Maggio segna un punto di svolta per Star Wars, ma soprattutto per milioni di bambini che non hanno mai visto un film della saga in una sala cinematografica. Sono passati sei anni e mezzo dal controverso L’ascesa di Skywalker e, in questo lasso di tempo, una generazione intera ha conosciuto la galassia lontana lontana soltanto attraverso gli schermi domestici. Con The Mandalorian and Grogu, quel cerchio si chiude e se ne apre uno nuovo.
Jon Favreau ne è pienamente consapevole. Il regista ha raccontato in una recente intervista di voler far vivere ai più giovani lo stesso impatto che lui provò davanti al primo Guerre Stellari: «Voglio che la prossima generazione senta per Star Wars quello che ho sentito io quando l’ho visto per la prima volta». Non è una dichiarazione di rito, ma la bussola di un progetto pensato per chi ha sei, sette anni e si siederà in platea senza aver mai incrociato uno Jedi sul grande schermo. Per loro, Din Djarin e Grogu non sono spin-off televisivi: sono il portale d’ingresso a un immaginario che esiste da quasi cinquant’anni.
Un film senza il fardello della trilogia
Le parole di Favreau richiamano quelle pronunciate a marzo da Dave Filoni, co-CEO di Lucasfilm, che aveva sottolineato un vantaggio spesso trascurato. The Mandalorian and Grogu arriva in sala senza il peso che di solito grava sul lancio di una nuova trilogia. Non deve impostare tre capitoli, riconfigurare la mitologia o rispondere a decenni di attese brucianti. Può permettersi di essere una storia che parte da personaggi già rodati nella serie Disney+, concentrandosi sull’esperienza emotiva anziché sull’architettura del franchise. È un lusso raro, che Favreau sembra intenzionato a sfruttare fino in fondo.
La stagione d’oro degli incassi e il nuovo scenario
Guardare indietro ai numeri d’apertura dei film di Star Wars aiuta a misurare la portata culturale del fenomeno. L’episodio IV, nel lontano weekend del 25 maggio 1977, incassò 1,6 milioni di dollari. L’Impero colpisce ancora (1980) salì a 4,9 milioni. Il ritorno dello Jedi (1983) toccò i 23 milioni. L’attesa spasmodica per La minaccia fantasma (1999) valse 64,8 milioni nel primo fine settimana, mentre L’attacco dei cloni (2002) arrivò a 80 milioni. Cifre non direttamente confrontabili per via dell’inflazione e di un mercato radicalmente diverso, ma che testimoniano un’espansione costante.
Oggi lo scenario è un altro. L’ascesa di Skywalker uscì nel dicembre 2019 e, nonostante le critiche, superò il miliardo di dollari globali. Era il mondo pre-pandemia. Da allora il box office mondiale ha perso oltre il 20% rispetto ai livelli pre-COVID, lo streaming ha ridefinito le abitudini e il pubblico più giovane non ha mai sviluppato il riflesso della sala come prima scelta. The Mandalorian and Grogu, in uscita il 20 maggio, è uno dei due soli film di Star Wars con una data d’uscita confermata (l’altro è Star Wars: Starfighter con Ryan Gosling, previsto per il 28 maggio 2027). La lunga lista di progetti annunciati da Lucasfilm resta perlopiù sulla carta, e molti osservatori dubitano che la maggior parte vedrà mai la luce.
La posta in gioco
Il film di Favreau ha davanti un compito doppio: tenere viva la fiamma tra i fan di lungo corso e accendere quella di chi non ha mai comprato un biglietto per Star Wars al cinema. Se il risultato sarà all’altezza, Lucasfilm potrà guardare con maggiore serenità ai prossimi capitoli sul grande schermo. Se il responso del box office dovesse invece deludere, la galassia lontana lontana rischia di diventare, definitivamente, una creatura da streaming. E per un franchise nato per lo stupore collettivo della sala buia, non sarebbe solo un cambio di piattaforma. Sarebbe un cambio di natura.
