Recensione METAL GEAR SOLID: MASTER COLLECTION Vol. 2

Dopo anni di attesa, METAL GEAR SOLID: MASTER COLLECTION Vol. 2 porta finalmente Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots fuori dai confini di PlayStation 3, affiancandogli Metal Gear Solid: Peace Walker e l’interessante bonus Metal Gear: Ghost Babel. Non siamo davanti a una raccolta enciclopedica quanto il primo volume, ma a un pacchetto più concentrato, costruito attorno a due capitoli fondamentali per comprendere l’evoluzione della saga, il destino di Solid Snake e la trasformazione di Big Boss in capo militare indipendente.

Un archivio che completa il primo volume

La Master Collection Vol. 1, pubblicata nel 2023, aveva riunito le origini della serie: Metal Gear, Metal Gear 2: Solid Snake, Metal Gear Solid, Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty e Metal Gear Solid 3: Snake Eater, oltre a versioni alternative, contenuti bonus, graphic novel digitali, libri dedicati alla sceneggiatura e alla lore e una colonna sonora digitale. Nella nostra recensione descrivevamo la raccolta come un archivio prezioso per ripercorrere il lavoro di Hideo Kojima, pur evidenziando una natura più vicina al porting che alla rimasterizzazione vera e propria, con risoluzione generalmente limitata a 1080p e alcune rigidità tecniche, soprattutto in Metal Gear Solid.

Il secondo volume riprende esattamente da quel punto, concentrandosi sui capitoli che mancavano per completare il percorso narrativo principale. Konami Digital Entertainment propone Metal Gear Solid 4 nella sua prima conversione moderna dal debutto del 2008, la versione HD di Peace Walker originariamente pubblicato su PSP e Ghost Babel come contenuto bonus. Sono inclusi anche i relativi Screenplay Book e Master Book, il database di Metal Gear Solid 4 e la seconda colonna sonora digitale della serie.

La differenza rispetto al Vol. 1 è quindi evidente: qui il valore non risiede tanto nella quantità, quanto nell’importanza storica dei contenuti. Guns of the Patriots è il capitolo conclusivo della storia di Solid Snake, mentre Peace Walker è uno snodo essenziale per capire Big Boss, la nascita degli eserciti senza patria e le fondamenta ideologiche che porteranno agli eventi di Metal Gear Solid V.

Konami, azienda attiva nel settore dell’intrattenimento dagli anni Settanta, ha affidato lo sviluppo dei titoli originali a team interni e, nel caso dei capitoli principali, a Kojima Productions. Il risultato è una raccolta che riflette due momenti molto diversi della serie: il kolossal cinematografico e tecnologico di MGS4 e la struttura più compatta, modulare e portatile di Peace Walker. Il lavoro svolto per il Vol. 2 sembra inoltre più ambizioso sotto il profilo tecnico rispetto al primo volume, soprattutto nel passaggio di MGS4 da PS3 a hardware moderno.

I contenuti della raccolta

ContenutoRuolo nella Collection
Metal Gear Solid 4: Guns of the PatriotsCapitolo principale e prima conversione moderna dall’originale PS3
Metal Gear Solid: Peace WalkerVersione HD dell’episodio PSP, con modalità online
Metal Gear: Ghost BabelBonus game originariamente pubblicato su Game Boy Color
Database di MGS4Enciclopedia con timeline, relazioni e informazioni sulla saga
Screenplay BookTesti e sceneggiatura dei due titoli principali
Master BookApprofondimenti su trama, personaggi e ambientazione
Metal Gear Solid: Digital Soundtrack Vol. 2Raccolta musicale digitale inclusa nella versione digitale

È importante chiarire che Ghost Babel non è un porting di Metal Gear Solid per PlayStation. Si tratta di un episodio originale per Game Boy Color, conosciuto in Giappone con il sottotitolo Ghost Babel, ambientato in una linea temporale alternativa. La sua struttura propone tredici livelli e una formula stealth dall’alto che rielabora elementi di Metal Gear 2 e del primo Metal Gear Solid.

La presenza dei libri digitali e del database è particolarmente apprezzabile per una saga dalla cronologia complessa come quella di Metal Gear. Non sostituiscono una vera modalità museo interattiva, ma offrono un riferimento utile per orientarsi tra Big Boss, Solid Snake, Liquid Ocelot, i Patriots, le guerre per procura e l’eredità ideologica di The Boss.

Restano alcune perplessità sulla distribuzione dei contenuti. Metal Gear Solid 4 e Peace Walker possono essere acquistati anche separatamente in formato digitale, mentre la Collection rappresenta l’opzione più completa per chi desidera anche Ghost Babel, i database e i materiali extra. Il multiplayer di Peace Walker è presente, ma non è previsto il cross-play tra piattaforme; inoltre Metal Gear Online di MGS4 non è incluso.

Metal Gear Solid 4

Una conclusione monumentale

Guns of the Patriots è ambientato in un futuro in cui la guerra è diventata un’attività industriale regolata da eserciti privati e sistemi di controllo tecnologico. Le cinque maggiori PMC sono gestite dietro le quinte da Liquid Ocelot, deciso a scatenare un’insurrezione contro il sistema dei Patriots. Solid Snake, ormai invecchiato rapidamente a causa della sua natura genetica, viene richiamato per un’ultima missione.

Il tema centrale è il “Sense”: il senso dell’identità, dell’eredità, della memoria e della libertà individuale. Snake non è più soltanto un soldato che deve distruggere un’arma nucleare. È un uomo costretto a confrontarsi con il proprio corpo, con i fantasmi del passato e con un mondo che ha trasformato ogni conflitto in una transazione economica.

La sceneggiatura resta uno degli aspetti più divisivi del gioco. Da un lato, il titolo offre una conclusione emotivamente potente per numerosi personaggi storici. Dall’altro, tende a spiegare ogni dettaglio, spesso attraverso lunghe sequenze cinematografiche e dialoghi che possono spezzare il ritmo. Anche a distanza di anni, MGS4 alterna momenti di grande intensità a passaggi eccessivamente didascalici, in cui la volontà di chiudere ogni sottotrama prende il sopravvento sulla naturalezza della narrazione.

La struttura è tuttavia più varia rispetto ai capitoli precedenti. Le missioni attraversano teatri di guerra molto diversi, offrendo ambientazioni urbane, aree desertiche, foreste, basi militari e sezioni fortemente legate alla memoria degli episodi precedenti. Questa varietà contribuisce alla sensazione di assistere a una vera epopea finale, anche se il gioco non sempre mantiene lo stesso livello di coesione.

Una furtività più moderna

Dal punto di vista del gameplay, MGS4 rappresenta una transizione importante. La telecamera dall’alto dei primi capitoli viene sostituita da una visuale in terza persona più fluida, con mira sopra la spalla e possibilità di passare alla prima persona. Il sistema rende gli scontri a fuoco più immediati e avvicina il gioco agli action contemporanei, senza rinunciare alla furtività.

Tra le novità principali troviamo:

  • La mimetica OctoCamo, capace di adattare automaticamente l’aspetto di Snake all’ambiente.
  • Il Solid Eye, utile per identificare nemici, oggetti, minacce e informazioni tattiche.
  • Il sistema di mira sopra la spalla, più preciso e adatto agli scontri moderni.
  • Il Psyche Meter, che rappresenta la condizione mentale di Snake.
  • Il sistema Drebin, attraverso cui acquistare armi, munizioni e accessori recuperando risorse sul campo.
  • Il ritorno del combattimento ravvicinato, più articolato e integrato nelle situazioni di guerra.

La grande intuizione di MGS4 consiste nel rapporto tra furtività e contesto bellico. In alcune aree il giocatore può sfruttare il caos dello scontro tra fazioni, muovendosi tra soldati alleati e nemici senza essere immediatamente identificato. Non è sempre necessario eliminare ogni avversario: si può approfittare della confusione, aggirare i gruppi o utilizzare armi non letali.

Il sistema non è però sempre equilibrato. Le possibilità a disposizione sono numerose, ma alcune sezioni guidano molto il giocatore verso una soluzione specifica. La libertà tattica è spesso reale, soprattutto nelle aree più aperte, mentre in altri momenti il gioco preferisce una progressione più lineare e spettacolare.

Il Psyche Meter è un’idea interessante, perché traduce in meccanica la pressione psicologica del campo di battaglia. Stress, ferite e situazioni estreme possono influenzare la precisione e la resistenza di Snake. Non raggiunge la profondità del sistema di sopravvivenza di Snake Eater, ma contribuisce a rendere percepibile il peso fisico ed emotivo dell’ultima missione.

Un ritmo ancora particolare

Il principale limite di MGS4 rimane il ritmo. Le sequenze d’intermezzo sono numerose e spesso molto lunghe. Per alcuni giocatori rappresentano il cuore dell’esperienza; per altre interrompono eccessivamente l’azione. La Collection non modifica questa struttura, e probabilmente è la scelta corretta dal punto di vista conservativo, anche se una modalità opzionale per ridurre i tempi di attesa avrebbe fatto comodo.

Le boss fight restano memorabili per regia, caratterizzazione e costruzione simbolica. Alcune sono più spettacolari che profonde, ma nel complesso riescono a dare un senso di conclusione alla saga. Il gioco non cerca sempre di proporre il combattimento più raffinato possibile: preferisce trasformare gli scontri in momenti teatrali, quasi rituali, legati alla storia personale di Snake e dei suoi avversari.

Metal Gear Solid: Peace Walker

Big Boss prima della leggenda

Peace Walker si svolge dieci anni dopo gli eventi di Snake Eater. Naked Snake è ormai diventato Big Boss e guida i Militaires Sans Frontières, un’organizzazione militare indipendente attiva in Costa Rica. L’arrivo di due emissari porta con sé una richiesta d’aiuto e un elemento sconvolgente: una registrazione con la voce di The Boss, considerata morta.

Il gioco affronta temi ricorrenti nella saga, come la deterrenza nucleare, l’uso dei soldati da parte dei governi, la possibilità di costruire un esercito libero dalle ideologie nazionali e il rapporto tra memoria e identità. La narrazione è più compatta rispetto a MGS4, ma non meno ambiziosa.

Il formato portatile influenza fortemente la presentazione. Le scene narrative utilizzano spesso pannelli illustrati e sequenze in stile fumetto, una soluzione che mantiene grande espressività senza richiedere lunghi filmati in 3D. La scelta può apparire meno cinematografica, ma si adatta bene alla struttura episodica e conserva il tono sopra le righe tipico della serie.

Tra i due titoli principali, Peace Walker possiede probabilmente la progressione più organica. La storia principale è affiancata da missioni secondarie, contenuti opzionali, battaglie contro veicoli e boss, attività di raccolta e sviluppo. Il giocatore percepisce costantemente la crescita dell’organizzazione e non soltanto quella del protagonista.

Missioni e Mother Base

Il gameplay è diviso tra le missioni operative e la gestione della Mother Base. Durante le operazioni si infiltrano basi, si recuperano prigionieri, si affrontano soldati e mezzi corazzati e si reclutano nuovi membri attraverso il sistema Fulton. Tra una missione e l’altra, il personale viene assegnato a diverse unità:

  • Combattimento.
  • Ricerca e sviluppo.
  • Intelligence.
  • Medicina.
  • Mensa.

L’organizzazione della Mother Base non è un semplice menu gestionale. Influisce sul livello delle squadre, sulle risorse disponibili, sulle armi sviluppabili e sulle possibilità tattiche durante le missioni. È una prima elaborazione di quel modello che verrà ulteriormente ampliato in The Phantom Pain.

Il sistema di missioni selezionabili modifica il ritmo della serie. Invece di attraversare un’unica campagna continua, il giocatore sceglie attività principali e secondarie da una mappa. Questa struttura favorisce sessioni brevi, ma può rendere la progressione meno cinematografica e più ripetitiva, soprattutto quando si affrontano più volte tipologie simili di incarichi.

Il combattimento ravvicinato è più accessibile rispetto a MGS4, mentre le dimensioni ridotte delle mappe richiedono spesso un approccio più diretto. Le missioni possono essere completate in furtività, ma il gioco incoraggia anche il recupero di soldati, l’uso delle risorse e la ripetizione delle operazioni per ottenere equipaggiamento migliore.

Il ritorno del multiplayer

Uno dei punti di forza della Collection è il ritorno delle modalità online di Peace Walker. Le missioni cooperative supportano da due a quattro giocatori, mentre le modalità competitive possono arrivare fino a sei partecipanti, secondo le specifiche ufficiali comunicate da Konami.

Il multiplayer non è un’aggiunta marginale. Alcune battaglie contro veicoli e armi AI diventano più gestibili in cooperativa, mentre la condivisione delle risorse e le azioni sincronizzate valorizzano la dimensione di squadra. È una componente che oggi acquista un valore particolare, considerando la difficoltà di recuperare l’esperienza originale PSP o PS3.

Il limite è l’assenza del cross-play. La community viene quindi divisa tra PlayStation 5, Xbox, PC e Nintendo Switch. Inoltre, la qualità dell’esperienza online dipenderà inevitabilmente dal numero di giocatori presenti e dalla stabilità dei server.

Ghost Babel

Metal Gear: Ghost Babel è il contenuto più sorprendente della raccolta. Pubblicato nel 2000 su Game Boy Color, racconta una storia alternativa in cui Solid Snake viene richiamato per affrontare una nuova minaccia legata a Metal Gear. Il gioco non appartiene alla continuità principale, ma sfrutta con intelligenza elementi familiari: infiltrazione, pattuglie, radar, codec, oggetti di supporto e combattimenti contro boss.

La visuale dall’alto e la struttura a livelli ricordano i primi Metal Gear, ma la progettazione degli ambienti e la varietà delle missioni mostrano l’influenza di Metal Gear Solid. Nonostante i limiti dell’hardware originale, Ghost Babel riesce a proporre una campagna sorprendentemente ricca, articolata in tredici stage e arricchita da contenuti sbloccabili.

Le nuove funzioni di questa versione includono filtri video, modalità pixel-perfect, impostazioni dello schermo, rimappatura dei comandi e funzione rewind. Non trasformano il gioco in un prodotto moderno, ma rendono più semplice affrontare un titolo pensato per uno schermo piccolo e per controlli molto diversi da quelli del DualSense.

Il valore di Ghost Babel è soprattutto storico. Non è il motivo principale per acquistare la Collection, ma è un eccellente bonus per chi vuole esplorare la storia laterale del franchise. La sua inclusione dimostra una maggiore attenzione rispetto a un semplice pacchetto di porting, anche se sarebbe stato utile accompagnarlo con più materiali contestuali.

Tecnica su PlayStation 5

Metal Gear Solid 4

Su PlayStation 5 e PlayStation 5 Pro, Metal Gear Solid 4 raggiunge una risoluzione interna e un output massimo di 3840×2160, con un target di 60 fotogrammi al secondo. Le specifiche ufficiali indicano gli stessi valori per entrambe le versioni della console.

Il passaggio da PlayStation 3 è comunque significativo. L’originale era fortemente legato all’hardware della console Sony e, nella sua configurazione migliore, arrivava a 1080p. Il nuovo formato migliora la nitidezza delle ambientazioni, la leggibilità dell’interfaccia e la resa delle sequenze filmate. Le texture e i modelli poligonali, tuttavia, restano quelli di un gioco del 2008: la risoluzione superiore non può eliminare completamente geometrie datate, animazioni rigide o superfici poco dettagliate.

PS5 Pro non sembra offrire una modalità esclusiva rispetto alla PS5 standard. Il vantaggio risiede soprattutto nella capacità dell’hardware di mantenere più facilmente il target previsto, ma non in un trattamento grafico specifico basato su ray tracing o ricostruzione avanzata.

Il frame rate massimo è di 60 fps con lievi variazioni nelle scene più impegnative, in particolare durante alcuni filmati ricchi di effetti. Anche con qualche calo occasionale, il salto rispetto alla versione PS3 rimane evidente e migliora la risposta dei comandi e la fluidità della mira.

Peace Walker

Peace Walker offre un numero maggiore di opzioni. Sono disponibili modalità Originale, calibrata,  alta risoluzione e personalizzato, con output fino a 4K e 60 fps su PS5 e PS5 Pro.

La modalità alta risoluzione è quella più interessante per chi gioca su un televisore moderno. Riduce la morbidezza dell’immagine presente nella versione HD precedente e rende più leggibili i pannelli illustrati, le interfacce e gli elementi dello scenario. Il risultato non nasconde l’origine PSP del gioco, ma migliora sensibilmente l’esperienza.

La modalità personalizzata permette di trovare un compromesso tra fedeltà all’immagine originale e risoluzione più elevata. È una scelta utile per chi preferisce mantenere l’aspetto storico del titolo invece di applicare automaticamente il massimo livello di upscaling.

Interfaccia e controlli

Konami ha aggiunto impostazioni personalizzabili per i comandi, un aspetto importante soprattutto per Peace Walker, nato su una console portatile con una disposizione di tasti più limitata. La possibilità di adattare la mappatura rende il passaggio al DualSense più naturale.

Il controller PS5 non viene sfruttato in modo rivoluzionario. Non c’è (purtroppo) un uso determinante dei grilletti adattivi o del feedback aptico, e la Collection privilegia la conservazione del gameplay originale. È una scelta comprensibile, ma anche un’occasione mancata per rendere l’esperienza più coerente con la piattaforma.

Nel complesso, il comparto tecnico del Vol. 2 appare più equilibrato rispetto a quello del primo volume. MGS4 guadagna soprattutto in risoluzione e fluidità, Peace Walker beneficia di opzioni grafiche più corpose e Ghost Babel riceve l’essenziale per essere giocato comodamente su uno schermo più grande e al passo con i tempi!

Comparto sonoro

Il comparto audio rimane uno dei punti più solidi della Collection. Metal Gear Solid 4 può contare su una colonna sonora ampia e cinematografica, capace di alternare temi orchestrali, tensione militare e momenti malinconici. Le musiche sottolineano la dimensione epica dell’ultima missione di Snake, ma funzionano anche nei momenti più intimi.

Le composizioni di Harry Gregson-Williams e degli altri musicisti coinvolti hanno un ruolo fondamentale nel creare il tono del gioco. Il risultato è una colonna sonora più hollywoodiana rispetto a quella dei primi capitoli, ma sempre riconoscibile come Metal Gear.

Peace Walker propone invece un accompagnamento più vario e funzionale alla struttura episodica. I temi militari si alternano a brani più elettronici, motivi malinconici e musiche legate alle sequenze narrative. La natura portatile del gioco non impedisce alla colonna sonora di sostenere adeguatamente l’ascesa di Big Boss.

La Digital Soundtrack Vol. 2 amplia il valore archivistico del pacchetto, raccogliendo brani di gioco e canzoni vocali. È un contenuto apprezzabile soprattutto per i fan storici, anche se la qualità e l’accessibilità dell’esperienza dipendono dal modo in cui viene distribuita all’interno dell’ecosistema digitale della Collection.

Il doppiaggio inglese di MGS4 conserva il peso interpretativo delle voci storiche, con David Hayter al centro dell’esperienza di Snake. Non risulta invece annunciato un nuovo doppiaggio italiano. Considerando che il primo Metal Gear Solid era l’unico capitolo principale completamente doppiato nella nostra lingua, l’assenza di una localizzazione audio italiana non sorprende, ma resta un limite per chi avrebbe apprezzato un adattamento più completo.

Commento finale

METAL GEAR SOLID: MASTER COLLECTION Vol. 2 è una raccolta importante, soprattutto perché risolve uno dei principali problemi di conservazione della storia PlayStation: la dipendenza di Metal Gear Solid 4 dall’hardware originale. Il gioco non viene trasformato, non si tratta di un remake e conserva alcuni limiti visibili, ma il passaggio al 4K e a 60 fps (nel nostro caso ci riferiamo alla versione da noi testata: PS5 e PS5 Pro) migliora concretamente la leggibilità e la fluidità dell’esperienza. Peace Walker è forse il titolo più equilibrato della Collection. La sua struttura a missioni, la gestione della Mother Base e il multiplayer cooperativo lo rendono ancora attuale, mentre le opzioni ad alta risoluzione risolvono gran parte dei problemi di presentazione della versione HD. Ghost Babel, infine, è un piccolo gioiello che amplia il pacchetto e dimostra quanto la formula di Metal Gear fosse adattabile anche a un hardware limitato. Il Vol. 2 non corregge tutti i difetti del primo volume e propone principalmente porting migliorati ma senza alcun cambiamento radicale. Tuttavia, il contenuto è più mirato, il valore storico è enorme e la qualità dei giochi inclusi giustifica l’acquisto soprattutto per chi non ha più PlayStation 3 o PSP.

PRO

  • Metal Gear Solid 4 è finalmente disponibile al di fuori dell’ecosistema PS3
  • Peace Walker conserva la sua struttura originale e il multiplayer cooperativo
  • Ghost Babel è un bonus eccellente
  • Le migliorie ai controlli rendono più accessibili i titoli originali
  • La narrazione completa due dei percorsi più importanti della saga

CONTRO

  • Il framerate è variabile, soprattutto nelle situazioni più concitate
  • Mancanza di MGS Online nel quarto capitolo
  • Il multiplayer di Peace Walker non supporta il cross-play
  • Le lunghe cutscene di MGS4 continuano a incidere sul ritmo
  • Peace Walker può risultare ripetitivo nel lungo periodo

VOTO: 90/10

Riccardo Amalfitano
Riccardo Amalfitano
Videogiocatore sin dalla "tenera" età, amante anche di manga, cinema e serie TV. Ho dimenticato qualcosa? Sicuramente!

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