Final Fantasy 7 Remake Parte 3: Hamaguchi rompe il silenzio, “Sviluppo nei tempi previsti”

L’attesa per il capitolo conclusivo della trilogia di Final Fantasy 7 Remake è diventata, con il passare dei mesi, una sorta di prova di resistenza per i fan. Naoki Hamaguchi, director del terzo atto, lo sa bene e ha deciso di offrire una piccola, calibrata rassicurazione: lo sviluppo sta rispettando la tabella di marcia interna. Parole misurate, certo, ma sufficienti a mantenere vivo l’entusiasmo attorno a uno dei progetti più imponenti nella storia recente del JRPG.

Nessuna data, ma sviluppo regolare

Intervenuto in un’intervista, Hamaguchi ha scelto la cautela, evitando qualsiasi accenno a finestre di lancio o scadenze pubbliche. «Quello che posso dire è che lo sviluppo stesso procede nei tempi e che diventerà un titolo che potremo consegnare con fiducia, come culmine della trilogia», ha spiegato. «Sappiamo che molti fan aspettano con impazienza, e i preparativi per l’annuncio stanno procedendo regolarmente. Per favore, attendete ancora un po’».

Se si considerano le uscite del primo capitolo (2020) e di Rebirth (2024), anche nell’ipotesi più ottimistica di un debutto entro l’anno corrente, tra l’avvio e la conclusione della trilogia sarebbero trascorsi sei anni. Un intervallo che la dice lunga sulla complessità tecnica e narrativa di un’opera concepita in tre atti distinti.

L’Equilibrio fra nostalgia e innovazione

Uno degli aspetti più delicati del progetto è sempre stato il dosaggio tra rispetto del materiale originale e slancio verso il nuovo. Hamaguchi lo ha messo in chiaro senza giri di parole: «La sfida più grande è stata valutare attentamente, titolo per titolo, quanto spingere rispettivamente su “nostalgia” e “innovazione”, in modo che potessero funzionare in equilibrio».

Per chi ha vissuto l’originale, ha aggiunto, ciò che conta davvero «va oltre la trama stessa: sono le relazioni tra i personaggi e le emozioni provate scoprendo quel mondo. Sono elementi che non possiamo permetterci di trattare con superficialità». La filosofia del team, ha ribadito, è sempre stata quella di un’esperienza ampliata, mai semplicemente riciclata.

Regina Rossa si evolve

Tra i dettagli emersi c’è anche il destino di Regina Rossa, il gioco di carte collezionabili introdotto in Rebirth. Hamaguchi ha confermato che tornerà nel capitolo finale in una versione «potenziata», spiegando che fin dall’inizio non è stato pensato come un semplice mini-gioco, ma come «una vera e propria esperienza di gioco indipendente all’interno del mondo di Rebirth». Con il progredire della struttura open world, l’obiettivo era offrire momenti immersivi anche in sessioni più brevi, prestando attenzione a ogni aspetto, «inclusa la profondità strategica e l’interazione».

Il capitolo finale prende forma

Già nelle scorse settimane Hamaguchi aveva lasciato intendere che la Parte 3 introdurrà meccaniche inedite e location mai visitate nella serie remake. Ora ha aggiunto che «l’esperienza di gioco principale è quasi completa» e che l’attenzione del team si è spostata sulla fase di rifinitura e pulizia. Quanto alla scelta multipiattaforma, ha assicurato che non comprometterà in alcun modo la qualità del prodotto conclusivo.

I momenti più surreali dell’originale

Mentre si aspetta il capitolo conclusivo, può essere utile riscoprire alcuni degli episodi più bizzarri che hanno reso unico il Final Fantasy 7 del 1997. Perché dietro l’epica di Cloud e compagni si nasconde una vena di follia che ancora oggi strappa sorrisi e perplessità.

Gli anni Novanta nutrivano un debole per i delfini. Tra il reboot di Flipper, Ecco e l’hacker Jones di Johnny Mnemonic, gli eroi dal muso allungato non mancavano. Final Fantasy 7 partecipa alla tendenza con Priscilla, giovane abitante di Junon, e il suo amico Mr. Delfino. Per scalare l’ex villaggio di pescatori fino alla base della Shinra, la ragazza e il cetaceo offrono a Cloud e compagni un passaggio acquatico. Al richiamo del fischietto di Priscilla, Mr. Delfino garantisce uno slancio notevole verso la torre, rendendo l’infiltrazione quasi una formalità.

Nel corso dell’infiltrazione a Junon, Cloud ruba un’uniforme Shinra e partecipa a una parata militare. La scena è inquadrata come una diretta TV, con tanto di indicatore d’ascolti. Se la performance è impeccabile, il produttore elargisce un lauto bonus. Se invece si fallisce, il dirigente della rete minaccia l’invio di una lettera bomba. Un particolare grottesco che oggi suona sinistro, ma che all’epoca scorreva via come un dettaglio da commedia nera.

Al Golden Saucer, parco divertimenti cyberpunk sotto acidi, una sequenza di appuntamenti può coinvolgere Aerith, Tifa, Yuffie o, con un pizzico di fortuna, Barrett. Ogni scenario regala dialoghi su misura: Aerith vuole conoscere il “vero” Cloud, Tifa confessa di voler rivelare i propri sentimenti, Yuffie stampa un bacio sulla sua guancia. Barrett, invece, cerca di fargli ammettere quale donna del gruppo gli piaccia davvero, per poi suggerire candidamente Marlene, una bambina di quattro anni. Una battuta scherzosa, probabilmente peggiorata da una traduzione approssimativa, che rende il tutto ancora più surreale.

La storia di Cid a Rocket Town ha toni malinconici, ma sfocia in pura farsa. Dopo il racconto sofferto di Shera, si scopre che Palmer sta rubando il Tiny Bronco, l’aereo di Cid. Il boss fight che segue è un normale scontro di medio livello, finché Palmer decide di ritirarsi e viene travolto da un camion. La scena si svolge su una strada di campagna, quindi il traffico è plausibile, ma la tempistica comica stride con il retrogusto amaro della vicenda appena narrata.

Tifa Lockheart è un’icona. Vecchia amica di Cloud, compagna fedele, resta uno dei volti più amati della saga. Non è però il suo momento migliore quando si ritrova coinvolta in una rissa a schiaffi con Scarlet, dirigente Shinra. In fuga dalla prigionia, Tifa incrocia Scarlet in cima al Cannone Mako. Ci si aspetterebbe un duello teso; invece, esplode uno scambio di insulti e ceffoni, prima che Tifa venga trascinata via. Per fortuna, il carisma del personaggio ha permesso di archiviare la scena con un sorriso.

Simona Aiello
Simona Aiello
Sono ufficialmente la 'quota pop' di 4news.it. Laureata in Scienze della Comunicazione, appassionata di tutto ciò che è nerd e orgogliosamente italiana. Vivo in un loop infinito tra cinema, fumetti e videogame, cercando di convincere tutti che porto gli occhiali per esigenze editoriali e non solo perché fanno figo. La mia missione? Raccontarvi i pixel da un punto di vista decisamente non scontato.

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