Quando si parla di Dynasty Warriors, si parla inevitabilmente di una delle saghe più longeve del panorama videoludico. Un nome che, nel bene e nel male, è diventato sinonimo di un genere preciso, quasi cristallizzato nel tempo: il musou. Un genere che ha saputo costruirsi un pubblico fedele, appassionato, ma che negli anni ha anche mostrato con sempre maggiore evidenza i propri limiti strutturali.
Con Dynasty Warriors: Origins, Koei Tecmo ed Omega Force hanno provato a riavvolgere il nastro, tornando là dove tutto è cominciato, ai Tre Regni. Tuttavia, con un approccio più focalizzato sulla maestosità delle battaglie e sul peso della narrazione. Un’operazione che su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S è stata accolta in maniera generalmente positiva, come sottolineato anche dalla recensione del nostro Danilo, che parlava di una “rinascita” della serie.
A distanza di mesi, Dynasty Warriors: Origins approda anche su Nintendo Switch 2, in uscita il prossimo 22 gennaio 2026. Una versione che si confronta con limiti tecnici più stringenti, ma che porta con sé anche un valore aggiunto non trascurabile: la portatilità. Sarà sufficiente? Non vi resta che continuare la lettura per scoprirlo!
Versione testata: Nintendo Switch 2
Tra racconto e campo di battaglia
Prima di entrare nel merito di questa specifica versione, è doveroso soffermarsi sul videogioco in sé. Dynasty Warriors: Origins è, prima di tutto, un tentativo consapevole di rimettere ordine in una formula che negli anni si era fatta sempre più caotica, ridondante e, diciamolo, stanca.
La scelta di concentrarsi nuovamente sulle grandi campagne dei Tre Regni, riducendo il numero di personaggi giocabili ma dando loro maggiore spazio narrativo, va proprio in questa direzione. La narrazione prova a restituire un minimo di solennità agli eventi storici, abbandonando (almeno in parte) quella sensazione di “lista di missioni” senz’anima che aveva caratterizzato alcuni capitoli precedenti.
Sul piano ludico, il sistema di combattimento resta fedele ai capisaldi dei musou: grandi mappe, orde di nemici da abbattere, ufficiali nemici più resistenti e una costante alternanza tra avanzamento sul campo e gestione degli obiettivi. Tuttavia, Origins introduce una maggiore enfasi sul posizionamento, sul tempismo e sull’uso delle abilità, con la conseguenza che il gameplay risulta un minimo più profondo e coinvolgente. Non una rivoluzione, ma un passo nella giusta direzione.

Ma anche al netto di quanto appena detto, e non vogliate prendere la seguente affermazione come un capriccio arrogante e da “sommelier”, il musou, per quanto possa piacere a una fetta di pubblico, resta un genere limitato e limitante. La ripetitività è una componente strutturale, non un difetto accidentale. E Dynasty Warriors: Origins, pur nel suo sforzo di rinnovamento, non riesce, né probabilmente vuole, emanciparsi del tutto da questa realtà.
Menare le mani ovunque, ma con qualche compromesso
Arriviamo quindi al focus sulla versione Nintendo Switch 2. È inutile girarci intorno: dal punto di vista puramente tecnico, questa edizione è inferiore rispetto a quelle già disponibili sul mercato. La resa grafica appare semplificata, con modelli meno definiti, texture più povere ed una distanza visiva ridotta. Nulla che comprometta la leggibilità dell’azione, ma il colpo d’occhio generale risulta meno spettacolare, soprattutto durante le battaglie più affollate.
Anche sul fronte delle prestazioni il confronto è a favore delle versioni uscite un anno fa. Il titolo presenta due modalità grafiche. Una a 30 fotogrammi al secondo stabili ed una a framerate variabile che comunque non fa la differenza, anzi. Non si raggiungono, dunque, i 60 fps che caratterizzano le versioni più performanti, e la differenza si avverte, soprattutto per chi proviene da quelle piattaforme.

La situazione resta sostanzialmente simile sia in modalità docked che in portatilità, segno di una scelta di compromesso piuttosto conservativa da parte degli sviluppatori. Un altro elemento critico riguarda i tempi di caricamento, che risultano piuttosto lunghi e frequenti.
Eppure, è proprio in portatilità che Dynasty Warriors: Origins trova una sua dimensione più convincente. Le missioni, spesso della durata di 20–30 minuti, si prestano sorprendentemente bene a sessioni di gioco “mordi e fuggi”, ideali per una pausa o per giocare con il cervello spento, lasciandosi trasportare dal flusso dell’azione.
Commento finale
Dynasty Warriors: Origins su Nintendo Switch 2 ha certamente un senso. In portatilità, molti dei limiti strutturali del genere diventano quasi un pregio: la ripetitività si trasforma in familiarità, e la semplicità in immediatezza. Chi ha già giocato il titolo su PC, PlayStation 5 o Xbox Series X|S difficilmente troverà valide ragioni per tornare sui campi di battaglia dei Tre Regni in questa versione. Al contrario, chi si avvicina per la prima volta alla serie potrebbe trovare in questa edizione una proposta coerente e tutto sommato soddisfacente.




