Se avete avuto modo di guardare l’episodio “PAC-MAN: Il Circolo” della serie Secret Level su Amazon Prime, sapete già quanto possa essere affascinante ed inquietante l’idea di essere intrappolati in un labirinto cosmico. Dove o cacciare o essere cacciati. Atmosfere criptiche, ambienti claustrofobici, e simbolismi oscuri. Shadow Labyrinth riprende in prestito proprio questo linguaggio visivo e narrativo, trasformando il leggendario Pac-Man nel (co)protagonista di un metroidvania “dark-filosofico”, quasi disturbante. Tanto attraente quanto ruvido e imperfetto.
L’ultima avventura di uno dei più iconici personaggi della pop-culture, qui più carismatico che mai, è un titolo, quindi, sgangherato, ma capace di lasciare il segno grazie ad un inedito mix che lo rende quasi autoriale.
Shadow Labyrinth, sviluppato e pubblicato da Bandai Namco, è disponibile dallo scorso 18 luglio 2025 su PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch e PC.
Versione testata: PlayStation 5
La fame e la fama
Nei panni dello Spadaccino n. 8, ci risveglieremo in un misterioso complesso sotterraneo, circondati da rottami, tubi, e tecnologia dimenticata. Una sfera fluttuante, PACC, ci accoglierà come i prescelti. Da questo momento in poi, agli ordini della famosa palletta gialla, dovremo cercare di capire cosa è successo e fuggire dal pianeta alieno. Ma per farlo, c’è solo una via. Diventare il predatore, fagocitando letteralmente i nemici per acquisire man mano nuove abilità.
A livello pratico, la narrativa del prodotto si sviluppa con eleganza e silenzi. Niente cutscene invasive, ma tanti dettagli ambientali, sussurri e segreti che aspettano solo di essere collegati. Segreti che sicuramente faranno la gioia dei videogiocatori più nostalgici: Shadow Labyrinth è ambientato in un universo narrativo condiviso, l’UGSF – United Galaxy Space Force, in cui le citazioni ad altri brand degli anni d’oro degli arcade, come Galaxian, sono all’ordine del giorno.
Ma soprattutto, deliziosi sono i riferimenti a Pac-Man. Geniali, mai didascalici, avvertibili sotto pelle: le sfere, i fantasmi, la fame compulsiva, l’idea di un labirinto senza via d’uscita… tutto sembra suggerire che dietro le apparenze si nasconde un ciclo eterno che non possiamo spezzare, ma solo interpretare. Un ciclo infinito, proprio come la fam… a di Pac-Man.
Pactroidvania
Dal punto di vista ludico Shadow Labyrinth inquadra perfettamente le caratteristiche classiche del metroidvania: mappe interconnesse, abilità sbloccabili, backtracking, aree inizialmente irraggiungibili che diventano accessibili più avanti. Nulla di nuovo, ma tutto funziona come dovrebbe. Ad onor del vero, la gestione dei checkpoint (di due tipi) potrebbe infastidire i videogiocatori meno pazienti, sia per il posizionamento, che per i “refill” di risorse, molto severi. Così come l’eccessiva cripticità che scandisce l’incedere della seconda metà dell’avventura. Ma tutto sommato siamo in un labirinto, no?

Il combat system è semplice all’apparenza (combo basica e schivata), ma si arricchisce con potenziamenti attivi/passivi e la possibilità di trasformarsi nella forma GAIA, un mech organico devastante che consente anche di attraversare superfici letali come lava o spine.
La “scintilla”, però, è da ricercarsi nelle sezioni in cui diventeremo letteralmente PACC e in cui quindi dovremo muoverci su labirinti metallici come nella versione arcade. Queste riescono a spezzare il ritmo e a donare carisma alla produzione. A tal proposito, da segnalare la presenza di 17 livelli “Labirinti” bonus che alterano ulteriormente la forma nella declinazione Pac-Man Championship Edition DX. Sono letteralmente un gioco nel gioco, e sono dannatamente appaganti quanto difficili. Il ritmo cambia, l’estetica vira verso le luci al neon, la musica si fa elettronica e il gameplay diventa puro riflesso e memoria. Il flow della progressione che ne deriva riesce a mantenere fresco il prodotto per tutte le 15/20 ore necessarie a finire la storia (che raddoppiano se vogliamo raggiungere il 100%).
Al netto di limiti intrinseci strettamente connessi ad un budget sicuramente (palesemente) limitato, che si manifestano principalmente nella presentazione visiva “cheap”, soprattutto per le animazioni, che sembrano realizzate in “flash”, il grosso problema di Shadow Labyrinth è il suo sistema di controllo. Le sezioni in stile arcade, in qualsiasi declinazione intesa, sono parecchio “sfuggenti”. Così come lo sono alcune situazioni nei panni dello spadaccino, soprattutto quando cerchiamo di riposizionare il nostro protagonista mentre è in aria. C’è da dire che “entrati” nel meccanismo si riesce a diventare tutt’uno con i protagonisti, ma è indubbio che manca quella reattività che in sistemi di gioco del genere fa la differenza tra l’accettabile e l’ottimo.
Ottimo, invece, il comparto sonoro. Le musiche e i suoni ambientali rafforzano l’oppressione del setting. Il doppiaggio è ridotto a versi indecifrabili, ma il tutto è completamente localizzato in italiano.
Commento finale
Shadow Labyrinth riesce nell’impresa più difficile: avere un’identità forte re-immaginando un’icona del media e non solo. È un gioco fatto con passione, idee e coraggio e che riesce a trasformare una leggenda come Pac‑Man in un simbolo chiaroscuro, tragico e profondamente umano. Imperfetto, vero, ma che lascia il segno. Una vera lettera d’amore, decostruita, all’iconico Pac-Man.




