Correre è semplice. Continuare a farlo quando sai che qualcuno ti sta dando la caccia è un’altra cosa.
The Run parte da qui. Da un gesto banale – una corsa tra le montagne del Nord Italia – e lo trasforma in un incubo a cielo aperto. Un’idea efficace, quasi primordiale: niente città, niente vie di fuga evidenti, solo sentieri, boschi e il fiato che si accorcia mentre qualcuno ti insegue. Il problema è che l’adrenalina iniziale non sempre riesce a sostenere l’intera esperienza.
Sviluppato da PRM Games e prodotto da Benacus Entertainment con RNF Productions, The Run è un thriller horror FMV che prova a raccontare una fuga disperata attraverso una formula da film interattivo. Non si esplora, non si combatte, non si corre davvero: si decide. E ogni decisione può essere quella sbagliata.
Versione testata : PC/Steam
Una influencer, cinque milioni di follower e un incubo inaspettato
Zanna Hendricks è un’influencer internazionale del fitness. Vive di visibilità, di corse perfette, di immagini curate. Decide di fermarsi in Italia per celebrare un traguardo importante: cinque milioni di follower. Sceglie un percorso simbolico, immerso tra le alture di Rivoli Veronese, con vista sul Lago di Garda. Le prime sequenze sono quasi rilassanti. Il paesaggio è autentico, le riprese sono curate, l’atmosfera è da cartolina.
Poi la corsa cambia ritmo. Un gruppo di figure mascherate entra in scena. Non parlano molto. Non spiegano nulla. Inseguono. E basta un clic sbagliato per vedere la protagonista morire in uno dei venti modi diversi che il gioco mette in scena.
Qui The Run trova la sua identità più interessante: le morti. Alcune sono davvero sorprendenti, altre crude, qualcuna perfino ironicamente esagerata. Ci sono momenti che strappano un “ma che…?” sincero. Ed è lì che il titolo riesce a distinguersi. Peccato che, al di là dello shock, manchi un reale coinvolgimento emotivo. I personaggi funzionano, ma raramente restano. Le relazioni non hanno il tempo di costruirsi davvero. E quando arrivano i cinque finali disponibili, la sensazione è quella di qualcosa di corretto, ma non memorabile. Più prevedibile di quanto dovrebbe essere.

Interattivo sì, ma fino a un certo punto
The Run è un FMV puro. Non c’è gameplay tradizionale. Nessun controllo diretto, nessuna meccanica complessa. Solo scelte.
Si può giocare in due modalità:
- Con timer, che impone decisioni rapide e aumenta la tensione.
- Con pausa, perfetta per giocare in compagnia o durante una live.
La modalità a tempo è quella che dà senso all’esperienza. La pressione del countdown rende ogni scelta più pesante. Con la pausa, invece, il ritmo si raffredda troppo.
La ramificazione è discreta ma non ambiziosa. Non siamo davanti a una struttura stratificata alla Detroit: Become Human. È un sistema più semplice, più contenuto. Una run completa dura circa un’ora e mezza. Se si vogliono esplorare tutte le varianti, si arriva intorno alle tre ore di contenuti totali. Interessante la mappa delle scelte e il riepilogo delle morti: strumenti utili per pianificare nuovi tentativi. È una piccola finezza che aiuta la rigiocabilità, anche se l’esperienza resta comunque limitata.
Un’Italia bellissima, dialoghi meno
Il comparto tecnico è probabilmente l’aspetto più solido del progetto. Le location italiane sono valorizzate molto bene. I sentieri, le fortezze, i panorami montani, le riprese con drone: tutto contribuisce a dare al film un’identità visiva forte. Le transizioni tra filmato e scelta sono fluide e non spezzano l’immersione.
Dove il gioco inciampa è nella scrittura. Alcuni dialoghi risultano forzati, a tratti un po’ troppo “cinematografici” nel senso meno positivo del termine. Si percepisce che la tensione viene costruita più con la situazione che con la profondità dei personaggi.

Un cast importante, con luci e ombre
Il cast è uno dei punti che danno prestigio al progetto. Roxanne McKee regge la scena con sicurezza nei panni di Zanna. È credibile, intensa, e porta sulle spalle gran parte del peso emotivo del racconto. George Blagden svolge il suo ruolo con discrezione, anche se resta più defilato. La presenza di nomi italiani come Dario Argento e Franco Nero aggiunge valore simbolico alla produzione, anche se non tutte le interpretazioni riescono a incidere davvero. È evidente che l’ambizione c’è. E si vede.
Il vero limite? Il coraggio
The Run è un’esperienza che intrattiene. Si lascia giocare volentieri. Ha momenti di tensione sincera e qualche sequenza che funziona davvero.
Ma non osa abbastanza. Quando potrebbe spingersi oltre, sceglie la strada più sicura. Quando potrebbe destabilizzare, torna su binari già visti. Le cinque conclusioni sono corrette, ma nessuna riesce a lasciare quel segno che trasformerebbe una buona idea in qualcosa di davvero memorabile. È un thriller solido, non un thriller che ti resta dentro.
Commento finale
The Run è un FMV onesto, ben prodotto e con un’ambientazione affascinante. Intrattiene, soprattutto in modalità a tempo, e offre qualche morte davvero sorprendente. Ma fatica a costruire un coinvolgimento emotivo forte e si affida troppo a soluzioni narrative già viste. Una buona esperienza da una sera, magari in compagnia. Non il film interattivo che riscrive le regole del genere.




