Il primo Hades è stato un titolo fenomenale, capace di prendere una struttura potenzialmente ripetitiva come quella roguelite e trasformarla in un assuefacente flusso continuo, coerente e sorprendentemente narrativo. Un equilibrio delicato, quasi irripetibile, che rendeva l’idea di un seguito tanto affascinante quanto rischiosa.
Hades II nasce esattamente in questo spazio: tra la necessità di evolvere e il pericolo di alterare una formula che, già di per sé, sembrava aver raggiunto una forma di perfezione.
La risposta di Supergiant Games è stata, ancora una volta, profondamente consapevole. Più contenuti, più sistemi, più possibilità. Ma soprattutto, una struttura che prende quanto di buono visto nel primo capitolo e lo moltiplica, rendendolo più elastico, più vario e meno gravoso nel lungo periodo.
Il risultato è un sequel che non cerca di stupire cambiando pelle, ma che convince ampliando ogni singolo elemento della propria formula. Volete saperne di più? Non vi resta che continuare la lettura!
Hades II, disponibile già su PC, Nintendo Switch e Nintendo Switch 2, arriverà domani 14 aprile 2026 anche su PlayStation 5 e Xbox Series X|S. Ricordiamo, inoltre, che il titolo sarà altresì presente sul servizio in abbonamento Game Pass.
Versione testata: PlayStation 5
Sister… act?
La scelta di porre al centro dell’esperienza Melinoë, la sorella di Zagreus, si rivela, almeno inizialmente, estremamente efficace. Il cambio di prospettiva rispetto al protagonista del primo capitolo non è soltanto un pretesto narrativo, ma una vera e propria ricalibrazione del tono e del ritmo del racconto.
Dove il primo Hades costruiva una tensione progressiva, quasi intima, qui si respira fin da subito un senso di urgenza più ampio, più corale. La minaccia di Crono, figura che incarna perfettamente l’idea di un tempo che ci divora, si inserisce in una narrazione che prova ad allargare i confini del mondo di gioco, coinvolgendo un numero maggiore di personaggi e dinamiche.
È proprio nella costruzione iniziale che Hades II dà il meglio di sé. I dialoghi restano brillanti, la caratterizzazione solida, e il sistema di progressione narrativa, frammentato, distribuito lungo le run, continua a funzionare con grande naturalezza. Melinoë è una protagonista interessante, determinata, definita da un carattere chiaro che si riflette anche nel suo approccio al mondo e agli altri personaggi.
Tuttavia, è difficile ignorare come, ad un certo punto, qualcosa si incrini. Senza entrare in dettagli espliciti, la direzione presa dalla narrazione nella sua fase avanzata finisce per indebolire in modo sensibile quanto costruito fino a quel momento. Alcune scelte legate all’evoluzione del conflitto principale risultano frettolose nella messa in scena e, soprattutto, poco coerenti con il percorso della protagonista.

La sensazione è quella di una risoluzione che semplifica eccessivamente le dinamiche precedenti, appiattendo il racconto e trasformandolo in qualcosa di molto più convenzionale, quasi una redenzione poco sfumata e gestita in maniera fin troppo rapida.
In questo contesto, Melinoë finisce paradossalmente per perdere centralità. Dopo ore in cui viene “costruita” come motore dell’esperienza, il racconto la mette da parte, rendendola più spettatrice che protagonista attiva degli eventi. Una scelta che stona, soprattutto considerando quanto il titolo investa inizialmente sulla sua figura.
Resta comunque una scrittura di alto livello, capace di sostenere l’esperienza per molte ore, ma è altresì evidente che la seconda metà dell’avventura, narrativamente parlando, è meno incisiva e meno elegante di quanto preventivato, a causa di una gestione complessiva “particolare”, che alla fine della fiera, rappresenta l’unica vera criticità di Hades II.
Fluidità divina
Se la narrativa rappresenta l’unico vero elemento altalenante dell’esperienza, il gameplay è invece la conferma (e l’evoluzione) di tutto ciò che aveva reso grande Hades.
Il sistema di combattimento mantiene la sua immediatezza, ma introduce un livello di profondità sensibilmente superiore. Melinoë non è Zagreus, e questa differenza si percepisce in ogni singolo scontro: il suo approccio è più tecnico, più ragionato, meno istintivo.
La gestione della magia, in particolare, diventa centrale. Le abilità non sono semplici varianti offensive, ma strumenti che vanno integrati in una strategia più ampia. Il ritmo resta veloce, ma richiede una maggiore attenzione al posizionamento, alle tempistiche e alle sinergie.
Ed è proprio nelle sinergie che Hades II compie il salto più evidente. Le possibilità di costruzione delle build sono enormemente ampliate. I doni divini, gli effetti combinati, le interazioni tra abilità e via dicendo, contribuiscono a creare un sistema che non solo offre più opzioni, ma le rende anche più interessanti da esplorare. E tutto è sostenuto da una fluidità semplicemente eccezionale.

Le animazioni, a tal proposito, sono eccellenti: fluide, leggibili, sempre funzionali al gameplay. Un aspetto fondamentale in un titolo che basa gran parte della propria efficacia sulla chiarezza visiva. Anche sul versante meramente tecnico il lavoro è impeccabile. Su PlayStation 5 il videogioco gira in maniera estremamente solida: caricamenti rapidi, nessuna incertezza tecnica. Parliamo di un’esperienza complessivamente pulita e stabile.
Hades II è uno di quei prodotti che, pad alla mano, restituisce una sensazione quasi fisica di controllo totale: ogni movimento, ogni schivata, ogni attacco scorre senza mai interrompere il ritmo. Il videogioco è letteralmente “burro” nel modo in cui si lascia giocare, e questa sensazione amplifica ulteriormente la qualità del combat system, rendendo ogni scontro non solo preciso, ma incredibilmente appagante.
Ogni run ha il potenziale per essere diversa, non solo in termini di difficoltà ma proprio di approccio mentale. Questo contribuisce a rendere l’esperienza molto meno “pesante” nel lungo periodo rispetto al primo capitolo, dove, per quanto eccellente, una certa ripetitività finiva inevitabilmente per emergere dopo molte ore.
Gimme more
In continuità con quanto detto in chiusura di paragrafo precedente, dobbiamo menzionare l’introduzione di una struttura più ampia e ramificata. Ed è proprio qui che design e progressione finiscono per fondersi in modo estremamente naturale.
Il contenuto offerto è, banalmente, superiore rispetto al precedente capitolo. Hades II costruisce la propria forza proprio sulla quantità e sulla varietà di ciò che mette sul piatto. Ogni run è più “ricca” della precedente non solo in termini di contenuti, ma soprattutto di situazioni. Il numero di poteri, alleati, varianti, incontri, combinazioni e imprevisti è stato chiaramente spinto verso l’alto, e questo si traduce in un flow costantemente stimolante.
È qui che il titolo trova uno dei suoi equilibri migliori: non si limita ad aumentare la mole di contenuti, ma moltiplica le occasioni in cui il videogiocatore è chiamato ad adattarsi. Ogni percorso porta con sé un “pepe” diverso, un insieme di variabili che rendono ogni run meno prevedibile e più interessante da affrontare.

Il risultato è un loop che difficilmente si esaurisce: c’è sempre qualcosa che cambia, qualcosa che sorprende, qualcosa che costringe a rivedere il proprio approccio. Ed è proprio questa continua “instabilità controllata” a creare quel quid in più che ci terrà incollati al pad, run dopo run, senza mai percepire alcuna stanchezza.
Le ambientazioni sono più diversificate, i nemici più numerosi e meglio distribuiti, e le situazioni di gioco più dinamiche. La generazione procedurale resta uno dei punti di forza del titolo, ma qui appare ancora più rifinita: le stanze si susseguono con naturalezza, evitando quella sensazione di modularità artificiale che spesso caratterizza il genere.
Tutto questo contribuisce a rendere Hades II un’esperienza che non si limita a essere più grande del suo predecessore, ma che riesce soprattutto a essere più viva, più mutevole e più difficile da incasellare in una routine. È un roguelite così “grosso, vivo e meticoloso” che trova proprio nella varietà uno dei suoi migliori punti di forza. Ogni ritorno nell’Oltretomba è qualcosa che somiglia sempre meno a una “banale ripetizione” e sempre più a una “nuova partita”.
Commento finale
Hades II è, nella sua essenza, ciò che ogni seguito dovrebbe essere. Supergiant Games l’ha rifatto di nuovo. È riuscita a prendere una formula già straordinaria e renderla ancora più ricca, più varia e più “sostenibile” nel lungo periodo. Certo, manca l’effetto novità di ormai 6 anni fa: il primo Hades è stato comunque un prodotto di “rottura”, importantissimo. Ma al netto di questo, e della criticità sul comparto narrativo evidenziata, Hades II è un titolo semplicemente imperdibile. Irresistibile.




