Dopo I Am Jesus Christ ci siamo ritrovati a recensire un altro titolo dedicato al “Messia“: Jesus Simulator di VRCFORGE Studios. Si tratta – al pari del prodotto di Space Boat Studios – di un’altra operazione curiosa e altrettanto divisiva: punta a raccontare – come chiaramente si evince dal nome – anch’essa la vita di Gesù Cristo con un taglio però marcatamente narrativo. Il gioco si presenta come una sorta di visual novel – invitando i giocatori non a reinterpretare la storia, ma a esserne testimoni – caratterizzata da mini-giochi, esplorazione limitata e una durata contenuta.
Non si tratta di satira. Non è un’allegoria. Non è un’opera fantasy ispirata ai temi biblici. Jesus Simulator è una rievocazione sincera e narrativa della vita e del ministero di Gesù, presentata con profondo rispetto e con l’intento di educare oltre che intrattenere. Il risultato è una delle esperienze narrative più insolite attualmente disponibili nel mondo dei videogiochi: in parte visual novel, in parte documento storico, in parte riflessione spirituale.
Il gioco è disponibile su PC dal 23 marzo 2026!
Versione testata: PC (Steam)
Vivete la storia, diventate testimoni, scoprite il suo significato
La storia è chiaramente il centro dell’esperienza. Narra gli eventi del Vangelo, dalla giovinezza di Gesù fino ai momenti chiave del ministero, con attenzione a sermoni, miracoli (presentati nel rispetto del loro significato e simbolismo originali), incontri e al sacrificio finale. Sulla carta questa scelta funziona perché dà al progetto un taglio più enciclopedico che puramente ludico, e può interessare chi cerca una rilettura interattiva dei testi biblici. Il rischio, però, è che la struttura molto lineare e la necessità di restare aderente agli eventi limitino la profondità dei personaggi e il ritmo drammatico, trasformando alcuni passaggi in pura esposizione.

Molteplici prospettive
Il gameplay è piuttosto essenziale. Si tratta di un mix tra visual novel narrativa e minigiochi interattivi (o interazioni con l’ambiente che hanno lo scopo di coinvolgere piuttosto che di mettere alla prova), con poca libertà d’azione e un’impostazione lontana dai classici open world o dagli adventure più strutturati. Questo approccio impedisce che l’esperienza si trasformi in un ascolto passivo in un qualcosa che potrebbe poi assomigliare più ad un audiolibro che ad un videogioco, ma implica anche che la profondità del gameplay sia volutamente ridotta al minimo. L’attenzione rimane saldamente focalizzata sulla riflessione e sull’immersione narrativa.
Il dialogo è l’elemento cardine del prodotto, con le scene che si sviluppano attraverso conversazioni, narrazione e momenti narrativi attentamente orchestrati. Minigiochi interattivi compaiono in corrispondenza degli eventi chiave del Vangelo, non per gamificare i miracoli, ma per dare ai giocatori un senso di partecipazione ai momenti cruciali. Non si “interpreta” Gesù nel senso tradizionale del termine, ovvero controllando gli esiti delle vicende. Piuttosto, si ripercorre una narrazione strutturata degli eventi, vivendoli da molteplici prospettive: Maria, Giuseppe, Gesù e diversi discepoli.

Questo approccio multi-prospettico è una delle scelte più azzeccate del gioco. Vedere gli eventi attraverso gli occhi di diverse figure bibliche aggiunge profondità e umanità a quelle che molti giocatori già conoscono come storie sacre. Momenti come la Natività, i primi anni del ministero e gli incontri con i discepoli risultano radicati non solo nella teologia, ma anche nelle emozioni vissute. La struttura del gioco fa sì che sembri meno un gioco da completare e più una storia da vivere in prima persona.
Un’esperienza divisiva!
Gli studi VRCFORGE hanno chiaramente fatto una scelta deliberata: non reinterpretare, non modernizzare, non drammatizzare oltre il materiale originale. La sceneggiatura si basa in larga misura sul testo biblico e sul contesto storicamente accettato. I dialoghi sono recitati con un tono solenne ma accessibile. Non ci sono tentativi di colpi di scena audaci, né narrazioni speculative, né tentativi di “ludicizzare” le lezioni morali.
Questo rispetto rappresenta al contempo il punto di forza maggiore del gioco e il suo limite più grande. Per i giocatori che cercano una fedele trasposizione interattiva del Vangelo, l’esperienza è curata e rispettosa. Per chi invece si aspetta tensione drammatica, una narrazione ramificata o sistemi di scelte morali, l’esperienza – che prevede per lo più di intervenire quasi sempre attraverso QTE o semplici azioni contestuali – può risultare rigida e predeterminata. Ma questa rigidità è intenzionale. Jesus Simulator non si basa sulla libertà di scelta del giocatore, bensì sulla testimonianza.
Educativo e riflessivo
Ciò che distingue Jesus Simulator è la sua sincerità. Non c’è cinismo, nessun tentativo di provocare polemiche e nessuna reinterpretazione moderna sovrapposta al materiale originale. Sembra concepito tanto per l’educazione e la riflessione quanto per l’intrattenimento. I giocatori che non conoscono il Vangelo possono apprenderne gli eventi chiave in un formato accessibile. Chi lo conosce già potrebbe trovare un nuovo modo di interagire con la storia. Pochi giochi tentano qualcosa di così serio. Ancor meno si impegnano in modo così completo.
Differenze con I Am Jesus Christ
È comprensibile la confusione: entrambi i titoli cavalcano un concept estremo e decisamente insolito, ovvero la trasposizione videoludica di una figura sacra, il che li rende naturalmente soggetti a paragoni e accostamenti. Tuttavia, guardando “sotto il cofano”, si nota che le ambizioni e l’esecuzione dei due progetti divergono sensibilmente.
La differenza principale risiede nell’ambizione ludica: I Am Jesus Christ si pone come un titolo che cerca di adottare il linguaggio tipico dei videogiochi “mainstream” con visuale in prima persona, esplorazione di ambienti (anche se spesso limitati), meccaniche di combattimento e una struttura che prova a simulare il compimento di miracoli tramite interazioni attive. È un’opera che, pur muovendosi su un terreno scivoloso, tenta di costruire un “gioco” nel senso tradizionale del termine, con inventari e sfide di varia natura.

Jesus Simulator, al contrario, è un prodotto di scala e pretese molto più modeste. Se lo immaginate come una visual novel interattiva, ne coglierete meglio la natura: qui il focus non è “essere” Gesù in un ambiente virtuale da esplorare, ma piuttosto “seguire” una narrazione guidata. Le interazioni sono ridotte all’osso, quasi sempre delegate a minigiochi o semplici risposte a schermo, rendendolo un’esperienza più vicina a un libro illustrato interattivo che a un simulatore di vita.

In breve, se cercate un titolo che tenti, nel bene e nel male, di proporvi una struttura di gioco dinamica (con tutti i rischi di cringe e dissonanza ludica che ne conseguono), I Am Jesus Christ è quello che punta decisamente più in alto. Se invece vi interessa una rilettura più lineare, quasi didascalica e poco pretenziosa del racconto biblico, Jesus Simulator è la strada, pur con tutte le enormi limitazioni tecniche e di design che un titolo di questa portata inevitabilmente porta con sé.
Grafica e tecnica
Dal punto di vista grafico, Jesus Simulator predilige un’illuminazione soffusa, palette di colori caldi e ambientazioni storiche ricreate con una discreta cura. Villaggi, deserti, case e luoghi di ritrovo sono riprodotti con attenzione ai dettagli culturali e storici, senza però sovraccaricare il giocatore con un eccesso di elementi visivi (con asset preconfezionati e animazioni rigide). Il design dei personaggi è rispettoso, modesto e chiaramente ispirato all’iconografia cristiana tradizionale. Questo rende il gioco accessibile anche ai giocatori meno familiari con l’iconografia biblica. La presentazione trasmette una calma che si adatta perfettamente al tono. Nulla appare esagerato o stilizzato. Tutto sembra misurato e intenzionale.

Sonoro
Il comparto sonoro non emerge come punto di forza. Le voci artificiali o comunque molto poco naturali sono incapaci di dare credibilità alle scene. Un elemento che pesa molto, soprattutto in un gioco incentrato su dialoghi, narrazione e intensità emotiva. La musica e gli effetti sembrano svolgere il loro lavoro, sottolineando la natura contemplativa dell’esperienza. Da segnalare che il gioco non è localizzato in italiano ma esclusivamente – audio e testi – in inglese.
Commento finale
Jesus Simulator non è un gioco nel senso tradizionale del termine. Si tratta di una rilettura interattiva del Vangelo, presentata con rispetto, cura e il chiaro intento di onorare il materiale originario. L’idea di raccontare il Vangelo in forma interattiva è interessante e potenzialmente stimolante – che risulta abbastanza curata nella presentazione e convince attraverso la narrazione da molteplici prospettive ma – viene frenata da un gameplay semplicistico e un comparto tecnico altalenante. Giudicato in base alle sue intenzioni, e non soltanto secondo i crismi del media videoludico o delle avventure narrative interattive, riesce nel suo intento: offrire ai giocatori un modo per vivere in prima persona la vita di Gesù. In definitiva, resta un’esperienza di nicchia, consigliabile quasi solo a chi è davvero curioso del concept o del tema trattato!









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