Recensione The Adventures of Elliot: The Millennium Tales, l’action RPG in HD-2D che punta tutto sull’esplorazione

Devo ammetterlo, fin dal suo primo trailer d’annuncio, The Adventures of Elliot: The Millennium Tales mi aveva stregato grazie al suo mix apparentemente perfetto tra una grafica squisitamente retrò ed un gameplay frenetico in tempo reale. E la demo che abbiamo provato il mese scorso aveva ulteriormente alimentato il mio interesse verso il titolo.

Dico “apparentemente” perché per quanto la produzione del Team Asano abbia il gran pregio di aver mescolato due stili molto diversi tra loro, la magia iniziale e le grandissime aspettative che il titolo si era caricato sulle spalle sono state mantenute solo in parte. Scoprite quindi con la nostra recensione di The Adventures of Elliot: The Millennium Tales che cosa è andato bene e che cosa è andato un po’ meno bene nell’action RPG HD-2D del colosso giapponese.


Versione testata: PlayStation 5


Una trama che non decolla

Come già accennato, The Adventures of Elliot: The Millennium Tales nasce dagli sforzi congiunti dei team che hanno dato vita ad ottimi titoli come Octopath Traveler e Bravely Default. Questa volta, però, la sfida è stata diversa decisamente diversa dal solito. Gli sviluppatori hanno infatti scelto di abbandonare le certezze del sistema a turni per abbracciare un gameplay action in tempo reale, il tutto incastonato nella ormai celebre estetica HD-2D. Il risultato è un’opera che tenta di coniugare il fascino estetico di un passato idealizzato con un approccio ludico moderno, che tuttavia mostra il fianco ad una scrittura che fatica a trovare un’identità forte.

La premessa narrativa di The Adventures of Elliot si dipana sul continente di Philabieldia, una terra dominata da spaventose tribù bestiali. L’umanità vive confinata all’interno del regno di Huther, protetta da una barriera magica alimentata dal potere della principessa Heuria. Il protagonista, Elliot, è un avventuriero che durante una spedizione di routine scopre il Portale del Tempo, un artefatto che permette di viaggiare attraverso quattro epoche storiche. Ben presto Elliot incontra la fata Faie, che funge da guida e da compagna di viaggio.

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Sebbene l’idea di un viaggio attraverso mille anni di storia offra sulla carta opportunità narrative immense, nella pratica il risultato si rivela purtroppo molto basico. La trama procede su binari fin troppo prevedibili, utilizzando il salto temporale più come un espediente per giustificare il riciclo di asset ambientali che per approfondire le tematiche o il world building.

Chi è alla ricerca di una storia complessa con guizzi di originalità rimarrà probabilmente deluso, poiché l’intreccio si limita a inseguire cliché consolidati del genere, agendo più come un pretesto per l’avanzamento del gameplay che come un vero motore emotivo. Chiariamoci, la storia è scorrevole e si lascia seguire con piacere, e sicuramente chi è a digiuno di titoli di questo genere la apprezzerà non poco, ma per i veterani dei JRPG saprà tutto un po’ “di già visto”.

Il gameplay è il vero punto di forza di Elliot

Passando all’analisi tecnica del gameplay e del sistema di combattimento, qui il titolo esprime la sua anima migliore. L’abbandono della formula a turni a favore di uno stile action in tempo reale si è rivelato una scommessa decisamente vinta. Il sistema è infatti fluido, immediato e gratificante fin dalle prime battute, permettendo al giocatore di gestire due armi contemporaneamente e di switchare tra loro con una semplice pressione di un tasto.

La varietà è garantita da sette diversi tipi di armi, tra cui spade, lance, archi e falci, ognuna dotata di pattern d’attacco e punti di forza unici. La personalizzazione è poi affidata alle magiliti, pietre magiche che possono essere incastonate nelle armi per infondere effetti elementali o abilità passive. Questo sistema di progressione è particolare e davvero riuscito, perché discostandosi dal classico sistema a livelli e punti esperienza, premia invece l’esplorazione. Per apprendere nuove abilità non bisogna infatti sconfiggere quantità industriali di nemici, ma superare le sfide ambientali proposte nei santuari.

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Ed è proprio qui che The Adventures of Elliot gioca al meglio tutte le sue carte: nell’esplorazione. Il gioco mette in scena una grande avventura, e la capacità di Elliot di spostarsi in qualsiasi momento in qualsiasi punto di interesse già scoperto anche in epoche diverse amplifica di molto sia l’immediatezza dell’azione che l’immersione del giocatore. La gestione delle side quest, che non si discostano molto dagli stilemi del genere, risulta in The Adventures of Elliot gratificante grazie all’ottimo sistema di movimento e alla durata mai eccessiva delle stesse.

Se quindi molto spesso il giocatore si ritrova ad andare dal punto A al punto B per poi dover tornare al punto A per comunicare il successo della missione, il design delle missioni e le capacità di movimento di Elliot rendono la traversata piacevole e mai frustrante, complice anche un sistema di ricompense adeguato che spinge il giocatore a portare a termine questi compiti.

L’esplorazione del mondo di gioco è infatti incentivata anche dall’ottimo level design delle mappe, che mostrano diverse deviazioni e punti di interesse che catturano l’attenzione del giocatore e lo spingono a prendersi del tempo per esplorare una grotta o superare una prova all’interno di un santuario che gli permetterà di potenziarsi. C’è da dire che questa scelta stilistica e di meccaniche strizza l’occhio in modo evidente alla saga di The Legend of Zelda, risultando alle volte un po’ troppo derivativa, ma dona al titolo comunque una propria identità ludica all’interno del panorama dei JRPG moderni.

Una fata un po’ impicciona

Faie è la compagnia di viaggio di Elliot per quasi tutta l’avventura, e a livello ludico questa scelta funziona benissimo in quanto la fatina può imparare nuove abilità in grado di supportare il protagonista tanto durante l’esplorazione quanto nel combattimento. Faie infatti può usare ad esempio il fuoco per illuminare la via, sbloccare meccanismi o attaccare i nemici, o può usare il vento per permettere ad Elliot di spostarsi rapidamente nella mappa evitando un attacco nemico o superando alcune prova a tempo.

Inoltre, il sistema di resurrezione garantito dalla fatina elimina di fatto la minaccia del game over. Faie può infatti resuscitare Elliot in cambio di una quantità di denaro che aumenta ad ogni uso, rendendo la sfida, per quanto stimolante durante i combattimenti, priva di una reale conseguenza definitiva. Questo aspetto non è particolarmente negativo dal mio punto di vista, ma potrebbe far storcere il naso ad una fetta di giocatori.

Le particolari abilità di Faie si integrano perfettamente a quelle di Elliot rendendo gli scontri e l’esplorazione man mano sempre più immediate ed eliminando qualsiasi sensazione di fastidio dovuta al backtracking, che seppur presente è funzionale ai toni dell’avventura. Quello dove però il team ha probabilmente fallito a trovare il giusto equilibrio è la presenza “narrativa” di Faie.

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La fatina infatti è un companion assillante, alle volte ai limiti del fastidioso, che parla in continuazione e suggerisce ad Elliot dove andare e come superare gli enigmi ambientali. Anche durante le scene di intermezzo più profonde del gioco, spesso si intromette per dire la sua, interrompendo il ritmo e banalizzando il significato di quello che sta succedendo. Inoltre, le sue battute sono quasi sempre le stesse, e dopo una manciata di ore in sua compagnia sapremo a memoria quello che dirà nel momento in cui troveremo il prossimo tesoro o enigma da risolvere.

Ad essere sincero trovo poco comprensibile questa scelta, perché la storia non ha momenti così cupi da rendere necessaria una costante presenza che ne stemperi i toni con battute di vario genere o comunque frasi leggere e fuori contesto, e ho trovato a tratti soverchianti i continui interventi di Faie durante l’avventura.

Arte e tecnica

Passando ad analizzare più nel dettaglio l’impianto artistico e tecnico della produzione, tutte le meccaniche sopracitate ovviamente non premiano solo l’esplorazione e si riversano anche nei combattimenti, trasformando ogni scontro in una danza di riflessi e precisione che non stanca mai. I boss di fine area sotto questo punto di vista rappresentano senza dubbio l’apice della produzione sotto il profilo tecnico e del game design. Questi scontri non si risolvono semplicemente con l’utilizzo delle armi, ma richiedono una comprensione dei pattern d’attacco avversari.

Spesso ci si trova di fronte a veri e propri enigmi in cui il giocatore deve utilizzare abilità di movimento o scudi per parare e contrattaccare nel momento di vulnerabilità del nemico. È qui che emerge la maestria del team di sviluppo nel costruire sfide stimolanti che non risultano mai eccessivamente semplici, mantenendo un tasso di sfida costante e gratificante. La necessità di collaborare con Faie, che in modalità cooperativa può essere controllata da un secondo giocatore, aggiunge uno strato di profondità strategica molto apprezzato, permettendo di gestire meglio il campo di battaglia, recuperare oggetti o superare sezioni di platforming altrimenti ostiche.

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Tuttavia, non tutto brilla nel comparto tecnico e artistico. Sebbene lo stile HD-2D sia un marchio di fabbrica inconfondibile che dona alla produzione un tocco da JRPG di un’altra epoca rivisitato in chiave moderna, personalmente mi aspettavo qualcosa in più sotto questo punto di vista. L’illuminazione e la resa generale di alcuni paesaggi mancano di quel vigore che avrebbe reso il titolo ancora più bello da vedere.

Confrontando The Adventures of Elliot con produzioni recenti che utilizzano la stessa tecnologia come Dragon Quest I e II HD-2D Remake, ho riscontrato in questo caso una minor cura per il dettaglio visivo. E questo potrebbe derivare anche da uno dei punti critici della produzione per quanto riguarda la struttura del mondo di gioco: il massiccio riciclo degli asset. Le quattro epoche che Elliot attraversa risultano strutturalmente quasi identiche tra loro. Il riutilizzo degli asset e il senso di deja-vu che ne deriva smorzano rapidamente l’entusiasmo della scoperta. Esplorare la stessa zona in un’altra epoca dovrebbe essere un’occasione per ammirare un mondo mutato dal tempo, ma purtroppo le differenze sono minime, rendendo il viaggio nel tempo una funzione puramente estetica piuttosto che esplorativa.

Nulla da eccepire invece per quanto riguarda il comparto sonoro, che si fregia di un’ottima colonna sonora e di un doppiaggio in lingua originale di buon livello. Da segnalare anche l’ottimo adattamento in italiano, che ben caratterizza bene i diversi personaggi del gioco con testi scorrevoli e ben scritti.

Commento finale

The Adventures of Elliot: The Millennium Tales è un’opera particolare, con tanti pregi ma non esente da difetti, e non posso fare a meno di considerarla per certi versi un’occasione mancante. Il potenziale per creare un capolavoro c’era tutto, ma è stato purtroppo inficiato da una sceneggiatura un po’ banale e da scelte di design controverse.

È un gioco che possiede un gameplay solido, appagante e tecnicamente ben calibrato, ma che inciampa su una narrazione povera di guizzi e su un design delle mappe che abusa del riciclo. La strada intrapresa dal team con questo action RPG in salsa HD-2D è coraggiosa, ma probabilmente non ancora del tutto matura. Se l’obiettivo era creare un nuovo punto di riferimento per il genere, il risultato è solo parzialmente raggiunto.

Ci troviamo di fronte a un’avventura dignitosa, perfetta per chi cerca un passatempo action ben confezionato, che non rivoluzionerà il genere di appartenenza ma che può sicuramente essere un buon punto di partenza per riprendere e migliorare questa formula nelle prossime produzioni dello studio. Vi ricordiamo che The Adventures of Elliot: The Millennium Tales è disponibile dal 18 giugno 2026 su PC, PS5, Nintendo Switch 2, Xbox Series X|S, e che potete anche provarlo con mano grazie alla demo gratuita.

7.5

The Adventures of Elliot: The Millennium Tales


The Adventures of Elliot: The Millennium Tales è un'opera particolare, con tanti pregi ma non esente da difetti, e non posso fare a meno di considerarla per certi versi un'occasione mancante. Il potenziale per creare un capolavoro c'era tutto, ma è stato purtroppo inficiato da una sceneggiatura un po' banale e da scelte di design controverse. È un gioco che possiede un gameplay solido, appagante e tecnicamente ben calibrato, ma che inciampa su una narrazione povera di guizzi e su un design delle mappe che abusa del riciclo. La strada intrapresa dal team con questo action RPG in salsa HD-2D è coraggiosa, ma probabilmente non ancora del tutto matura. Se l'obiettivo era creare un nuovo punto di riferimento per il genere, il risultato è solo parzialmente raggiunto. Ci troviamo di fronte a un'avventura dignitosa, perfetta per chi cerca un passatempo action ben confezionato, che non rivoluzionerà il genere di appartenenza ma che può sicuramente essere un buon punto di partenza per riprendere e migliorare questa formula nelle prossime produzioni dello studio. Vi ricordiamo che The Adventures of Elliot: The Millennium Tales è disponibile dal 18 giugno 2026 su PC, PS5, Nintendo Switch 2, Xbox Series X|S, e che potete anche provarlo con mano grazie alla demo gratuita.

PRO

Sistema di combattimento in tempo reale intuitivo, fluido e gratificante | Ottimo sistema di esplorazione e backtracking che favorisce la curiosità del giocatore | Boss fight stimolanti che trasformano gli scontri in enigmi strategici

CONTRO

Narrazione un po' banale e priva di un'identità narrativa originale, soprattutto per gli amanti del genere | Eccessivo riciclo di asset tra le quattro epoche che appiattisce il senso di scoperta | Presenza costante e fastidiosa di Faie, che risulta invasiva e spezza il ritmo dell'avventura

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