata concepita con tutte le sue funzionalità online senza l’uso di un server privato. Il gioco originale deve essere preservato. Ma la comunità sta facendo un ottimo lavoro nel mantenerlo in vita, almeno per ora.

Grafica e tecnica

Detto questo, con Demon’s Souls, Bluepoint è riuscita a ricreare piuttosto bene il gioco originale. Vedere tutti quei luoghi iconici e quei boss rifatti con una nuova mano di vernice è stato a dir poco sbalorditivo. Lo sviluppatore è stato anche in grado di aggiungere molti più dettagli a ciascun ambiente e modelli ai personaggi rispetto a quello che FromSoftware poteva fare in passato, e ciò fa sembrare l’intero gioco ancora più unico.

Demon’s Souls è uno dei migliori titoli per mostrare in azione PlayStation 5. Il gioco consente sia la modalità prestazioni che la modalità risoluzione, con la prima in esecuzione a 60 fps. Indipendentemente dall’opzione scelta, tuttavia, Demon’s Souls è di gran lunga uno dei migliori giochi che si possano provare su una console in questo momento.

Dobbiamo anche dire che dopo aver già giocato a tutti i precedenti titoli Soulsborne, la struttura del gioco continua a distinguersi, seppur leggermente, rispetto agli altri esponenti del genere. I cinque mondi in Demon’s Souls hanno tutti la loro atmosfera e il loro stile unici, sia esteticamente che tematicamente. Ci è piaciuto il fatto che anche dopo aver completato la prima fase del gioco, si possa procedere per completare il resto in qualsiasi modo si voglia. Sebbene alcuni livelli saranno più difficili per i personaggi di livello inferiore, il fatto che si abbia la libertà di saltare tra i mondi ogni volta che si desidera impedisce alle cose di sembrare stantie, specialmente se ci si ritrova bloccati in un’area specifica.

Quando si tratta della difficoltà complessiva di Demon’s Souls, come vi avevamo anticipato non dipende tanto dal livello ma dalle abilità acquisite in battaglia e dalla capacità di caprie come affrontare ogni specifica situazione. Demon’s Souls è un gioco tanto difficile quanto a tratti estremamente banale.  L’aspetto difficile sta nel fatto che ogni fendente o colpo ridurrà drasticamente la salute del vostro personaggio in forma umana fino a portarlo alla morte e alla perdita della forma umana stessa. L’unico modo per riconquistare la forma umana è sconfiggere un boss o utilizzare un oggetto specifico che ripristinerà il proprio corpo. Tuttavia, vedere la barra della salute costantemente a metà ogni volta che si muore è qualcosa che irrita, in particolare nelle prime ore di gioco, e rende quelle fasi iniziali molto più difficili di quanto siano in altri Soulslikes.

Detto questo, dobbiamo dire che i boss lasciano decisamente a desiderare in Demon’s Souls, soprattutto rispetto a quelli presenti negli altri Souls. Alcuni cattivi straordinari come Flamelurker, il Mangiauomini e il Falso Re sono tra i più divertenti e impegnativi, ma un certo numero di altre battaglie si dimostrano un gioco da ragazzi. Anche la mancanza di un vero boss finale fa un po’ storcere il naso.

Commento finale

Il remake di Bluepoint di Demon’s Souls per PS5, sebbene non a pieni voti, convince. Demon’s Souls riesce a catturare – al netto di alcuni livelli e meccaniche che snaturano la produzione stessa – lo spirito del gioco originale.

L’esperienza non è certamente per tutti, ma se riuscite a carpire rapidamente la ripida curva di apprendimento, il gioco vi regalerà un’esperienza gratificante. Grazie anche ad un’atmosfera implacabile e opprimente che quasi sicuramente non dimenticherete mai.

Criterion 10
8.9

Un remake che convince

Il remake di Bluepoint di Demon’s Souls per PS5, sebbene non a pieni voti, convince. Demon’s Souls riesce a catturare - al netto di alcuni livelli e meccaniche che snaturano la produzione stessa - lo spirito del gioco originale. L'esperienza non è certamente per tutti, ma se riuscite a carpire rapidamente la ripida curva di apprendimento e il combat system, Demon's Souls vi regalerà un'esperienza gratificante, grazie ad un'atmosfera implacabile e opprimente che quasi sicuramente non dimenticherete mai.


+
    - Bluepoint Games è riuscita a riproporre il primo Soulslike in modo convincente
    - Demon's Souls è di gran lunga uno dei migliori giochi che si possano provare su console in questo momento
    - Grande libertà nell'affrontare i mondi di gioco o di saltarli per poi tornarci successivamente
-
    - Alcune scelte di design stonano con l'atmosfera del gioco originale
    - Boss un po' deludenti
    - Non per tutti

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