Recensione I Am Jesus Christ: un’avventura in prima persona che vuole far rivivere, attraverso esplorazione, combattimenti e miracoli, la vita di Gesù

I Am Jesus Christ è un’idea talmente insolita da risultare, prima ancora che un videogioco, un oggetto di studio: Space Boat Studios ha preso in mano un progetto nato anni fa e lo ha trasformato in un’avventura in prima persona che vuole raccontare la vita di Gesù in modo interattivo, tra ambizione didattica, rispetto del materiale storico e inevitabili attriti con il linguaggio necessario per una conversione in un medium videoludico. Il risultato è un titolo che incuriosisce molto per il suo particolare concept e il contesto, ma che sul piano ludico e tecnico alterna intuizioni interessanti a limiti tanto inevitabili quanto evidenti. Ma andiamo per grado!

 Il gioco è disponibile su PC dal 2 aprile 2026!


Versione testata: PC (Steam)


Rivivete la vita di Gesù Cristo

Anche se non siete religiosi, scommettiamo che avete già sentito parlare dei punti salienti di ciò che Gesù di Nazareth ha fatto e di ciò che è accaduto. La campagna ripercorre i passaggi centrali della vita del figlio di Dio, dalla nascita fino alla resurrezione, con tappe che includono battesimo, miracoli, predicazione e crocifissione. Chiaramente questa è una versione molto semplificata della storia, quindi è priva di alcuni dettagli. In sostanza, è una sorta di riassunto. La narrazione cerca di restare fedele agli eventi evangelici e di accompagnare il giocatore attraverso luoghi e personaggi riconoscibili, con una forte intenzione di taglio quasi educativo. Questo approccio è anche il principale punto di forza del gioco, perché gli dà una direzione chiara e una motivazione diversa dal semplice “giocare”. Il problema è che la struttura tende a correre troppo e a comprimere alcuni momenti chiave, lasciando la sensazione che certi passaggi avrebbero meritato più respiro. L’insieme funziona meglio quando il gioco si prende il tempo di esplorare città, dialoghi e contesto, mentre perde mordente quando accelera o diventa troppo una mera progressione di missioni. In altre parole, la storia è il motivo per cui il titolo esiste, ma non sempre il modo in cui viene raccontata riesce a sostenerne il peso.

Un gameplay miracoloso? Non proprio!

Per quanto riguarda le meccaniche di gameplay, I Am Jesus Christ è un ibrido tra simulatore, avventura in prima persona e elementi ruolistici, con una struttura semi open world che permette di muoversi tra aree importanti della Terra Santa (da Gerusalemme alla Galilea) con tanto di opzione di viaggio rapido tra le città se le avete già scoperte. Gesù – come è ben noto a tutti – compiva dei miracoli. Nel gioco è disponibile un sistema di miracoli che dà all’iterazione un’identità forte, perché traduce eventi evangelici in azioni interattive e riconoscibili e che possono essere usate come vere e proprie abilità (anche in combattimento contro Satana o i soldati romani). Per usarli, il giocatore consuma la barra dello Spirito Santo, visibile nell’HUD attraverso un indicatore di colore azzurro. Questa si scarica rapidamente durante l’uso, ma si ricarica automaticamente col tempo, alzando le mani verso il cielo (preghiera) o visitando i punti di preghiera sparsi nelle mappe. I miracoli si imparano tramite enigmi biblici (su Genesi o Comandamenti), che richiedono almeno una conoscenza base delle Scritture ma restano accessibili. Funzionano bene per immersione narrativa, ma – dopo il primo impatto – non convincono per semplicità, controlli rivedibili e un consumo rapido della barra.

Quali miracoli è possibile compiere? Guarigione: Mini-gioco a più step (che richiede di posizionare il cursore sui graffi o sulle piaghe e cliccare sui punti per farli scomparire), come curare lebbrosi o ciechi, con sequenze di imposizione mani o raggi di luce. Moltiplicazione pani/pesci o trasformazione dell’acqua in vino: Puzzle contestuali che trasformano risorse, spesso legati a missioni principali e secondarie. Camminare sull’acqua o calmare tempeste: Abilità di trasformazione ambientale, usate in sequenze scriptate. Esorcismi: Lock-on sul demone, lancio di fasci di luce dalle mani per stordirlo, per poi trascinalo in un portale luminoso. Risurrezione (es. Lazzaro): Culmine di enigmi biblici, come spostare oggetti con la telecinesi o creare cubi magici. Un’altra delle idee più riconoscibili è lo “Sguardo Divino” (in pratica i sensi da Witcher di Gesù), che serve a evidenziare oggetti e obiettivi interattivi e si collega ai punti fede, risorsa che scandisce alcune funzioni speciali fra cui la preparazione ai miracoli.

Completando le missioni è possibile aumentare la Fede e il numero dei seguaci. Anche sbloccare obiettivi completandone di più aumenta il numero dei relativi seguaci, cosa che sembra insolita per Gesù, che di certo non si auto-premiava per le sue azioni. In ogni caso, non è chiaro a cosa serva aumentare questi elementi. Ovviamente è risaputo che Gesù avesse dei seguaci, ma perché inserirli tra le missioni secondarie e gli obiettivi, come se averne di più alla fine del gioco avesse un significato particolare? La Fede è comprensibile, perché si può usare per lo Sguardo Divino per trovare oggetti con cui interagire. Si può anche usare per stordire i demoni e resistere alle punizioni dei Romani. Tuttavia, non ci è sembrato un sistema così importante da giustificare un livello di Fede così elevato. A queste si aggiungono missioni secondarie (che purtroppo richiedono per lo più di andare in un determinato luogo e parlare con qualcuno con un ritmo che spezza l’immersione e lascia poco spazio alla libertà del giocatore), collezionabili e piccole attività didattiche, oltre a un sistema che coinvolge discepoli e fedeli. Alcune sequenze, come quelle più simboliche o legate ai poteri divini, mostrano una certa inventiva nel tentare di rendere giocabile un tema assai difficile.

Oltre a questo, il gioco è essenzialmente una visual novel. Visiterete le città e terrete dei sermoni, e tra una missione principale e l’altra vi verrà raccontata la storia biblica dell’evento con i versetti originali e una breve sequenza animata. Abbiamo apprezzato le parti in cui venivano letti i versetti biblici con le sequenze animate. Il modo in cui vengono mostrati e presentati è interessante. Tuttavia, se vi è mai capitato di annoiarvi in ​​chiesa, sapete cosa si prova ad aspettare che finisca.

Questa varietà rende il gioco singolare, ma non particolarmente profondo. Le idee ci sono, però spesso restano a un livello embrionale: i puzzle biblici sono interessanti come concetto, i momenti stealth sono limitati (anche se l’idea di usare una prospettiva in prima persona e una progressione in capitoli funziona bene per dare centralità al viaggio e ai luoghi sacri), e gli scontri più action contro il male tendono a sembrare più un espediente che una vera evoluzione del sistema con una profondità meccanica limitata: molte azioni sono scriptate, semplici o ridotte a interazioni per lo più contestuali. Mentre il sistema di controlli e il puntamento nelle sezioni più concitate non sono particolarmente precisi, con problemi di gestione e una persistente sensazione di rigidità. Il risultato è un’esperienza che affascina per originalità, ma che non riesce quasi mai a trasformare le sue intuizioni in meccaniche davvero solide e convincenti.

Riuscirete a resistere alle tentazioni di Satana?

Le boss fight contro Satana in I Am Jesus Christ rappresentano uno dei picchi di maggiore tensione del gioco, con una difficoltà che si attesta su un livello medio-alto rispetto al resto della produzione, ma che spesso potrebbero risultare frustranti per via dei controlli e del ritmo punitivo (in vero e proprio trial-and-error). Ce ne sono diverse, a partire da quella iconica nel Prologo ambientata nei 40 giorni nel deserto, dove Satana tenta Gesù con proiettili energetici e illusioni che è necessario riflettere o schivare usando lo scudo di luce e i fasci divini, per poi culminare in esorcismi multi-fase verso la fine della campagna. Non è una sfida da soulslike estremo, completabile – con la giusta pratica e attenzione – in 5-15, ma richiede una gestione maniacale della barra dello Spirito Santo per ricaricare miracoli come telecinesi o guarigioni, in un’arena ristretta che limita i movimenti e favorisce errori fatali. Quello che rende questi encounters criticabili è il contrasto con il gameplay più rilassato del titolo: Sebbene i pattern di cui si avvale Satana siano prevedibili, gli scontri sono resi ostici da un lock-on instabile e un timing che punisce ogni esitazione. L’intensità degli stessi è a dir poco surreale – un misto di action divino e simbolismo biblico – ma, in più di una occasione, potrebbero rappresentare un’agonia mal calibrata, soprattutto se non si padroneggia al meglio lo “Sguardo Divino” per mirare con precisione.

Grafica e tecnica

Su PC il comparto grafico è il classico esempio di produzione che ha buone idee in termini di atmosfera ma mezzi limitati nella resa complessiva. Le ambientazioni, soprattutto città e scorci naturali, possono risultare gradevoli e coerenti con l’epoca rappresentata, con un discreto lavoro di ricostruzione visiva. I problemi arrivano con i personaggi, meno convincenti nei modelli e nelle animazioni, e con una sensazione generale di finitura (e di evidente riciclo delle texture) non all’altezza delle ambizioni. Ci sono così tanti personaggi ripetuti che spesso non ci si rende quasi conto che si sta parlando con persone diverse. A parte un paio di personaggi principali come Maria, Giuseppe, il Diavolo e alcuni degli Apostoli, il resto è dimenticabile. Per quanto riguarda invece il comparto tecnico, anche qui siamo ben lontani dalla perfezione, con bug e limiti che pesano – talvolta – sull’esperienza complessiva. In sintesi, l’impatto visivo è sufficiente a reggere l’idea del progetto, ma non abbastanza curato da farla davvero brillare.

Audio e doppiaggio

L’audio accompagna il gioco in modo funzionale, senza però essere memorabile. La colonna sonora (una semplice musica orchestrale da chiesa) e gli effetti sonori sono coerenti con il tono dell’opera, ma non sempre riescono a dare la solennità o l’intensità che il soggetto richiederebbe. Anche qui emerge la sensazione di un lavoro onesto ma non rifinito fino in fondo. Passando al doppiaggio, ciò che rende insopportabili i racconti biblici e tutti i lunghi discorsi è la pessima qualità audio. Il gioco utilizza un doppiaggio IA per diversi personaggi, e questo risulta estremamente fastidioso. Non solo il narratore e i personaggi IA hanno una voce scadente, ma spesso pronunciano le parole sbagliate o omettono delle parole. Addirittura – a volte – cambia proprio la tipologia di parlato (e persino gli accenti) tra una scena e l’altra per alcuni personaggi. Il narratore principale all’inizio sembrava un’intelligenza artificiale alla Morgan Freeman, ma a metà gioco ha iniziato a sembrare una persona differente. Oltre ai problemi con l’IA, il resto del doppiaggio è pessimo e non si adatta affatto ai personaggi. Ciò – considerando che si tratta di una presentazione più seria della vita di Gesù – non è affatto il massimo.

Commento finale

I Am Jesus Christ è un titolo difficile da giudicare con i soliti parametri videoludici, perché parte da un concept talmente unico – quasi da non essere reale – e lo traduce in un videogioco che prova davvero a fare qualcosa di diverso rispetto al consueto. Il problema è che l’originalità del progetto non basta a compensare una messa in scena e un gameplay spesso più interessanti in teoria che nella pratica. Rimane comunque un’esperienza curiosa, coraggiosa e destinata a dividere, che potrà essere apprezzata soprattutto da chi è attratto da esperimenti narrativi fuori dagli schemi!

Discolure: I received a free review copy of this product from https://www.keymailer.co

6.5

I Am Jesus Christ


I Am Jesus Christ è un titolo difficile da giudicare con i soliti parametri videoludici, perché parte da un concept talmente unico - quasi da non essere reale - e lo traduce in un videogioco che prova davvero a fare qualcosa di diverso rispetto al consueto. Il problema è che l’originalità del progetto non basta a compensare una messa in scena e un gameplay spesso più interessanti in teoria che nella pratica. Rimane comunque un’esperienza curiosa, coraggiosa e destinata a dividere, che potrà essere apprezzata soprattutto da chi è attratto da esperimenti narrativi fuori dagli schemi!

PRO

Concept unico e molto riconoscibile I Buon lavoro nel tradurre i Vangeli in forma interattiva I Ambientazioni e struttura esplorativa interessanti I Alcune idee, come fede, miracoli e sguardo divino, decisamente originali

CONTRO

Gameplay spesso superficiale o poco rifinito con alcune meccaniche praticamente inutili I Comparto tecnico e modelli dei personaggi non sempre convincenti I Narrazione a tratti troppo rapida e compressa I Audio e rifinitura generale non all'altezza

4News.it è una fonte di OpenCritic.com, il più grande aggregatore internazionale di review dedicato al mondo dei videogames.

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