Grand Theft Auto 6, probabilmente il titolo più mainstream e commercialmente imponente dell’intera generazione, abbandona il supporto. Questa mossa solleva una domanda inevitabile: il disco fisico è davvero morto?
Il predominio del digitale come forma di acquisto predominante nel settore videoludico è un dato di fatto già da anni. Tuttavia, alcuni franchise dal richiamo trasversale – i Call of Duty e i FIFA di questo mondo – avevano in parte resistito al trend. Sono giochi pensati per un pubblico vastissimo, composto da giocatori che ancora oggi cercano la copia fisica nel negozio sotto casa o che la acquistano al supermercato insieme alla spesa. GTA apparteneva a questa categoria. Fino ad oggi.
Un codice nella scatola, non un disco
La versione fisica di GTA 6 esisterà, ma al suo interno i giocatori troveranno solo un codice per il download digitale. Tradotto in termini pratici: chiunque acquisti la confezione dovrà comunque disporre di una connessione Internet, non potrà iniziare a giocare in anticipo e, aspetto cruciale, non potrà rivendere il titolo o scambiarlo con altri giocatori.
La domanda sorge spontanea: Rockstar sta aprendo una strada che altri publisher seguiranno? Oppure la software house sta semplicemente adeguandosi a un mercato in cui le vendite in formato fisico rappresentano ormai una minoranza rispetto ai download digitali? Abbiamo raccolto il parere di alcuni tra i più autorevoli analisti del settore per capire cosa ci aspetta.
I numeri parlano chiaro: il digitale ha già vinto
“Il declino della spesa per i videogiochi in formato fisico è in corso da più di dodici anni”, esordisce Mat Piscatella, senior director e analista di Circana, che traccia il quadro della situazione attuale. “Sia PlayStation 5 che Xbox Series sono ormai fortemente orientate verso la distribuzione digitale (Xbox Series più di PlayStation 5), e questa tendenza non ha fatto che crescere nel tempo. Vedo questa mossa come un ulteriore passo in una direzione già tracciata dall’inizio degli anni 2010.”
“Esiste certamente una fetta di giocatori che preferirebbe avere un supporto fisico con il gioco effettivamente inciso sul disco”, prosegue Piscatella. “Ma negli Stati Uniti, alla fine di maggio 2026, più della metà di tutte le console Xbox Series vendute non include un lettore ottico. Sul fronte PlayStation 5, le SKU digitali rappresentano poco più di un quarto delle vendite totali della console.”
Daniel Ahmad, director of research and insights di Niko Partners, aggiunge un dato significativo: “Sebbene il digitale rappresenti la maggioranza delle vendite, il restante 20% ha comunque generato 70 milioni di copie fisiche vendute su PlayStation lo scorso anno (anche se il dato è leggermente gonfiato dal software in bundle).” Ahmad suggerisce che altri publisher stanno probabilmente già considerando di abbandonare il disco.
Presenza negli store, non necessariamente un disco
“Avere una presenza al dettaglio è ancora importante, soprattutto per i giochi di grandi dimensioni con un ampio appeal”, continua Ahmad. “Tuttavia, c’è una differenza sostanziale tra ‘avere una presenza nei negozi’ e ‘avere un disco fisico venduto nei negozi’. Considerando la crescente adozione del digitale e la pressione per margini più elevati, un numero crescente di publisher arriverà alla conclusione di aver bisogno solo della prima.”
Piers Harding-Rolls, analista del settore videoludico per Ampere Analysis, concorda: “Inserire un codice invece di un disco sta diventando sempre più comune. Questa mossa segue semplicemente una tendenza già in atto, piuttosto che spingere altri publisher a replicare l’approccio di Rockstar.”
I tre motivi della scelta: costi, prezzo e segretezza
Gli analisti contattati hanno individuato tre motivazioni chiave alla base della decisione di Rockstar, tutte ugualmente appetibili per altri publisher.
1. Risparmio sui costi di produzione. Il motivo più ovvio: eliminare il disco abbatte i costi di produzione. “Rimuovere il disco dalla confezione è effettivamente una misura di risparmio per i publisher”, spiega Ahmad, “e lo è doppiamente per un gioco come Grand Theft Auto 6, che potrebbe richiedere la distribuzione su più dischi.”
2. Controllo totale del prezzo e lotta al mercato dell’usato. Rhys Elliot, head of market analysis di Alinea Analytics, è lapidario: “La proposta di valore del disco fisico, dal punto di vista del giocatore, risiede nel mercato dell’usato e del noleggio: maggiore controllo sulla propria libreria, possibilità di rivendere o noleggiare il gioco a costo ridotto. Ma più controllo per i consumatori significa meno controllo per il publisher. Un disco può essere rivenduto o noleggiato cento volte, e Rockstar non guadagna nulla dopo la prima vendita. Un codice in scatola non può essere rivenduto o noleggiato, trasformando ogni potenziale copia usata in una vendita a prezzo pieno o in nessuna partita: entrambe le opzioni sono molto più favorevoli per Rockstar rispetto a un fiorente mercato dell’usato.”
Elliot sottolinea poi il vero obiettivo: “Il premio più grande è il controllo sui prezzi. I prezzi dei fisici sono più elastici e soggetti alla legge di domanda e offerta. Ecco perché i dischi usati sottocostano regolarmente gli store digitali di PlayStation e Xbox. Finchè esistono copie usate a basso costo, queste fissano un prezzo minimo che Rockstar non può controllare e offrono al giocatore la concreta opzione di ‘aspettare e comprare usato’. Rimuovendo il disco, Rockstar e le piattaforme controllano l’intera curva dei prezzi, decidendo quando e quanto scontare il gioco.”
3. Segretezza e lotta alle fughe di notizie. L’assenza di dischi contenenti i dati di gioco aiuta anche a preservare quella che Elliot definisce “la segretezza quasi patologica di Rockstar”. Senza supporti fisici in circolazione prima del lancio, si elimina il rischio di leak derivanti da copie “cadute da un camion”. GTA 6 ha già subito una massiccia fuga di notizie in fase di pre-lancio e, considerando l’attenzione maniacale dei fan su ogni minimo dettaglio, si comprende bene la volontà di Rockstar di mantenere il controllo su ogni informazione.
Il futuro è senza disco? Forse sì, ma con le edizioni speciali
“Dal punto di vista commerciale, ha perfettamente senso optare per un codice digitale in una confezione fisica: è il meglio di entrambi i mondi, in una certa misura. Si ottiene visibilità presso gli acquirenti nei negozi, ma a un costo inferiore”, conferma Harding-Rolls. “Sono certo che questo deluderà alcuni giocatori, ma è possibile che Rockstar lanci una Collector’s Edition più vicina al lancio.”
Joost van Dreunen, ricercatore del settore videoludico e professore alla NYU Stern School of Business, suggerisce che Rockstar potrebbe effettivamente proporre un’offerta fisica più corposa in una futura Collector’s Edition, anche se il dubbio sulla presenza di un disco vero e proprio rimane. Molte Collector’s Edition moderne non includono nemmeno una copia del gioco, per permetterne l’acquisto separato senza doversi preoccupare di produrre versioni diverse per ogni piattaforma.
“Take-Two eccelle nel vendere versioni premium alla sua fanbase e non ho dubbi che annuncerà presto una Collector’s Edition per GTA 6 dal prezzo significativamente più elevato”, afferma van Dreunen. “La stessa fascia di adulti che spende migliaia di euro in set LEGO, PC custom ed esperienze dal vivo non avrà problemi a spendere per un franchise che ha letteralmente definito la loro generazione. Le espressioni fisiche saranno assolutamente centrali in questo.” Se quelle versioni speciali conterranno ancora un disco, però, sembra oggi meno probabile che mai.
