Recensione Digimon Story Time Stranger, il titolo che i fan attendevano da sempre!

Ironicamente, proprio lo scorrere del tempo è ciò che Digimon Story Time Stranger ci ha fatto percepire. Son trascorsi oltre venticinque anni da quando, seduti comodamente sul divano e con molte meno primavere sulle spalle, eravamo rapiti dalla sigla dell’indimenticabile Digimon Adventure su Rai 2. Una convivenza complessa, quella del franchise nato da Akiyoshi Hongo (pseudonimo “uno e trino” di Aki Maita, Hiroshi Izawa e Takeichi Hongo), con l’esplosione deflagrata qualche anno prima con i mostriciattoli di The Pokémon Company le cui serie animate imperversavano sulla concorrente Mediaset.

Nel corso degli anni, sebbene la distanza col successo di Pikachu & company sia stata sempre, di fatto, incolmabile, Digimon è riuscito a conquistare uno zoccolo duro e fedele di fan. Un media franchise prosperato soprattutto grazie ad una stabile produzione animata prodotta da Toei Animation. Non altrettanto felici si son tuttavia rivelate le inevitabili incursioni nel mondo del gaming. Progetti spesso ambiziosi ma incapaci di incidere, che hanno lasciato spesso gli appassionati delle digicreature con l’amaro in bocca. Ancora ricordiamo il tremendo Digimon World per la prima PlayStation… non proprio una risposta all’altezza di Pokémon Rosso e Blu, ecco. Alti e bassi si sono alternati tra le diverse ere videoludiche, senza tuttavia mai incidere realmente.

Una tendenza che ha incominciato a subire una concreta ed incoraggiante inversione con Digimon Story Cyber Sleuth prima e Digimon Survive poi. E che adesso, con Time Stranger, può dirsi finalmente compiuta. Con immensa gioia soprattutto da parte di chi c’era su quel divano a vedere le prime avventure di Tai, Matt, Sora, Izzy, Mimi e Joe.

Digimon Story Time Stranger è disponibile dal 2 Ottobre per PC (via Steam), Xbox Series e PlayStation 5.


Versione testata: PlayStation 5


Il destino del mondo

Dicevamo, il tempo non è solo la suggestione che ci ha trasmesso Time Stranger, ma anche uno dei focus strutturali della trama.

Tokyo, Giappone. Un agente operativo dell’organizzazione segreta ADAMS, nel corso di un’indagine relativa a strane scosse sismiche, s’imbatte in una creatura ignota. Neanche il tempo di comprendere che subito giunge un’esplosione cataclismatica. Tutto sembra finito ma ecco la sorpresa: il risveglio, incolume, ma tornato indietro nel tempo di otto anni. Inizierà un viaggio tra linee temporali attraverso il regno degli umani e Iliad, il Mondo Digitale dove vivono i Digimon. Obiettivo, impedire l’Apocalisse. Ma sarà davvero possibile? Si può cambiare realmente il passato?

Tokyo ed il mondo hanno le ore contate?

La sceneggiatura, al netto di un sapore di déjà vu per chi mastica un po’ di JRPG, si è rivelata tuttavia una piacevole sorpresa. Ambiziosa ed in grado di toccare temi maturi, si articola con riveroso ossequio della lore del proprio franchise al contempo raccontando una storia curata e coinvolgente. L’impressione è proprio quella di seguire uno degli anime di Toei Animation. Certamente, proprio i più smaliziati fruitori del genere potranno percepire un po’ prevedibilità a causa di un intreccio non così articolato. Anche la regia non è particolarmente ispirata e la caratterizzazione del cast umano non risulta granché approndita. Ma ciò che resta, allo scorrere dei titoli di coda, è una trama assolutamente godibile ed in grado di muoversi a proprio agio.

Quello che invece appare da subito un po’ deludente è tutto ciò che ruota attorno alla presentazione tecnica. Al netto dei dettagliati modelli poligonali di umani e Digimon (frutto perlopiù di una direzione artistica ispirata), tutto il resto sembra essere rimasto fermo ad alcune generazioni videoludiche fa. Animazioni ed espressività facciali sono fuori tempo massimo, così come l’illuminazione che appare davvero sorpassata. Va un po’ meglio durante le battaglie, seppur il colpo d’occhio tendenzialmente viva di attimi. Non va meglio neanche il comparto audio, con musiche ed effettistiche ripetitive e con poca personalità. Un peccato.

Il digidevice a forma di pistola richiama alcune suggestioni di altri famosi JRPG.

A spasso nel tempo

Ironicamente (anzi, stavolta quasi sardonicamente se non maliziosamente), Time Stranger non è che uno dei tanti monster-tamer che si presenta al pubblico con un comparto tecnico arretrato. Ed esattamente come per altri casi, occorre andare oltre la copertina per apprezzarne le qualità ludiche. Le quali, per fortuna, non mancano.

L’infrastruttura di Time Stranger è quella di un classico JRPG dalla mole considerevole, ricco di attività, posti da visitare e Digimon da collezionare. Un’avventura sfaccettata che porta il giocatore a spasso per linee temporali e realtà alternative, alla ricerca di quello che potrebbe salvare il mondo. Una eterogeneità di ambienti e situazioni (tra cui un semplice ma piacevole gioco di carte) in cui spesso il giocatore è chiamato a saltare indietro ed avanti nel tempo, arricchendo l’incedere di una vivacità davvero apprezzabile. In cui tuttavia il cuore pulsante è sempre rappresentato da tutto ciò che ruota attorno a loro: i Digimon.

Anche se tecnicamente non è impeccabile, Time Stranger si difende per la direzione artistica.

Con oltre 450 creature, Time Stranger rappresenta il lavoro più appassionato legato allo storico franchise con una cura certosina ed una selezione generosa e davvero ottima. Un numero mai così consistente e vario, che splende dell’imprevedibilità evolutiva cara a Digimon. Partire con un team di dolci esserini e ritrovarsi in squadra un mecha, una waifu ed un tirannosauro è sempre uno degli highlight del franchise.

Parlando proprio del sistema di combattimento, esso è un altrettanto tradizionale sistema a turni in cui il party è principalmente composto da tre Digimon attivi (oltre Aegiomon per motivi di trama) e tre passivi. Caratteristica peculiare è data dalla possibilità di variare la formazione in tempo reale senza subire il “costo” della perdita di un turno (idem per l’uso di oggetti). E così, tra la scelta di attacchi base e abilità speciali (in cui tener conto di un sistema di debolezze in stile carta-sasso-forbice) e le opportunità difensive, c’è anche da scegliere dinamicamente la formazione più adatta a seconda dell’avversario da affrontare.

Quella che sembra una facilitazione in realtà si rivela un’intuizione da leggere nella prospettiva della dinamicità delle battaglie, in cui l’adattamento strategico è la chiave per rispondere alle situazioni più complesse. Soprattutto i boss che, ve lo assicuriamo, sanno essere davvero impegnativi senza una buona preparazione o una tattica ben congeniata. E son pure fighi da affrontare grazie alle gimmick che rendono ogni scontro davvero brioso e stimolante.

Le battaglie sono uno degli elementi migliori della produzione.

Agumon digievolveeeee

La preparazione, per l’appunto. Un aspetto in cui Digimon Story Time Stranger letteralmente brilla.

Premesso che i sistemi in gioco sono molteplici e deliziosamente stratificati, cercheremo di riassumerne i tratti salienti. Anzitutto con una premessa dovuta. Come i fan sapranno bene, i Digimon non sono caratterizzati da schemi evolutivi lineari (come fa la concorrenza già citata). Bensì, ciascun percorso di sviluppo può portare ad esiti diversi, con ramificazioni complesse ed addirittura la possibilità di “tornare indietro” e percorrere un diverso cammino evolutivo. Migliorare il proprio party di creature quasi mai sarà una questione solo di raggiungere uno specifico livello in grado di triggerare l’evoluzione. Bensì occorrerà valutare molte condizioni.

Alcune digievoluzioni richiederanno ad esempio specifici valori in uno dei parametri presenti, per cui sarà necessario ricorrere alla Digifattoria. Un vero e proprio minigioco gestionale personalizzabile, al quale poter delegare un determinati numero di creature per incrementare le statistiche individuali. Non solo quelle legate alle classiche forza e difesa, ma anche il valore di Legame nutrendo e passando del tempo insieme (questo soprattutto in battaglia). Si tratta di un lascito che richiama alle origini dei virtual pet di WiZ e Bandai, ma anche di uno dei valori più importanti da tenere in considerazione. Soprattutto perché un alto Legame permetterà di ottenere digievoluzioni più forti.

Proprio in questo senso c’è poi il Talento, che incide sul limite massimo di livello a cui un Digimon può aspirare. Se tutto questo non fosse abbastanza, Time Stranger prevede anche un sistema di personalità per le proprie creature. A seconda di quella presente, il Digimon avrà ripercussioni su taluni parametri, vantaggi o svantaggi. Compito del giocatore sarà anche quello di dialogare con i propri compagni digitali per incidere sulle personalità e puntare gli sviluppi nelle direzioni preferibili.

La Digifattoria è personalizzabile e vi sarà davvero utile.

Il sistema nel suo insieme è molto più complesso di così, ma fidatevi se vi diciamo che rappresenta davvero un ottimo modo di contestualizzare ludicamente le peculiarità del franchise. Un traguardo, quello raggiunto da Media.Vision, che ci sentiamo di applaudire per quello che può significare, soprattutto, in prospettiva futura.

In questo contesto, dispiace che a venir meno sia l’esplorazione intesa nel suo senso più ampio. Benché presente una ricca varietà di ambientazioni e missioni secondarie (con deviazioni sul tema e boss opzionali), dobbiamo segnalare che Time Stranger è davvero molto lineare. A livello pratico non esiste essenzialmente una forma di esplorazione se non quella di attraversare i lunghi corridoi presenti nel titolo, facendo spesso i conti con tristi muri invisibili.

Ovviamente si tratta di un elemento sul quale la software house è dovuta scendere a patti nel corso dello sviluppo. Non è la fine del mondo (eheh) e molte persone potrebbero apprezzare comunque questa scelta più diretta al posto di open world eccessivamente dispersivi. L’unico neo, stavolta oggettivo, è dato da un sistema di viaggio rapido immotivatamente farraginoso che rende gli spostamenti più scomodi del dovuto. Tutti elementi che speriamo vengano migliorati con il prossimo capitolo di questa promettente saga.

I menu sono chiari e leggibili, permettendo di fare tutte le valutazioni del caso.

Commento finale

Digimon Story Time Stranger non verrà ricordato come il JRPG dell’anno o come un GOTY contender. Ma sinceramente va bene così. Non tutti i titoli ambiscono ad essere i primi della classe. A volte, per fortuna, ci sono produzioni che aspirano a rivolgersi al cuore delle persone, per risvegliare ricordi e regalar loro sogni. E il titolo Bandai Namco fa esattamente questo. Un autentico dono ai fan del franchise, un’avventura entusiasmante che non potrà non esaltare chi è cresciuto a pane e Digimon. Preparatevi ad un viaggio a spasso nel tempo: c’è un’Apocalisse da impedire!

8.0

Digimon Story Time Stranger


Digimon Story Time Stranger non verrà ricordato come il JRPG dell'anno o come un GOTY contender. Ma sinceramente va bene così. Non tutti i titoli ambiscono ad essere i primi della classe. A volte, per fortuna, ci sono produzioni che aspirano a rivolgersi al cuore delle persone, per risvegliare ricordi e regalar loro sogni. E il titolo Bandai Namco fa esattamente questo. Un autentico dono ai fan del franchise, un'avventura entusiasmante che non potrà non esaltare chi è cresciuto a pane e Digimon. Preparatevi ad un viaggio a spasso nel tempo: c'è un'Apocalisse da impedire!

PRO

Il miglior Digimon di sempre | Il sistema di combattimento è intuitivo, dinamico e divertente | Tutto ciò che riguarda l'allevamento dei Digimon è curato e stratificato |

CONTRO

Tecnicamente risulta un po' arretrato | Poca personalità nel comparto sonoro | Un JRPG molto lineare, con tutto ciò che ne deriva |

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