A volte basta davvero poco per riuscire a tornare indietro di una trentina d’anni e Denshattack! ne rappresenta un mirabile esempio. E non è di certo una casualità. Sono gli stessi sviluppatori dello studio spagnolo Undercoders ad aver orgogliosamente ammesso l’ispirazione agli arcade di fine anni ’90 e dichiaratamente all’iconico Dreamcast. Un’espressa volontà di omaggiare un’era magica del gaming, quando lo stile frenetico andava di pari passo con un’estetica vibrante tanto tra i cabinati delle sale giochi quanto nei salotti di casa che ebbero la fortuna di ospitare la leggendaria (e sfortunatissima) ultima console SEGA.
Se pensavate che guidare un treno fosse un’esperienza perlopiù legata ai simulatori occidentali o a fenomeni culturali come Densha de GO!, beh, Denshattack! è qui per sovvertire ogni aspettativa. Non solo rendendo l’esperienza genuinamente divertente ma anche e sopratutto completamente fuori di testa… e di binari!
Il titolo è disponibile dal 15 Luglio per PC (via Steam), Xbox Series, PlayStation 5 e Nintendo Switch 2.
Versione testata: PlayStation 5
Distopia in technicolor
In un futuro imprecisato, il mondo è stato colpito da una devastante catastrofe climatica. Come conseguenza del disastro, i ricchi vivono al sicuro all’interno di cupole sigillate con aria pulita, mentre il resto della popolazione sopravvive nelle terre desolate. Proprio nel mondo degradato della gente comune, tra le macerie di un tempo che fu e la natura che inizia a reclamare i propri spazi, il sistema ferroviario giapponese è uno degli ultimi baluardi di civiltà. Emi, una giovane fattorina che consegna ramen con il suo treno antigravitazionale personalizzato, decide un giorno di abbandonare il mondo delle consegne per tentare la fortuna tra i Denshattacker, abili piloti di treni che competono tra acrobazie funamboliche e velocità deliranti. La decisione della ragazza sarà il primo passo verso la scoperta delle sinistre trame della spietata multinazionale Miraidō Corporation.

Denshattack! prende ispirazioni dagli anime shonen per metter su una storia leggera e di intrattenimento, messa in scena attraverso sezioni in stile visual novel. Tra una missione e l’altra la narrazione avanza attraverso dialoghi interamente doppiati, attraverso un cast variopinto di comprimari ed avversari, come vuole la tradizione. Il pregio principale del titolo è il suo non prendersi eccessivamente sul serio, scelta questa che richiama con ancor più decisione le fonti di ispirazione del team di sviluppo.
Dove gli omaggi all’era degli intramontabili arcade game si manifesta in tutta la sua purezza è nella cura riposta nella presentazione generale. A partire dall’esuberante veste grafica, tecnicamente leggera ma non per questo priva di dettagli e personalità, che richiama la cultura pop e l’estetica Y2K giapponese dei primi anni 2000. In questo senso, l’Unreal Engine 5 è stato piegato e declinato attorno ai dettagli del cell shading e della pop art, ulteriormente arricchito da effettistica, font e menu che ricalcano i vecchi titoli arcade SEGA. Il colpo d’occhio è vibrante e sembra quasi di essere capitati in una tempolinea in cui il Dreamcast ha avuto il successo che avrebbe meritato.
Un capitolo a parte lo merita l’intero comparto musicale. La soundtrack (un virtuoso mix tra elettronica, hip hop e punk rock) è stata curata dall’etichetta specializzata Kid Katana Records, guidata dal compositore Tee Lopes, già celebre per le iconiche musiche di Sonic Mania e TMNT: Shredder’s Revenge. Come se questo non fosse già un bel biglietto da visita, gli sviluppatori hanno realizzato una colossale collaborazione coinvolgendo vere e proprie leggende. L’elenco è clamoroso e comprende gente come Richard Jacques (compositore originale della serie di Jet Set Radio), Shoji Meguro (storico autore delle colonne sonore della saga di Persona), Ryo Nagamatsu (compositore noto per Splatoon e Mario Kart), Takenobu Mitsuyoshi (cantante e volto simbolo di classici SEGA come Daytona USA), Lotus Juice (rapper che ha cantanto alcune canzoni di Persona 3) e 2 Mello (produttore hip-hop e funk). Un vero e proprio dream team.

Frenesia su rotaie
Non è così semplice descrivere cosa sia ludicamente Denshattack!. Non perché sia un titolo complesso, anzi tutt’altro. Piuttosto, il punto è nell’estrema rarità ed originalità della sua formula.
In estrema sintesi, siamo di fronte ad una ibridazioni tra generi che fonde l’action arcade con il platform 3D su una impalcatura costituita dalle meccaniche tipiche dei giochi di sport estremi. Prendete Jet Set Radio e Tony Hawk’s Pro Skater, mescolate al mix elementi presi da SSX, Olly Olly World e Rollerdrome. Questo può dare un’idea di massima su cosa vuole essere, pad alla mano, Denshattack!.

Ciascun livello mette il giocatore davanti alla necessità di eseguire acrobazie: salti, ollie e kickflip nonché grindare sulle rotaie per accumulare punti e fare combo. Per farlo tuttavia, si dovrà fare i conti con le diverse condizioni messe sul piatto da ogni ambientazione. In alcuni scenari si dovrà andare da un punto A ad un punto B, in altri si dovranno eseguire dei compiti specifici. Senza dimenticare sezioni a tempo spettacolari battaglie su rotaia contro i boss delle gang rivali e i mech della Miraidō Corporation. E la cosa bella è che può davvero accadere di tutto: esplorare una caverna buia, correre sott’acqua, scardinare una ruota panoramica, scendere lungo i pendii di una montagna innevata. Denshattack! urla imprevedibilità ed impagabile è la la gioia di trovarsi di fronte ad esperienze sempre diverse e fresche.
Ma non ci sono solo trick da realizzare e punteggi da far lievitare. Ogni livello ospita segreti, collezionabili nascosti e ricompense speciali con le quali personalizzare il proprio treno… e renderlo sempre più incredibile. Perché la prima corsa è solo l’inizio del viaggio.

Un folle Giappotour
Denshattack!, in piena linea con la tradizione più gustosamente arcade, richiede non solo una certa dose di manualità e destrezza ma anche una genuina propensione alla rigiocabilità.
Avanzando nei livelli e scalando le classifiche underground, è possibile infatti sbloccare nuove mosse e combinazioni di trick più complesse. Questo ti permette di aumentare drasticamente la possibilità di puntare a punteggi elevati, avviando un circolo vizioso. Completando infatti le sfide e i capitoli della storia è possibile accedere a nuove locomotive e vagoni. Questi non sono mere skin o potenziamenti lineari, bensì variabili con parametri differenti che incidono sul gameplay. Ad esempio, un modello può garantire una carica del salto più efficace, mentre un altro può aumentare il moltiplicatore base dei punti a scapito di alcune categorie di trick. Un sistema dunque che si autoalimenta, premia la rigiocabilità ed il completamento degli obiettivi opzionali. Unico neo? Talvolta la velocità è così elevata e l’azione così assurda che la telecamera fa fatica a stare dietro ad una leggibilità completa (ma potrebbe anche essere che stiamo invecchiando, chissà).

Si tratta di un viaggio incredibile attraverso oltre cinquanta livelli di una varietà ammirevole, in grado di rappresentare un Giappone distopico ma ancora pienamente riconoscibile. Le grandi metropoli come Tokyo si oppongono alle sterminate campagne del Kyushu, senza dimenticare i campi innevati dell’Hokkaido e molto altro. A suo modo, una piccola grande celebrazione di una nazione alla quale ogni videogiocatore non può che essere riconoscente.
Perché tuttavia non si dovrebbe essere interessati a Denshattack!, arrivati a questo punto e pur in considerazione di un price tag decisamente invitante (€ 19,99)? Beh, tutto dipende da quanto si è soggettivamente propensi ad una tipologia ludica di questo tipo. Denshattack! è una bellissima bestia strana, che si rivolge soprattutto a chi ha vissuto quell’aurea decade arcade a cavallo del nuovo millennio.
Gran parte del suo fascino, sia artistico sia ludico, poggia sulle regole dell’immediatezza, dell’esuberanza e del divertimento diretto pad alla mano. Chi cerca a tutti i costi il “graficone”, la storia profonda, le meccaniche open world ed altri diktat contemporanei, potrebbe trovarsi seriamente in imbarazzo di fronte al gameplay nudo e crudo di Denshattack!. Che richiede una certa abnegazione per essere padroneggiato e per poter puntare ai record più ambiti. Per chi dunque è cresciuto a pane e Crazy Taxi, bruciandosi la paghetta nei cabinati della grande SEGA, beh, questo è un acquisto imperdibile.

Commento finale
Denshattack! è una deliberata e potente lettera d’amore verso l’era degli arcade anni ’90 e del mai dimenticato Dreamcast. Un titolo dalle premesse folli che mescola concettualmente il meglio della stravaganza ludica di quel magico periodo per dar vita ad una scarica di adrenalinica fatta di frenesia, velocità e destrezza. Un ibrido che fonde l’action con il platform 3D, poggiando le proprie fondamenta sulle meccaniche tipiche dei giochi di sport estremi, con una imprevedibilità che non accenna mai a rallentare. Una piccola perla del panorama indie del 2026, che sarà letteralmente adorata da chi ha vissuto sulla propria pelle quell’indimenticabile stagione del gaming alla quale il titolo Undercorders si ispira.


