Dopo aver incassato consensi unanimi e superato i tre milioni di copie, il soulslike in salsa belle époque si prepara al capitolo successivo. Neowiz e il team Round8 hanno ufficialmente dato il via alla produzione piena del sequel di Lies of P (molto apprezzato dal nostro Vincenzo), come confermato dall’ultimo report finanziario della compagnia sudcoreana. Il prototipo è stato approvato: un passaggio tutt’altro che scontato, che apre adesso la fase di sviluppo vero e proprio. Nessuna indicazione, però, sulla finestra di lancio.
Overture e il consolidamento del franchise
Nel documento destinato agli investitori, Neowiz traccia un bilancio anche per il DLC Overture, i cui ricavi si sono ormai stabilizzati. L’espansione, pubblicata nell’estate 2024 con nuovi scenari, boss e armi – oltre a due livelli di difficoltà più accessibili – ha rafforzato la base di giocatori, spingendo l’azienda a implementare strategie globali di franchising e operazioni mirate al fandom. L’obiettivo dichiarato è una crescita solida e sostenibile dei profitti. A margine, il report accenna inoltre a una nuova proprietà intellettuale già in cantiere.
La narrazione come vantaggio competitivo
Interpellata sulle modalità per distinguersi in un mercato affollato e attrarre talenti di punta, la dirigenza di Neowiz ha puntato dritto sulla competenza narrativa. «La narrazione è una competenza fondamentale per Round8 e un elemento cruciale per guidare l’immersione degli utenti», hanno spiegato. In uno scenario in cui i costi di sviluppo globali lievitano, aggiungono, è sempre meno efficace competere soltanto sul piano tecnico o sull’investimento in volumi di contenuti: «la componente narrativa diventa ancora più critica».
Proprio per questo la compagnia ha scelto di lavorare con i registi Jin Seung-ho e Lee Sang-gyun: due figure capaci di unire visione autoriale ed esecuzione narrativa di alto livello.
Nuovi progetti senza forzature di genere
Se il catalogo Neowiz si sta ampliando in direzioni diverse, non è per un cambio di rotta pianificato a tavolino. L’azienda ha chiarito che l’espansione dei generi affrontati non è stata intenzionale, ma il risultato di un metodo di selezione basato su tre criteri: originalità e divertimento del concept, competitività sul mercato e capacità di sviluppo interna. «Il roster si è diversificato naturalmente perché i nostri direttori hanno portato proposte convincenti e attrattive che soddisfacevano queste condizioni», precisano dalla società.
La volontà resta quella di sostenere i creativi nel percorso che sentono più motivante, nella convinzione che questa sia la strategia più razionale per alzare le probabilità di successo. «Lo sviluppo di videogiochi è intrinsecamente difficile, indipendentemente dal genere», conclude la nota.
