Dopo quasi tre anni dal battesimo su PC, Deathbulge: Battle of the Bands arriva finalmente anche sotto i riflettori del mondo console. Purtroppo, trattandosi di una delle tante chicche dimenticate nel sottobosco delle produzioni indipendenti, è ragionevole immaginare che gran parte di chi si troverà a leggere questa recensione non abbia la minima idea di cosa questo titolo sia.
Immaginate dunque di prendere una commedia slapstick, le migliori suggestioni di pellicole come School of Rock e l’umorismo reso immortale dal franchise di Monkey Island. Fatto? Bene, mescolate tutto assieme ad un impianto da light RPG a metà tra tradizione ed accessibilità (ma non per questo poco profondo). Il tutto con una generosa e massiccia dose di rock… e non solo.
Deathbulge: Battle of the Bands è disponibile, oltre che su PC (via Steam) anche su Nintendo Switch, PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One e Xbox Series X al prezzo di 19,99 €.
Versione testata: Xbox Series X
Esisteva una maniera di fregare il potente
Per chi non lo sapesse, Deathbulge non nasce con questo titolo bensì dalla fantasia di Dan Martin, fumettista umoristico britannico che ha creato l’IP come webcomic nel 2011. Nonostante dunque si fondi su un immaginario già consolidato nel tempo, Battle of the Bands non richiede una conoscenza pregressa per essere apprezzato.
Un bel giorno, la frizzante Faye apprende da alcuni amici musicisti dell’esistenza di un imminente sfida tra band. Spinta dal desiderio di primeggiare assieme alla sua band, procede ad una iscrizione di impulso senza curarsi miniamente di leggere tutte le condizioni di partecipazione. La battaglia tra band concede a ciascun partecipante abilità speciali in grado di infliggere dolore fisico ai propri avversari. Perché si: la sfida non è semplicemente musicale ma anche… mortale. Quali sfide dovranno affrontare i Deathbulge per portare a casa la pelle?
Battle of the Bands gode di una scrittura brillante e senza mezzi termini esilarante, capace di coinvolgere e divertire con un umorismo paradossale fin dai primissimi attimi della presentazione. Battute caustiche e situazioni alla Ron Gilbert si intersecano senza soluzione di continuità per un’avventura che si snoda in circa venti ore tra ironia, bizzarie ed un inaspettato carico di emozioni. Un peccato che il titolo non si stato adattato in italiano, restando dunque meno accessibile di quanto si sarebbe potuto sperare.
Se la veste grafica è poi sotto gli occhi di tutti e colpisce per il tratto istrionico, colorato e caratteristico di Dan Martin, il comparto sonoro merita una menzione a parte. Si tratta del vero cuore pulsante del gioco, una selezione che si adatta dinamicamente all’azione a schermo spaziando tra generi con un particolare gusto per il rock in tutte le sue principali forme. Non solo eterogeneità e qualità ma anche tanto citazionismo, con evidenti omaggi a pezzi iconici della storia della musica (di nuovo, soprattutto rock e metal).

Tu diresti a Picasso di vendere una sua chitarra?
Dal punto di vista strettamente ludico, Deathbulge: Battle of the Bands è essenzialmente un RPG in salsa bidimensionale che mescola i classici stilemi di genere con alcune trovate gustosamente fresche.
Il punto fondamentale è che tutto ruota attorno al ritmo ed ogni aspetto del gameplay è stato reinterpretato completamente in chiave musicale. A cominciare esattamente dal sistema di combattimento. Questi ultimi non adottano i turni statici bensì un sistema simile all’Active Time Battle, dove la velocità d’azione è scandita da barre temporali che si caricano a ritmo di musica. Come? Semplice: ogni azione, offensiva o difensiva, provoca distorsioni nella musica di sottofondo, modificando la traccia audio in tempo reale inserendoci materialmente vantaggi e svantaggi pronti all’uso. La barra di attivazione dei turni di ogni squadra è divisa dunque in 4 battute, come fosse uno spartito. Una freccia si muove costantemente lungo questa linea: quando l’indicatore attraversa una battuta modificata (dalle suddette abilità del party), l’effetto si attiva. È possibile piazzare trappole di danno, zone che rallentano l’avversario o segmenti che accelerano istantaneamente la freccia della propria band, manipolando il ritmo stesso dello scontro.
La stravagante miscela con il mondo della quarta arte non finisce qui: i membri del party appartengono a classi bizzarre legate al mondo della musica, ognuna con alberi delle abilità dedicati ed un ruolo specifico sul campo di battaglia. In prima linea combatte un solo personaggio alla volta: il frontman attivo è così l’unico a subire i danni dei nemici e a determinare la velocità di movimento sulla barra in base alle sue statistiche. Dimenticate poi i punti magia ed il mana: qui si accumula glam ed hype. Letteralmente.

Con una chitarra in mano e il rock nei nostri cuori
Non si combatte e basta in Deathbulge: Battle of the Bands. Ma tutto quello che si fa rispecchia la natura folle dell’opera, questo è poco ma sicuro.
L’esplorazione è incoraggiata al di là della trama principale. Il mondo di gioco si divide tra aree urbane pacifiche ed un totale di sette dungeon tematici. Come tradizionale per una certa scuola di RPG, ognuno dei personaggi possiede una specifica abilità utile per superare ostacoli ambientali o raggiungere aree apparentemente inaccessibili. Soprattutto i dungeon, in questo senso, nascondono tesori che richiedono un attento backtracking o l’uso combinato delle abilità dei personaggi per essere aperti. Per chi invece adora perderso in missioni secondarie, sono presenti e ricoprono un ruolo tutt’altro che marginale. Gli incarichi opzionali infatti permettono di approfondire la lore del mondo di gioco, sbloccando dialoghi unici che cambiano a seconda del frontman selezionato e del momento della storia in cui ci si trova (invogliando, in un certo senso, anche la rigiocabilità). Senza scordare le ricompense d’impatto: completare gli ingaggi premia quasi sempre il giocatore con elementi che stravolgono il gameplay, tra cui nuove abilità d’attacco, espansioni dell’inventario e soprattutto nuove toppe per personalizzare la proprie giacche (tradotto, accessori per le armature). E se pensate che non ci siano scontri opzionali… beh, avrete una piacevole sorpresa con alcune delle battaglie più complesse e stratificate dell’intera avventura.
Ovviamente, non si tratta della reinvenzione della ruota, sia chiaro. Gli amanti degli RPG non troveranno niente di particolarmente innovativo o drammaticamente diverso rispetto alla proposta presente nel panorama del genere. Al tempo stesso però, la filosofia alla base di Deathbulge: Battle of the Bands è quello che fa la differenza. Il suo umorismo irrefrenabile e le sue intelligenti e trasversali contaminazioni con il mondo della musica, assieme ad un gameplay fresco al contempo accessibile e profondo, sono motivazioni sufficienti per spingere chiunque a dargli una possibilità.

Commento finale
Dopo un ritardo di quasi tre anni, Deathbulge: Battle of the Bands arriva finalmente su console portando con sé il suo carico di personalità ed umorismo. Un RPG bidimensionale in cui la musica è al contempo tematica di fondo e fondamento di gameplay, per un mix che trasuda originalità e divertimento. Un titolo assolutamente brillante, che affianca una presentazione curata ed un comparto audio di grande pregio ad un combat system semplice ma vivace, particolarmente incline alla varietà ed agli spunti strategici. E’ un peccato che l’attesa non abbia portato ad un adattamento nella lingua italiana, assenza che potrebbe allontanare parte del pubblico. Un titolo che merita l’attenzione degli amanti degli RPG e del mondo della musica grazie a tutte le sue frizzanti qualità, pur strutturalmente (come impianto ludico di genere) aprendo una porta sfondata. Ma non vi preoccupate: se cercate porte da sfondare, ironicamente, seguite quei matti di Faye, Riff e Ian.


