
Una salvatrice incompresa.
Versione testata PlayStation 3.
Prescelta da Dio
Lightning Returns: Final Fantasy XIII è un titolo che, innanzitutto, richiede ai suoi giocatori di conoscere gli avvenimenti dei due capitoli precedenti: la trama, infatti, è strettamente collegata a quanto accaduto finora, motivo per il quale in questo articolo daremo per scontata la conoscenza di certi eventi e non potremo esimerci dall’inserire spoiler della prima e della seconda parte della trilogia (Final Fantasy XIII e XIII-2).
Nel complesso il livello medio della narrazione in Lightning Returns si rivela discreto, anche se decisamente lontano da quello che ci si aspetta di vedere in un Final Fantasy e inferiore a quanto abbiamo visto nei capitoli precedenti, con una spiccata propensione verso una spiritualità quasi incondizionata che potrebbe non incontrare il gusto di molti. Final Fantasy XIII, sul piano della tensione drammatica, rimane a nostro avviso il migliore di questa trilogia, anche se in quest’ultimo capitolo non mancano spunti interessanti, che potevano senza dubbio essere sfruttati meglio.
Il tempo è tiranno
Ciò che infatti ci ha colpito maggiormente in positivo è stata proprio la grande libertà di esplorazione introdotta in questo capitolo, con mappe veramente grandi e ariose, lontane anni luce da quelle “claustrofobiche” della prima avventura insieme a Lightning. La libertà, che sembra solo apparente a causa di questi limiti temporali, a conti fatti ha molti meno vincoli di quelli che ci saremmo aspettati e, come detto, rende inspiegabile questa scelta di suddividere il gioco in giornate (un po’ in stile Pikmin). In parallelo con l’ingigantimento delle mappe, poi, viaggia ovviamente anche una migliore mobilità della protagonista, in grado ora di salire sui tetti attraverso delle scale appoggiate ai muri oppure di appendersi ad alcune sporgenze; non siamo di fronte a capacità feline in stile confraternita degli Assassini, ma il passo avanti è comunque enorme se paragonato al numero limitato di movimenti da noi controllabili in precedenza.
Tutte le boss fight, inoltre, mantegono alto il livello di sfida, rendendo necessaria un’attenta analisi a tavolino per poter sfruttare a dovere le debolezze del nemico e l’equipaggiamento a nostra disposizione. Di contro, le battaglie contro i nemici minori sono state ora relegate a semplice fonte di strumenti, visto che non ci serviranno più per raccogliere punti cristallo: eliminato il caro Cristallium, la nostra protagonista aumenterà automaticamente le proprie statistiche escludendoci completamente dal suo processo di crescita. Il nostro compito sarà ora solo quello di recuperare abbastanza denaro per poterle regalare le armi e i completi più potenti. Rimossa la funzione di fonte privilegiata di punti esperienza (e non avendo a disposizione il potere di Serah che ci permetteva di reclutarli), questi mostri ordinari non rappresentano mai nemmeno una sfida degna di nota, diventando facili prede, spesso inutili da affrontare, una volta scoperti i loro punti deboli.
Nel segno dei compromessi

Commento finale
Lightning Returns: Final Fantasy XIII rappresenta la degna conclusione di questa trilogia: un titolo controverso come da tradizione, ricco di spunti interessanti ma pieno anche di grossi limiti, non sempre imputabili alla macchina su cui gira. Un gioco creato per essere goduto a pieno nel corso di una seconda run “plus” a livello difficile, ma che rende la prima tornata di 30 ore difficilmente tollerabile se non ci si avvicina al titolo con il giusto spirito. Eppure, dimenticata la seconda parte del titolo e sorvolando su alcuni limiti tecnici, il ritorno di Lightning potrà dare emozioni e stimoli a chi saprà liberare la mente da ogni pregiudizio. Parafrasando un grande drammaturgo inglese, cosa c’è, in fondo, in un nome?
| Pro | Contro |
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– Vasta struttura open world
– Battaglie dinamiche e tattiche allo stesso tempo
– Ottima rigiocabilità…
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– … se si riesce a sorvolare sui molti difetti
– Scarsa caratterizzazione degli NPG
– Comparto tecnico traballante
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| Voto Globale: 75 |









