A poco più di un mese dall’esordio ufficiale di Call of Duty: Black Ops 7, la Beta aperta è stata la perfetta occasione per testare con mano il nuovo comparto multigiocatore dello storico franchise.
Il periodo di Accesso Anticipato, riservato a chi ha prenotato il titolo nonché ai fruitori del Game Pass, decorso dal 2 al 5 Ottobre, ha lasciato spazio dalle 19:00 di ieri ad un nuovo segmento di playtest libero. Fino all’8 Ottobre (sempre alle ore 19:00) è infatti possibile per tutta l’utenza prender confidenza con le novità di Black Ops 7. Dopo una trial approfondita, ci sentiamo di condividere con voi le nostre impressioni su quello che si propone di essere un capitolo che guarda al futuro con un occhio al passato.
Call of Duty: Black Ops 7 sarà disponibile dal 14 Novembre su PC (via Steam e Battle.net), Xbox One, Xbox Series, PlayStation 4 e PlayStation 5.
Versione testata: Xbox Series
Piatto ricco, mi ci ficco
L’Accesso Anticipato alla Beta di Black Ops 7, ed ancor di più la successiva trial aperta a tutti, ha sottolineato in maniera decisa le intenzioni di Treyarch e Raven Software.
Dopo un annuncio ed un marketing passato piuttosto in sordina rispetto a ciò a cui la serie ha abituato, non erano pochi i dubbi nei confronti della nuova fatica Activision Blizzard. Lo “spettro” di un nuovo Modern Warfare III come nel 2023 si è impresso sulle retine dei giocatori, temendo un nuovo capitolo di mera transizione per “battere il ferro caldo” del recente ed apprezzato Black Ops 6. Complice anche una concorrenza mai come quest’anno molto aggressiva, Call of Duty aveva parecchio da dimostrare. Diciamolo chiaramente: i numeri della Beta pubblica di Battlefield 6 e l’entusiasmo del pubblico saranno stati senz’altro dei preoccupanti campanelli di allarme. Ma siamo fermi sostenitori dei benefici della sana concorrenza sul mercato, che spesso da quel pepe in grado di far alzare l’asticella ascoltando (finalmente) il proprio pubblico.
E così, la Beta da noi testata ci ha messo davanti ad un numero davvero compatto di contenuti. Parliamo di quattro mappe originali 6v6, cinque modalità di gioco (Team Deathmatch, Domination, Hardpoint, Kill Confirmed ed Overload), un’ambientazione per Zombies e venti livelli di progressione con relativi sbloccabili tra armi, streak ed accessori. Una quantità davvero generosa che aumenta ancor di più nella transizione a Beta pubblica. Troviamo infatti ulteriori due mappe 6v6 (Blackheart e Toshin) e un level cap inalzato a 30. Davvero tanto da giocare.

Salta che ti passa
Dal punto di vista prettamente ludico, il gameplay di Black Ops 7 sembra essere un mix tra il precedente capitolo unito alla velocità di Black Ops 2 e, soprattutto, al dinamismo di Black Ops 3.
Torna infatti il Movimento Assoluto del capitolo dello scorso anno, l’innovativo sistema che al giocatore di scattare, tuffarsi e buttarsi in scivolata in ogni direzione. Un concept che aveva reso Black Ops 6 particolarmente fluido, adesso ulteriormente espanso grazie al wall jump. Lungi dall’essere una mera gimmick, saltare sui muri permette di sfruttare le ambientazioni in modo verticale e sorprendente, soprattutto in mano ai player più esperti ed abili. Ed inevitabilmente, questa nuova opzione di movimento ha avuto ripercussioni anche sul design delle mappe.
In questo senso, le mappe si aprono a letture profondamente diverse da quelle del precedente capitolo della serie per avvicinarsi agli altri capitoli futuristici del franchise. Raggiungere posti sopraelevati e tagliare le location in modi suggestivi è una ventata di aria fresca. Ancor di più quando capirete che anche girare un angolo può diventare un’esperienza completamente diversa sfruttando il wall jump per sorprendere gli avversari.
Sulla qualità delle mappe ci riserviamo di riflettere più a lungo e parlarne direttamente in sede di recensione (anche perché al lancio ne saranno ben 18). L’impressione è tuttavia di un lavoro buono da parte degli sviluppatori, seguendo le tradizionali strutture del franchise. Al tempo stesso, ci son sembrate poco coraggiose e forse un tantino anonime dal punto di vista dell’art design (tranne forse Exposure e Toshin). Altrettanto avventato può essere parlare, in questa fase, di bilanciamento e TTK visto che tutto può cambiare al momento del lancio. Per quanto testato, l’impressione è che occorrerà trovare un equilibrio tra il gameplay maggiormente dinamico di Black Ops 7 ed un TTK altrettanto vivace. Soprattutto in funzione di un parco armi apparse da subito pure troppo performanti (vedasi il ritorno del devastante M8A1).

SBMM o non SBMM, questo è il (non) dilemma
Veniamo alla novità più chiacchierata delle ultime ore, che può potenzialmente segnare una svolta attesa da oltre sei anni da tutti i fan di Call of Duty. Con una decisione inattesa, gli sviluppatori hanno infatti inserito all’interno della Beta una playlist denominata Open Moshpit. Essa è contraddistinta da una drastica riduzione dell’SBMM in favore di un matchmaking tradizionale.
L’SBMM è stata, nel corso degli ultimi anni, una delle decisioni più controverse da parte del franchise sebbene le intenzioni fossero ammirevoli. Un matchmaking influenzato da una valutazione del livello di abilità dei giocatori, per permettere la creazione di partite sempre equilibrate. L’intento era quello di estirpare la minaccia di lobby randomiche, composte senza filtri da giocatori novizi ed esperti. Peccato che le cose non siano sempre andate in questo modo, anzi. All’atto pratico, l’SBMM ha creato autentici paradossi dando vita ad un ecosistema di forte competitività in qualsiasi condizione. L’esigenza di tener conto dell’abilità individuale ha portato sovente a lobby spesso ingiustificatamente impegnative. Soprattutto considerando che bastava fare una performance buona per vedersi assegnati a matchmaking successivi con quasi pro player.
Open Moshpit si sta rivelando la dimostrazione di come tornare allo spirito del classico Call of Duty è ancora possibile. Anzi, è addirittura auspicabile. Il matchmaking tradizionale non influenzato dalla skill permette due enormi vantaggi. Anzitutto una maggiore rapidità di creare le lobby ed accedere alle partite: venendo meno un filtro artificiale, anche la qualità delle connessioni risulta migliore. Ma la randomicità totale consente finalmente di approcciarsi alle partite con il cuore leggero. Da un lato con la consapevolezza di poter incappare in lobby impegnative. Ma dall’altro sapendo che il gioco non vi “punirà” per aver giocato bene anche solo un match. La sublimazione dell’equità del caos. E il ritorno ad un’esperienza davvero divertente e a cuor leggero.
La speranza è che Open Moshpit non sia un esperimento isolato e che diventi una proposta stabile e strutturale, anche alternativa all’SBMM. Potrebbe davvero fare la differenza per tantissimi giocatori e giocare un ruolo fondamentale nello scontro annunciato con EA. Chi solleverà la corona?

