Quando pensate a Doom, probabilmente la prima cosa che affiora è un fucile a pompa che squarcia un demone, accompagnato da un riff metallico che vi si è tatuato nella memoria. Quella firma sonora aveva un nome e un volto: Bobby Prince. Robert Caskin “Bobby” Prince III, il musicista che ha forgiato le colonne sonore di Wolfenstein 3D, Duke Nukem 3D e soprattutto di Doom e Doom II, si è spento martedì 16 giugno all’età di 81 anni. La famiglia ha confermato la notizia con un necrologio in cui ringrazia “gli innumerevoli ‘Angeli Terreni’ a Dollywood e oltre, le cui preghiere, gentilezza, incoraggiamento e amorevole cura hanno circondato Bobby durante la sua malattia”. Le cause del decesso non sono state rese note.
L’Impronta sonora degli sparatutto anni novanta
Bobby Prince non è stato solo un compositore prolifico: è stato l’architetto di un’atmosfera. Quando nel 1992 Wolfenstein 3D gettava le basi del genere sparatutto in prima persona, Prince traduceva la tensione dei corridoi nazisti in un tappeto sonoro essenziale e martellante. L’anno successivo Duke Nukem 2 consolidava quella chimica tra azione e musica, ma il colpo definitivo arrivò con Doom (1993) e il suo seguito Doom II.
Qui Prince scrisse pagine destinate a diventare leggenda. Le sue tracce, intrise di un metal ruvido e istintivo, non si limitavano a commentare l’azione: la scolpivano. Il brano “At Doom’s Gate”, diventato un inno generazionale per i gamer, ha influenzato non solo i capitoli successivi della serie ma decine di altri titoli per anni a venire. Prince collaborò con id Software e 3D Realms in un’età in cui i compositori di videogiochi erano spesso figure di ono un protagonista assoluto.
La sua firma compare anche in Realms of Chaos, Rise of the Triad e nel seminale Duke Nukem 3D. Per chi giocava negli anni Novanta, la sua musica era parte integrante del divertimento.
Dal MIDI al national recording registry
Solo due mesi fa, la colonna sonora di Doom ha ricevuto un riconoscimento storico: l’ingresso nel National Recording Registry. Nella motivazione ufficiale, un portavoce ha sottolineato come “la colonna sonora carica di adrenalina” fosse cruciale per il successo del gioco. E ha aggiunto: “Nonostante i limiti dei driver delle schede audio del 1993, Prince compose l’accompagnamento perfetto, fatto di riff taglienti, per il viaggio infernale di sterminio dei demoni”.
Quel commento illumina una parte decisiva del talento di Prince: la padronanza del MIDI. Lavorando in un’epoca di risorse tecniche minime, l’artista riuscì ad assegnare gli effetti sonori a frequenze MIDI differenti così che potessero emergere dalla musica senza sovrapporsi. Un espediente tecnico che oggi sembra banale, ma che all’epoca rappresentava un problema concreto per chi creava esperienze immersive. Prince lo risolse con ingegno, regalando a Doom quella separazione nitida tra spari, ringhi demoniaci e chitarre che ancora oggi funziona.
L’Uomo prima dei pixel
Prima di diventare l’orecchio assoluto di un’era videoludica, Bobby Prince aveva vissuto altre vite. Aveva servito nell’esercito degli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam e aveva intrapreso la carriera di avvocato e consulente. La musica per i videogiochi iniziò quasi per gioco, un hobby nato dalla passione personale e cresciuto fino a diventare un mestiere.
George Broussard, co-fondatore di 3D Realms/Apogee Software, lo ha ricordato con una definizione perfetta: “Bobby era un creatore prolifico. Ripensando alla sua carriera e alla sua opera, era essenzialmente lo Hans Zimmer dei primi shareware”. E ha aggiunto: “Tutto nasceva dalla sua passione per la musica e per i videogiochi, che all’epoca erano ancora agli albori: era iniziato come un hobby, l’esatto opposto dell’essere un avvocato”.
John Romero, co-designer di Doom, ha dichiarato: “Tutti noi in Romero Games siamo profondamente addolorati per la scomparsa di Bobby Prince. Ha lasciato un segno incredibile nei videogiochi e nella mia vita”. Andrew Hulshult, compositore dei Doom più recenti, ha voluto rendere omaggio non solo al professionista ma alla persona: “Bobby era tutto incentrato sull’amore e la positività. Voleva che tutti andassero d’accordo. È stato incredibilmente di supporto per il mio lavoro. Sono davvero onorato di aver avuto il privilegio di rielaborare le sue opere”.
