Recensione Project Cars 3

Articolo di · 3 Ottobre 2020 ·
Versione testata: PC – STEAM

Quando si parla della serie Project Cars si pensa inevitabilmente ad un titolo blandamente simulativo. Quando nel 2015 i ragazzi di Slightly Mad Studios rilasciarono il primo capitolo, infatti, l’intenzione era quella allontanarsi il più possibile dai loro precedenti lavori, Need for Speed: Shift (2009),  Shift 2: Unleashed (2011) e Test Drive: Ferrari Racing Legends (2012), per dedicarsi ad un progetto che avesse al centro il realismo. Ed il primo capitolo ma soprattutto il secondo, si fecero apprezzare da critica e pubblico proprio per questa capacità di rendere accessibile un modello di guida principalmente simulativo, oltre che per la stragrande attenzione alle auto e alla modellazione delle stesse.

Il supporto nativo alla VR per questa terza evoluzione del titolo, aveva quindi fatto sognare tanti appassionati, fiduciosi di poter ritrovare il DNA della serie in un titolo che si proponeva come un riferimento almeno per quanto riguarda gli appassionati di realtà virtuale.

Tuttavia l’arrivo di Codemasters, che ha acqusito il team nel novembre del 2019,  deve avere sparigliato le carte in tavola e il nuovo Project Cars 3 assomiglia poco al suo predecessore e molto più a qualcosa di completamente nuovo.

Un po’ sim, un po’ casual

Project Cars 3 prova a mescolare alcuni elementi propri dei titoli arcade con altri che invece solitamente siamo abituati a vedere nei titoli simulativi. Non c’è ad esempio una modalità “storia”, con la quale seguire il progressivo evolversi di una scuderia o di un pilota dalle stalle alle stelle, ma allo stesso tempo c’è una modalità “Carriera” che rappresenta il fulcro dell’esperienza di gioco, ed un sistema di progressione ad obiettivi che ricorda quello di alcuni giochi arcade vecchio stampo o,  se volete, quello di tanti RPG.  

La vostra Carriera inizia dalla “Road E” una competizione con quattro tornei, ciascuno da quattro gare. Ognuna di queste ci consente di portare a termine delle sfide (indicate nella schermata di briefing pre partenza) ed il cui completamento viene ricompensato con punti esperienza. Solo completando le prime tre gare e al raggiungimento di un certo numero di punti esperienza, otterremo la possibilità di sbloccare l’ultima gara che funge da evento “campionato”, terminato il quale e raggiunto un certo numero di obiettivi sfida, avremo accesso al torneo successivo. Per passare alla competizione successiva, “Road D”, dovremo portare a termine un determinato numero di tornei e così’ via. 

Tra le sfide che il gioco ci richiede di completare, alcune sono più serie come ad esempio quelle al giro più veloce, al raggiungimento di un determinato numero di sorpassi puliti all’inizio della tappa, al completamento del giro più veloce senza errori, altre decisamente fin troppo arcade per il DNA del Brand, come ad esempio quelle in cui ci è richiesto di colpire tabelloni stradali.  

Come dicevamo, ciascuna gara sblocca punti esperienza. I punti esperienza sono divisi tra punti esperienza “evento”, che vi consentono una volta raggiunta una certa soglia, di sbloccare moneta di gioco utile per acquistare nuovi veicoli e in punti esperienza “veicolo”, collegati alla macchina utilizzata per ottenerli. Questi ultimi migliorano il feeling con quella vettura e sbloccano sconti sugli upgrade tecnici del veicolo.

Tutti questi elementi contribuiscono a rendere il gioco estremamente divertente e accessibile e soprattutto invogliano il giocatore a provare e riprovare la stessa pista, migliorando le proprie performance o modificando il proprio assetto, e cosi’ facendo guadagnando punti esperienza con le tante sfide disponibili. La rigiocabilità è ottima, grazie anche ad un buon sistema di gestione delle condizioni metereologiche che cambiato decisamente il feeling della vettura.

Se questo da un lato è un bene, dall’altro allontana decisamente il brand  da quella simulatività che lo aveva caratterizzato sin dal principio.

Sotto il cofano

Anche dal punto di vista delle personalizzazioni tecniche e degli upgrade, il gioco mostra ancora la sua natura arcade, consentendoci di sviluppare a tal punto una vettura da poterla far gareggiare nelle categorie superiori con situazioni a volte anche assurde. Pneumatici, testata, iniezione, albero a camme ed in generale tutti i potenziamenti tecnici sono disponibili in tre diverse varianti con prezzi e prestazioni stimate differenti.

Questo sistema, anziché favorire un andamento ragionato dell’upgrade, basato cioè sulla reale utilità di quella modifica in rapporto a tutte le altre, si riduce spesso in un mero acquisto di tutti i migliori upgrade per quella vettura. Sia chiaro, non stiamo dicendo che gli upgrade siano fittizi, anzi. Modificando le gomme otterremo magari un miglior grip e la possibilità di uscire meglio da una curva, ma non un aumento delle prestazioni, proprio come nella realtà; così come intervenendo sul motore senza migliorare il grip, renderà la nostra vettura instabile. Il problema è che il gioco fa pochissimo per darvi consapevolezza di quello che state facendo, trasformando queste fasi in un mero acquisto inconsapevole.

Ogni volta che si effettuano degli upgrade il punteggio di valutazione della nostra vettura cambia. Tale punteggio è funzionale alla partecipazione alle competizioni, per cui se si potenzia eccessivamente un veicolo si rischia di non poter più partecipare a quel torneo o, al contrario, di partecipare con una Focus ad un torneo per Ferrari.

Per superare l’empasse è necessario tornare in garage e modificare nuovamente la vettura, tornando alle precedenti impostazioni, oppure possedere altre auto (anche più versioni della stessa auto) adatte a ciascuna competizione

Il sistema sembra studiato per spingervi a giocare il più possibile e a partecipare a tutte le sfide disponibili in modo da guadagnare denaro da spendere nell’acquisto di nuove vetture.  Il che non è una cosa cattiva in sè ma ancora una volta, siamo di fronte ad una impostazione prettamente arcade.

Dove invece torna a farsi sentire l’anima simulativa del titolo è nella gestione degli assetti. Il giocatore ha a disposizione tre assetti pre configurati,   bilanciato, alta aderenza e alta velocità, ma è possibile, acquistando slot aggiuntigi, crearne di personalizzati. Qui le cose per gli amanti della simulazione si fanno davvero interessanti, perchè è possibile modificare davvero tantissimi parametri tecnici, come la convergenza, la pressione dei pneumatici, le sospensioni, la lunghezza delle marce, il bilanciamento della frenata ecc.

L’imbarazzo della scelta

Il parco macchine, come da tradizione, è eccezionalmente vasto, con oltre 200 dettagliatissime vetture tra cui scegliere. Si passa dai veicoli stradali più economici, fino alle dream cars da oltre 500 cavalli. Ottenerle inoltre non è difficilissimo se si gioca con una certa costanza.

Project Cars 3 offre inoltre minime personalizzazioni estetiche, che non aggiungono e non tolgono alcunchè all’esperienza generale. Buona anche la varietà di piste, con ben 19 paesi rappresentati. Dalle più celebri piste Statunitensi o tedesche fino a quelle giapponesi, cinesi o di Dubai.

My Way

Se la modalità Carriera è quella su cui siamo sicuri passerete la maggior parte del tempo, vista anche l’enormità di cose da fare, merita una menzione anche la modalità competitiva online “Rivali” . In questa modalità potrete affrontare sfide giornaliere, settimanali e mensili guadagnando punti rival. Scalando la classifica rival avrete modo di guadagnare ricompense a fine stagione.

Non manca neppure la classica modalità multiplayer online, gare veloci, eventi, lobby personalizzata e matchmaking basato sul livello dei giocatori.

Tecnica e VR

Non aspettatevi da Project Cars 3 un prodigio della tecnica. Il gioco pur offrendo alcuni scorci interessanti e un buon dettaglio per le vetture, non è sicuramente il miglior rappresentante del genere.

Abbiamo incontrato durante la nostra prova diversi problemi come pop in di texture ed ombre, ed in generale il colpo d’occhio non è sicuramente da spaccamascella.

Inoltre, l’ottimizzazione avrebbe potuto essere migliore, se considerate che con la nostra configurazione di prova (Intel 7820x, GeForce GTX 1080, 32GB di RAM 3200mhz) non recentissima, ma nemmeno così malvagia, il titolo di Slightly Mad Studios ha avuto qualche fatica a reggere le impostazioni medie di gioco con risoluzione [email protected]

In fatto di VR, se la scelta di supportare la tecnologia SteamVR in maniera nativa è quanto mai apprezzata, non possiamo dire che l’esperienza sia priva di qualche inconveniente, come ad esempio l’impossibilità di visualizzare in VR il caricamento delle mappe.

Durante il caricamento delle stesse, mentre sullo schermo del PC veniva mostrata l’immagine e la barra di caricamento, sul nostro visore Valve Index veniva mostrata invece una schermata nera. Questo ci ha costretto più volte a rimuovere il visore per controllare che il gioco fosse ancora in caricamento. Nulla di grave, sia chiaro, ma l’inconveniente ha generato più di qualche disagio.

Ancora più che nella versione flat, però, i problemi di ottimizzazione qui si fanno più gravi. Il fatto che il gioco non riesca a mantenere stabile il frame rate, è particolarmente sentito in VR dove la mancanza di stabilità può provocare qualche malessere. Non ci è mai capitato nelle ore di gioco, ma nelle gambe abbiamo diverse centinaia di ore di VR e forse non siamo il campione più rappresentativo sul punto.

Transgender

Project Cars 3 è un progetto ibrido. Dai primi capitoli sim, si è arrivati ad un terzo capitolo decisamente arcade nell’impostazione generale, con qualche sprazzo di simulatività nel modello di guida.

In sostanza, Slightly Mad Studios e Codemasters hanno creato un’esperienza di guida fondamentalmente arcade, quindi veloce, frenetica e divertente e hanno provato ad ampliarla aggiungendo il modello di guida alla Gran Turismo, che avevamo apprezzato nel precedente Project Cars 2.

Tuttavia l’operazione è riuscita solo a metà. Il titolo infatti non crediamo sia in grado di soddisfare il pubblico arcade che cerca oltre al divertimento anche visuali spaccamascella alla “Forza Horizon”, né tantomeno quello dei sim racer duri e puri che cercano una esperienza di guida asciutta, realistica e punitiva alla “Automobilista”. Project Cars 3 è invece un simulatore arcade, ci sia consentito il neologismo. Ed è qui purtroppo che sta il suo limite: nel tentativo di abbracciare due generi, non riesce bene in nessuno dei due.

Criterion 10
7.0

Transgender

Project Cars 3 è un progetto ibrido. Dai primi capitoli sim, si è arrivati ad un terzo capitolo decisamente arcade nell’impostazione generale, con qualche sprazzo di simulatività nel modello di guida. In sostanza, Slightly Mad Studios e Codemasters hanno creato un’esperienza di guida fondamentalmente arcade, quindi veloce, frenetica e divertente e hanno provato ad ampliarla aggiungendo il modello di guida alla Gran Turismo, che avevamo apprezzato nel precedente Project Cars 2. Tuttavia l'operazione è riuscita solo a metà. Il titolo infatti non crediamo sia in grado di soddisfare il pubblico arcade che cerca oltre al divertimento anche visuali spaccamascella alla "Forza Horizon", né tantomeno quello dei sim racer duri e puri che cercano una esperienza di guida asciutta, realistica e punitiva alla "Automobilista". Project Cars 3 è invece un simulatore arcade, ci sia consentito il neologismo. Ed è qui purtroppo che sta il suo limite: nel tentativo di abbracciare due generi, non riesce bene in nessuno dei due.


+
    - Parco macchine eccellente
    - Innumerevoli sfide e attività
    - Arcade veloce e divertente
-
    - Troppo arcade per i puristi del brand
    - Comparto grafico un passo indietro rispetto alla concorrenza
    - Qualche problemino in VR

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