Recensione Ion Fury

Articolo di · 25 Maggio 2020 ·

Back to the ’90s

Versione testata: PlayStation 4 Pro

L’ultimo anno è stato una sorta di “Rinascimento” per gli FPS. Amid Evil e Dusk hanno evocato lo spirito di Quake ed Heretic, Bethesda ha pubblicato il seguito di Doom, Doom Eternal che sta macinando numeri da capogiro, Ed eccoci, di nuovo alle prese con l’ennesimo sparatutto. Oppure no? Ion Fury è stato sviluppato da Voidpoint e pubblicato dalla società che ha creato l’indimenticabile Duke Nukem 3D, 3D Realms, in una versione adattata dell’originale Build Engine.

Ripropone molte delle caratteristiche che hanno reso grande “Il Duca”. L’arsenale di un eroe d’azione, gli ambienti luminosi ed espansivi densi di nemici e passaggi segreti difficili da individuare. Ma mentre l’effetto nostalgia potrebbe da solo valere l’acquisto del biglietto, Ion Fury mantiene alcuni dei limiti di quell’epoca: comportamento dei boss semplice e poco dinamico, narrazione solo a tratti convincente e un senso di ripetitività verso la fine della campagna, la cui durata si attesta sulle dieci ore. Tuttavia, rappresenta un tuffo nel passato per chiunque abbia affetto o curiosità per gli FPS degli anni ’90.

Nonostante la sua profonda connessione con Duke Nukem, il tono di Ion Fury è sorprendentemente diverso. L’eroina di Supercop Shelly Hamilton (originariamente conosciuta come la spalla di Duke in Duke Nukem Forever) non ha niente da invidiare al più celebre Duca. Utilizza slogan e parole volgari, meno rozzi rispetto a quelli di Duke e annienta nemici altrettanto seri, un esercito di soldati ammantati e alcuni ibridi spettrali uomo-macchina che sono lontanissimi dai poliziotti maiale che frequentano uno dei tanti strip club della città, visti nella serie di Duke Nukem.

“Ci sono due modi per giocare ad uno sparatutto neo-retrò come Ion Fury. Il primo: impugnando la propria arma, scattando e saltando come se fossimo in un film d’azione degli anni ’90, abbattendo qualsiasi minaccia che si frappone fra noi e l’obiettivo. Il secondo: analizzando meticolosamente ogni superficie pixelata fino a quando non abbiamo individuato tutti i segreti presenti sulla mappa di gioco.”

Vivo o morto, tu verrai con me!

Ma attenzione, videoludicamente parlando Ion Fury, sembra prendere più spunti da Doom che da Duke Nukem. C’è anche una buona dose cinematografica che pervade la produzione, RoboCop su tutti. E lo fa, sia in relazione all’ambientazione di gioco, fra l’altro uno dei suoi aspetti migliori. Al netto della verve pixelata, gli scenari sono davvero curati e diversificati. Si sviluppano sia orizzontalmente che verticalmente e sono praticamente esplorabili in ogni angolo. Spesso, come è giusto che sia, traboccano di nemici, pronti a farci la pelle. Ciò ci costringe a muoverci freneticamente, piuttosto che trovare una copertura adatta per rispondere al fuoco nemico. Infatti, è il movimento la migliore arma di offesa; intestardirsi ad affrontare la minaccia restando immobili o quasi, non è la migliore soluzione. Alcuni nemici, inoltre, riescono con pochi colpi assestati, ad eliminare l’armatura spianandosi la strada per colpire i nostri punti vitali, portandoci inesorabilmente alla morte. Un altro aspetto, che ricorda la serie Bethesda è l’armamentario.

Il BFG dei “poveri”

Le pistole sono un po’ troppo familiari. Data la sua natura “sci-fi” e la sua ambientazione nel prossimo futuro, Ion Fury si basa su armi blastiche ed esplosive. Una di queste, è simile al BFG ma a differenza della celebre arma dello Slayer, spara dischi esplosivi che esplodono in una grossa nuvola di bombe a grappolo. E c’è la Bomba bowling, una granata che si insinua sui nemici quando caricate, giocosa e simpatica, ma talmente devastante da eliminare qualsiasi minaccia se colpita dal raggio dell’esplosione. È bello aprire una porta e far esplodere un’intera stanza con uno di questi oggetti da lancio, ma è possibile trovare armi ancora più strane e particolari.

Le armi singolarmente sono travolgenti ma funzionano abbastanza bene se utilizzate in combo. Come la maggior parte degli FPS degli anni ’90, Ion Fury da il meglio di se quando siamo in pericolo e necessitiamo di una improvvisa e linfatica via d’uscita, girando la ruota delle armi, tra cinque o sei bocche da fuoco mentre siamo costretti ad accovacciarci, oppure a muoverci in ​​cerchio, esaurendo le munizioni e ricercando disperatamente un kit medico. I colpi alla testa sono un gradito dettaglio moderno e la sensazione di fondere il nemico con un singolo colpo di pistola non invecchia mai, anzi.

Meglio dare uno sguardo al soffitto

I nemici di Ion Fury sono spesso in attesa di tendere un’imboscata dietro gli angoli, e combattono piuttosto bene. I teschi cyborg con le zampe da ragno sono appesi al soffitto pronti a saltarci addosso se non alziamo prontamente lo sguardo. Mostruosi jetpack senza gambe si lanciano contro di noi sparando micro razzi. È fondamentale scegliere un livello di difficoltà che si adatti al nostro stile di gioco, poiché non è possibile cambiare questa impostazione durante la campagna (anche se i sette capitoli di Ion Fury possono essere giocati singolarmente).

Per quanto riguarda i boss di Ion Fury sono meno memorabili. Sicuramente puntano sulla nostalgia, attraverso i loro semplici e sfruttabili script. Ad ogni modo, per essere sconfitti, richiedono poco impegno, è necessario, per la maggiore, svuotare i caricatori di ogni arma che abbiamo a disposizione, e il gioco è fatto. In altri, saremo costretti a fermarci e a scaricare otto/nove granate in un mostro cibernetico, sfruttando le scale o posti sopraelevati. La riluttanza di 3D Realms a sfruttare meccaniche più moderne e funzionanti durante le boss fight, si sente e dobbiamo dire che penalizza tantissimo Ion Fury e il giudizio finale complessivo.

I colori del passato

L’amore dello sviluppatore Voidpoint per il genere è tangibile nei livelli di Ion Fury. Abbiamo adorato la tavolozza dei colori, le trame grigio bluastre e sprite che ci hanno accompagnato fra strade leggermente futuristiche e laboratori sotterranei, pareti che sono piene zeppe di riferimenti vari a Doom, Duke Nukem, Half-Life e altri giochi dell’epoca.

Fedele alla sua ispirazione retrò, Ion Fury si affida quasi interamente a keycard di sicurezza colorate per sbloccare le porte e proseguire attraverso i livelli. E a dire il vero, qui c’è una forte similitudine con Duke Nukem, considerando anche che l’altro modo con cui è possibile aprire le porte in Ion Fury è con le esplosioni (queste sono così frequenti che portano Shelly alla fine ad osservare quasi esasperata che ogni volta che preme un pulsante, qualcosa esplode). Questi percorsi sono disposti in modo elegante ed ogni livello crea un divertente e intelligente backtracking.

Vale la pena notare che la spina dorsale del motore grafico di Ion Fury è ancora quella di Duke Nukem e non presenta alcun problema tecnico. Il gioco si è comportato eccellentemente su PS4 Pro. Il comparto sonoro è old style e facilmente resterà impresso nelle vostre sinapsi. Il doppiaggio, altro elemento davvero convincete, è piacevole all’udito. Ciò è stato possibile grazie alla bravura dell’attrice Valerie Michelle Arem e a Jon St. John che ha dato la voce al villain principale, il dottor Jadus Heskel, per chi non lo conoscesse, il buon Jon è il doppiatore del Duca in Duke Nukem.

Commento finale

Anche accanto ad altri FPS retrò recenti ed eccellenti, Ion Fury ci ricorda quanto questo genere abbia da offrire. Non importa che si basi ancora su una grafica vecchio stile, pixelata, a cubetti, chiamatela come più vi piace. Ion Fury è sicuramente la cosa migliore che sia mai accaduta nel Build Engine, e sebbene i limiti del design di nemici e armi siano piuttosto evidenti, i movimenti rapidi e le eleganti mappe rendono Ion Fury una degna indulgenza del passato ma con un occhio verso il futuro.

Criterion 10
8.0

Consigliato

Anche accanto ad altri FPS retrò recenti ed eccellenti, Ion Fury ci ricorda quanto questo genere abbia da offrire. Non importa che si basi ancora su una grafica vecchio stile, pixelata, a cubetti, chiamatela come più vi piace. Ion Fury è sicuramente la cosa migliore che sia mai accaduta nel Build Engine, e sebbene i limiti del design di nemici e armi siano piuttosto evidenti, i movimenti rapidi e le eleganti mappe rendono Ion Fury una degna indulgenza del passato ma con un occhio verso il futuro.


+
    - Tanti segreti da scoprire
    - Graficamente ispirato
    - La protagonista principale, Shelly e le sue battute vi strapperanno un sorriso
    - Buon mix di nemici e armi
-
    - Boss fight anonime
    - La narrazione poteva essere curata di più
    - Pochi checkpoint che in caso di morte costringono a ricominciare daccapo

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