Perché Final Fantasy sta invecchiando e come Dissidia Duellum cerca di salvarlo

C’è stato un tempo in cui l’uscita di un nuovo Final Fantasy era in grado di fermare letteralmente il mondo. Tra il 1997 e il 2001, Square Enix (allora Squaresoft) pubblicò infatti ben 4 capitoli di una delle saghe di JRPG più amate di tutti i tempi. Arrivarono infatti a distanza incredibilmente ravvicinata Final Fantasy VII, VIII, IX e X.

Quattro capolavori, alcuni dei quali capaci di cambiare per sempre il volto del gaming e settare nuovi standard in termini qualitativi e di approccio alla narrazione nel medium videoludico, in soli cinque anni. Oggi, nel 2026, lo scenario è purtroppo drasticamente diverso. Mentre celebriamo infatti il lancio del recente titolo mobile Dissidia Duellum, un’intervista con alcuni dei leggendari sviluppatori di casa Square Enix ha rivelato una verità tanto scomoda quanto palese: la fantasia finale sta invecchiando insieme ai suoi fan, e i giovani sembrano guardare altrove.

I dati parlano chiaro

Prima di passare alle parole degli sviluppatori, è interessante notare un dato oggettivo sui numeri della saga, soprattutto per quanto riguarda gli ultimi capitoli pubblicati sul mercato. I dati recentemente rilasciati da Circana per il mercato statunitense sono infatti impietosi: circa il 62% dei giocatori di Final Fantasy VII Rebirth ha più di 35 anni. E se allarghiamo lo sguardo agli over 30, la cifra sale a un incredibile 77%.

According to Circana's PlayerPulse, 62% of US players of Final Fantasy VII: Rebirth were aged 35 or older. That number goes to 77% if you go 30+.www.gamesradar.com/games/final-…

Mat Piscatella (@matpiscatella.bsky.social) 2026-03-23T14:42:11.793Z

Non fraintendetemi: avere trent’anni non significa essere “vecchi”, anche perché chi vi scrive ha 31 anni ed è un fan sfegatato di questa saga. Il fatto è che, per quanto concerne l’industria del gaming, questo dato significa che il brand sta fallendo nel ricambio generazionale. Mentre titoli come Genshin Impact o Fortnite infatti dominano le conversazioni dei più giovani, Final Fantasy sembra essere diventato un racconto più adulto, di chi ricorda con nostalgia l’epoca d’oro dei JRPG del passato, quando la saga Square Enix era sull’olimpo del gaming. Un racconto bellissimo certo, sicuramente epico, ma purtroppo terribilmente lento a rinnovarsi.

E non è un caso che a inizio editoriale ho citato il periodo che va dal ’97 al 2001, perché quei quattro capitoli rappresentano per la maggior parte dei fan il vero apice della saga, che negli ultimi 25 anni la compagnia giapponese non è più riuscita a raggiungere. FF7 è uno dei giochi più famosi di sempre, in grado di sdoganare il genere JRPG e di gettare le basi per il moderno storytelling, che all’epoca erano spesso limitate a momenti di svago senza avere “troppo” da raccontare. Personaggi iconici come Cloud Strife e Tidus (FFX) sono nel cuore di ogni fan del genere, e sono riconosciuti anche da chi i videogiochi non li mastica abitualmente, nonostante abbiano quasi 30 anni sulle spalle.

Quando l’attesa uccide l’interesse

In una recente intervista rilasciata in occasione dell’uscita di Dissidia Duellum, Naoki Yoshida, leggendario sviluppatore responsabile dello straordinario successo del capitolo online della saga, di FFXIV, così come dell’ultimo capitolo mainline, FFXVI, ha voluto commentare la situazione con la sua solita schiettezza. Yoshi-P ha individuato il motivo principale dell’interesse scemante verso la saga: gli intervalli di rilascio.

“Oggi ho 53 anni e gioco a Final Fantasy fin dal primo capitolo,” ha dichiarato durante l’intervista. “Ma per le generazioni più giovani, abituate al gioco online competitivo e all’azione in tempo reale, legarsi alla serie è difficile oggi, perché i tempi di attesa tra un capitolo e l’altro sono diventati enormi.”

Se tra FF7 e FF8 passarono infatti solo due anni, oggi dobbiamo aspettarne mediamente sei o sette per un nuovo capitolo principale. In questo arco di tempo, un ragazzino passa dalle medie all’università. E se in questo lungo periodo di transizione il giocatore non riceve alcun “input” da Final Fantasy, è probabile che cerchi le stesse sensazioni altrove, o che se ne dimentichi. E il risultato di tutto questo è una saga che oggi vive principalmente di nostalgia, grazie ad un passato glorioso che i nuovi giocatori non hanno mai vissuto.

Io stesso, classe ’94, ho scoperto la saga abbastanza tardi, durante l’epoca PS2, e nonostante me ne sia poi appassionato al punto di voler scrivere di videogiochi, rimpiango spesso il non aver vissuto in prima persona l’epoca dei capitoli per PS1. E il mio è un ulteriore esempio di quello che gli sviluppatori stessi hanno riconosciuto: la saga non sta riuscendo a rinnovarsi e a raggiungere i gusti e l’interesse delle nuove generazioni, e il lunghissimo tempo che passa tra due rilasci consecutivi non aiuta certo questa situazione.

Dissidia Duellum può davvero fare la differenza?

In questo contesto si inserisce Dissidia Duellum, il nuovo battler 3v3 per dispositivi mobile. Non è un caso infatti che Square Enix punti sul mobile e su un sistema ispirato alle dinamiche dei social media per questo spin-off. L’obiettivo con Duellum è creare un punto di ingresso rapido, gratuito e social dove i giovani possano scoprire di più su Cloud, Terra o Clive senza dover affrontare 80 ore di narrazione densa e complessa.

E non è un caso neanche che proprio la saga spin-off Dissidia sia stata scelta per questo scopo. L’originale Dissidia, un particolare picchiaduro uscito nel lontano 2008 su PSP, era il primo vero esperimento in cui i protagonisti dei capitoli principali di Final Fantasy sono stati riuniti per affrontare insieme un pericoloso viaggio nella lotta tra Luce e Oscurità. Il gioco ha avuto un discreto successo e ha portato alla pubblicazione di altri tre capitoli, che ne hanno affinato ed arricchito la formula.

Gli sviluppatori sperano quindi che un approccio più casual, rapido e in linea con i gusti ed il tempo che i giovani mettono a disposizione per esperienze di questo tipo, permetta ai giocatori di conoscere ed affezionarsi ai personaggi più famosi della saga, portandoli a volerne sapere di più e magari recuperare i capitoli originali. Ma può davvero un gioco mobile colmare un vuoto così profondo? Il rischio è che i più giovani vedano i personaggi di Dissidia Duellum semplicemente come “skin” accattivanti, senza però sentire il bisogno di giocare ai titoli principali, percepiti come troppo pesanti o antiquati nelle meccaniche.

I casi di Resident Evil e Clair Obscur

Per sopravvivere, Final Fantasy ha probabilmente bisogno di fare quello che Capcom ha fatto con Resident Evil 7. Dopo anni alla deriva infatti, Resident Evil ha tagliato nettamente i ponti con il passato, cambiando prospettiva e ridefinendo cosa significasse essere un survival horror. Da quel momento ha vissuto una vera rinascita, con capitoli all’altezza delle aspettative e ottimi remake dei titoli originali.

Square Enix oggi, dovrebbe avere il coraggio di smettere di rincorrere costantemente il fantasma di Final Fantasy VII. Il capitolo più famoso (e per ottime ragioni) della saga con la conclusione del progetto Remake probabilmente cesserà definitivamente di avere qualcosa da dire. Con FFXVII, o quello che sarà, si dovrebbe provare a tagliare veramente i monti, e adattare la saga ai tempi moderni.

Inoltre, non tutti i giochi devono essere open-world da 100 ore con budget da 200 milioni di dollari. Con tempi e budget così elevati, il rischio di sbagliare è troppo alto, e la possibilità di rientrare nei costi di sviluppo e raggiungere target di vendita ritenuti positivi è davvero bassa, come dimostrano ad esempio i dati proprio di Rebirth, un gioco meraviglioso sotto tutti i punti di vista che però non ha soddisfatto le aspettative della compagnia.

Infine, titoli come Clair Obscur: Expedition 33 hanno dimostrato che una visione artistica solida, un team contenuto ma con le idee chiare, e un budget limitato possono creare dei veri e prpori capolavori, e che il combattimento a turni può ancora essere apprezzato dai giocatori, se presentato con la giusta estetica e dinamiche moderne. Square Enix dovrebbe prendere spunto dal capolavoro Sandfall Interactive (con cui ha già un buonissimo rapporto) e avere il coraggio di rivedere l’approccio con cui crea i nuovi capitoli della sua saga più importante.

C’è ancora speranza

Detto ciò, ovviamente Square Enix non è l’unica compagnia a trovarsi in questa situazione. L’industria dei tripla A è infatti da tempo in una morsa. Tra budget esorbitanti, aspettative dei fan e target di vendita impossibili da raggiungere che portano a cicli di sviluppo biblici, le big del settore si trovano tutte ad un necessario punto di svolta. Tuttavia, per una saga che fa dell’identità il suo punto di forza, Final Fantasy non può permettersi di diventare un pezzo da museo.

Il futuro della saga non risiede solo nel completamento della trilogia Remake o nell’eventuale Final Fantasy XVII, ma nella capacità di Square Enix di parlare una lingua che non sia solo quella dei nostalgici degli anni ’90. Fortunatamente però, anche se non ne abbiamo ancora potuto saggiare i benefici, la compagnia se n’è accorta, e qualche anno fa ha iniziato un corposo piano di ristrutturazione interna volto a limare i costi, ridurre le produzioni poco redditizie e creare team più contenuti e agili. Probabilmente sarà proprio dopo la conclusione del progetto Remake che potremo vedere i primi frutti di questo lungo percorso, e la speranza è che la compagnia giapponese possa tornare ad occupare il posto che merita nell’olimpo del gaming.

Qual è stato il vostro primo Final Fantasy? Credete che la saga sia diventata troppo complessa per i nuovi giocatori o che possa riprendersi nei prossimi anni?

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