Recensione Call of Duty: Black Ops 7, vuole vedere la mia maschera?

Call of Duty: Black Ops 7 ci ha posto davanti ad un dato statistico ineluttabile. L’ultimo capitolo appartenente alla sotto serie Black Ops è infatti il ventiduesimo titolo principale del franchise Activision in ventidue anni dal primo leggendario esordio su PC, firmato Infinity Ward. Una media impressionante di un capitolo annuale da oltre un ventennio, che diventerebbe ancor più sensazionale se si considerassero anche i dodici capitoli spin-off. Una disquisizione statistica che pone un interrogativo inevitabile: come può una serie restare rilevante nel corso del tempo tenendo questo ritmo?

L’anno scorso avevamo accolto a braccia aperte Black Ops 6, grazie all’entusiasmo trasmesso per il ritorno delle atmosfere care al filone Black Ops. Un’euforia alimentata da una campagna single player di ottimo livello, da intriganti innovazioni come il movimento assoluto, da una ricca modalità Zombie e da un solido online anche al netto di un’offerta di lancio non particolarmente brillante in termini di mappe disponibili. Quando abbiamo appreso che il capitolo successivo della serie sarebbe stato un nuovo Black Ops, un timore si è iniziato a materializzare. Quello di ripercorrere i passi che avevano portato dal buon Modern Warfare II del 2022 al controverso Modern Warfare III del 2023. Un cammino scandito dalla medesima, evidente esigenza che ha portato a Black Ops 7: ottimizzare i tempi di sviluppo per preservare la cadenza annuale della serie.

Call of Duty: Black Ops 7 è disponibile dal 14 Novembre per PC (via Steam), PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One ed Xbox Series. Il titolo è altresì compreso tra le proposte del Game Pass Ultimate.


Versione testata: PlayStation 5


Allucinazione di massa

Il nuovo capitolo della saga si pone come seguito diretto degli eventi narrati in Black Ops 2, uno dei Call of Duty più amati di sempre.

2035. Sono passati dieci anni dalla caduta del terrorista Menendez, un periodo di tempo in cui il mondo è profondamente cambiato. Gli stravolgimenti nati dal movimento politico Cordis Die hanno portato ad una instabilità che ha favorito la crescita della Gilda, un colosso tecnologico globale guidato da Emma Kagan (Kiernan Shipka). Ex organizzazione criminale nata nel principato di Avalon, la Gilda si pone in prima linea nella difesa dell’umanità attraverso la creazione di un corpo di sicurezza e l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia.

Grande è tuttavia la sorpresa quando Raul Menendez riappare in un destabilizzante video messaggio contenente la minaccia di “bruciare il mondo” entro tre giorni. Il comandante del JSOC David Mason (Milo Ventimiglia) e la sua squadra di agenti, nome in codice “Specter One”, vengono inviati ad Avalon per indagare sui possibili collegamenti tra il redivivo terrorista e la Gilda. Tuttavia, a seguito di un’imprevista piega presa dall’operazione di infiltraggio nella struttura dell’organizzazione, la squadra viene attaccata da Kagan ed esposta ad una tossina allucinogena. Il contenimento non regge e la stessa sostanza neurotossica si espande per tutta Avalon. Sarà compito di Specter One risolvere la situazione e scoprire il mistero dietro il ritorno di Menendez.

Purtroppo il cast non è valorizzato a sufficienza, nonostante i contributi anche di Michael Rooker e Frankie Adams.

Se la trama sembra intrigante quantomeno sulla carta, non possiamo nasconderci dietro il proverbiale dito. La sua declinazione è quanto di più pigro visto nella serie proprio dai tempi di quel Modern Warfare III che abbiamo citato in precedenza. La storia si sviluppa in maniera apatica, senza mordente e soprattutto priva del pathos che ha sempre caratterizzato la lunga epopea raccontata dalla saga di Black Ops.

Se dunque la narrazione è già di per sé abbastanza dimenticabile, anche la struttura della campagna si è rivelata sorprendente in negativo. Nell’arco delle circa sei ore richieste per arrivare ai titoli di coda, Black Ops 7 non fa che proporre in alternanza ambientazioni riadattate dalle mappe multiplayer ed una location open world, senza una reale coesione stilistica o concettuale. Il ricorso alla tossina ha aperto le porte ad una fin troppo audace spinta verso l’eccesso e la stravaganza, con un proliferare di esseri mostruosi, visioni terrorizzanti e boss imponenti. Avete presente la missione Emergenza di Black Ops 6? Se non avevate apprezzato quella boutade estemporanea (con uno stuzzicante tocco di metroidvania peraltro), sarà praticamente impossibile tollerare la piega presa con Black Ops 7.

La sensazione è quella di assistere ad una nuova interpretazione della criticatissima campagna di Modern Warfare III, con l’impiego di materiale preso di peso dalla modalità Zombi su una infrastruttura da Warzone. Perché si: la campagna di Black Ops 7 prevede casse di rifornimenti, armature da ricaricare, armi con gradi di rarità, avversari con health bar da esaurire… e tutto il resto. Non sfugge a queste considerazione neanche la modalità Endgame. Si tratta di una sorta di avventura open world che si svolge dopo la fine della campagna e che impegna i giocatori nel liberare le aree di Avalon dagli effetti nefasti della tossina, scegliendo equipaggiamenti ed approcci. Anche qui torna lo stesso concept visto nel controverso Modern Warfare III, con risultati migliori ma sempre piuttosto distanti da quello che si sarebbe potuto avere.

Non bastasse tutto questo, arrivano poi ulteriori chicche nefaste. La presentazione non regala punti esclamativi particolari, proponendo un comparto grafico e tecnico meno stabile e rifinito rispetto a Black Ops 6. La campagna è strutturata per essere giocata preferibilmente in cooperativa, ma è pur sempre affrontabile anche in solitaria. Peccato però che anche in questa ipotesi si è in balia delle logiche tipiche dei cooperativi always online. Non c’è la possibilità di mettere in pausa il gioco né di salvare a determinati checkpoint, costringendo di fatto il giocatore ad affrontare intere missioni in soluzione unica… anche se dovesse malauguratamente saltare la connessione mentre giocate. Inoltre, Black Ops 7 non fornisce compagni guidati dall’IA avversaria, con una duplice conseguenza. Da un lato, l’immersività è totalmente compromessa alternando gameplay solitari a cutscene in cui è presente Specter One al completo. Dall’altro, non vi è una corretta ricalibrazione della sfida, portando spesso a picchi di difficoltà immotivati. Insomma: è incredibile come nell’arco di un anno si è passati da una delle campagne di Call of Duty più convincenti, varie ed entusiasmanti degli ultimi anni ad una proposta così inconcludente ed anonima. Una delusione a tutto tondo.

Robot, mostri e mille altre diavolerie vi aspettano nella campagna.

Mappe. Tante mappe.

Parafrasando la famosa citazione di Matrix, con Black Ops 7 i team di sviluppo si sono posti un preciso obiettivo. Realizzare il Call of Duty al lancio più ricco di sempre. E sotto questo punto di vista, non si può che constatare l’aver raggiunto questo ambizioso obiettivo. Non è tanto il numero di mappe in sé ad essere estremamente generoso, ma è tutto il pacchetto del multiplayer online ad essere gargantuesco.

Parliamo così anzitutto di sedici mappe multigiocatore 6v6 disponibili insieme a due mappe su larga scala (oltre a Nuketown 2025 disponibile a ridosso del lancio ed altre sei in arrivo gratuitamente nel corso della Stagione 1 al via il 4 Dicembre), che spaziano dal ritorno di location leggendarie (come Raid, Express e Hijacked) a vere e proprie novità (come l’affascinante Homestead, la frenetica Cortex o la strategica Imprint). Una proposta rilevante, graziata da una qualità media di ben altro spessore rispetto ai precedenti capitoli della serie che spesso avevano lasciato un po’ di amaro in bocca. Il tutto si unisce ad una selezione di modalità altrettanto cospicua. Accanto a proposte classiche come deathmatch a squadre, dominio ed uccisione confermata, trovano spazio anche le nuove Schermaglia (in cui due team da 20 giocatori si sfidano per completare obiettivi e ottenere punti) e Sovraccarico (una rivisitazione del tradizionale cattura la bandiera).

Il multiplayer vanta un’offerta davvero sostanziosa.

Oltre alle tradizionali caratteristiche ludiche della serie, Black Ops 7 propone un nuova opzione di mobilità legata al wall jump. Si tratta della possibilità di sfruttare le pareti per darsi lo slancio con salti più imperiosi verso altezze superiori. Una feature che permette soprattutto nel multiplayer di coniugarsi con il movimento assoluto dando vita a partite entusiasmanti ed imprevedibili. Altra novità, stavolta più strettamente legata al multiplayer, è rappresentata dalle specialità di combattimento ibride. Si tratta di nuovi benefici che si ottengono mescolando i vantaggi di due diverse specialità di combattimento. Il tutto si aggiunge ad un solido substrato che continua a proporre ampie possibilità di personalizzazione tra equipaggiamenti letali e tattici, serie di punti e potenziamenti sul campo tramite il sistema di Overclock.

Un paragrafo a parte lo meritano le armi di Black Ops 7. Si tratta di una selezione a nostro avviso raramente così forte e versatile, con tantissime bocche da fuoco in grado di poter essere sempre al centro dell’attenzione in qualsiasi partita. Certamente, esistono come sempre alcune soluzioni che sembrano prevalere in queste prime settimane, ma si tratta di un ciclo fisiologico per la serie. Resta la sensazione che si tratti di un parco armi in grado di distinguersi per personalità e capace di regalare soddisfazioni.

Il Prestigio, grande ritorno di Black Ops 6, è stato confermato anche in questo capitolo. L’estensione massima è di dieci livelli, tuttavia anche le armi possono essere rese “prestigiose” con tutta una nuova categoria di mimetiche e ciondoli. Ovviamente pagando il tipico dazio del sistema di Prestigio: bloccare nuovamente gli sbloccabili ottenuti e ricominciare da capo. Parlando di ritorni è altresì impossibile non salutare con gioia la possibilità di accedere ad un matchmaking in cui è considerata in minima parte l’abilità del giocatore. In altre parole, il dibattuto SBMM non è una costante obbligatoria in Black Ops 7, essendo presente invece un matchmaking più in linea con la tradizionale esperienza dei COD classici. Maggiore rapidità nella creazione di lobby per partite più rapide benché forse maggiormente randomich. Ma al tempo stesso anche molto, molto più divertenti. Soprattutto grazie alla consapevolezza che il gioco non “punirà” più per aver giocato bene anche solo un match. Come già osservato in sede di preview: la sublimazione dell’equità del caos.

Sovraccarico è una stipulazione piuttosto divertente e frizzante.

Imbracciate le armi… ancora

A completare un pacchetto oggettivamente straripante ci pensa poi lo spazio riservato a Zombi.

Con la più grande mappa Zombi a round nella storia di Black Ops, “Ceneri dei dannati” diventa lo scenario perfetto per una nuova carneficina a base di non morti e mostruosità assortite. Una delle novità più interessanti è legata all’introduzione di un mezzo di locomozione, il camion, in grado di aggiungere ulteriore varietà all’appendice di Black Ops 7. Tra nuove armi, BubbleGum, Pack-A-Punch e perk assortiti c’è davvero solo l’imbarazzo della scelta. Se ci aggiungiamo anche il ritorno con il quarto Dead Ops Arcade, l’offerta diventa sempre più varia. Ben ottanta livelli ed oltre venti arene per il grazioso sparatutto a doppia levetta, contro le armate del Clan Silverback e il patriarca Papaback.

Zombi è sempre piacevole, ma anche qui la ripetitività oramai è acclarata.

Insomma, in Black Ops 7 c’è davvero tanto da fare, da vedere e da combattere. Da questo punto di vista, il proposito di creare il capitolo più generoso degli ultimi anni, può dirsi assolutamente centrato. Ma arrivati a questo punto ci chiediamo se ne sia valsa la pena.

Ci spieghiamo meglio. Sarebbe impossibile non apprezzare lo sforzo nell’offrire un pacchetto contenutistico di questa portata. Tuttavia, se arrivati a questo punto è evidente che il prezzo da pagare sia stato una campagna nettamente deludente, forse altrettanto palese è constatare a che punto sia arrivata la saga. Anche con un piatto così ricco, la sensazione è oramai evidente. Call of Duty è divenuta un’esperienza troppo uguale a sé stessa ed autoreferenziale, in cui le evoluzioni son timidi passi avanti se non addirittura blando recupero di concept passati. In questo senso, pur essendo Black Ops 7 uno dei capitoli più divertenti degli ultimi tempi (pertanto consigliato senza remore ai fan del suo comparto multiplayer), al contempo accusa il peso degli anni. Soprattutto all’interno di un panorama fatto di competitors che non sono rimasti a guardare e che sono stati capaci di ritagliarsi nuovi spazi. Speriamo che la saga possa ritrovare la propria scintilla. Oggi come non mai è il momento delle riflessioni.

Siamo arrivati al capitolo che segnerà una svolta nel percorso del franchise?

Commento finale

Call of Duty: Black Ops 7 si è rivelato il Mr. Hyde del Dr. Jekyll rappresentato dal precedente capitolo della longeva serie Activision. Laddove l’anno scorso ci trovavamo ad aver apprezzato la sorprendente campagna ed un comparto multiplayer solido benché privo di un’offerta di lancio particolarmente ispirata, Black Ops 7 fa tutto all’opposto. La campagna delude fragorosamente e senza appello, finendo con evocare i fantasmi del controverso Modern Warfare III, mentre il multiplayer è mai come quest’anno vasto e ricco. Ma il problema più grande, arrivati alla fine della fiera, è che la serie sembra arrivata ad un punto di criticità, verosimilmente schiacciata da una formula di release annuali che impediscono di realizzare un pacchetto completo. Ma soprattutto, Black Ops 7 evidenzia un altro elemento: la staticità di una formula ludica che sente sempre più il peso degli anni. Ed in un 2025 in cui la serie è stata oscurata da una concorrenza affamata, la riflessione sul futuro del franchise diventa inevitabile ed indifferibile.

7.0

Call of Duty: Black Ops 7


Call of Duty: Black Ops 7 si è rivelato il Mr. Hyde del Dr. Jekyll rappresentato dal precedente capitolo della longeva serie Activision. Laddove l'anno scorso ci trovavamo ad aver apprezzato la sorprendente campagna ed un comparto multiplayer solido benché privo di un'offerta di lancio particolarmente ispirata, Black Ops 7 fa tutto all'opposto. La campagna delude fragorosamente e senza appello, finendo con evocare i fantasmi del controverso Modern Warfare III, mentre il multiplayer è mai come quest'anno vasto e ricco. Ma il problema più grande, arrivati alla fine della fiera, è che la serie sembra arrivata ad un punto di criticità, verosimilmente schiacciata da una formula di release annuali che impediscono di realizzare un pacchetto completo. Ma soprattutto, Black Ops 7 evidenzia un altro elemento: la staticità di una formula ludica che sente sempre più il peso degli anni. Ed in un 2025 in cui la serie è stata oscurata da una concorrenza affamata, la riflessione sul futuro del franchise diventa inevitabile ed indifferibile.

PRO

Contenutisticamente imponente | Ottima selezione di mappe multiplayer, tra vecchie glorie e new entry | Tutte le armi sono molto soddisfacenti |

CONTRO

Campagna deludente sotto ogni punto di vista | Graficamente mostra alti e bassi | Il comparto multiplayer accusa sempre più il peso degli anni |

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