Recensione Echoes of the End, il debutto ambizioso di Myrkur Games

In un mondo sospeso tra mito e rovina, dove la natura incontaminata si fonde con la magia più antica, Echoes of the End ci trascina in un’avventura fantasy carica di mistero, dolore e redenzione. Sviluppato da Myrkur Games, giovane studio islandese al suo debutto, e pubblicato da Deep Silver, il gioco si presenta come un action-adventure narrativo che punta tutto su atmosfera, immersione e coinvolgimento emotivo.

Nei panni di Ryn, una potente guerriera dotata di abilità sovrannaturali, ci troviamo a percorrere i paesaggi mozzafiato di Aemä, un mondo lacerato da guerre e intrighi, alla ricerca della verità e della libertà. Tra enigmi ambientali, combattimenti e legami umani profondi, Echoes of the End si propone come un viaggio intimo e cinematografico, che mescola elementi di God of War Ragnarok, Hellblade (qui la recensione di Senua’s Saga: Hellblade II) e Tomb Raider, ma con una forte identità visiva e culturale ispirata all’Islanda.

Non è solo una questione di spade e magia: è una riflessione sull’identità, sulla perdita e sulla speranza, incastonata in uno dei mondi fantasy più visivamente affascinanti degli ultimi anni ma non supportato da un gameplay solido e funzionale… ma merita comunque di essere raccontato.

Il gioco è attualmente disponibile per PlayStation 5, Xbox Series X/S e Microsoft Windows.


Versione testata: PlayStation 5


Una storia decisamente sottotono ma con qualche elemento che convince

L’avventura – come anticipato – ci porta in Aema, un mondo ispirato all’Islanda, devastato da guerre civili e in balia di un impero oppressivo. La protagonista è Ryn, una Vestigia dotata di magia instabile, che parte alla ricerca del fratello, Cor, rapito da un impero totalitario. Sappiamo che è al sicuro perché hanno bisogno di una guida locale per intraprendere una guerra di conquista furtiva contro il nostro paese. Accompagnata dallo studioso Abram, dovrà fronteggiare antiche cospirazioni, scontri ideologici e conflitti dal peso millenario. Lungo il cammino, imparerà il valore della fiducia e del perdono per se stessa, scoprendo la verità sui suoi poteri. Il racconto, pur profondamente emotivo e con momenti cinematici coinvolgenti, percorre binari narrativi già visti, con tratti talvolta decisamente prevedibili e – in alcuni frangenti – anche complessi da comprendere. Molti dettagli non vengono spiegati a fondo all’inizio, e persino leggere le annotazioni del diario di gioco non aiuta. I personaggi parlano come se sapessimo già cosa stia succedendo, invece di fornire un’esposizione utile.

Considerando la natura del gioco incentrata sui personaggi, vale la pena sottolineare che alcuni degli spunti più interessanti di Echoes of the End provengono dalle interazioni di Ryn con i suoi compagni di viaggio. Si ha un’ottima panoramica del rapporto che ha con Cor nei primi capitoli del gioco, oltre a un’idea piuttosto chiara di come i due si siano allontanati, di come il padre li trattasse e di come la madre di Cor fosse una persona decisamente controversa. Sebbene Ryn appaia un po’ fredda almeno inizialmente, con gesti come il rifiuto di tenere la mano del fratello, le ragioni di questo comportamento vengono rapidamente esplicate, e in gran parte si possono riassumere nel desiderio di Ryn di proteggere il fratello definendo il forte legame tra i due, il loro sviluppo a livello personale e le conversazioni ricche di lore che donano quella giusta profondità al viaggio. Abram – invece – funge da eccellente e saggio compagno di viaggio di Ryn che – suo malgrado affronta l’orrore di un’invasione, rendendosi conto esattamente della posta in gioco. La caratterizzazione dei personaggi è piuttosto buona e, sebbene alcuni possano sembrare monotoni e all’apparenza piatti, acquisiscono – con il passare delle ore di gioco – una certa profondità. L’unico inconveniente è che non vediamo gli antagonisti così spesso come ci saremmo aspettati, ritrovandoci a combattere per lo più contro soldati senza volto e senza nome.

Gameplay

Si tratta di un action-adventure lineare che si articola attraverso dieci capitoli. Il gameplay alterna abilità platforming – come doppio salto, scatti, manipolazione della gravità e illusioni – con puzzle ambientali che evolvono nel corso della storia. I puzzle sono tra i punti di forza (sebbene li abbiamo trovati più dominanti del combattimento stesso): progressivamente più elaborati, richiedono metodo e intelligenza, coinvolgendo effetti come il fuoco, il tempo e l’illusione per poter rendere accessibile un determinato percorso. Sebbene – almeno inizialmente – non si rivelino particolarmente ispirati, diventano decisamente più interessanti verso la seconda metà del gioco. Purtroppo come accade in altre produzioni indie e similari, alcune delle meccaniche più profonde vengono introdotte in un determinato capitolo per poi scomparire totalmente in quello successivo. Alcuni elementi puzzle si sovrappongono negli ultimi capitoli per proporre e creare sfide più divertenti da risolvere in game, ma sono così pochi che diventano presto dimenticabili il che ci ha portato a domandarci del perché lo sviluppatore non abbia optato per una maggiore stratificazione tra puzzle e platform.

Gli enigmi sono praticamente onnipresenti in Echoes of the End. Spesso richiedono precisione e tempismo, aspettando il momento giusto prima di agire. Il metodo del Trial-and-error è fondamentale, poiché spesso non si sa come una sezione influenzi l’altra. Il potere di Ryn le consente spesso di manipolare le strutture e spostare gli oggetti, mentre Abram aiuta a bloccarle. Questi due poteri lavorano bene insieme creando soluzioni innovative. Nessuno degli enigmi è particolarmente complesso da risolvere; ci sono sempre degli indizi – così come un sistema di suggerimenti (qualora dovesse occorrere) – che il giocatore può utilizzare. Ma vi garantiamo che potreste farne a meno perché con un po’ di tempo e di scoperta, troverete la relativa soluzione. La difficoltà accessibile fa sì che ogni enigma dia la giusta spinta a continuare a provare anche se non si dovesse riuscire immediatamente.

Passando al combat system – invece – questo unisce la spada con magie come telecinesi, esplosioni, vortex e proiezioni di nemici: alcune abilità consentono azioni spettacolari (un po’ frenate dall’impossibilità di eseguire combo avanzate per via della lentezza delle animazioni e di avversari decisamente aggressivi) come ad esempio lanciare i nemici gli uni contro gli altri, prosciugare la loro vita e/o respingerli. Abilità che come gran parte dei sistemi di gioco abbiamo inizialmente trovato piatte, ma più stimolanti nella seconda metà, quando le magie si ampliano. Abram supporta Ryn (che si avvale prettamente di abilità gravitazionali sia per offendere che per difendere) attivamente, elettrificando o bloccando i nemici, aprendo spazi per l’esecuzione di attacchi combinati e ad uccisioni rapide. Purtroppo il combat system ci è sembrato veramente poco coinvolgente e privo di varietà – soprattutto in termini di nemici – quest’ultimi che risultano anche difficili da “agganciare” durante il combattimento così come abbiamo riscontrato evidenti lacune con la telecamera che – in svariate occasioni – non voleva saperne di stare ferma e stabile. Il tutto combinato con un sistema decisamente rognoso, ovvero il fatto che le azioni non possano essere interrotte, il che ha reso frustranti le parate e le schivate e – a causa anche di una reattività rivedibile dei comandi – l’interezza dei combattimenti. Non c’è nulla nel combattimento di Echoes of the End che ci abbia fatto eccitare all’idea di arrivare al prossimo scontro con un nemico o contro un boss. Al contrario, abbiamo tirato un sospiro quando ne abbiamo terminato uno, perché almeno avremmo potuto ammirare una scena narrativa interessante o risolvere un nuovo enigma.

Sfortunatamente, l’albero delle abilità presente (e che permette di potenziare sia Ryn e sia Abram) ha contribuito ben poco ad aggiungere pepe al combattimento offrendo un pacchetto predefinito (e fin troppo superficiale) rinvenibile in un qualsiasi gioco d’azione in terza persona del genere. Bisogna però dare il giusto riconoscimento a quei pochi elementi che funzionano e che abbiamo apprezzato: alcune delle abilità finali che si acquisiscono nell’albero rendono un po’ più divertente affrontare i nemici. Tuttavia, nessuno dei potenziamenti fa una grande differenza, ed è possibile finire il gioco senza acquisirne alcuno. A proposito, le abilità vengono sbloccate tramite un semplice sistema di livellamento in cui combattere i nemici e trovare oggetti collezionabili vi farà guadagnare punti esperienza. Ottenere una certa quantità di punti esperienza, a sua volta, vi ricompenserà con un punto abilità che può essere speso per nuove abilità, miglioramenti di abilità esistenti e persino potenziamenti più basilari come ottenere più salute o rigenerare mana per lanciare gli incantesimi a una velocità maggiore.

In definitiva, alla fine della nostra avventura, Echoes of the End ci ha dato la sensazione di aver giocato ad un prodotto di metà/fine anni 2000 che potremmo – seppur si tratti comunque di un titolo molto più raffinato e appartenente alla settima generazione di console – far risalire addirittura all’era PlayStation 2. Questo può sicuramente avere il suo fascino, se, come chi vi scrive, giocate ai videogiochi dagli inizi degli anni ’90, ma questo non sta a significare che valga necessariamente la pena spenderci soldi per acquistarlo.

Comparto tecnico

La versione PS5 lascia il segno almeno per quanto riguarda la veste grafica: ambientazioni straordinarie – dai ghiacciai ai campi di lava – realizzate con Unreal Engine 5 e fotogrammetria, creano panorami degni di produzioni AAA che rimangono impressi nella mente a lungo dopo la fine del gioco. Meno bene per quanto riguarda le animazioni facciali e i movimenti (piuttosto goffi e decisamente bruttini a vedersi) che riducono la resa cinematografica. Dal punto di vista tecnico, il gioco gira generalmente in modo fluido, con qualche calo di frame nelle aree molto vaste e qualche glitch visivo e artefatti relativi all’HDR così come qualche lieve imprecisione nei comandi soprattutto nelle interazioni. Il comparto sonoro è solido ma non memorabile: musica epica ma priva di temi distintivi e che tende a rimanere per lo più discreta con il gioco che si concentra maggiormente sulla creazione di un’atmosfera intima che riesca ad adattarsi agli idilliaci sentieri di montagna o alla malinconia della brutale visione di un villaggio in rovina. La voce dei protagonisti è ben interpretata, ma i personaggi secondari mancano di espressività e profondità. Per una storia di fiducia, redenzione e sacrificio, nessuno sembra realmente emozionato. Questo danneggia momenti cruciali, come quando qualcuno viene portato via o un personaggio è profondamente disperato. Sembra quasi che stiano ignorando momenti profondamente toccanti, il che va a discapito della narrazione.

Commento finale

Echoes of the End è un ambizioso debutto indie che brilla soprattutto per la sua direzione artistica straordinaria e l’atmosfera immersiva. Se amate le avventure narrative con puzzle ben strutturati e pensati, compatte (grazie alla durata giusta: circa 14‑15 ore) e ambientazioni idilliache di stampo cinematografico, questo titolo vi catturerà. Tuttavia, l’ampia linearità, alcuni evidenti limiti nel combat system, qualche glitch e problemino tecnico di troppo, e la mancanza di innovazioni significative ne limitano il potenziale. In sintesi, si tratta di un titolo discreto, nulla di più che però ci ha dato delle “vibes” di aver avuto fra le mani un prodotto di metà/fine anni 2000, e con estrema sincerità, ci ha lasciato anche un po’ di nostalgia dei tempi che furono!

7.0

Echoes of the End


Echoes of the End è un ambizioso debutto indie che brilla soprattutto per la sua direzione artistica straordinaria e l’atmosfera immersiva. Se amate le avventure narrative con puzzle ben strutturati e pensati, compatte (grazie alla durata giusta: circa 14‑15 ore) e ambientazioni idilliache di stampo cinematografico, questo titolo vi catturerà. Tuttavia, l'ampia linearità, alcuni evidenti limiti nel combat system, qualche glitch e problemino tecnico di troppo, e la mancanza di innovazioni significative ne limitano il potenziale. In sintesi, si tratta di un titolo discreto, nulla di più che però ci ha dato delle "vibes" di aver avuto fra le mani un prodotto di metà/fine anni 2000, e con estrema sincerità, ci ha lasciato anche un po' di nostalgia dei tempi che furono!

PRO

Narrazione cinematica e ambientazione evocativa I Design platforming ben integrato I Caratterizzazione dei personaggi è piuttosto buona I Enigmi ben progettati...

CONTRO

...anche se sono decisamente più dominanti del combattimento I Combat system poco raffinato e a tratti impreciso I Glitch grafici e compenetrazioni I Effetti sonori sottotono I Linearità e mancanza di contenuti secondari

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