Caso Peppermint il Garante della Privacy si costituirà parte civile ai processi

Dopo le incessanti richieste di intervento finalmente, il Garante della Privacy interviene sul caso Peppermint

Il Garante interviene

L’abbiamo seguito finora e ve ne continueremo a dar conto, il caso Peppermint si condisce di nuovi particolari: dopo le innumerevole richieste di intervento da parte del popolo della rete, del Sen. Cortiana e delle associazioni dei consumatori con Adiconsum prima e Altrocosumo poi, il Garante della Privacy si è deciso ad intervenire sulla questione.

Le modalità con le quali l’azienda tedesca Peppermint Jam ha raccolto i dati sugli utenti che avrebbero scaricato musica mediante software p2p , non sono state ritenute conformi alla legge vigente sulla privacy e il Garante ha deciso quindi “di costituirsi in giudizio presso il Tribunale di Roma nelle cause intentate dalla Peppermint nei confronti di gestori telefonici allo scopo di identificare alcune migliaia di utenti”.

Il caso è in piedi da più di due mesi e tutto risale all’ordinanza del Tribunale di Roma con la quale Peppermint Jam Records ebbe ragione delle compagnie telofoniche italiane (nella fattispecie Telecom Italia) che si opponevano alla richiesta dell’azienda tedesca di fornire i nominativi legati agli Ip scovati sulle reti peer-to-peer mediante il software della software house svizzera Logistep. Dopo quell’ordinanza Peppermint Jam si è rivolta allo studio legale “Mahlknecht & Rottensteiner” di Bolzano, affidandogli il compito di far valere i propri diritti. Lo studio ha ritenuto di tutelare gli interessi della propria assistita inviando al domicilio dei “presunti pirati” una alquanto discutibile missiva (per il tenore e le modalità della richiesta) nella quale si prospettava agli stessi la possibilità di transigere sulla questione a patto di versare 330 euro a titolo di risarcimento spese o altrimenti prepararsi ad affrontare una vertenza legale.

Questa volta però, come sta accadendo sempre più spesso, Internet si è rivelato uno strumento utilissimo nel mettere in contattato gli utenti colpiti da questa vicenda, i quali hanno fatto fronte comune cercando di coinvolgere i media nazionali sostanzialmente insensibili alla questione e le associazioni dei consumatori che alla fine sono riuscite a scomodare niente meno che il Garante della Privacy.

Ora non resta che attendere ulteriori sviluppi, ma il nostro augurio è che anche se al fine di tutelare un importante diritto quale è quello d’autore, non venga mai ammesso nel nostro ordinamento “un grande fratello con funzioni di autotutela” da utilizzare a comando, e l’intervento del Garante della Privacy ci sembra vada nella direzione del nostro augurio.

Carmine Iovino
Carmine Iovino
In rete: TUTTOLOGO // Appassionato di Videogames e NERD tourettico // Nella vita: Avvocato Penalista

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