Recensione The Nightmare Box Vol. 1 e Vol. 2 di Meridiem: Sei titoli horror indie tutti da gustare!

The Nightmare Box Vol. 1 e Vol. 2 di Meridiem (società che fra l’altro si è occupata di pubblicare in versione retail il meraviglioso The Midnight Walk di MoonHood) sono due raccolte horror pensate per chi vuole avere in formato fisico (noi abbiamo ottenuto in digitale l’accesso ai singoli giochi) alcuni fra i titoli di nicchia più chiacchierati fra gli appassionati del genere, con un focus forte su atmosfere disturbanti, narrativa e suggestioni lovecraftiane. Nel complesso offrono un buon rapporto prezzo/contenuti, ma il valore dell’acquisto dipende molto dalla passione che si ha per produzioni indie o simil tali, con qualche spigolosità tecnica e un ritmo spesso più narrativo che action. Ma andiamo con ordine!

The Nightmare Box Vol. 1 e Vol. 2 sono disponibili in  formato fisico per PlayStation 5 dal 20 novembre 2025.


​Versione testata: PlayStation 5


Giochi inclusi nei due volumi

Vol. 1 include tre survival horror in prima persona, fra questi spicca sicuramente Project Nightmares Case 36: Henrietta Kedward sviluppato da NC Studio, esperienza procedurale che costruisce incubi diversi a ogni partita e ruota intorno alla figura di Henrietta Kedward. Project Nightmares costruisce la propria trama intorno a esperimenti su soggetti addormentati che vengono inviati dentro incubi “contenenti” presenze maligne, con il caso di Henrietta Kedward come fulcro della narrazione. La storia è più pretesto per giustificare l’orrore procedurale che racconto lineare: funziona sul piano atmosferico, meno su quello della coerenza narrativa tradizionale. No Son of Mine sviluppato da Pleasantly Friendly Games, si focalizza su combattimento, furtività, esplorazione, risoluzione di enigmi e sulla scoperta di un macabro mistero. Infine, Remorse: The List, sviluppato da Ashkandi è un classico survival horror in cui il giocatore deve scoprire cosa sta succedendo nella piccola cittadina ungherese di Hidegpuszta, e l’unico indizio è una lista senza senso. Esplorare sarà la chiave per svelarne i segreti e uscirne vivi. L’obiettivo del pacchetto è proporre tre esperienze intense e claustrofobiche, che puntano più su tensione, jumpscare e imprevedibilità che su shooting rifinito o puzzle complessi.

Vol. 2 contiene Burnhouse Lane, Dagon: Complete Edition e Anglerfish, tre titoli accomunati da un approccio più autoriale, tra avventura narrativa, horror lovecraftiano interattivo e shooter/esperienza surreale da bar notturno. Burnhouse Lane racconta la vicenda di Angie Weather, infermiera malata e “con un piede nella fossa” costretta a completare cinque compiti impossibili per riavere la propria vita, mescolando morte, amicizia e speranza in una struttura caratterizzata da scelte e conseguenze. La firma di Harvester Games garantisce un tono cupo ma anche sorprendentemente umano, con momenti che alternano crudezza, amara ironia e struggimento emotivo.​ Dagon: Complete Edition – invece – è una straordinaria raccolta sviluppata da Bit Golem che descrive gli orrori che si insinuano sotto le onde, che covano nelle menti deliranti e molto altro ancora. Dagon: Complete Edition porta direttamente dentro le storie di Lovecraft, tra il racconto principale su un ex ufficiale di marina traumatizzato e ulteriori brevi storie bonus, mantenendo uno stile da “visual novella interattiva” anziché da gioco tradizionale. Il focus è sul testo, sulla voce narrante e sull’illustrazione dell’orrore cosmico, più che su una trama complessa o personaggi caratterizzati alla maniera moderna. Infine, in Anglerfish sviluppato da Professional Villains vivrete il vero survival horror degli appuntamenti al bar, il che sta a significare che morirete più e più volte. Ogni volta che morirete, dovrete ricominciare la partita, ma qualcosa è cambiato. Ogni cambiamento nella nuova partita è personalizzato in base a dove e come siete morti. Questo sta a significare che morire è un’esperienza stimolante con la storia che procede attraverso l’accumulo di situazioni surreali e violente, più che per un canovaccio classico, con un tono che oscilla tra il grottesco e il disturbante. Nel secondo volume il focus si sposta maggiormente sulla scrittura e sulla sperimentazione di formato (ad esempio le novelle interattive di Dagon), mantenendo comunque una forte componente horror.

Gameplay dei singoli titoli

Il gameplay di Project Nightmares Case 36: Henrietta Kedward è basato sull’esplorazione in prima persona, la gestione della paura e l’avanzamento in ambienti generati proceduralmente, con “spaventi” e layout sempre diversi. Ne deriva un’esperienza tesa ma anche un po’ incoerente e ripetitiva sul medio periodo, con meno enfasi su puzzle strutturati e più sul sopravvivere all’incubo.

​No Son of Mine e Remorse: The List su PS5 sono due survival horror in prima persona a basso budget ma con approcci leggermente diversi: il primo più orientato all’azione/stealth dinamica e a un uso aggressivo dei jumpscare, il secondo più vicino al survival classico con esplorazione metodica, gestione oculata delle risorse e combattimenti meno frequenti ma più ragionati. Il gameplay di No Son of Mine combina combattimento, stealth, esplorazione e qualche puzzle, nel solco di un survival horror “ibrido” in prima persona che chiede al giocatore di alternare fasi d’azione e momenti di fuga. La struttura è piuttosto lineare ma supportata da un buon uso della tensione: il ritmo punta più su inseguimenti e gestione della paura che su enigmi complessi o sistemi di combattimento profondi.

Remorse: The List è un survival horror in prima persona più classico, con forte enfasi su esplorazione del piccolo paese ungherese di Hidegpuszta, gestione dell’inventario e ricerca di strumenti per progredire. Il combattimento è presente ma non dominante: boss e scontri vanno affrontati con preparazione, facendo leva sulle poche munizioni e sull’utilizzo di armi via via più efficaci, mentre la progressione si appoggia anche a puzzle ambientali e combinazione di oggetti.

Burnhouse Lane – invece – alterna sezioni in stile avventura 2D, esplorazione, dialoghi a scelta multipla e momenti di combattimento/sopravvivenza leggeri in stile survival horror classico, con risorse limitate. Il ritmo è volutamente lento e narrativo, con un sistema di scelte che può cambiare situazioni e rapporti tra personaggi, pur restando nei limiti di una produzione indie.

Dagon: Complete Edition è quasi interamente esperienziale: si tratta di “camminare” nelle scene, ascoltare la narrazione e compiere poche interazioni contestuali, vivendo le storie lovecraftiane più che “giocandole” in senso stretto. È un formato che piacerà a chi ama lettura e storytelling, ma potrebbe deludere chi cerca meccaniche complesse o sfida ludica.

In Anglerfish il gameplay unisce shooting, esplorazione e “trial-and-error”, con una forte componente di morte ripetuta e cambiamenti permanenti del mondo dopo ogni fallimento. La struttura rende l’esperienza intensa e spesso caotica, con un livello di difficoltà e frustrazione che può dividere, ma coerente con il tema del “peggior bar della tua vita”.

Comparto grafico e tecnico su PS5

Sul piano visivo, Project Nightmares Case 36: Henrietta Kedward punta su ambienti bui, realistici e sporchi, con illuminazione e nebbia a fare gran parte del lavoro, ma tradisce limiti di budget su modelli e animazioni. Su PS5 il gioco beneficia di caricamenti rapidi e di una resa pulita, pur senza sfruttare in modo particolarmente appariscente l’hardware.

No Son of Mine – dal punto di vista visivo – punta moltissimo su illuminazione e low‑light, con ambienti bui e sporchi che funzionano bene per l’atmosfera ma lasciano emergere limiti di dettaglio su modelli e texture. Su PS5 il gioco gira con un’immagine generalmente pulita e un frame rate che punta alla fluidità, pur senza avvicinarsi agli standard produttivi delle produzioni AAA, restando chiaramente riconoscibile come titolo indie.

Remorse: The List graficamente propone ambientazioni urbane degradate e interni opprimenti, con una resa complessiva funzionale all’atmosfera ma evidentemente contenuta in termini di complessità poligonale e animazioni. Su PS5 il titolo si presenta stabile e fluido, con buona leggibilità e un uso efficace dell’illuminazione per valorizzare i mostri e le situazioni più tese, pur rimanendo privo di feature avanzate tipiche dei titoli più ad alto budget.

Burnhouse Lane mantiene lo stile inconfondibile di Harvester Games: estetica cupa, sprite e scenari 2D/2.5D dettagliati, animazioni essenziali ma espressive e un uso forte di luci e colori per sottolineare gli stati d’animo. Tecnicamente non è affatto avanzato, ma coerente con l’impostazione artistica prescelta dallo sviluppatore e gira stabile su console, risultando davvero godibile.

Dagon opta per scenari 3D o pseudo-3D che accompagnano la narrazione, con una cura maggiore per l’atmosfera che per il dettaglio poligonale, vista la natura quasi “illustrata” dell’esperienza. Il peso tecnico è ridotto, perciò su PS5 il titolo gira senza problemi, rendendo soprattutto attraverso luci, texture e filtri la sensazione di star vivendo un vero e proprio orrore lovecraftiano.

Anglerfish mostra un’estetica più grezza e volutamente sporca, con forte uso di colori, sangue e deformazioni visive, a supporto del tono surreale. Anche qui le ambizioni tecniche sono contenute, ma la resa su PS5 è più che sufficiente per il tipo di esperienza, con qualche incertezza grafica specialmente nei momenti più caotici del gioco.

Valore delle collection e pubblico di riferimento

Entrambe le raccolte sono rivolte a un pubblico molto specifico: chi ama l’horror indipendente, le storie disturbanti e non si ferma davanti a produzioni tecnicamente modeste. Il prezzo di listino attorno ai 35 euro per volume le colloca nella fascia media, in linea con altre raccolte fisiche di titoli indie, e può risultare interessante considerando i tre giochi inclusi. Vol. 1 tende a soddisfare di più chi vuole “giocare” l’horror in prima persona, vivere incubi proceduralmente generati e cercare tensione continua, anche a costo di una struttura meno rifinita. Vol. 2 invece è più consigliato a chi privilegia narrativa e atmosfera, soprattutto se interessato al lavoro di Harvester Games e al fascino lovecraftiano di Dagon, accettando che in alcuni casi l’interattività sia decisamente limitata.

Commento finale

Nel complesso The Nightmare Box Vol. 1 & Vol. 2 rappresentano un’operazione curata per portare su PlayStation 5, in formato fisico, sei esperienze horror di nicchia che altrimenti rischierebbero di rimanere disperse nel digitale. Per chi colleziona e ama esplorare l’horror indie la proposta è solida, mentre chi cerca produzioni ad alto budget, grafica al top e sistemi complessi farà fatica a trovarvi piena soddisfazione. Consigliata a collezionisti e appassionati di horror indipendente con una buona tolleranza per limiti tecnici e ludici, meno adatta a chi cerca un’esperienza horror tradizionale!

7.5

The Nightmare Box Vol. 1 & Vol. 2


Nel complesso The Nightmare Box Vol. 1 & Vol. 2 rappresentano un’operazione curata per portare su PlayStation 5, in formato fisico, sei esperienze horror di nicchia che altrimenti rischierebbero di rimanere disperse nel digitale. Per chi colleziona e ama esplorare l’horror indie la proposta è solida, mentre chi cerca produzioni ad alto budget, grafica al top e sistemi complessi farà fatica a trovarvi piena soddisfazione. Consigliata a collezionisti e appassionati di horror indipendente con una buona tolleranza per limiti tecnici e ludici, meno adatta a chi cerca un’esperienza horror tradizionale!

PRO

Sei giochi horror su un unico “ecosistema” con approcci diversi che spaziano da incubo procedurale a avventura narrativa passando per horror lovecraftiano e fino ad arrivare allo shooter surreale I forte identità autoriale, soprattutto in Burnhouse Lane e Dagon con temi maturi e atmosfere molto caratterizzate

CONTRO

Aspetti tecnici e di rifinitura altalenanti I gameplay a tratti poco profondo o ripetitivo I target molto di nicchia: chi non apprezza sperimentazione, ritmi lenti e tonalità estremamente cupe rischia di non trovare ciò che si aspetta

4News.it è una fonte di OpenCritic.com, il più grande aggregatore internazionale di review dedicato al mondo dei videogames.

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