Recensione The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia

Articolo di · 11 Febbraio 2018 ·

Azione e distruzione con i Peccati Capitali.

Era questione di tempo prima che venisse realizzato un videogioco a tema anche per The Seven Deadly Sins, in lingua originale Nanatsu no taizai, l’opera di Nakaba Suzuki. Lo shonen ha raggiunto negli ultimi anni un ottimo successo, l’apprezzamento del pubblico ha portato alla realizzazione di più di una stagione animata e di vari spin-off. Trovate l’anime anche su Netflix, tra l’altro, che ha l’esclusiva della trasmissione italiana.

Bandai Namco ci ha messo lo zampino, ha acquistato i diritti e realizzato un titolo molto particolare tra l’action e il picchiaduro. Ma l’obiettivo dichiarato è stato quello di “portare nel videogioco gli epici scontri dell’anime”. Il risultato è stato ampiamente raggiunto in un titolo godibile e divertente, ma che in più di un punto mostra anche qualche segno di cedimento.

Stiamo per scoprire (o riscoprire) le avventure dei Peccati Capitali e dei Cavalieri Sacri nel mondo di Lyonesse.

I Sette Peccati Capitali

Per comprendere la trama di The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia serve prima ricordare alcuni eventi che fungono da prologo. Molto tempo fa, un gruppo di sette guerrieri potentissimi si aggirava per il regno. Non erano banditi né criminali, anche se portavano il nome di Sette Peccati Capitali. In seguito furono accusati di alto tradimento e dispersi: da allora se ne sono perse le tracce. A farli disperdere è stato un complotto ordito dai Cavalieri Sacri del Re.

I Cavalieri Sacri hanno deciso di prendere per sé il regno, catturando il legittimo sovrano. Sua figlia, Elizabeth, si mette allora alla ricerca degli antichi sette eroi leggendari, gli unici che possano riportare l’ordine. Si imbatte così nel primo dei sette Peccati Capitali, Meliodas, e del suo amico Hawk. Da qui inizierà la serie delle loro avventure, che li porteranno ad esplorare l’intera Lyonesse e a svelare misteri sempre più fitti, sia sul passato del regno che sul loro destino personale.

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La trama di The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia segue fedelmente il manga, ma manca la parte finale che sarà aggiunta tramite DLC gratuito tra qualche mese. Non è un problema particolarmente grave, ma una simile decisione lascia un po’ la sensazione di incompletezza della produzione: è per questo motivo che non è stata pensata e aggiunta fin da subito? Questa tesi sarebbe dimostrata da tanti altri elementi “imperfetti” o appena abbozzati del titolo, che comunque si rivela complessivamente discreto.

Action o Picchiaduro?

The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia mescola in modo a volte poco chiaro due generi molto differenti: l’action e il picchiaduro. Il primo emerge nelle sessioni dedicate all’eliminazione di tantissimi nemici a schermo prima che scada il tempo, nemici talmente deboli che l’action finisce col confondersi anche con il mousou, non fosse che i nemici sono sì numerosi ma non ripartiti per aree collegate né così tanti da giustificare una nuova etichetta di genere. In queste situazioni per completare il livello è sufficiente spammare a oltranza attacchi un po’ a caso tra Quadrato, Cerchio e Triangolo (ripartiti in pesanti, leggeri e distanza) e di tanto in tanto schivare con X.

The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia infatti non è mai realmente difficile nelle sue sezioni action, tanto meno nei pochi minigiochi proposti di tanto in tanto in cui ci troveremo ad utilizzare Elizabeth e Hawk per raccogliere determinati oggetti sparsi per un ambiente dai dettagli esigui.

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L’altro genere proposto dal titolo è il picchiaduro: determinati livelli consistono in classici scontri 1 Vs 1 alla picchiaduro, con tanto di arena relativamente distruttibile, “barre” di energia per la salute e via dicendo. Gli attacchi restano gli stessi nella loro tipologia, suddivisi tra fisici e magie, ma la strategia si fa più accentuata. Soprattutto, gli avversari sono nettamente più agguerriti, potenti e resistente. Alcuni, forse, troppo più potenti di altri.

I livelli sono ben alternati per proporre ora l’una o l’altra meccanica, senza che il titolo venga mai davvero a noia. Si tratta di un dettaglio sicuramente positivo, che fa trascorrere piacevolmente una decina di ore per completare la modalità storia, dedicandosi anche alle tantissime missioni a disposizione, divise tra principali e secondarie. Queste ultime servono a chiarire i retroscena del passato dei Sette Peccati Capitali, e saranno apprezzate sicuramente dagli estimatori del manga e anime.

Qualche incertezza

Se complessivamente The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia si mostra un titolo solido, discretamente studiato e apprezzabile soprattutto dai fan della serie, alcuni problemi non possono non saltare immediatamente all’occhio e dobbiamo riportarli.SDS2 noscale 350x350 - Recensione The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia Dal punto di vista grafico, lo stile è perfetto, fedelissimo alla serie originale. Tuttavia si nota come ad essere ben realizzati sono esclusivamente i protagonisti e gli avversari principali: tutto il resto è gettato nell’approssimazione, e gli ambienti interni ed esterni sono poco rifiniti.

Di tanto in tanto, su PlayStation 4 avvengono degli evidenti quanto inspiegabili cali di frame rate: d’accordo che alcune situazioni son più concitate di altre, ma addirittura al punto da rallentare vistosamente il motore di gioco? Ci è sembrato un po’ eccessivo. Anche la colonna sonora ricicla più o meno sempre gli stessi temi e melodie, sia durante la modalità storia che in quella dedicata ai duelli (affrontabili offline o online).

Commento Finale

The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia è la prima presentazione della famosa serie su console casalinga, in esclusiva su PlayStation 4. E’ un titolo pensato quasi esclusivamente per i fan della serie: tutti gli altri preferiranno optare per un buon picchiaduro o per un solido action: nessuno dei due infatti risiede perfettamente nell’ultima produzione Bandai Namco, quanto piuttosto una certa eco delle loro meccaniche. Magari un taglio di prezzo potrà convincente anche chi non ha dimestichezza con la serie.

Criterion 10

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