Comprare un videogioco in negozio, con la scatola e il disco, sta diventando un’abitudine sempre più rara. Chi gioca oggi scarica, acquista contenuti extra, rinnova abbonamenti e lo fa quasi sempre da uno smartphone o direttamente dalla console, con pochi tocchi e senza uscire di casa. Dietro questo cambiamento c’è un’infrastruttura di pagamento che si è evoluta altrettanto in fretta, ed è proprio questa la parte meno raccontata della storia.
Basta guardare una qualsiasi vetrina digitale, dal PlayStation Store al Nintendo eShop, per accorgersi di quanto sia cambiato il modo di spendere nel settore videoludico. Non si tratta più solo del gioco completo acquistato una volta sola: ci sono le stagioni di contenuti, gli oggetti cosmetici, i pass stagionali, gli abbonamenti mensili. Ogni singola voce richiede un pagamento gestito interamente online, spesso più volte al mese, ed è qui che entra in gioco la scelta dello strumento con cui pagare.
Il sorpasso del digitale
I numeri confermano quanto il fenomeno sia ormai strutturale. Durante la presentazione dei risultati finanziari del primo trimestre 2026, Sony ha rivelato che l’82% dei giochi venduti per PS5, tra titoli completi, microtransazioni e DLC, è stato distribuito in formato digitale tra aprile e giugno. Una quota che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile, e che oggi rappresenta semplicemente la normalità per una generazione di giocatori abituata a scaricare tutto al momento.
Il mercato italiano segue la stessa direzione. Il settore videoludico nel nostro Paese vale complessivamente 2,4 miliardi di euro, con il digitale che pesa ormai per il 59% della spesa (328 milioni di euro) contro il 41% del fisico. Anche gli abbonamenti in stile Game Pass continuano a crescere, spostando ulteriormente il baricentro degli acquisti verso l’online. Un dato che, unito alla diffusione di connessioni sempre più veloci e di store digitali multipiattaforma, spiega perché per moltissimi giocatori italiani il negozio fisico sia ormai un’opzione secondaria rispetto all’acquisto immediato da casa.
Cosa cambia per chi paga online
Quando gran parte della spesa si sposta online, cambia anche il modo in cui i giocatori scelgono di pagare. Le carte di credito tradizionali restano diffuse, ma richiedono spesso passaggi di verifica aggiuntivi e possono generare blocchi improvvisi in caso di acquisti considerati anomali dalla banca. I portafogli digitali e le carte prepagate, al contrario, sono pensati per transazioni rapide, permettono di tenere sotto controllo il budget mensile e non espongono i dati bancari principali a ogni singolo acquisto.
Questa combinazione di velocità, comodità e maggiore controllo sulla spesa non riguarda solo l’acquisto di skin o abbonamenti. Si ritrova, con le stesse identiche motivazioni, anche in un altro settore che negli ultimi anni si è spostato quasi interamente online: quello del gioco regolamentato. Un’analisi di Casinos.com sui pagamenti nei casinò online con licenza ADM osserva che sempre più utenti italiani scelgono strumenti digitali come PayPal per gestire depositi e prelievi, proprio per la stessa combinazione di rapidità e sicurezza richiesta negli acquisti di contenuti videoludici.
Non è un caso che le piattaforme di e-commerce dedicate ai giocatori, i marketplace di codici digitali e i circuiti di pagamento pensati per il gaming abbiano scelto proprio la sicurezza dei dati come argomento principale di comunicazione. Chi acquista più volte al mese vuole sapere che il proprio conto corrente resta protetto, indipendentemente dalla piattaforma su cui sta spendendo, e non stupisce che tra i metodi di deposito offerti dagli operatori autorizzati quelli basati su e-wallet siano tra i più utilizzati dai giocatori italiani.
Il parallelo con il gioco regolamentato ADM
Anche i dati ufficiali raccontano una crescita costante del canale digitale nel gioco regolamentato. Secondo il Libro Blu 2024 dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, il gioco a distanza ha rappresentato circa il 58,5% della raccolta complessiva del mercato regolamentato italiano, con una crescita dell’11,57% rispetto all’anno precedente. Un incremento che riflette esattamente la stessa transizione osservata nel settore videoludico: meno passaggi fisici, più operazioni gestite interamente da app e siti web.
L’ADM resta l’unica autorità competente a rilasciare le concessioni per il gioco a distanza in Italia, e ogni operatore autorizzato è tenuto a mettere a disposizione degli utenti gli strumenti di gioco responsabile previsti dalla normativa, consultabili su gioco.adm.gov.it. Un quadro di regole che vale per qualunque metodo di pagamento venga scelto, elettronico o tradizionale.
Per chi è abituato a muoversi nell’ecosistema digitale del gaming, riconoscere un operatore autorizzato non è complicato: basta verificare la presenza della licenza ADM in calce al sito e la disponibilità degli strumenti di autolimitazione e autoesclusione previsti dalla legge. Le stesse cautele, del resto, che qualsiasi utente esperto già applica quando sceglie dove inserire i propri dati di pagamento per un acquisto online.
Per approfondire
Chi vuole capire meglio quale opzione di pagamento si adatti di più alle proprie abitudini di spesa può leggere anche l’approfondimento di 4News su moneta elettronica e carte di credito per i giocatori, che mette a confronto vantaggi e svantaggi delle due soluzioni nel dettaglio.
La direzione, in ogni caso, sembra tracciata. Che si tratti di comprare un nuovo gioco, sbloccare un contenuto extra o gestire un conto su una piattaforma regolamentata, gli utenti italiani stanno progressivamente abbandonando i vecchi passaggi manuali in favore di strumenti di pagamento pensati apposta per il mondo digitale.
