Recensione Maid of Sker

Articolo di · 10 Giugno 2021 ·

Con l’arrivo dell’estate, degli aperitivi, della leggerezza, delle serate in compagnia, quale cosa migliore da fare, se non rintanarsi nei propri bunker nerd, ed installare sulla propria piattaforma Maid of Sker? Dovremo pur controbilanciare la spensieratezza estiva, con qualcosa di inquietante e psico-orrorifico no? Tratto da un romanzo di R.D. Blackmore e sviluppato da Wales Interactive, studio indipendente gallese, il titolo calza a pennello con le nostre esigenze. Scopriamo insieme di cosa si tratta e quanto potrà tenere le nostre ansie in pugno!

Il gioco, uscito durante l’estate 2020 per tutte le console current gen e Pc, ha riscosso un discreto successo; Wales Interactive d’altronde non è vergine in materia di produzioni horror e l’esperienza accumulata con le precedenti uscite, ha influenzato positivamente lo sviluppo di Maid of Sker.


Versione testata: PS4


Ascoltare la paura

In Maid of Sker, ambientato nel 1898, l’udito è l’elemento preponderante per sopravvivere, permettendoci di ripararci dai pericoli, evitando terribili creature, facendo in modo di poter proseguire con le ricerche tenendo cara la pelle. La nostra avventura horror si svolge all’interno e nei pressi del decadente, ma una volta glorioso Sker Hotel di proprietà della famiglia Williams da generazioni: il nostro alter-ego Thomas Evas, un talentuoso compositore, dopo aver ricevuto una misteriosa lettera, è alla ricerca della sua amata Elisabeth Williams, attraverso le sale “quasi” abbandonate dell’Hotel, con la quale riesce a comunicare di tanto in tanto attraverso dei vecchi telefoni presenti all’interno della struttura.

La giovane donna è rinchiusa all’interno della soffitta dell’Hotel, perché suo padre, tra l’altro contrario alla loro storia d’amore, vuole utilizzare la sua straordinaria voce, al fine di intonare canti che possano portare lustro e ricchezza alla struttura, rendendola effettivamente schiava, come prima di lei successe a sua madre, ora defunta.

Maid of Sker

All’interno della lettera inviata al suo amato, Elisabeth descrive il suo stato di prigionia e chiede di essere liberata, ma ad una condizione: Thomas, da talentuoso musicista qual è, dovrà comporre una melodia in grado di contrastare il brano contenuto all’interno di un ciondolo di proprietà della sua defunta madre, il quale sta tenendo soggiogate le creature all’interno dell’albergo.

Sker Hotel

Giunto all’Hotel, Thomas avrà molto più chiara la situazione: quello che una volta era una grande struttura avvolta nello sfarzo e nel lusso, oggi è un cumulo di detriti, devastazione ed abbandono. Poco dopo aver mosso i primi passi al suo interno il protagonista scopre che oltre a lui e alla sua amata, nell’albergo vagano creature umanoidi, probabilmente cieche, ma dotate di un udito finissimo, in grado di captare anche il minimo suono e molto poco amichevoli per usare un eufemismo.

Elisabeth attraverso le rare comunicazioni con il suo amato indicherà come unica soluzione quella di reperire 4 cilindri, funzionali ad un misterioso meccanismo musicale, in grado, una volta composta la melodia adatta, di distruggere il canto maledetto.

Questo incipit farà da traino alla nostra esplorazione della struttura: l’Hotel è suddiviso su più piani ed è circondato da un grande giardino; gli ambienti ci raccontano attraverso gli arredi ed i grandi spazi il fastoso passato della struttura, tuttavia mancano, approfondendo l’esplorazione, scorci particolarmente suggestivi o finemente curati.

Oltretutto, la mappa delle varie aree, si aggiornerà in maniera dinamica in base al nostro passaggio, indicandoci sempre tramite icone obiettivi, stanze inesplorate ecc, rendendo molto meno avvincente la nostra ricerca, e appiattendo l’efficacia del senso di orientamento.

La nostra esplorazione sarà ridotta a poco più di un punta & clicca, considerando che l’interazione con l’ambiente è ridotta ai minimi termini, raccogliendo di tanto in tanto item curativi, piuttosto che oggetti della missione e poco altro.

Maid of Sker

Apnee e modulatore fonico

L’obiettivo del gioco pad alla mano, approfondendone il gameplay, è quello di mantenere il giocatore in costante tensione, tipico del genere tra l’altro, e prova a riuscirsi attraverso diversi elementi. Innanzitutto Thomas si muoverà all’interno delle varie aree tutt’altro velocemente ed agilmente, non sarà in grado di intraprendere combattimenti di alcun tipo ed anzi, passerà la maggior parte del tempo in apnea, al fine di appiattire al massimo il rumore emesso, percepibile dal super udito delle malvagie creature residenti all’interno dell’Hotel.

L’unica sua arma a disposizione, tutt’altro che letale, sarà un oggetto chiamato modulatore fonico, ovvero un dispositivo in grado, per breve tempo e limitate volte, di stordire i nemici presenti in prossimità del protagonista, al fine di poter scappare e mettersi in salvo da situazioni potenzialmente drammatiche.

Per cui, la permanenza in game andrà affrontata sempre con estrema cautela, con passo lento, cercando di evitare qualsivoglia situazione di pericolo, che il nostro protagonista non sarebbe, in alcun modo, in grado di gestire.

Tuttavia, questa gestione piuttosto ansiogena del fiato, soprattutto in early game, rispetto alle routine dei mostri, viene via via scemando una volta che si prende le misure con il raggio d’udito dei nemici, delle loro ronde, e dell’IA non proprio raffinata. Il tutto si tradurrà da un certo punto in poi, nell’attendere pazientemente (e con una buona dose di noia) il passaggio dei mostri, al fine di poter proseguire l’esplorazione: a dire il vero, non proprio entusiasmante come cosa.

Maid of Sker

…il resto del gameplay audio-dipendente

In definitiva, il gioco si svolge attraverso l’esplorazione dell’Hotel, sempre cauta e cercando di emettere il minimo rumore al fine di non esser individuati dai nemici, i quali se il nostro incedere stealth dovesse fallire, non tarderanno ad inseguirci forsennatamente per poi ucciderci con pochi colpi. In nostro aiuto avremo le poche risorse messe a disposizione dall’Hotel e delle vere e proprie safe room, ovvero delle stanze dove potremo salvare il gioco, inaccessibili ai mostri.

Il tutto intramezzato da piacevoli e variegati puzzle, per lo più musicali, utili da risolvere per acquisire un chiave adatta ad aprire una porta chiusa e altro ancora.

Risulta chiaro, a questo punto dell’approfondimento, che l’audio gioca un ruolo fondamentale in Maid of Sker, per tanto risulta persino banale consigliare l’utilizzo di cuffie audio al fine di poter percepire più accuratamente rumori ambientali, passi dei nemici, piuttosto che ascoltare le ispirate e pertinenti musiche che fanno da corredo alla nostra avventura.

Commento finale

Per portare a termine Maid of Sker saranno sufficienti circa 5-6 ore, un tempo giusto per una produzione, tanto fascinosa, ansiogena ed inquietante nelle fasi iniziali, quanto più prevedibile e scontata nel suo prosieguo a causa di una IA fin troppo prevedibile ed una mappatura degli ambienti troppo generosa e chiara. Buona la cura degli ambienti, tuttavia senza mai raggiungere vette spiccate di originalità o qualità, è nel comparto audio, a tutta fascia dagli effetti ambientali alle musiche, che il titolo di Wales Interactive raggiunge i risultati migliori. In definitiva un’opera consigliata principalmente a tutti gli amanti del genere.

Criterion 10
6,4

Survival horror discreto

Per portare a termine Maid of Sker saranno sufficienti circa 5-6 ore, un tempo giusto per una produzione, tanto fascinosa, ansiogena ed inquietante nelle fasi iniziali, quanto più prevedibile e scontata nel suo prosieguo a causa di una IA fin troppo prevedibile ed una mappatura degli ambienti troppo generosa e chiara. Buona la cura degli ambienti, tuttavia senza mai raggiungere vette spiccate di originalità o qualità, è nel comparto audio, a tutta fascia dagli effetti ambientali alle musiche, che il titolo di Wales Interactive raggiunge i risultati migliori. In definitiva un'opera consigliata principalmente a tutti gli amanti del genere.


+
    - Comparto audio qualitativo ed ispirato
    - Buona tensione nelle fasi iniziali della narrazione
    - Puzzle game musicali piacevoli e variegati
-
    - IA prevedibile
    - Mappe fin troppo chiare ed indicative
    - Gameplay molto superficiale
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Info sull'autore
Gamer dal 1987, padre di due piccoli gamers, griller, Dungeon Master e batterista hardcore. "I VG sono uno strumento che ci permette di entrare in contatto con altri universi".

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