A quarant’anni dall’uscita de Il Ritorno dello Jedi, un piccolo tassello della galassia lontana lontana si è spento. Michael Pennington, l’attore britannico che diede volto e voce a Moff Tiaan Jerjerrod, il comandante della seconda Morte Nera, è morto a 82 anni. La notizia è stata diffusa dalla stampa inglese e confermata da fonti vicine alla famiglia.
Pennington entrò nell’universo di George Lucas con un ruolo di contorno, ma seppe inciderlo nella memoria collettiva grazie a una manciata di scambi carichi di tensione. Su tutti, il confronto con Dart Fener che gli intima di accelerare i lavori della stazione spaziale, accogliendo la glaciale replica: «Raddoppieremo i nostri sforzi», sussurrata da un ufficiale che trema visibilmente dietro la maschera del dovere.
Un personaggio di supporto con un potenziale inespresso
Nel montaggio finale del film il nome di Jerjerrod non viene mai pronunciato, e la sua funzione narrativa resta confinata al ruolo di ingranaggio spaventato nella macchina imperiale. Ma il materiale inedito pubblicato da Lucasfilm per il quarantesimo anniversario della pellicola racconta una storia diversa. Le scene tagliate incluse in Battle of Endor: The Lost Rebels mostrano un Jerjerrod molto più coraggioso, capace perfino di opporsi a Vader.
In una sequenza eliminata, l’ufficiale e due guardie reali dell’Imperatore tentano di rallentare il Signore dei Sith mentre si dirige dall’Imperatore. Fener lo soffoca tramite la Forza senza ucciderlo, allentando la presa solo quando Jerjerrod, in affanno, riesce a spiegare di star eseguendo gli ordini del suo maestro. Un altro passaggio mai arrivato sullo schermo mostra l’Imperatore in persona ordinare a Jerjerrod di distruggere la luna di Endor se i ribelli dovessero far saltare il generatore dello scudo. L’ufficiale obbedisce, pur sapendo che significa condannare anche i propri uomini.
Una carriera tra Shakespeare e la galassia
Per quanto l’immaginario di Star Wars lo abbia reso riconoscibile a più generazioni, Pennington ha costruito una carriera lontana dai riflettori hollywoodiani. Attore di solida formazione shakespeariana, si è diviso fra teatro e televisione, accumulando crediti in produzioni come The Wars of the Roses, Il ritorno di Sherlock Holmes e The Iron Lady.
Non ha mai considerato il ruolo di Jerjerrod come un ripiego. In un’intervista del 2003, smontò con autoironia qualsiasi retorica da divismo: «Non facciamone troppo, ma ho recitato per vent’anni dopo quel film e la gente continua a scrivermi per chiedere autografi, dicendo: “Se farai ancora un po’ di recitazione, faccelo sapere”». In quella stessa conversazione raccontò anche di aver rinunciato a una parte accanto a Meryl Streep ne La donna del tenente francese per portare in scena l’Amleto con la Royal Shakespeare Company: «Non potevo lasciarlo andare. È uno dei premi più grandi».
Pennington lascia la moglie, l’attrice Katharine Baker, e un figlio. Con lui scompare un interprete di razza che, fra il palcoscenico e una luna di Endor mai distrutta, ha saputo attraversare linguaggi e pubblici molto diversi senza mai perdere la misura del proprio mestiere.
