Recensione MLB The Show 26, il gioco sul baseball si evolve ancora

Anche quest’anno è arrivato il nuovo capitolo del re indiscusso dei videogiochi simulativi sportivi. MLB The Show 26 infatti non ha certo bisogno di presentazioni, ma per capire che cosa rappresenti davvero questo titolo, bisogna guardare indietro alla storia di San Diego Studio. Fin dal debutto del franchise nel 2006, la serie si è distinta come il simulatore di baseball definitivo, prendendo il testimone da MLB 06: The Show.

Per oltre quindici anni, il titolo è stato il fiore all’occhiello delle console PlayStation, diventando sinonimo di fotorealismo e fedeltà sportiva. Tuttavia, la vera rivoluzione è avvenuta solo negli ultimi anni, con l’apertura al mondo Xbox e Nintendo Switch, trasformando MLB The Show in un ecosistema globale e accessibile a tutti.

Lo sviluppo di questo ventiduesimo capitolo si è concentrato sulla raffinazione di un motore già solido, ma con l’obiettivo dichiarato di onorare non solo la lega attuale, ma l’intera cultura del baseball. Il comunicato ufficiale dello sviluppatore sottolinea come quest’anno il focus sia infatti stato l’immersione: non si tratta solo di giocare una partita, ma di “possedere lo show”, gestendo ogni aspetto, dalla polvere del college fino alle luci accecanti della Hall of Fame di Cooperstown.


Versione testata: PlayStation 5


Le novità

Il feeling sul campo di MLB The Show 26 rimane piuttosto familiare per chi ha già avuto modo di giocare ai capitoli precedenti. Tuttavia, scavando sotto la superficie, dopo qualche ora di gioco si scoprono modifiche che puntano a un controllo millimetrico. Due in particolare sono le aggiunte che cambiano radicalmente l’approccio nei momenti decisivi: il Bear Down Pitching e il Big Zone Hitting.

Il Bear Down Pitching introduce una nuova risorsa strategica. A fine partita, quando la tensione è alle stelle, invece di affidarci solo alla nostra abilità meccanica, possiamo attivare questa sorta di “concentrazione migliorata” che restringe il margine di errore del lancio. È una meccanica che simula perfettamente la freddezza dei grandi colpi decisivi nella realtà.

Dall’altra parte, il Big Zone Hitting risponde invece alla necessità di potenza. Questa meccanica permette un controllo più granulare sul posizionamento della mazza. Non si tratta solo di tempismo, ma di precisione estrema. Se si riesce a centrare il lo sweet spot, gli home run diventano non solo più spettacolari, ma anche più soddisfacenti per l’essere riusciti a guadagnarseli. Nonostante questi aiuti, il gioco resta punitivo: un millisecondo di ritardo significa infatti un fallo o, peggio, uno strikeout, che può decidere il corso della partita.

Road to the Show

La modalità carriera, Road to the Show, ha ricevuto quest’anno l’aggiornamento più significativo degli ultimi anni. Se in passato infatti il viaggio verso la MLB sembrava a tratti una serie di partite slegate, in MLB The Show 26 la narrativa è stata potenziata grazie alla carriera ampliata.

La grande novità di MLB The SHow 26 è la possibilità di scegliere il proprio percorso post-liceale. Vuoi dichiararti subito per il MLB Draft Combine e rischiare di finire nelle leghe minori per anni, oppure preferisci farti prima le ossa nel campionato universitario? Rappresentare una delle 11 nuove università inserite nel gioco non giova solo a livello narrativo: le prestazioni nel torneo NCAA influenzano infatti drasticamente il proprio valore di mercato e le abilità iniziali.

Il traguardo finale però resta la National Baseball Hall of Fame. Ogni statistica, ogni record infranto e ogni premio vinto contribuisce a una classifica globale che potrebbe vedere il nostro personaggio immortalato accanto a leggende come Babe Ruth o Ken Griffey Jr. La progressione narrativa, scandita da podcast in-game e scene di intermezzo, rende finalmente il giocatore un essere umano e non solo un insieme di statistiche.

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Diamond Dynasty

La modalità Diamond Dynasty continua a essere il cuore pulsante del comparto online e strategico. Quest’anno, San Diego Studio ha attinto a piene mani dal World Baseball Classic, integrando carte speciali che celebrano i talenti internazionali. Vedere formazioni che mescolano stelle della MLB con eroi del baseball giapponese o dominicano aggiunge una varietà stilistica e tattica interessante.

L’introduzione del livello di rarità Red Diamond sposta poi l’asticella ancora più in alto, offrendo carte con statistiche che sfiorano la perfezione. Per chi ama la competizione “mordi e fuggi”, le mini-stagioni sono state rinnovate con campagne a tema che cambiano periodicamente, evitando la monotonia dei vecchi calendari.

Tuttavia, bisogna essere onesti su questo punto: il sistema PXP, pur migliorato, richiede una dedizione quasi esagerata. Raggiungere il massimo grado con la propria carta preferita è sicuramente gratificante, ma il grinding necessario ad ottenerlo è sicuramente eccessivo per chi non ha ore da investire su questa specifica attività. Le nuove “sfide speciali” aiutano ad accelerare un po’ il processo, ma la sensazione di frustrazione è sempre dietro l’angolo.

Franchise e Storylines

Per gli amanti dei numeri e dei contratti, la modalità Franchise offre un’esperienza di gestione completamente rinnovata. Il nuovo centro di scambio utilizza una logica di mercato molto più sofisticata. Non si può più infatti scambiare tre riserve mediocri per una superstar senza che la CPU ti rida in faccia. Le squadre ora ragionano in base alla regressione dei giocatori, ai budget futuri e alle necessità reali del roster. Le “stagioni semplificate” permettono inoltre di saltare i momenti meno importanti e giocare solo i momenti chiave, rendendo la progressione di una stagione da 162 partite molto più digeribile che in passato.

Sul fronte storico poi, tornano le Storylines: The Negro Leagues. Questa modalità continua a essere il fiore all’occhiello educativo del gioco. Attraverso video d’epoca, narrazioni appassionate e sfide specifiche, il gioco celebra le leggende mai dimenticate del baseball afroamericano. È un’esperienza documentaristica interattiva che ogni appassionato di sport dovrebbe vivere, dotata di una cura estetica che rasenta la perfezione.

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Comparto tecnico

Dal punto di vista tecnico, MLB The Show 26 è un prodotto molto solido. San Diego Studio ha raggiunto un livello di padronanza dell’hardware che permette di godere di stadi vibranti, dove ogni filo d’erba e ogni riflesso sulle divise appare autentico. Le animazioni sono state ulteriormente rifinite, rendendo i movimenti dei giocatori fluidi e naturali, ed eliminando quasi del tutto quegli scatti robotici che affliggono normalmente i titoli sportivi.

L’audio ambientale merita poi una menzione d’onore. Il rumore della palla che impatta nel guantone o il suono del legno che colpisce la gomma cambiano a seconda dello stadio e delle condizioni climatiche, contribuendo a un’immersione sonora davvero convincente.

Non è tutto oro quel che luccica

Arriviamo però alla nota dolente del titolo, che colpisce chi si avvicina alla serie per la prima volta. Nonostante gli sforzi per rendere il gioco più accessibile tramite tutorial e meccaniche di puntamento semplificate, MLB The Show 26 resta un titolo piuttosto ostico per i principianti.

Il baseball è uno sport di statistiche, di millimetri e di tattiche complesse. Il gioco ti butta nell’azione con una rapidità eccessiva, senza troppe spiegazioni sullo sport e le sue meccaniche. Capire la differenza tra una slider e una curveball è solo l’inizio; comprendere quando e come battere o come leggere le statistiche dei lanciatori avversari richiede una buona dose di pazienza. I tutorial di base spiegano più ceh altro cosa premere, ma raramente anche il perché dietro una specifica azione. Se non si ha quindi una conoscenza pregressa dello sport, la curva di apprendimento è veramente alta, e potrebbe allontanare una buona fetta di neofiti.

Commento finale

Tirando le somme, MLB The Show 26 è in ogni caso, senza ombra di dubbio, il miglior capitolo della serie. È un pacchetto mastodontico, rifinito e profondo, che offre centinaia di ore di contenuti. L’inclusione del World Baseball Classic e le espansioni della modalità carriera lo rendono un acquisto obbligato per ogni fan del batti e corri. Tuttavia, San Diego Studio deve stare attenta a non diventare troppo esclusiva. La complessità è un pregio per i veterani, ma rischia di alienare una potenziale nuova utenza che si sente sopraffatta da una simulazione così densa e priva di un’introduzione davvero accogliente. Se avete la pazienza di imparare, scoprirete il miglior gioco sportivo sul mercato; se cercate invece un’esperienza arcade veloce, potreste finire per lanciare il controller dopo il decimo strikeout consecutivo.

MLB The Show 2026 è disponibile dal 12 Marzo 2026 su PS5, Xbox Series e Nintendo Switch.

8.6

MLB The Show 26


MLB The Show 26 consolida la sua posizione come re indiscusso delle simulazioni sportive. Con una modalità carriera profonda e una celebrazione storica senza pari, è un titolo eccellente che però richiede una dedizione totale per essere padroneggiato.

PRO

Il passaggio dalle università alla MLB aggiunge una profondità narrativa eccellente | Animazioni dei personaggi e cura degli stadi rasentano il fotorealismo, con un sonoro ambientale incredibile | La cura storica e documentaristica eleva l'esperienza oltre il videogioco

CONTRO

Troppo complesso per i neofiti, con tutorial che non spiegano a fondo la tattica dello sport | Ottenere le carte migliori richiede ancora troppe ore di gioco ripetitivo | Nonostante sia molto bello da vedere, il salto grafico rispetto all'anno scorso è minimo

4News.it è una fonte di OpenCritic.com, il più grande aggregatore internazionale di review dedicato al mondo dei videogames.

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