Recensione MIO: Memories in Orbit, un esaltante viaggio tra memorie e misteri

Sviluppato dal team francese Douze Dixièmes, MIO: Memories in Orbit rappresenta un’evoluzione naturale del percorso creativo dello studio, che dopo Shady Part of Me decide di confrontarsi con un genere più strutturato e impegnativo, senza rinunciare ad una forte identità artistica. Il risultato è un titolo che si inserisce consapevolmente nel solco tracciato da capisaldi del metroidvania moderno come Hollow Knight e Ori and the Blind Forest, riprendendone i punti di forza, traversal e level design in primis, e declinandoli con una sensibilità propria.

MIO è un agile robot dotato di abilità straordinarie, chiamato ad esplorare le profondità di un’arca tecnologica sospesa nello spazio, ormai sopraffatta da una vegetazione lussureggiante e macchine impazzite. Lo scopo? Risvegliare le memorie perdute dell’arca stessa e scoprire cosa abbia portato al misterioso blackout delle Perle, le intelligenze artificiali incaricate della sua manutenzione. È l’inizio di un viaggio che intreccia identità, passato e destino, senza mai urlare le proprie risposte, ma suggerendole con eleganza. Volete saperne di più? Non vi resta che continuare la lettura!

MIO: Memories in Orbit, edito da Focus Entertainment, sarà disponibile da domani 20 gennaio 2026 su PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series X|S, Nintendo Switch, Nintendo Switch 2 e PC.


Versione testata: PlayStation 5


The Sound of Silence

La narrativa di MIO: Memories in Orbit non è mai invasiva, né pretende di essere il fulcro assoluto dell’esperienza. Piuttosto, agisce come una corrente sotterranea che accompagna l’esplorazione, lasciando al videogiocatore il compito (ed il piacere) di ricomporre i frammenti di un passato spezzato. E, piccola parentesi, con sottotitoli interamente in italiano.

L’arca, concepita come rifugio e sistema autosufficiente, è un vero e proprio organismo artificiale. Col tempo, però, qualcosa è andato storto e la struttura è sprofondata nel caos. Un luogo affascinante e decadente, che richiama tanto la fantascienza più contemplativa quanto una certa sensibilità poetica europea, e che fin dai primi istanti trasmette una sensazione precisa: qui nulla è stato messo a caso.

MIO si risveglia in questo contesto senza una reale consapevolezza del proprio ruolo. Chi è davvero? Perché è stato riattivato? Qual è il suo legame con l’arca e con le memorie che la attraversano? Le risposte non arrivano mai sotto forma di lunghe sequenze narrative o dialoghi esplicativi, ma emergono gradualmente attraverso l’esplorazione, l’osservazione dell’ambiente e l’interazione con ciò che resta degli abitanti dell’arca. Alcuni NPC, enigmatici e spesso malinconici, offrono scorci sul passato dell’arca e sulle sue tragedie. Altri si limitano a suggerire, a lasciare intuizioni, a evocare. È una narrazione fatta di silenzi, di dettagli ambientali, di “detto e non detto”.

MIO: Memories in Orbit
Anche in MIO: Memories in Orbit la narrativa ambientale è predominante

Il tema della memoria è centrale, non solo come espediente narrativo, ma come concetto strutturale. Riattivare le memorie dell’arca significa ridare senso a ciò che si sta attraversando, comprendere il perché della decadenza e, forse, immaginare una possibile redenzione. Non siamo di fronte ad una storia che vive di colpi di scena, quanto piuttosto a un racconto suggestivo e affascinante, che accompagna senza mai sovrastare l’incedere prettamente ludico.

Ed è proprio qui che MIO dimostra maturità: la narrativa è al servizio dell’esperienza, non il contrario. Il cuore del prodotto resta altrove, ma il contesto narrativo fornisce una cornice emotiva solida, coerente e coinvolgente.

Don’t Stop Me Now

MIO: Memories in Orbit è, prima di tutto, un metroidvania che fa del movimento il suo linguaggio principale. Ogni abilità, ogni meccanica, ogni scelta di design sembra pensata per esaltare il senso di fluidità e controllo, trasformando l’esplorazione in una danza continua tra piattaforme, nemici e segreti.

MIO è estremamente agile fin dalle prime ore, ma è con l’acquisizione delle nuove abilità che il titolo mostra progressivamente il suo vero potenziale. Rampino, planata aerea, capacità di aderire alle pareti come un ragno: ogni nuova skill non è solo una chiave per sbloccare nuove aree, ma un tassello che arricchisce il vocabolario del movimento (e la pura gioia del semplice videogiocare).

Una delle intuizioni più brillanti del sistema è la gestione della mobilità aerea. Colpire un nemico o determinati elementi ambientali resetta il doppio salto e la barra che permette di cimentarsi nelle azioni “speciali”. Gli attacchi possono essere direzionati verso l’alto o verso il basso, e proprio il colpo verso il basso, consente di rimbalzare e guadagnare ulteriore altezza. È una meccanica che incentiva la sperimentazione e premia la padronanza del sistema. Ne deriva un flow dell’azione profondamente soddisfacente e appagante.

MIO: Memories in Orbit
Il sistema di traversal è sublime

Il level design è un ulteriore grande pregio della componente ludica di MIO: Memories in Orbit. L’arca è concepita come un enorme labirinto interconnesso in cui ogni area comunica con le altre in modo intelligente. Nulla è segnato esplicitamente: segreti, passaggi alternativi, scorciatoie si scoprono seguendo la curiosità, osservando l’ambiente e tornando sui propri passi una volta ottenute nuove abilità.

Il sistema di combattimento è altresì funzionale e ben pensato. Il bestiario è vario, con oltre trenta tipologie di nemici e quindici boss guardiani, ciascuno dotato di pattern d’attacco e movimenti distinti. Gli scontri non sono mai banali e richiedono una buona lettura delle situazioni, soprattutto contro i boss, che rappresentano veri e propri test di abilità. A dare profondità al sistema intervengono le build, basate su modificatori e potenziamenti che permettono di personalizzare l’approccio al combattimento. Non si tratta di un sistema eccessivamente complesso, ma offre abbastanza libertà da incentivare stili di gioco differenti, rendendo ogni scontro potenzialmente affrontabile in più modi.

Non mancano alcune criticità. MIO: Memories in Orbit non è un gioco immediato. Alcune meccaniche richiedono tempo per essere assimilate (e per capire come declinarle nel contesto dell’interazione ambientale) e l’approccio iniziale può risultare poco intuitivo (perfino lo sblocco della mappa è “particolare”). Tuttavia, una volta compresi i ritmi e le possibilità offerte dal sistema, l’esperienza diventa progressivamente più fluida e leggibile. A tal proposito, il titolo include anche una serie di opzioni di accessibilità pensate per mitigare l’esperienza senza snaturarla eccessivamente.

Swan Lake

Dal punto di vista audiovisivo, MIO: Memories in Orbit è un piccolo gioiello. La direzione artistica è immediatamente riconoscibile e riesce a fondere con grande personalità influenze diverse: fumetto, pittura, fantascienza classica. Il risultato è un mondo che colpisce per ricchezza di dettagli e coerenza stilistica.

Personaggi e ambienti sono interamente disegnati a mano, e si vede. Ogni area dell’arca racconta qualcosa, con scorci suggestivi e soluzioni artistiche che richiamano tanto Miyazaki quanto opere come Ernest et Célestine o la saga letteraria di Hyperion. È uno stile che trasmette nostalgia e meraviglia, anche se in alcune occasioni l’uso di colori particolarmente saturi può risultare un po’ troppo “aggressivo”.

Mio: Memories in Orbit
Poesia in movimento

Le animazioni meritano una menzione speciale. MIO: Memories in Orbit, in movimento, è pura poesia. Ogni salto, ogni scatto, ogni attacco è fluido, leggibile, armonioso. Il senso di continuità tra input e risposta a schermo è eccellente, e innalza in modo decisivo la qualità complessiva dell’esperienza.

La colonna sonora accompagna l’avventura con grande sensibilità, alternando brani più eterei e contemplativi a composizioni capaci di sostenere la tensione degli scontri. Le musiche non cercano mai di sovrastare l’azione, ma si integrano perfettamente con l’atmosfera del gioco, rafforzandone l’identità.

Commento finale

MIO: Memories in Orbit è un metroidvania consapevole delle proprie influenze che non vuole reinventare il genere, ma lavora con grande cura su tutti i suoi aspetti portanti. Il traversal è straordinario, il level design è ispirato, la direzione artistica è di altissimo livello. È un’opera che chiede attenzione, curiosità e dedizione, ma che sa ripagare con momenti di autentica bellezza. Douze Dixièmes, con un team ridotto e una visione chiara, è riuscita a confezionare un titolo che dimostra quanto la passione possa fare la differenza. Un viaggio tra decadenza e speranza che merita di essere vissuto fino in fondo.

8.5

MIO: Memories in Orbit


MIO: Memories in Orbit è un metroidvania consapevole delle proprie influenze che non vuole reinventare il genere, ma lavora con grande cura su tutti i suoi aspetti portanti. Il traversal è straordinario, il level design è ispirato, la direzione artistica è di altissimo livello. È un’opera che chiede attenzione, curiosità e dedizione, ma che sa ripagare con momenti di autentica bellezza. Douze Dixièmes, con un team ridotto e una visione chiara, è riuscita a confezionare un titolo che dimostra quanto la passione possa fare la differenza. Un viaggio tra decadenza e speranza che merita di essere vissuto fino in fondo.

PRO

Traversal estremamente fluido e appagante | Level design ispirato e fortemente interconnesso | Direzione artistica di grande personalità, con animazioni eccellenti |

CONTRO

In alcune situazioni è poco intuitivo | L'ormai stra-abusata narrativa ambientale, per quanto funzionale ed affascinante, può non piacere a tutti |

4News.it è una fonte di OpenCritic.com, il più grande aggregatore internazionale di review dedicato al mondo dei videogames.

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