Eriksholm: The Stolen Dream è l’eccezione che conferma una regola divenuta inevitabile verità: oggigiorno è particolarmente difficile “scoprire” un videogioco. Pur nel marasma di release che affollano gli scaffali (fisici e virtuali) mese dopo mese, trovarsi di fronte ad una produzione di alta qualità passata sotto silenzio è diventata un’impresa quasi impossibile. Sarà anche a causa della sovraesposizione del nostro media preferito (ma forse e soprattutto per bulimiche esigenze informative), è davvero difficile incappare in un titolo senza che qualcun altro lo abbia opportunamente portato all’attenzione del pubblico. Un aspetto fondamentale per le potenziali vendite di un prodotto, ma anche l’inevitabile tramonto del genuino senso di meraviglia che sa rendere così diversa questa forma di intrattenimento rispetto ad altre.
In questo scenario in cui le sorprese (soprattutto per appassionati ed addetti ai lavori) sono un concetto sempre più etereo, ci ha pensato la svedese River End Games per riportare in scena un po’ di sano stupore. Un giovane team composto da veterani dell’industria che ha deciso di raccontare uno stealth game dalla potete identità narrativa con eccellenti valori produttivi… e sorprendentemente arrivato al lancio con ben poco clamore mediatico. Scopriamo insieme perché l’avventura di Hanna è entrata di diritto tra le proposte più avvincenti dell’estate del 2025.
Eriksholm: The Stolen Dream è disponibile dal 15 Luglio per PC (via Steam), Xbox Series e PlayStation 5.
Versione testata: PlayStation 5
Sogno scandinavo
The Stolen Dream è ambientato nella fittizia città di Eriksholm, una vibrante città nordica ispirata alle geometrie eleganti della Scandinavia degli inizi del Novecento.
In un contesto sociale complesso con venature steampunk a far da corredo a tematiche fin troppo contemporanee, un bel giorno il fratello della giovane Hanna sparisce nel nulla. Quando l’autoritaria polizia si troverà ad indagare spasmodicamente sulla sua apparentemente insensata scomparsa, Hanna deciderà di lanciarsi in una solitaria ricerca del proprio familiare Herman. Sarà l’inizio di una imprevedibile caterna di catastrofici eventi che metteranno a rischio il destino di tutta la città, dei suoi giochi di potere e dei propri abitanti.

Tutto della presentazione di Eriksholm: The Stolen Dream è realizzato a regola d’arte per stupire e coinvolgere. A partire da un uso impeccabile della CGI, passando per una recitazione sempre convincente ed una attenta messa in scena, fino ad una evidente cura per i dettagli delle ambientazioni (così deliziosamente in stile Dishonored), River End Games ha creato un titolo che su questo versante nulla ha da invidiare a moltissime produzioni AAA. Il merito passa dalla grande capacità, da parte degli sviluppatori, di plasmare efficacemente il complesso Unreal Engine 5 anche attraverso alcune scelte particolarmente brillanti, come la decisione della visuale isometrica. Una decisione curiosamente vista anche in un’altra produzione svedese di qualche mese fa (il divertente Deliver At All Costs) ma che ha permesso di realizzare un titolo solido e colmo di attenzioni.
Un titolo orgogliosamente story driven (come anche la saga di A Plague Tale, che ha molti punti di contatto con Eriksholm), capace di fregiarsi di una scrittura di altissimo livello di tutti i personaggi (persino dell’antagonista) e di una narrativa capace di toccare tematiche complesse di grande risonanza emotiva e sociale. Ma anche una produzione che non si limita a raccontare le vicende di Hanna e di un cast sfaccettato. Perché The Stolen Dream è oltretutto un grande stealth game.

Un passo alla volta, in silenzio
La missione che Hanna decide di intraprendere la porterà a dover svolgere le proprie indagini per comprendere le sorti del fratello Herman, muovendosi con la dovuta circospezione.
In questo senso, Eriksholm segue il solco di produzioni di stampo stealth e visuale isometrica come riportati alla ribalta dalla tristemente compianta Mimimi Games (la tripletta Shadow Tactics, Desperados III e Shadow Gambit: The Cursed Crew è francamente imperdibile). Seguendo le vivaci pieghe della storia, Hanna si ritroverà così a sgattaiolare per gli scenari senza farsi vedere e sfruttando ombre e distrazioni. Le meccaniche sono le classiche del genere, tra sguardi da evitare (non ci sono veri e propri coni visivi bensì un approccio più naturale) e rumori da sfruttare a proprio vantaggio, senza dimenticare le abilità individuali dei personaggi giocabili. Si perché Hanna non sarà l’unico alter ergo del giocatore nel corso dell’avventura.

Se la giovane ragazza potrà contare sulla fida cerbottana narcotica nonché sul fisico esile per sfruttare i passaggi più angusti, Alva proporrà un approccio più dinamico. Grazie alla sua superiore agilità potrà infatti esplorare verticalmente le ambientazioni (ad esempio scalando le tubature). Ma anche ricorrere alla propria fionda potrà distruggere le luci dei lampioni, distrarre le guardie e creare nuove zone d’ombra. Sebastian infine sarà l’opzione per i frangenti di maggiore fisicità, essendo l’unico personaggio in grado di approcciare offensivamente le vittime strangolandole.
I livelli si susseguono con un mirabile intreccio tra level design ispirato e cooperazione tra le specifiche abilità dei personaggi. Ciò che resta impresso è la volontà, da parte degli sviluppatori, di spaziare con eleganza tra premesse differenti ed obiettivi sempre diversi. Una sezione può richiedere di destreggiarsi all’interno di un giardino labirintico, mentre un’altra potrebbe porre l’accento sulla risoluzione di enigmi ambientali e così via. In questo senso la varietà è assicurata. Così come il certosino flow che coadiuva soluzioni semplici e mai banali. Si tratta di piccole cose, come la necessità di sfruttare un rumore di uno specifico elemento dello scenario anziché ricorrere al classico ciottolo da lanciare in fondo ad un corridoio. Qualcosa che la serie Sniper Elite, ad esempio, fa da anni, ma che in pochi hanno effettivamente inseguito.

Relazione causa-effetto
Eriksholm: The Stolen Dream non è tuttavia un titolo perfetto, sebbene sia assolutamente mirabile sotto molti punti di vista.
Il problema più evidente, ludicamente parlando, è nella struttura fin troppo trial & error dell’incedere. Hanna e gli altri protagonisti, infatti, dovranno affrontare molte sezioni in cui i margini di manovra saranno davvero risicati. Ogni minimo sbaglio comporterà pertanto il fallimento immediato della missione. Un po’ un controsenso per il genere, che dovrebbe puntare alla varietà di approcci ed alla dinamicità delle situazioni. In questo senso, anche il level design presta il fianco ad alcuni inevitabili limiti della produzione, presentadosi sicuramente ispirato ma anche decisamente lineare.

Non tutte le sezioni sono poi ispirate allo stesso modo, alternando fasi indimenticabili ad altre molto più di “routine”, se così vogliam dire. Si tratta di un ulteriore elemento che va minare la rigiocabilità di The Stolen Dream. Una volta raggiunti i titoli di coda (in circa otto ore, andando di corsa), l’unico mordente per ripercorrere l’avventura è nel recupero dei soliti collezionabili. Peccato però che il gameplay non riesca a sopperire granché nel corso di una seconda run ravvicinata. A causa soprattutto dei molti paletti che ci si ritrova ad affrontare.
Si tratta, ad ogni buon conto, di compromessi che non ci sentiamo di far pesare più di troppo sulla nostra opinione del titolo. Invero, sono piccoli limiti che nascono giocoforza dalla portata della produzione. Eriksholm compie autentiche meraviglie che molti altri prodotti più blasonati non riescono a raggiungere. Se siete amanti degli stealth e vi piace essere presi per mano in una bella narrativa, The Stolen Dream può essere il vostro titolo dell’estate.

Commento finale
Eriksholm: The Stolen Dream è una delle produzioni più inaspettate dell’estate del 2025. Uno stealth game incredibilmente solido, costruito attorno ad un’ossatura orgogliosamente story driven raramente così a fuoco in termini artistici e narrativi. River End Games firma così un piccolo miracolo di qualità e passione. Sia chiaro: la rigiocabilità resta piuttosto scarsa anche a causa di alcuni passaggi meno riusciti di altri, sullo sfondo di una linearità a tratti eccessiva. Ma si tratta di piccoli compromessi che non intaccano l’esperienza immaginata dal team svedese.






