Per chi vi scrive, il più grande complimento che si possa fare a un action-adventure è desiderare di abitare in quel mondo. Lo pensavo per Red Dead Redemption 2 e lo penso – forse con ancora più convinzione – per Assassin’s Creed Black Flag Resynced. Lo ammetto: sono decisamente di parte. Seguo Assassin’s Creed dal primo capitolo su PlayStation 3 – nel lontano 2007 – un’altra epoca, un altro mondo e penso che l’apice della serie sia arrivato con Ezio: Protagonista di Assassin’s Creed 2 del 2009 (e relative espansioni: Brotherhood del 2010 e Revelations del 2011).
Oltre ad aver giocato l’originale sull’incompresa Nintendo Wii U (con prestazioni tecniche che oggigiorno farebbero rabbrividire e gridare allo scandalo) e Rogue (2014), ho una passione profonda per la storia della pirateria (addirittura la mia tesi di laurea magistrale è dedicata alla pirateria). Quindi mi sono avvicinato a Black Flag Resynced pronto a lasciarmi risucchiare. E, per tutti i tesori dei Caraibi, non sono rimasto affatto deluso.
Versione testata: Xbox Series X
Black Flag Resynced è un ibrido tra remake e remaster dell’originale del 2013. Meno ruolistico degli Assassin’s Creed più recenti, più orientato all’azione rispetto ai capitoli di Ezio e a Mirage, occupa una posizione quasi ideale nell’equilibrio tra infiltrazione e scontro diretto. La struttura resta quella classica: si accettano incarichi, si raggiungono obiettivi di soppiatto – o ci si fa scoprire e si sceglie la via più violenta – e alla fine si elimina anche qualche bersaglio selezionato. In mezzo, una marea di collezionabili per chi ha voglia di cercarli. Tutto ambientato nell’età d’oro della pirateria, nel Mar dei Caraibi.
Ancora il migliore
Assassin’s Creed IV: Black Flag è ancora oggi considerato uno dei migliori Assassin’s Creed della saga. Nassau prospera mentre gli imperi spagnolo e inglese si contendono le terre delle popolazioni native, e per Edward Kenway quel santuario pirata significa libertà, come dice lui stesso. Partito da Bristol con l’idea di stare “al massimo due anni” lontano dalla moglie Caroline, continua invece a prolungare l’assenza. Allo stesso modo fatica ad accettare il credo degli Assassini – “nulla è reale, tutto è lecito” – leggendolo solo come un permesso per il proprio egoismo. Edward annaspa, appesantito da sé stesso, in cerca di uno scopo o di una conferma mentre precipita in un groviglio di cospirazioni. La sua capacità di crescere sarà messa alla prova: un elemento imprevedibile che può affondare tanto i piani degli Assassini quanto quelli dei Templari.
L’originale Assassin’s Creed 4: Black Flag – fin dal primo minuto – aveva le idee chiare: prese le intuizioni migliori del controverso Assassin’s Creed 3 e le trasformò in una grande avventura open world, capace di fondere assassinii e parkour su decine di isole con combattimenti navali serrati e un formidabile senso di scoperta. Innovativo e coraggioso, per molti – me incluso – fu il gioco che riconciliò i fan con la serie, dimostrando che la trilogia di Ezio non era stata un caso.
Gran parte del merito va al suo già citato protagonista, Edward – interpretato da Matt Ryan (e doppiato eccellentemente dal nostro Alessandro Capra) – e a una narrazione estremamente ben scritta. Come nella migliore letteratura, è la storia di un personaggio che cade, si rialza e trova redenzione. L’ambientazione piratesca del XVIII secolo non è una semplice cornice: Assassin’s Creed Black Flag Resynced dedica tempo a esplorare i conflitti sociali, politici e morali dell’epoca.
Senza spoilerare nulla, la trama segue Kenway, il corsaro inglese la cui avidità e ambizione lo portano a diventare un pirata nei Caraibi. Inciampando – dopo un naufragio assume l’identità (senza avere minimamente idea delle eventuali implicazioni) di un assassino rinnegato – involontariamente nella guerra tra Templari e Assassini, finisce per unirsi a questi ultimi. Da buon pirata, gioca su entrambi i fronti – a volte senza saperlo – e giura fedeltà ai più celebri pirati della storia – rappresentati in gran parte con fedeltà alle loro controparti reali – come Edward Teach, Barbanera, e Mary Read. C’è anche il pirata immaginario Adéwalé, anche se le sue missioni del DLC – Freedom Cry – sono state tagliate. Un vero peccato, perché nel gioco base Adéwalé resta un personaggio poco approfondito, quando avrebbe meritato ben altro sviluppo. Niente commercio transatlantico di schiavi, niente eroi emarginati: solo canti di bordo e furfanterie. La trama nel presente, quella con la megacorporazione Abstergo in Resynced quasi scompare, per qualche ragione. L’arco del personaggio lo conduce attraverso una vita di potere crescente e conflitti interiori, fino a una risoluzione non necessariamente felice, ma coerente e soddisfacente dal punto di vista narrativo.
Dal punto di vista tecnico, Assassin’s Creed Black Flag Resynced si colloca a metà strada tra una rimasterizzazione molto curata e un vero e proprio remake. La grafica è stata quasi interamente ricostruita nell’ultima versione del motore Anvil. Buona parte dei dialoghi e delle voci, invece, è quella originale, solo migliorata a livello audio. Matt Ryan è tornato in studio per registrare nuove battute, perché, sebbene la maggior parte della storia sia rimasta pressoché invariata, ci sono nuovi personaggi e scene, incluso un capitolo finale completamente inedito. Sono stati aggiunti anche tre nuovi ufficiali reclutabili, ognuno con una propria coinvolgente missione secondaria portando la durata narrativa oltre le venti ore.
Nuovo e migliorato
Poiché la struttura narrativa e i personaggi erano già eccellenti, il team di sviluppo principale, Ubisoft Singapore, si è concentrato sul migliorare l’azione, il combattimento corpo a corpo, quello navale e l’esplorazione open-world, rendendo tutto più moderno e al passo con i tempi odierni. In quasi tutti gli ambiti ivi menzionati, ci sono riusciti pienamente. Qualche piccola riserva c’è, ma nel complesso giocare a Assassin’s Creed Black Flag Resynced è un’esperienza molto più appagante rispetto al 2013.
Il combattimento corpo a corpo è stato completamente rivoluzionato e ora sembra molto più fluido e vicino ad un action game contemporaneo. Colpi leggeri e pesanti, schivate, parate e parate perfette sono elementi standard, che vengono introdotti già nelle prime fasi di gioco. Black Flag Resynced non è un GDR, quindi Edward non sblocca alcuna tipologia di abilità attraverso un infinito albero delle abilità. Si possono potenziare armi ed equipaggiamento, ma in gran parte il personaggio migliora al crescere della bravura del giocatore.
L’intelligenza artificiale è solida: i nemici spesso prevedono e contrattaccano le mosse di Edward (anche in maniera inaspettata). La finestra per la parata perfetta è strettissima, ma estremamente soddisfacente da eseguire. A completare l’azione c’è il movimento fluido e il parkour (elemento cardine del franchise), ereditati dai capitoli originari e più recenti della serie. Opzioni come l’abbassarsi e nascondersi, un indicatore di visibilità aggiornato e altri miglioramenti sono tutte aggiunte positive. Qualche fan potrebbe storcere il naso perché la lama celata da assassino di Edward si può usare solo nelle esecuzioni. Inoltre, la telecamera – a volte – fatica a gestire gli scontri con più nemici a schermo e i comandi, non sempre sono precisissimi.
Il combattimento navale era già tra i migliori del panorama videoludico (non so quante ore ho trascorso all’epoca nell’affrontare bastioni inglesi e spagnoli facendo razzie dei loro rifornimenti e risorse). In Resynced è ancora meglio, in parte grazie a un oceano e a ambienti incredibilmente dinamici e visivamente spettacolari. Direzione del vento, onde e tempeste influenzano la manovrabilità e le battaglie. Questi scontri non sono semplici minigiochi, ma simulazioni (più arcade che realistiche) navali intense. La frustrazione occasionale con telecamera e comandi vale anche per le battaglie navali. Riparare, equipaggiare e potenziare la nave di Edward, la Jackdaw, sono compiti importanti. Non diventano mai una scocciatura, perché la raccolta di materiali o nuovi membri dell’equipaggio (soprattutto salvando i naufraghi in mare) è sempre legata a missioni o all’esplorazione libera.
A questo si aggiunge una vastissima gamma di attività. Oltre alle missioni principali, ci sono contratti navali, contratti da Assassino, cacce ai Templari (per ottenere uno sfavillante costume a tema), i punti d’osservazione da sincronizzare per scoprire nuove opportunità e missioni dell’Animus. La caccia agli animali selvatici è stata completamente revisionata. Le “sequenze nel presente” dell’originale sono state sostituite con fratture temporali alternative dell’Animus (già viste in Shadows e che permettono di vivere quattro scenari opzionali), in cui Edward può esplorare scenari “what-if” basati sulle sue scelte. E se tutto questo non bastasse, esplorare il mondo aperto – sia sott’acqua che sulla terraferma – è un divertimento senza fine.
L’opzione per il “parkour avanzato” è una buona idea, ma le mappe delle isole – e anche delle poche città sviluppate come L’Avana e Kingston – restano piccole per superficie e altezza, offrendo poche occasioni per sfruttarlo. All’epoca l’approccio a isole fu una reazione intelligente agli spazi enormi e vuoti di AC3; oggi, privato di quel contesto, risulta semplicemente basico. Alcune aree sono state ridisegnate o aggiunte e – dobbiamo ammetterlo – funzionano meglio rispetto all’originale. Ad esempio: Nassau ora è più collinare e densa, restituendo l’idea di un covo di furfanti pur mantenendo la struttura originale.
Potersi altresì immergere quasi ovunque per esplorare è un’ottima aggiunta: prima esisteva solo il “nuoto furtivo”, un’abilità binaria che faceva sparire Edward sotto le onde. Qui la meccanica si lega perfettamente alle sequenze subacquee e alle Baie dei Contrabbandieri, che nel gioco del 2013 sembravano più delimitate. È uno dei momenti migliori in cui Resynced usa la tecnologia attuale per realizzare meglio le idee di partenza. Anche il riposizionamento di alcuni tesori appena al largo aggiunge varietà. Le icone di tesori e collezionabili sono state ridotte, e ora fungono da bonus opzionali per chi si allontana dai sentieri battuti seguendo il fumo o gli uccelli che volteggiano sulla riva. Peccato che le ricompense siano spesso deludenti: spiccioli o valuta Animus per il negozio di “scambio” online.
Per lo più stupendo da vedere
Nel complesso, Assassin’s Creed Black Flag Resynced è incredibile dal punto di vista visivo, soprattutto per ambienti naturali, condizioni meteorologiche, navi e acqua: il sole scintilla sull’acqua, i lampi dei cannoni che tagliano la nebbia fitta, il terrore delle onde gigantesche durante le tempeste. L’illuminazione è uno spettacolo, anche se ci sono alcune lievi stranezze nelle transizioni giorno/notte. Su Xbox Series X, le opzioni grafiche disponibili sono: modalità performance a 60 fps che sacrifica parte della bellezza del ray tracing a favore delle prestazioni, una modalità qualità a 30 fps con tutti gli effetti (che va a migliorare: ray tracing, dettaglio, qualità dell’acqua, dei capelli e altri elementi grafici) e una modalità bilanciata a 40 fps (scelta consigliabile se si dispone di uno schermo a 120 Hz).
I modelli dei personaggi e le cutscene – invece – sono un po’ altalenanti. Sebbene la maggior parte sia stata ricostruita nel motore Anvil (lo stesso motore usato da AC Shadows), la combinazione di motion capture e animazione manuale non sempre ci è sembrata adeguatamente amalgamata. Ci sono anche alcune cutscene in soft focus che sembrano prese dall’originale con un upscaling minimo.
Dal lato audio, le allegre canzoni da marinaio sono state mantenute, e la colonna sonora è discreta e poco invadente. Il che è un elemento positivo: è apprezzabile che il gioco abbia questa impostazione, in questo modo è possibile godersi i suoni del mare e della natura senza la presenza massiccia della musica. A questa si aggiunge una recitazione a dir poco eccezionale.
Per quanto possa trattarsi di un gioco di ben tredici anni fa, sono stato a dir poco felice di abbracciare una versione rivisitata e rinvigorita. Qualcuno si lamenterà dell’assenza della modalità multiplayer o dei sottili cambiamenti nella personalità e nelle motivazioni di Edward Kenway. Ma a parte piccole imperfezioni (con comandi, telecamera e alcune animazioni poco fluide) o disaccordi nelle scelte è impossibile non riconoscere e apprezzare i miglioramenti apportati da Ubisoft. In termini di bug, sappiamo tutti che i giochi dello sviluppatore ne sono pieni zeppi, da segnalare: Edward che si blocca dopo aver scuoiato un animale, che fluttua a mezz’aria come un fantasma, indicatori di missione sparire oltre i bordi della mappa e nemici rianimarsi dopo essere stati infilzati. In qualche caso è stato necessario ricaricare un salvataggio precedente per risolvere la situazione. Fortunatamente i checkpoint sono frequenti e tali criticità hanno un impatto minimo sull’esperienza.
Commento finale
Assassin’s Creed Black Flag Resynced conferma il valore di un’idea che – a distanza di anni – conserva ancora forza e identità. È un ritorno che funziona quando si affida alla solidità dell’originale, alla sua atmosfera inconfondibile e a una formula che continua a distinguersi nel catalogo della serie, anche se non sempre riesce a spingersi abbastanza oltre il semplice recupero del passato. Resta comunque un’operazione riuscita, perché riesce a riportare al centro uno dei capitoli più amati di Assassin’s Creed con una veste più aggiornata e una presenza scenica adeguata al peso del nome che porta. Il gioco funziona sotto quasi ogni aspetto: è un’esperienza più bella e più giocabile dell’originale, il combattimento corpo a corpo e navale ha ricevuto aggiornamenti straordinari, e il mondo aperto è un piacere da esplorare. Sia le missioni principali che quelle secondarie offrono ottime opportunità. La storia e i personaggi del gioco originale rimangono tra i migliori della serie e costituiscono un racconto ancora oggi pregevole. Black Flag Resynced trova un equilibrio quasi perfetto tra conservazione e miglioramento rappresentando un ritorno solido, affascinante e spesso convincente, che merita attenzione. Ahoy!
